Frammenti di Cinema # 50

Il dio minore si è emancipato. L’Oscar 2022 al film CODA – I segni del cuore di Sian Heder è un riconoscimento ex post (un po’ anche postumo) a Figli di un dio minore (1986) di Randa Haines. Marlee Matlin, che nel primo vince l’oscar come attrice, unisce i due film. A parte questo, CODA, per giunta il remake del film francese La famiglia Bélier (2014) di Eric Lartigau, è un film progettato e costruito per “vincere”, utilizzando, neanche alla perfezione, tre format vincenti: il pietismo; l’entusiasmo di Saranno Famosi; il riscatto di Flash Dance-Cenerentola, con una pescivendola al posto della saldatrice. Insomma, il rischio di questi film è noto, molto alto, alla pari del successo, se il meccanismo funziona. Continua a leggere

Porti

Dio non può non amare. È una bella notizia, per noi: un Vangelo, secondo l’etimologia della parola, che dovrebbe attrarci a Lui in modo irresistibile, convincerci una volta per tutte che solo nel Suo porto c’è salvezza.

Si vis pacem, para pacem. Mercanti d’armi e finanzieri

Il 26 aprile è nata un’alleanza di 40 Paesi per dare armi pesanti all’Ucraina nella prospettiva di una guerra lunga anni se non decenni. E un tavolo permanente per la guerra anziché un tavolo permanente per la pace. Al contempo nessun sostegno per la missione di pace del Presidente dell’Onu Guterres. L’interesse generale è concentrato sulle armi, e ci mancherebbe non fosse così, visto che dall’inizio della guerra in Ucraina i profitti di produttori d’armi e finanzieri sono lievitati. C’è da domandarsi se questi profitti siano una conseguenza imprevista della guerra o la causa scatenante. La risposta è semplice, essendo noti gli intrecci fra la politica e la lobby delle armi. Secondo uno studio del 2018 del Project on Government Oversight 380 ex ufficiali militari e funzionari del Dipartimento della Difesa sono dirigenti, membri del consiglio di amministrazione, consulenti di società della Difesa o lobbisti essi stessi. Un caso per tutti: Lloyd Austin, ex generale e segretario della Difesa degli Stati Uniti e ispiratore dell’alleanza dei 40, è consigliere della società di consulenza aziendale WestExec Advisors, che lavora in particolare con l’industria delle armi; è nel fondo di investimento di Pine Island Capital Partners e siede nel consiglio di amministrazione di Raytheon. Siccome siamo in pochi ad avere queste notizie, spero non abbiano a saperle Biden, Johnson, Scholz, Macron e Draghi, che mandano armi pensando di operare per la pace e potrebbero restarci male. Continua a leggere

Down Under: Finalmente letteratura! ANTONIO TABUCCHI

Sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a Wellington, dal Ministry for Ethnic Communities della Nuova Zelanda e dalla Società Dante Alighieri di Auckland, il podcast Finalmente letteratura! vede il Professor Bruno Ferraro* e Matteo Telara chiacchierare di autori, società, letteratura e cultura italiana dal lato opposto del mondo, in leggerezza, nel cosiddetto Down Under neozelandese, tra aneddoti curiosi e brevi approfondimenti.

In questo episodio, Bruno e Matteo ci parlano di Antonio Tabucchi, conosciuto da Bruno nel 1991 durante un sabbatico alla Normale di Pisa. Il loro incontro segnò l’inizio di un’amicizia ricca di esperienze e collaborazioni, tra cui l’introduzione e l’analisi del testo curata da Bruno per Sostiene Pereira, nell’edizione Loescher. Ascoltiamo da Bruno vari aneddoti della loro amicizia.

Per l’ascolto di questo secondo episodio del podcast Finalmente letteratura! CLICCATE QUI.
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Bruno Ferraro ha insegnato per più di venti anni presso varie università australiane, e ha completato la sua carriera accademica all’università di Auckland, in Nuova Zelanda, dove tuttora risiede. Nel corso della sua carriera ha pubblicato edizioni critiche di commedie inedite del ‘500, traduzioni in inglese, e numerosi articoli e recensioni. Per la letteratura moderna ha contribuito agli studi su Italo Calvino e a quelli sul suo compianto amico Antonio Tabucchi.

