Momenti

Abbiamo l’impressione, a volte, che Gesù sia lontano, o addirittura assente. Scatta, allora, la contestazione, se non la ribellione aperta. Ma Lui non cambia, è questa la certezza da custodire nei momenti di tempesta o aridità.

Si vis pacem, para pacem. Il realismo della pacificazione

Capita raramente di leggere un articolo equilibrato sulla guerra in Ucraina, che segna il trionfo dell’irrazionalismo e la Caporetto del giornalismo. Per questo sono lieto di presentare un articolo di Alfio Mastropaolo apparso su un numero speciale della rivista il Mulino dedicato alla guerra. E’ un articolo che ritengo equilibrato, con uno sguardo ampio nel prendere in considerazione i vari aspetti della situazione e pacato nella loro trattazione. Mastropaolo cerca di puntare l’attenzione sulla realtà e presenta una proposta di soluzione del conflitto in corso che combina le lezioni della storia con la risorsa del buon senso. Penso possa essere un aiuto per quelli che, oltre a manifestare nell’immediato la loro solidarietà alle vittime della guerra, sono desiderosi di capire. Continua a leggere

Il cannocchiale del tenente Dumont. Intervista a Marino Magliani

 

Il cannocchiale del tenente Dumont, Marino Magliani, L’Orma, 2021.

Intervista a Marino Magliani. Il suo ultimo romanzo è tra i 12 finalisti del Premio Strega.

Al centro del romanzo c’è la diserzione. Per giunta, dentro un romanzo storico. Come mai? Mi incuriosisce che tu voglia proporre questo paradigma in un momento in cui la storia si sta prendendo la sua rivincita dopo la fine della guerra fredda. Davvero, la dimensione della libertà oggi è la fuga?

Uno, Pasquale, scrive di ciò che conosce. Credo di avere una buona esperienza come disertore, i miei personaggi lo considerano un valore, io non giungo a tanto, ma ci sono stati momenti in cui ho considerato la diserzione un culto. La diserzione non è fuga, anche se poi si potrebbero trovare decine di forme di diserzioni. 

Un’altra curiosità è la forte presenza del territorio, la Liguria, in particolare. Racconti un ambiente che non esiste più. La campagna che descrivi è lontana dal naturalismo pastorale come dall’attuale e un po’ retorica riscoperta della decrescita felice. E’ la campagna dei nostri padri, quella pura e dura, da cui fuggire. Dietro l’apparente anacronismo del tuo romanzo sembra che soffi l’impossibilità di riconciliarsi col passato. Preferisci rapportarti allo spazio (i luoghi) o al tempo (la storia e la contemporaneità)?

Ho sempre visto e raccontato una Liguria che crollava in mare e stavolta volevo semplicemente guardare e inventare una Liguria a me sconosciuta ma che in qualche modo è la stata la Liguria della mia infanzia. 

Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. La pace non scoppia, va costruita

La guerra in Ucraina è uno di quegli eventi che rompono lo status quo e obbligano ognuno a interrogarsi con una radicalità che scompagina schieramenti precostituiti. Raramente si è vista tanta varietà di prese di posizioni tanto all’interno di ogni partito politico, quanto di ogni compagnia o raggruppamento amicale, come in questa primavera del 2022 a proposito della guerra. C’è da augurarsi che questo non si traduca in una ulteriore polverizzazione della socialità a cui già la pandemia ha dato una accelerazione, ma diventi un appello alla responsabilità personale. Come dice don Tonino Bello “Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista”. E come scrive Raffaella Molena, in alcuni pensieri che qui propongo: “la pace non è il contrario della guerra, bensì una costruzione”. Continua a leggere

Continua a leggere. 14


A volte capita di vedere le cose come da un aereo che plana: non dalla quota degli aerei di linea – dai cui oblò si distinguono soltanto vaghe forme – ma da una prospettiva sufficientemente diversa da quella abituale.
Le sensazioni sono quelle di una leggerezza, un’ebbrezza del tutto sconosciuta a un quotidiano che quasi si trascina, più per istinto di sopravvivenza che per gioiosa adesione. E’ come cogliere il filo che attraversa la trama della vita e intesse il dolore più assurdo e l’attimo all’apparenza più banale, l’esperienza di serenità e l’evento denso di significato. Un senso che corre verso una bellezza in cui il terribile e il sublime si fondono come in un’opera d’arte il cui incanto rimane inalterato. È questo l’effetto della mutata prospettiva che riproduce lo stato d’animo provato quando si ammira un quadro, l’emozione sprigionata dall’ascolto di una poesia o di un brano musicale, l’accorgersi che quanto sembrava un groviglio inestricabile di momenti difficili era invece un capolavoro di inestimabile valore. Perfino l’ombra scura che si profila all’orizzonte, il rumore  delle armi, l’angoscia della violenza più cieca può acquistare un senso misterioso, senza nulla togliere alla sua tragicità: finisce col rivelare il volto dell’eterna lotta tra il male – che cerca di trovare spazio – e il bene – che mobilita i personaggi più santi per avvertirci del pericolo incombente, per fornirci le armi più adatte a questo tipo di conflitto. Le apparizioni mariane, copiose nel secolo trascorso e in quello presente, hanno proprio questo scopo. È l’aèrea prospettiva da cui contemplare, la chiave per interpretare la concatenazione degli eventi sul pentagramma della storia. A cominciare da quella personale, che nel suo rovescio rivela il lavorìo di dita operose, impegnate a tessere il disegno di un amore più forte della morte, un potere che attraversa il confine fra la terra e il cielo, pur di trarre dalle sabbie mobili tutto ciò che, mancando il bersaglio, si rivela come male.

