Si vis pacem, para pacem. Abbiamo tante guerre, una è in Ucraina

Scontri tra palestinesi e polizia israeliana alla moschea di al Aqsa, a Gerusalemme, ci hanno ricordato nei giorni di Pasqua che la guerra non è solo in Ucraina. Le guerre nel mondo sono tante. C’è chi dice 59, chi molte di più, chi 378. I Paesi in guerra sono 70, le vittime in un anno, da aprile 2021 e aprile 2022, oltre 150.000. 82 milioni di persone nel mondo sono in fuga da persecuzioni, catastrofi climatiche e guerre dimenticate. Nello Yemen, che vive una grave catastrofe umanitaria, una persona di 25 anni ha già vissuto 14 guerreCome commenta il mio amico Orazio Parisi, “Abbiamo tante guerre nel mondo e una di queste è quella in Ucraina. Ma, come ha detto qualcuno su le pagine del Fatto quotidiano, a furia di apericena noi non ce ne accorgiamo perché abbiamo dimenticato cosa è veramente una guerra. Abbiamo anche una guerra in Italia, di retrocessione economica, morale, democratica e culturale. Ma, siccome è una guerra per certi versi “invisibile” perché non è giocata con le armi e quindi non si vede come non si vedono i virus, non ce ne stiamo accorgendo. Tanto, a furia di apericena, tiriamo a campare!” Continua a leggere

Fabrizio Ottaviani, “La gallina”

Testo introduttivo di Marino Magliani

Fabrizio Ottaviani, La Gallina (Watson Edizioni)

È uscito da poco il romanzo di Fabrizio Ottaviani La gallina per l’elegante Watson. Ai suoi tempi fu un romanzo che piacque molto, ed è un bene che torni, rivisto, con aggiunte, come succede in questi casi. Un romanzo pieno di follia, e i paragoni sarebbero tanti. Il lettore saprà apprezzare questo romanziere prestato alla critica (Ottaviani collabora con inserti importanti). Lo conobbi, ma magari lui non lo ricorda neanche più, con Vittorio Macioce in Val Comino, che è poi la valle di entrambi se non sbaglio, verde e costellata di paesini bianchi – una valle viva, del resto come la gallina di Ottaviani.

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Su alcuni libri di poesia e narrativa di Paolo Maria Rocco

di Carlangelo Mauro

«Forgia il suo destino / il tempo e delle parole si sgretola il cupo / fortilizio…” Sono versi tratti dall’ultimo libro di Paolo Maria Rocco, “Temi e variazioni” (Edizioni Il Foglio), sui cui vado meditando in questi giorni. Poeta, docente, giornalista e critico di origine napoletana ma residente a Fano, è autore e curatore di diversi libri di cui mi ha fatto gentilmente dono. Rilevante il suo impegno per diffondere in Italia la conoscenza della letteratura, della poesia di area balcanica. Rocco ha curato fra l’altro: “La Stazione e il Viaggiatore” dello scrittore bosniaco Predrag Finci (tradotto con Bozidar Stanisi?), ma è sua anche la Postfazione; l’Antologia di “Poeti contemporanei dei Balcani” (con Emir Sokolovi?). Ancora da segnalare, particolarmente, la curatela dell’importante volume bilingue, anche con traduzioni di Rocco: “Izet Sarajli? per Sarajevo-Vita e Poesia”, con inediti del grande poeta di Sarajevo, sulla cui diffusione in Italia voglio ricordare l’impegno della Casa della poesia di Baronissi – Edizioni Multimedia. Il volume su Izet contiene, fra gli altri, saggi di Erri De Luca, Josip Osti, Jovan Divjak, Naida Mujki?, Gabriella Valera Gruber, Silvio Ferrari, Silvio Ziliotto, Ranko Risojevic, Miso Maric, Stevan Tonti?, Braho Adrovi?, Vesna Scepanovi? ed è stato pubblicato dalle Edizioni Il Foglio con il Patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Sarajevo. Rocco ha pubblicato, inoltre, di narrativa “Virgina, o: Que puis-je faire”, un romanzo sulla vita di Guido D’Arezzo, teorico musicale e monaco; il libro “Divina e altri racconti” (2015-2017). Di poesia ha pubblicato i volumi: “I canti” (2016), “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie”(bilingue, 2019), e il già citato “Temi e variazioni” (2021). Continua a leggere

Il bello


I nostri pesi non sono solo nostri, li porta anche Gesù. Arriviamo a sentirlo in senso fisico, come se qualcuno tenesse con noi quel bagaglio pesante che è la vita. Solo allora ci accorgiamo, in una specie di estasi, del bello che ci era sfuggito.