Prima o poi


Il nostro è un Dio che condivide. Noi fatichiamo a dire cose tipo: quel che è mio è tuo, ma per Lui non è un problema. È come se qualcosa avesse senso solo se messo in comune, se fuori da quella condizione, per noi privilegiata, che chiamiamo possesso. C’è più gioia nel dare che nel ricevere, come disse Gesù. Prima o poi lo capiremo.

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La pioggia, stamattina, ha lavato via tutto, persino i penitenti:  solo due, mezzi ubriachi per gli anni e le amarezze, si sono spinti fin qui, a raccontare i loro poveri peccati. Il mondo purificato è un’anticamera del paradiso: via il superfluo, i pensieri che deviano la vita verso abissi da cui a volte non si torna. Perché partire per quel paese lontano? Perché chiedere la parte di patrimonio che ci spetta, ma può essere goduta solo se la si prende come un dono? Non ne abbiamo abbastanza di sbagliare? Dico a te, lettore, dico a te, lettrice: non abbiamo assaporato a sufficienza la carestia, le ghiande dei maiali, che nemmeno ci danno? Guardiamo negli occhi la realtà, scopriamone i dettagli che ingannano con meccanismi tanto oliati da diventare una seconda natura. Perché non cambiare? È la prima parola di Gesù, quando comincia a predicare. È il desiderio più profondo, quello che emerge se facciamo silenzio, se lasciamo che il mondo scorra con la sua follia, con le pretese assurde, le nevrosi, che si aggrappano a te come all’ultimo porto di salvezza, ma avrebbero solo l’effetto di attirarti nell’abisso, in quel paese lontano. Bisogna uscire dai gorghi ciechi che vogliono distruggere, sotto l’apparenza di bene, tutto quello che gli capita a tiro. Siamo ancora in tempo, mi dico stamattina, mentre la pioggia cade a tratti, come un segno del cielo. Ho ancora modo di cambiare, di scrivere parole che indichino la strada percorribile, l’unico percorso sensato. I penitenti aumentano, cominciano i canti della messa, tutto appare col suo dolore antico, la sofferenza che purifica, che addita una via d’uscita dai meccanismi oliati, dalle abitudini che provocano nausea eppure sono lì, a impedirci di alzare il capo, come dice Gesù, perché la nostra liberazione è vicina. Se cominciassimo dalle parole? Se non ci facessimo guidare mai più da termini come lamento, critica, giudizio? Se ci guardassimo dentro e scoprissimo che al di là della tristezza e della rabbia esistono una terra e un cielo nuovi? Lo spirito, lo spirito! mi diceva don Mario. Sì, è l’ora dello spirito, il tempo è scaduto: comincia l’eterno, già da ora, già da qui.

Priorità


Quando viene il turno di Gesù? Gli anteponiamo tante cose, quasi tutte, a volte. Lui aspetta: la carità è paziente, benevola, non cerca il suo interesse. Ma quando capiremo che dare a Dio la priorità è il nostro interesse più prezioso?

Si via pacem, para pacem. Il 25 aprile non è la festa del nazionalismo armato

Buon 25 Aprile a tutti. Con commozione e gratitudine per quanti “volontari si adunarono, per dignità non per odio”, come scrisse Piero Calamandrei. E con la consapevolezza che il frutto più maturo della Resistenza è l’articolo 11 della Costituzione Italiana che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Le parole migliori che oggi ho letto per rendere onore a questa data e alla sua eredità mi sembra siano quelle di Tomaso Montanari, che propongo di seguito. Continua a leggere

Lo sguardo


Tenendo lo sguardo fisso su Gesù, così dovremmo vivere, come ricorda la lettera agli Ebrei. Distogliersi da Lui significa perdere la rotta, rischiare di finire in secche impraticabili, in tempeste fatali. Tornare è il verbo della conversione, ricordare di Chi siamo.