Continua a leggere. 13

Non è facile farsi strada in questa giungla, dove a ogni passo si affaccia una richiesta, un’esigenza, come se qualcuno potesse rispondere davvero, come se non fosse Dio l’unico garante, il depositario di ogni verità. Il cuore si affatica a trovare responsi di cui non ha il brevetto, soluzioni geniali a problemi non ancora formulati. Il mondo è questo intrico di ragioni e sragioni, in cui uno si alza la mattina e dice oggi invado questa terra e un altro dice ma questo che vuole e da lì parte un casino che è la normalità del non senso che affligge questo posto. I gatti, qui, continuano a girare, cercando carezze dai tanti pellegrini che cercano carezze a loro volta, in una sete d’amore che vorrà dire qualcosa, ma no, dài, facciamoci la guerra, diamogliela vinta al nemico  che gioca con le anime come coi birilli del bowling: sarà questo, la vita, aspettare che la palla ti colpisca e ti faccia finire nel fondo della pista? Urge una svolta politica, un immenso dietrofront, un mea culpa di tutte le colpe di tutti i secoli dei secoli, un dire finalmente, uno davanti all’altro, senza più giustificarsi, senza attenuare la gravità di pensieri parole opere omissioni, dire finalmente la parola: ho sbagliato. Allora tutto ricomincerebbe per miracolo, perché il vero miracolo è cambiare. Ecco, suona la campana, comincia la messa, il sacerdote dirà le stesse cose, i fedeli risponderanno con le medesime formule di sempre, ma ugualmente qualcuno farà entrare, in qualche cuore disperato, una parola, un gesto, un’intuizione inedita, qualcosa che proprio là, sopra quel banco, tra noia e disperazione, tac! colpisce il cuore, e in un solo momento, ti converte.

Apostoli


Apostoli di Gesù, cioè Suoi inviati: questo è il progetto che bisogna scoprire per costruire il regno col Suo aiuto. Fino allora vaghiamo nel deserto, mormorando e contestando, deviando dalla giusta rotta, facendo tutto, tranne che vivere.

Si vis pacem, para pacem. La guerra è una modalità di relazione

“Nella sua essenza profonda, la guerra è una modalità relazionale, tra persone, tra enti, tra stati”. Così dice la mia amica Raffaella Molena. Se è così, come ritengo, la guerra dipende da una relazione in cui due o più sono coinvolti. Non capisco allora perché il partito della guerra egemone nei media gridi allo scandalo a quanto ormai molti dicono: l’invasione russa dell’Ucraina è da condannare; contemporaneamente c’è da domandarsi cosa ha portato all’invasione. Quando gli storici del futuro scriveranno la storia della guerra del 2022 in Ucraina non potranno che indicarne le cause in fattori che emergono da documenti che indico di seguito. Questi documenti dicono che la Nato ha la sua responsabilità e da trent’anni lo ripetono gli stessi politici statunitensi in dichiarazioni pubbliche. Da questa presa d’atto non dovrebbe scaturire la giustificazione della guerra, ma indicazioni su quale dovrebbe essere il lavoro della diplomazia per costruire la pace. Continua a leggere

“Madri, muse e amanti” (sonetti dedicati alla sacralità dell’universo femminile) di Alessandro Ialenti.


di
Franz Krauspenhaar

 

Alessandro Ialenti è una persona creativa e poliedrica: studioso e docente di filosofia, lingua italiana e tedesca, scrittore di poesie e saggi, pianista di formazione classica, cantautore, dedito anche alla produzione di jazz e alla musica elettronica.

Un italiano, nato nella “Manchester Italiana”, Terni, città industriale, circondata, quasi per contrasto dalle dolci e mistiche colline dell’Umbria, “Cuore Verde d’Italia”. Alessandro Ialenti cresce in una famiglia con solide e profonde tradizioni musicali. Continua a leggere

Una scheggia di tristezza purissima. Remo Bassini intervista Simona Matraxia

Una violinista e la sua schiena. L’idea, che nasce durante un concerto, diventa parola. “La curva perfetta tra la scapola destra e la natica e? l’orlo del baratro. Una follia” è infatti la prima frase del giallo di Simona Matraxia, Una scheggia di tristezza purissima, uscito il 10 marzo per Golem Edizioni. Trentasei anni, scrittrice di racconti e di un libro segnalato dal Premio Calvino e poi autoprodotto, Simona Matraxia per qualche anno ha gestito una libreria e, al contempo, ha suonato il violoncello. E scritto, sempre. Vivere in mezzo ai libri, venderli. È nella tua libreria di Vercelli che ti ho conosciuta. Eri una libraia particolare. Avevi sempre un libro tra le mani, sorridevi, ma era raro vederti parlare con i clienti. Timidezza? Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Accogliamo con razzismo

