Dell’amore


Nel Credo, incarnazione e passione di Gesù  sono vicine, spalla a spalla. Questo per dire che il Cristo ha sofferto per tutta la Sua vita. La sofferenza che sperimentiamo può essere vissuta in comunione con quell’offerta radicale. Dell’amore non si butta niente, soprattutto quello che rima con dolore.

Tuamore, di Crocifisso Dentello, recensione di Franz Krauspenhaar

 

Volevo fare un’intervista a Crocifisso, a proposito di questo suo terzo libro, Tuamore, edito da La Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi, suo editore fin dall’esordio. Glielo dissi anche, ma poi pensai: che senso ha un’intervista? Cosa domando? Gli telefono? Ci vediamo in un bar all’aperto liberi dalle maledette mascherine? Gli mando qualche domanda via mail? Ma no!  E comunque, cosa gli chiedo? Come ha organizzato la scrittura? Quante versioni ne ha fatto prima di quella definitiva? Cosa ha provato, cosa faceva d’altro nel periodo della stesura? Continua a leggere

Chandra Candiani, Abitare la meraviglia

Abitare la meraviglia
di Chandra Candiani

Quand’ero piccola, abitavo in una casa con un grande giardino che mi ha salvato. Non solo la pelle-la vita, ma anche l’anima, la meraviglia, il senso magico di esistere.

Dio abitava in tutti gli alberi e nei sassi della ghiaia, uno per uno, in mezzo alle ortensie, sia nei fiori che nelle foglie e nei rami e anche nelle nuvole. Un Dio quieto e silenzioso, un legame che non stringeva e non strattonava, un essere lì, silenziosamente. Era anche una gioia fisica. Come una brezza, un soffio. Come il respiro. E ubriacava ma con grazia. Continua a leggere

Enrico Macioci, “Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Enrico Macioci, Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia, TerraRossa Edizioni, 2022

Quella di Alfredo Rampi, il bambino precipitato nel pozzo di Vermicino nel giugno del 1981 e lì morto dopo lunghi e drammatici tentativi di salvarlo, seguiti dalla TV nazionale e, suo tramite, da quasi tutti gli italiani, è una vicenda che ci ha segnati profondamente. Anzi, a ben vedere, è una delle prime di cui io ricordi degli scampoli di immagini televisive, insieme a certi flash di attentati terroristici, così frequenti in quella stagione storica.

Il punto centrale di Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia, il nuovo romanzo di Enrico Macioci, uscito da poco per TerraRossa, è proprio questo, come l’autore spiega molto bene nel capitolo di apertura. Quella tragica storia – preceduta, a livello d’impatto, forse solo dalle stragi degli anni ’70 e dal rapimento di Aldo Moro, ma in quei casi non in diretta, e inoltre, giusto un mese prima, dall’attentato alla vita di papa Giovanni Paolo II – ha determinato l’ingresso impietoso e devastante dell’occhio dei media nella vita collettiva. Uno sguardo, il loro, che ha finito per diventare il nostro con una corrispondenza pressoché perfetta, spingendoci senza riserve né pudori nei territori dell’angoscia più radicale (anche se non necessariamente nella direzione giusta, quella della coscienza di sé e della crescita personale).

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Sono ancora qui, sul linoleum che sembra una pista di decollo, perché forse bisogna volare tra una notizia e l’altra, in genere cattive, come se in questi territori potessero arrivare solo messaggi di malattia o di morte, perché su questo linoleum la speranza è una straniera senza permesso di soggiorno, una profuga malvista, come i nomadi fuori della chiesa, che soltanto noi ci parlavamo, perché don Mario parlava con tutti, ecco perché la speranza era di casa, faceva da padrona, era bello vederla girare in lungo e in largo, vestita a festa come una sposa. Forse la soluzione è in questa sovrapposizione di sentimenti e convinzioni, forse il linoleum diventa una pista di decollo se ci vedo don Mario che parla con la sua voce calma, che mi dice non ti preoccupare, continua solo a credere, perché tutto quello che accade è guidato da lassù, niente sfugge allo sguardo del Padre, e allora medici e infermieri, pazienti e persone di servizio, diventano angeli che imparano a volare, e questo non è più un ospedale ma un angolo di paradiso dove non c’è più nulla che non abbia un senso, anzi proprio il male fisico e morale è un’argilla che il Cristo lavora, Lui, il Vasaio, che conosce così bene la Sua creta. Solo da questa parte la storia si decifra, è un quaderno che si riempie di eventi e riflessioni, come quelli che don Mario mi chiedeva di scrivere da giovane, finché una sera era arrivata questa frase: voglio dare tutto ciò che ho ricevuto, e lui aveva subito capito, in un momento. Aveva capito, in un momento, tutto quello che c’era da capire.

Il viaggio giusto


Amare Gesù davvero, superando ostacoli e barriere, servendo tutti, perché sono tutti oggetti del Suo amore. Questa è la via, gli altri sono vicoli ciechi spacciati per strade sicure. Partiamo, finalmente, per il viaggio giusto.

Poesia italiana del XXI secolo

Federico Preziosi è nato ad Atripalda (AV) nel 1984, ma vive a Budapest, in Ungheria, dove insegna lingua e cultura italiana. È fondatore del gruppo di poesia su Facebook “Poienauti”, moderatore di “Poeti Italiani del ‘900 e contemporanei” e portavoce della comunità poetica Versipelle. Scrive di poesia per exlibris20 e Readaction Magazine, e si occupa della divulgazione di opere poetiche nella trasmissione web “La parola da casa” condotta sulla pagina Facebook della comunità poetica Versipelle insieme a Giuseppe Cerbino. Autore di Variazione Madre, edito da Controluna – Lepisma floema, i suoi versi sono stati pubblicati su alcune antologie (tra cui Nel corpo della voce, a cura di Elena Deserventi, Controluna, Poesia a Napoli voll. 1, 2, 3, con prefazione di Antonio Pietropaoli, Guida Editori e Distanze obliterate, a cura di Alma Poesia, Puntoacapo Editrice), riviste e blog online e quotidiani locali e nazionali (tra cui La Repubblica e Poesia, di Luigia Sorrentino sul sito della Rai). Di prossima pubblicazione la silloge Messa a dimora.