Si vis pacem, para pacem. Amiamo il coraggio della pace

Propongo in questa Pasqua di guerra una poesia di Donato Salzarulo. La poesia non cambierà il mondo, ma sicuramente “può insinuare il dubbio, può aiutare a meditare a capire a denunciare” (Antonella Doria, Poesia contro la guerra, 2007). La poesia può mostrare che il mondo che vogliono i signori della guerra non è l’unico possibile. E soprattutto non è certamente il mondo migliore. Quando nella commedia di Aristofane La Pace Lisistrata domanda alla dea della Pace perché gli uomini fanno la guerra, la Dea risponde: “Perché è spenta la loro fantasia, perché non sanno cantare inni ai fiori e al vento e si servono delle fanciulle solo per sollazzo, non conoscono più né l’amore né la Poesia”. Continua a leggere

Sindaci (e) Poeti. Intervista a Max Ponte.

Quali motivazioni ti hanno indotto a candidarti?

Un forte senso del dovere. Come una sorta di missione civile. La politica come disse Calamandrei in un celebre discorso agli studenti “non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria”. Villanova D’Asti è un piccolo comune di 5500 abitanti, da qualche anno collaboro con la ProLoco del paese, e ho deciso di dare un contributo ancor più concreto a favore della terra dei miei avi. La lista per cui sono candidato sindaco si chiama “Rilanciamo Villanova D’Asti”. Villanova è uno dei centri più importanti dell’astigiano, un paese trainato da attività industriali e agricole ma senza una politica che aumenti i servizi e gli eventi, senza un rinnovato senso di appartenenza, rischia di perdersi fra le periferie del mondo.

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Il Regno


Pensiamo che il Regno di Dio sia chissà cosa, chissà dove, e invece è là dove ci si trova, nelle cose di ogni giorno, che ci sembrano banali e prive di valore. Qualunque cosa, fatta con amore, ha il sapore del cielo.

Briscola


Dio ha preso un corpo. Forse non comprendiamo bene questo segno. Non ci è chiaro fino a che punto sia entrato nella nostra storia, condividendo tutto, realizzando una comunione piena, sponsale con l’umanità. Se l’avessimo capito, non staremmo ancora a discutere del due di picche a briscola.

Poesia italiana del XXI secolo

Christian Sinicco è nato a Trieste nel 1975. Nel 2003 diviene caporedattore del magazine Fucine Mute, tra i primi periodici multimediali ad essere iscritto nel Registro Stampa (1998): firma articoli e interviste (ad esempio a Mario Luzi, Maria Luisa Spaziani, Franco Loi, Maurizio Cucchi) e avvia il progetto di catalogazione delle opere di poesia delle generazioni nate a partire dagli anni Settanta, collaborando anche con Pordenonelegge.it per il Censimento dei poeti. Partecipa ai blog Absolute Poetry e Village di Libri Scheiwiller e, dopo la pubblicazione nel 2005 di Passando per New York (Lietocolle) numerose sono le sue letture, performance e concerti, anche con la rock band Baby Gelido, in Italia e all’estero. Nel 2008 vince il Trieste International Poetry Slam e nel 2013 diventa il primo presidente della LIPS – Lega Italiana Poetry Slam. Nel 2008 inizia a collaborare con Argo per cui cura la ricerca sulla poesia dialettale italiana sfociata nel 2014 nell’antologia L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti in dialetto e in altre lingue minoritarie (1950-2013) (Gwynplaine edizioni). Sempre per la rivista Argo cura tre annuari di poesia internazionale e dal 2017 dirige il magazine Poesiadelnostrotempo.it. Nel 2019 pubblica Alter (Vydia editore) e nel 2022 Ballate di Lagosta (Donzelli editore). Dal 2019 è Presidente del Premio Letterario Internazionale Franco Fortini.

