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La redazione di La Poesia e lo Spirito

Lirico terapia. Andrea Zanzotto, Ormai.


Ormai

Ormai la primula e il calore

ai piedi e il verde acume del mondo

 

I tappeti scoperti

le logge vibrate dal vento ed il sole

tranquillo baco di spinosi boschi;

il mio male lontano, la sete distinta

come un’altra vita nel petto

 

Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio

qui volgere le spalle.

***

È possibile che si apra una frattura tra noi e il mondo? Che il paesaggio sia qualcosa di estraneo, lontano, di cui, semplicemente, “cingersi”? Lasciamoci interrogare, come sempre.

Coscienza

L’esame di coscienza è un’abitudine che va perdendosi. È difficile persino, nel XXI secolo, mettersi d’accordo sul termine coscienza. Eppure sarebbe semplice: interrogarsi sul bene e sull’amore a Gesù. Perché non cominciare?

Lirico terapia. Elicura Chihuailaf Nahuelpan, Su questo suolo abitano le stelle.

Su questo suolo abitano le stelle

in questo cielo canta l’acqua

dell’immaginazione

oltre le nubi che sorgono

da queste acque e questi suoli

ci sognano gli avi

il loro spirito – dicono – è la luna piena

Il silenzio il loro cuore che batte.

***

Un ritorno alle radici che invita anche noi a fare lo stesso: da dove veniamo? Quando abbiamo vissuto la nostra vera nascita? È lì che abitano le stelle, è lì che il silenzio è il cuore che batte.

Lirico terapia. Kostantin Vaghinov. Un dono è la poesia nella prigione della notte d’archi.

Un dono è la poesia nella prigione della notte d’archi,

Ardente, inatteso e sordo.

La saggia natura di tutto mi privò,

I rumorosi talenti come argento si prese.

Ed io, dalla torre sporgendomi nel deserto,

Mi sovvengo della scala in fiore,
Su di essa montai io con un laborioso violino,

Per dirigere le onde ed il mondo.
Così in gioventù aspiravo alla follia,

Ricacciai in lontana tenebra la mia conoscenza,
Perché il fiore della splendida poesia

Di essa si cibasse come del suolo patrio.

***

È una poesia di difficile interpretazione, ma proprio per questo comunica qualcosa che non si potrebbe esprimere altrimenti. Qual è il deposito a cui attinge il poeta? Al lettore, come sempre, la risposta.

Intervista ad Alessandro Pertosa

 

 

In una nostra primissima conversazione, hai menzionato due termini: “filosofia poetica” e “poesia filosofica”. Quale significato e importanza rivestono per te?

Definire qualcosa è sempre problematico, e lo è ancor più quando si tratta di poesia. Provo a spiegare però in che senso ti ho parlato di «poesia filosofica». Dico spesso ai miei allievi, che – per fare un esempio – non amo l’Infinito di Leopardi perché leggendo quei quindici endecasillabi sciolti comprendo meglio il modo in cui il poeta recanatese intendeva l’infinito. Non mi interessa nulla dell’infinito di Leopardi. A me interessa l’infinito che risuona e balugina nel mio cuore, ogni volta che quei versi me lo schiantano davanti agli occhi. È il rifiorire delle immagini; è il sentire l’eco di quel vento e di quelle foglie, a spalancare in me la voragine sublime e vorticosa dell’infinito.

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Noi stessi

Ci dobbiamo nutrire, e ciò è scontato. Anche chi sta a dieta o digiuna si nutre, in qualche modo. Per sopravvivere bisogna mangiare. E per vivere? Dobbiamo cibarci della Vita. La svolta sta in questa comprensione: da allora in poi, più niente è come prima, perché siamo noi stessi, veramente.

Lirico terapia. Fabio Pusterla, Breve omaggio a Plutone, II.

Breve omaggio a Plutone, II

Perché la pioggia, perché il vento e le pianure 

notturne, l’erba gialla, il respiro. Quell’acqua 

che scroscia nei vicoli, e i prati. Perché 

non c’è tregua, o domani. Soltanto

le sbarre, la gabbia di un io.

L’inferno è non essere gli altri,

guardarli passare e sparire nel niente: 

un posteggio che piano si svuota, 

il cantiere del vento.