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La piazzetta è piena di risate, di gente che festeggia anniversari, il giorno in cui ci si dimentica del male e si ricorda solo il bene. La prima sensazione è di fastidio: ho sempre tollerato poco il chiasso, la sguaiataggine dei momenti topici delle agende mondane, in cui la fede sembra più un intoppo che un aiuto: si guarda l’orologio e si muore dalla voglia di uscire dal tempio, il luogo strano dei silenzi incomprensibili e delle formule ancora più astruse. C’è un abisso tra l’atmosfera del sacro e quella delle frasi da osteria, ma il confine, in questi casi, è così labile che non sembra esserci distanza, come se Dio fosse sceso a brindare in qualche bettola in cui si canta e si bestemmia. Gesù, in effetti, ha fatto questo, suscitando il rimprovero degli avversari, sempre in cerca di critiche e di scandali: per questo il fastidio è una pellicola che è possibile tirare via, lasciando il posto all’ennesimo ricordo di don Mario, il saper stare tra la gente più semplice, l’ascoltare le parole della pancia, anche piena e ubriaca, degli ultimi invitati. La fatica diventa meno improba quando in mezzo ai crocchi si fa strada quel suo sguardo, che sempre di più si sovrappone allo sguardo di Gesù: anche adesso che squillano i clacson delle auto, nell’esplosione dell’euforia più sgangherata, il cuore si spalanca a qualche ignoto incantesimo, assapora la gioia del superarsi, del leggere tra le righe storte del mondo un antichissimo progetto, perduto nella notte del tempo: e vide che era cosa molto buona, sesto giorno. La vita ha senso, mi viene da pensare, solo in questo scorcio che provoca vertigini, in questo squarcio nel tempo, che lascia intravedere la luce rarefatta dell’eternità. Da questa angolazione, perfino le risate e le battute indecenti, le pacche violente sulle spalle, sono canti di angeli e santi, è l’alleluja del mondo.

Confidenza


Confidenza col cielo, con i santi, con gli angeli: è un segno dell’amore, una conferma che tutto è relazione, e che la vita dipende dalla qualità di questa relazione. Pregare è mandare un bacio, un saluto, soffermarsi un momento sui fili che ci legano all’eterno.

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Il punto, dunque, è se viviamo all’altezza del progetto, e il nodo è la bellezza. Stiamo arrivando al centro di tutta la questione: riscoprire il bello dell’essere, com’è stato concepito all’origine. E’ l’eredità consegnata da don Mario, che ha ripreso a comunicare imperterrito anche dopo morto, ignorando i confini stabiliti fra cielo e terra per tendere la mano al discepolo amato, per erudirlo ancora sulla verità che è  passaporto per l’eterno. Un miracolo sintetizzato nella sua espressione preferita: l’amore è più forte della morte, una sonda nel cuore incandescente del mistero. Tutto è cominciato da un libro intitolato Salva L’Anima: ma salvarla da cosa? Quanti tappeti ha rovesciato l’intervento inaspettato di Dio, quanta polvere ha tirato fuori da là sotto! Equilibri precari, ipocrisie, ma anche potenzialità inespresse, virtù nascoste, eroismi insospettabili, comunicando fiducia, la chiave che apre il cuore a Dio. Perché fiducia è amore, purezza di sguardo, fede nel sogno di felicità che abita il cuore di ogni uomo e di ogni donna, da che mondo è mondo: fidarsi della vita, dei suoi ritmi, della bontà  nonostante la violenza, della bellezza nonostante l’orrore, della verità nonostante la menzogna. La certezza cristallina che don Mario emanava da tutta la persona scioglieva dubbi e angosce, facendo trasparire la trama della vita di cui spesso non scorgiamo che il rovescio. E’ la sua fede che è venuto a portare, per condurre a compimento la missione rimasta a metà, per infondere il coraggio d’inabissarsi nella terra e divenire seme che muore, e risorgere quando meno te l’aspetti.

Si vis pacem, para pacem. Fermatevi! La guerra è una follia

Domenica 24 aprile 2022, vigilia della Festa della Liberazione, Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità. EDIZIONE STRAORDINARIA. Invia la tua adesione, le tue idee e proposte al Comitato promotore Marcia PerugiAssisi, via della Viola 1 (06122) Perugia – Tel. 075/5737266 – 335.6590356 – fax 075/5721234 – email [email protected] – www.perlapace.it – www.perugiassisi.org Continua a leggere