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Riposo


Dare riposo a Gesù: non aveva dove posare il capo, ed è facile immaginarlo stanco e assetato, come quel giorno a mezzogiorno, al pozzo di Sicar. Scopriremo, come allora la samaritana, che sarà Lui a dissetarci, a donarci ristoro. L’amore vero è questo.

Frammenti di Cinema # 51

Francamente non saprei dire quale delle due fa più ridere. La più famosa è la scena della lettera in Totò, Peppino e la… malaffemina (1956) di Camillo Mastrocinque. Meno noto, ma non meno esilarante è quella della lettera agli avvocati in Animal Crackers (1930) dei Fratelli Marx, diretto da Victor Heerman. Ne ho anche scovato un’epigona in Don Chisciotte e Sancio Panza (1968) di Giovanni Grimaldi, con Franco (Franchi) e Ciccio (Ingrassia). In realtà anche Massimo Troisi e Roberto Benigni si cimentano con questo sketch in Non ci resta che piangere (1984). Totò lo riprende nella lettera allo scrivano in Miseria e Nobiltà (1954) di Mario Mattoli. Va detto che di queste la più moderna è la più vecchia. Infatti, mentre tutte giocano sulla grammatica e la sintassi, solo Groucho Marx usa il meccanismo comico sul piano delle sconnessioni logiche e le associazioni demenziali.

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Fuggire


Gesù è un Dio senza difese: potrebbe fuggire, ma non lo fa, potrebbe evitare di soffrire, ma è crocifisso fino alla fine dei secoli. Questo ci insegna qualcosa: per esempio che, con Lui, la possibilità prende il posto dell’ostacolo.

La Voce

Bisogna credere alla Voce interiore, al Suo accento inconfondibile, la profondità che non ha eguali. Dubitare significa affondare, come quel giorno Pietro, sull’acqua del lago. Bisogna credere che la Voce ci sostiene, fino all’ultimo.

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Il parcheggio al buio è un simbolo eloquente del momento, una tenebra da cui spunta qualche luce sparsa qua e là: quella di un letto d’ospedale, le ore passate a scrivere disperatamente, il pensiero del paradiso che si fa più vicino, perché prima o poi, di certo, quella porta si aprirà e allora tutto finalmente sarà chiaro: sorrideremo tranquilli delle tragedie che ci attanagliano il cuore, ogni cosa sarà solo una memoria dolce di sofferenze come grani di rosario; litanie di paure, di angosce, diverranno salmi e cantici di un coro celestiale. Queste notti sono il trailer di un film che vedremo con più calma, seduti su una nuvola, nel momento in cui di tanto dolore resterà soltanto il ticchettio sulla tastiera, il ronzare della cinepresa, e tra un popcorn e una patatina l’eternità scorrerà senza più traumi, come un cinema all’aperto in cui farsi due risate con gli amici. Bisognerebbe rovesciare il tempo e vedere tutto quanto da lì, quando ogni storia sarà finita da secoli e l’esito sarà dimenticato nel suo sfumare lento, in dissolvenze al contempo spaziali e temporali. Solo dall’eternità si spiega il buio del parcheggio da cui scrivo, come se ogni lettera arrivasse da lì, e qui restasse un’eco sbiadita del futuro, anzi, come se il futuro fosse l’unico, vero presente ed io che batto il dito sullo smartphone fossi un passato difficile da ricordare, m’impegnassi nello sforzo inverosimile di credere di stare ancora qui, di non essere ancora in paradiso.

PAOLO BUCHIGNANI, “L’ORMA DEI PASSI PERDUTI”

PAOLO BUCHIGNANI, L’ORMA DEI PASSI PERDUTI, TRALERIGHE LIBRI, LUCCA, 2021, EURO 16

di Fabiano D’Arrigo

A Lucca dalla casa editrice Tralerighe libri è stato pubblicato il volume “L’orma dei passi perduti” di Paolo Buchignani, che raccoglie in una silloge i racconti “L’orma dei passi perduti”, “L’orma d’Orlando” e il romanzo corale “Santa Maria dei Colli”.

Ai più il prof. Buchignani è noto per le sue opere saggistiche, dedicate prevalentemente ai totalitarismi novecenteschi, dove espone argomentate tesi che stimolano la ragione e inducono alla discussione, una discussione aliena dal “politicamente corretto” e un poco contro-corrente.

La ricerca storica, per il Nostro, non è mera erudizione acquisibile dalla consultazione di “carte polverose”, ma “una realtà viva e concreta, grondante lacrime e sangue” in grado d’incidere “a fondo sulla vita delle persone, sui destini individuali e collettivi”; talvolta, forse, anche in grado di allontanare dalla “grigia monotonia del presente”. Essa, comunque, difficilmente scava nell’animo delle persone mostrandone i sentimenti reconditi e mai diventa epifania del mistero della vita, mistero che può essere ricercato, “in solitudine”, in luoghi romiti e impervi rivelatori dell’arcano.

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Opera


La vita è una crescita continua, un ricambio, un rinnovarsi, come un succedersi di rose appassite e rose fresche, che richiedono un tagliare, un innaffiare, un curare. L’opera incessante dell’amore è la lezione da non dimenticare.