***

L’inferno sono gli altri, ha scritto Sartre nell’opera teatrale A porte chiuse. Per Pusterla, invece, l’inferno è l’assenza degli altri, è il loro svanire nel nulla, il lasciare vuoto il parcheggio, la casa, il cuore.

Esercizio

Dio si sente e non si sente: a volte ci sembra vicinissimo, altre lontano o totalmente assente. Questo ci turba, ci scoraggia, insinua una vena pessimistica che intristisce le giornate. Bisogna sapere, tuttavia, che Gesù è sempre lì, non ci lascia un momento. L’esercizio spirituale è sempre un esercizio di presenza.

Di là

È il 5 maggio, il compleanno di don Mario. Ci sono presenze e ricorrenze da onorare, perché non solo hanno riempito la vita, ma sono la tua vita. Don Mario è qui, davanti a me, con Gesù e Maria. Insieme facciamo grandi cose, che nessuno vede. Perché le cose veramente grandi restano invisibili: il distillato dell’anima che solo Dio conosce. In questo giorno, per me così importante, auguro anche a voi di trovare qualcosa di vero e potente, che nemmeno  impegnandovi allo stremo potreste contraddire. Per me è lo spirito che don Mario mi ha trasmesso, per cui non finirò di ringraziarlo. Neanche di là.

La scintilla

Alla fine restano in due, la misera e la Misericordia: la folgorante conclusione di Agostino, nel commento all’episodio dell’adultera, riguarda tutti noi. Grandezza di Dio e piccolezza dell’uomo si incontrano, con risultati imprevedibili. È lì che scocca la scintilla, è lì che si accende la speranza.

CRESTOMAZIA: “Dio” e “La morte è la curva della strada” di Fernando Pessoa

A volte sono il Dio che porto in me
e allora sono il Dio e il credente e la preghiera
e l’effigie d’avorio
in cui questo Dio si oblia.

A volte non sono altro se non un ateo
di questo dio che sono quando mi esalto.
Vedo in me tutto un cielo
ed è solo un alto cielo vuoto.

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Il materiale

Gesù ci chiede un po’ di sofferenza, perché in Cielo non potremo più dargliene. A pensarci sul serio, è una gran cosa. Qualcosa che solo noi possiamo fare, perché il dolore è quanto di più personale c’è da offrirgli. Si potrebbe cominciare da oggi, da adesso: a qualcuno manca forse il materiale?

Flowers di Cynthia Zarin, USA ( 1959)

This morning I was walking upstairs
from the kitchen, carrying your
beautiful flowers, the flowers you

brought me last night, calla lilies
and something else, I am not
sure what to call them, white flowers,

of course you had no way of knowing
it has been years since I bought
white flowers—but now you have

and here they are again. I was carrying
your flowers and a coffee cup
and a soft yellow handbag and a book

of poems by a Chinese poet, in
which I had just read the words “come
or go but don’t just stand there

in the doorway,” as usual I was
carrying too many things, you
would have laughed if you saw me. Continua a leggere

L’attesa

Gesù è luminoso: peccato non vederlo. La vita è soprattutto attesa. Chi non sa attendere, si fa vittima della materia, della maledizione implicita nel tutto e subito. La verità è cammino, pazienza necessaria per vedere l’invisibile.

La vecchia rivoluzione e quella sempre nuova

di Giampaolo Centofanti

Una radice della crisi attuale sta, come osservato per esempio da diversi filosofi e scrittori, nel razionalismo che svuota, omologa, le persone in un percorso consequenziale che è passato tra l’altro, come se nulla fosse, dalle grandi ideologie rivoluzionarie al dominio della finanza e dei potenti di internet sotto l’ombra di un astratto civismo, solidarismo, che spoglia di ogni libera ricerca identitaria e di un solo allora autentico scambio. Su queste scie ogni valore viene manipolato ai fini del potere: il femminismo per esempio può divenire scusa per cooptare persone ad hoc nel sistema. Certo anche con tali rischi vi sono molti validi motivi per dare più spazio alle donne. Ma la vera liberazione della donna non può prescindere dalla vera liberazione di ciascuno.

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