  • Foto di Daniele Ferroni

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Il battito


Il discepolo che Gesù amava poggiò la testa sul petto del Maestro: mi ha sempre colpito questo gesto, l’attingere alla vita senza mediazioni, l’abbeverarsi alla sofferenza di Gesù, che stava per essere tradito, per purificare i pensieri, i sentimenti, tutta la persona. Perché non farlo ancora oggi? Il cuore a cuore è l’unica preghiera efficace, il battito che salva ha un’eco che sfocia nell’eterno.

I dinosauri psicopompi di Paola Silvia Dolci

 

di Guido Michelone

 

Non è facile commentare e recensire il nuovo libro di Paola Silvia Dolci, perché, innanzitutto, sfugge alle tradizionali logiche della letteratura italiana: la scrittrice cremonese, nota per cinque pubblicazioni di poesia – Bagarre, Amiral Bragueton, I processi di ingrandimento delle immagini, Bestiario metamorfosi, Portolano – più una sesta di prosa autobiografia – Diario del sonno – è qui alle prese con un testo che di proposito sfugge alla catalogazione per generi: materialmente, l’elegante, sobrio volumetto di 45 pagine si compone di 10 disegni (dell’autrice stessa) raffiguranti gli scheletri degli animali preistorici del titolo, contornati non solo dalla linea nera, ma da una frase vergata a mano in stampatello che gira attorno all’intera figura: la frase stampata, poi, nella pagina a fianco, diventa uno o più versi poetici, ai quali si affiancano citazioni e inserti in apparenza caotici, in realtà programmatici, forse nell’ottica degli psicopompi, le divinità che nell’antica Grecia fanno da guida alle anime dei defunti. Ed ecco quindi che, come quasi sempre, Paola Silvia Dolci racconta o suggerisce qualcosa di sé: i piccoli accecanti flash del vissuto passato e presente, tra viaggi, sogni, desideri, amori, ‘impegni’ esistenziali più che psicologici, nello sfoggio discreto delle scoperte letterarie. Come sostiene Maria Cini nella premessa in quarta di copertina esiste una vera e propria “ragnatela dei pensieri: oggi scheletro incerto, domani genealogia vegetale, l’altro ieri ruga d’acqua, un tempo lucertola”. E si tratta altresì di tracce di lessici da intendere come memoriali “dalla forma multipla, approssimativa, assertiva, imprudente”, giacché si mostrano come “scrittura differente ritagliata / con le forbici della carta”. In definitiva con Dinosauri Piscopompi la poetessa – giacché tale è, pure in questo originalissimo libricino – appronta una sorta di “topografia animale, il corpo chirografico, un metabolismo di sogni e di matita, nulla che si possa chiedere: le ipotesi sono già conoscenza”.

Paola Silvia Dolci, Dinosauri Psicopompi, Anterem Edizioni, Verona 2022, pagine 45, euro 10.00.

Si vis pacem, para pacem. Ma questo è lo spirito della divisione!

L’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede contesta la decisione del Vaticano di “mettere insieme donne ucraine e russe nel portare la Croce durante la Via Crucis”. Dopo l’ambasciatore è la Chiesa greco-cattolica ucraina a contestare il Papa tramite l’arcivescovo di Kiev Svjatoslav, che trasmette alla Sede Apostolica “la grande indignazione e il rifiuto di questo progetto”. Sviatoslav è certo di parlare anche a nome dei “fratelli cattolici di rito latino” e confida che le sue richieste “vengano ascoltate”. Il commento di Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, è che “Francesco è un pastore non un politico”. Io rimango allibito sia dal diplomatico che vuole insegnare a una guida religiosa a fare il suo mestiere sia dall’intellettuale cattolico che sminuisce la portata politica del gesto. Questo invece oltre che un gesto religioso è un tangibile gesto politico di pace che i leader mondiali sono impotenti a esprimere. Per questo mi auguro che papa Francesco respinga queste ingerenze e che le richieste non siano ascoltate. Continua a leggere

Occasioni


Possiamo offrire la sofferenza a Gesù solo in questa vita, poi non c’è più modo. Finché siamo in tempo, non trascuriamo questo gesto d’amore che ci collega a Dio. Di là rimpiangeremo le occasioni perse, e gioiremo, invece, di quelle realizzate.