Straordinaria mobilitazione dell’Europa per accogliere i profughi ucraini, che sono più di 4 milioni da quando è iniziata l’invasione russa. La Commissione europea ha presentato un piano per loro. La Repubblica titola: “La svolta solidale dell’Europa: ‘Mille euro per ogni profugo e mezzi gratis per spostarsi'”. L’Italia non è da meno, sono arrivati 74 mila profughi ucraini e c’è un piano per aiutarli: 30 euro al giorno, più contributi ai centri d’accoglienza. I rifugiati non sono più un problema, si potrebbe pensare, è così semplice, basta predisporre l’accoglienza. Si potrebbe pensare a una vera svolta dell’Italia e dell’Europa e, perché no?, degli Stati Uniti. Senonché le notizie dicono anche che: africani residenti in Ucraina al momento dell’invasione non hanno lo stesso trattamento da parte di autorità di frontiera, di politici italiani, di persone che avevano dato disponibilità ad accogliere. “Che differenza c’è tra un ragazzo ucraino e un ragazzo nigeriano che vive in Ucraina? Sono entrambi esseri umani in fuga dalla stessa guerra”. (vedi qui) Continua a leggere

Nuovo


Ogni giorno è una nuova creazione. Se ci alzassimo con questa coscienza, non potremmo non cambiare il mondo. È il nuovo di cui abbiamo bisogno: non la patacca dei modernisti d’ogni tempo, ma quello che proviene dal cielo.

Continua a leggere. 12


Ricordi il paradiso terrestre, quest’isola fuori d’ogni male, la natura originaria, dove il progetto è visibile e tangibile, dove la cattiveria e la violenza, l’invidia e la malignità non si sa cosa siano e se ci siano, perché il Signore ha parlato, e tutto esiste? È allora che tornano alla mente i momenti in cui si è espresso l’unico volere produttivo, la sola modalità di costruzione in mezzo alle macerie di una umanità che ora, proprio ora, entra nel tunnel di cui discutevamo da tempo immemorabile, quando tutti ridevano di queste prospettive un poco ostiche alla pancia molle della terra. Ma ora, a poco a poco, la nebbia si dirada, e si vede che cosa si annidi dietro la facciata del tutto è lecito, basta che lo si voglia realizzare. È il momento dei nodi che vengono al pettine, delle richieste esasperate che si scontrano le une con le altre, e i pensieri diventano cannoni, i sentimenti bombe nucleari, destinate a esplodere nel cuore malato del mondo, umano, troppo umano, che ha smarrito il senso di un progetto incubato nella notte dei tempi, quando ancora non c’era quello che vediamo, quando tutto era un punto nella mente di Dio e noi aspettavamo di scoprire l’oscuro antiprogetto in cui ogni intenzione è rovesciata nel contrario, dove la penna diventa fucile, la lettera d’amore dichiarazione di guerra, l’accoglienza invasione. Solo adesso s’intravede lo scenario che nessuno potrà mai chiamare castigo di Dio, ma solo conseguenza di ogni azione andata in direzione opposta al paradiso preparato dai secoli dei secoli. Amen.

Colori


Abbiamo i mezzi per farci santi, anche se li trascuriamo. Dio ci ama e vuole che realizziamo il nostro potenziale, è impensabile credere di non avere una strada avanti a noi. La via è Cristo, fiducia, carità, speranza, un cuore che si apre a questo dono colore del cielo.

Si vis pacem, para pacem. Una falsa narrazione impedisce la pace

Propongo un articolo di Joe Lauria, redattore capo di Consortium News, che riferisce una storia diversa da quella che ci raccontano i media occidentali. La stampa dominante dà una narrazione a senso unico dell’andamento della guerra in Ucraina, secondo cui l’esercito russo starebbe impiegando al massimo la sua forza distruttiva con scarsi risultati e, frustrato, starebbe prendendo di mira popolazione e strutture civili. Notizie trapelate dal Pentagono e diffuse da Newsweek e alcuni media statunitensi narrano una storia diversa. Se questo è vero, acquista sempre più forza la necessità di non inviare armi all’Ucraina e di perseguire la via diplomatica, nella ricerca di una mediazione di cui l’Europa dovrebbe farsi carico. Cosa osteggiata dal Congresso USA e da gruppi di potere politico ed economico che calcolano guadagni dal prolungamento della guerra. “La guerra, da millenni, è tragedia immensa e grande affare politico ed economico, ma è sempre più chiaramente anche una cartina al tornasole per capire la reale qualità e le gerarchie di voleri e di valori” (da qui). Continua a leggere