Poesia italiana del XXI secolo

Gisella Blanco è nata a Palermo nel 1984 e vive a Roma da diversi anni. Ha iniziato a scrivere poesia da bambina e ha conseguito diversi premi letterari. E’ laureata in legge, si occupa di divulgazione letteraria poetica, collabora con blog, riviste cartacee e giornali per i quali scrive note critiche, recensioni, articoli, interviste e saggi. E’ vicedirettrice della rivista on line Le città delle donne, scrive per la rivista Leggere Tutti cartacea e on line, per Atelier Poesia, per Laboratori Poesia e per Liguria.Today. Conduce dirette, programmi e iniziative culturali fruibili su YouTube e sui principali social. Ha svolto, come relatrice, lezioni in ambito universitario sulla poesia (Università di Palermo – Dipartimento di Scienze Umanistiche, Corso di studio in Lettere, Insegnamento Istituzioni di Linguistica italiana); nel 2020 ha tenuto una lezione sulla poesia agli studenti di Linguistica Italiana della Sichuan International Studies University di Chongqing (Cina). E’ titolare di un sito personale (www.gisellablanco.com) in cui compaiono “Le recensioni del mattino” sulla grande poesia. Partecipa periodicamente come critico letterario poetico al programma culturale radiofonico “Affari di libri“. Particolarmente attenta ai temi sociali, filosofici e femministi, è autrice della silloge poetica Melodia di porte che cigolano, pubblicata da Eretica Edizioni (2020), compare nell’antologia Inno alla morte, pubblicata da Bertoni Editore (2021) e nell’antologia “Cuori a Kabul – Poesie per l’Afghanistan” di Graphe.it Edizioni. Fa parte di un team che offre servizi letterari, Scrivere Poesia, in cui si occupa di editing poetico.

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Si vis pacem, para pacem. A Kiev e a Mosca!

Il 20 aprile il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto di poter incontrare il presidente russo Vladimir Putin a Mosca e quello ucraino Volodymyr Zelensky a Kiev. L’Onu spiega che l’obiettivo di Guterres è parlare di una serie di “misure urgenti per arrivare alla pace” nel momento in cui il conflitto nell’Europa dell’est rappresenta “un grande pericolo”. E la pace, ci sta dicendo Guterres, si fa andando a Kiev e a Mosca. Ieri ho letto questa notizia data in poche righe dalle agenzie di stampa e oggi mi sarei aspettato di vederla in rilievo nelle prime pagine dei giornali. Invece niente. Perché ignorare l’unico gesto concreto di pace che sia stato fatto dall’inizio di questa guerra, insieme a quelli di papa Francesco? Evidentemente c’è chi ha interesse a oscurare la pace, come emerge dall’articolo di Olga Rodríguez su elDiario.es che propongo. Continua a leggere

RIta Pacilio, “Quasi madre”

Recensione di Francesco Improta

Rita Pacilio, Quasi madre, peQuod edizioni

Rita Pacilio, poetessa, sociologa, mediatrice familiare, responsabile della casa editrice RPlibri, con Quasi madre, pubblicato da peQuod, ci ha lasciato, a mio avviso, un’opera per molti versi definitiva e imprescindibile. Non vorrei essere frainteso, Rita Pacilio non smetterà certo di scrivere e di farci dono della sua sensibilità, della sua lucida intelligenza e della sua personalissima vena poetica, così differente da quella dei tanti facitori di versi. Nel pieno, però, della sua maturità di donna e di artista, la poetessa, originaria di Benevento, ha sentito l’urgenza di fare i conti con il passato, in una sorta di consuntivo della propria vita, e di portare chiarezza in un rapporto complesso, problematico e fin troppo doloroso qual è quello con la madre e sotto questo profilo più che eloquente risulta il titolo (… e mi guarda // quasi madre // disabitata con la testa curva, aspra // disperata). È un corpo a corpo con chi l’ha messa al mondo ma pure con sé stessa e la poesia, passione di tutta la vita. Un corpo a corpo materiato di rimproveri, di silenzi glaciali ma anche di carezze e di baci sia pure solo vagheggiati:

Potessi ricordare una carezza // quel poco amore che era tutto // per raggiungerti. // Potessi smettere di sentire l’odio // che agiti nella testa vecchia, // mi chiami tre volte, mai con il mio nome. Continua a leggere

Carestie

Gesù ci aspetta: sta a noi desiderarlo, ascoltare la Sua voce, godere della Sua presenza. Ci sentiamo abbandonati, ma siamo noi a preferire quel paese lontano, il luogo e il tempo del peccato. Non resta che sperare nella carestia che fa rimpiangere la Casa.