
Non ci sono i puri, ma i peccatori purificati. Guai a inorgoglirsi per aver superato tentazioni che non si sono subite, dice il Cristo alla Bossis. Ad aprire le porte è l’umiltà.

Sonno, dolce fratello della Morte,
che dalla Vita per un po’ ci affranchi
ma ci rilasci tosto in sua balìa
come gatto che gioca col gomitolo;
di te, finché la mia vita giustifichi
la vita della mia sorella e un segno
che son vissuto anch’io finché non lasci,
io mi contenterò e del tuo inganno.
Vieni, consolatore degli afflitti.
Abolisci per me lo spazio e il tempo
e nel nulla dissolvi questo io.
Nessun bambino mai cosi fidente
s’abbandonò sul seno della madre
com’io nelle tue mani m’abbandono.
Quando si dorme non si sa più nulla.
Da Camillo Sbarbaro, L’opera in versi e in prosa, Milano, Garzanti 1985, p. 28.
di Kika Bohr

foto di R. Menin

Spazio Donna Zen: un testo di Chandra Livia Candiani tratto da Il silenzio è cosa viva esposto al balcone dalle donne del quartiere Zen di Palermo. Continua a leggere

di Guido Michelone
Questa intervista nasce quasi a caldo, verso la fine di Maggio, ovvero a conclusione di una fase drammatica per il Nostro paese ma anche in coincidenza dell’uscita de La strategia della sparizione, nuovo libro di poesie di Franco Acquaviva – drammaturgo, poeta, saggista, critico teatrale, che, dopo il DAMS bolognese, sceglie di lavorare sulle rive del lago d’Orta con il proprio Teatro delle Selve, dirigendo workshop, gruppi, rassegne, in pacata controtendenza, rispetto a tanta offerta istituzionale – arriva a quattro anni da Teatro nelle fibre del corpo: entrambi ‘viaggi’nella letteratura in versi, hanno un imprinting verso una parola colma di scena lirica e di spettacolo intimista, benché teatro e poesia restino, di proposito due corpi separati nell’arte dell’Autore.
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La poesia del poeta lucano Domenico Brancale è, alla maniera di Celan, il respiro che si fa parola, parola che oltrepassa il luogo e il corpo e va letta in una duplice chiave interpretativa: da un lato l’impegno strenuo a risolvere tutto in scrittura attraverso la dissoluzione del corporeo nel verbale, dall’altro pare scorgersi l’eco della “matericità” di Artaud nello snodarsi del testo come spostamento, slogamento, lacerazione di elementi corporei. E quanto più ampia, nei versi di Brancale, è la gittata evocativa della parola poetica, tanto più il fluire del tempo galleggia nella grigia uniformità del dolore creaturale.
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Leggendo
Le parole restano per anni
nascoste, avviluppate
nella carta ingiallita
e poi vivono per noi, a lenire gli affanni
dopo ogni risalita
Le parole hanno odore
di carta inumidita
e viva, sanno di ciò che muore
dicono
che in silenzio avanza
e morde il disamore.
(20 novembre 07)
Sole obliquo
E venne il tempo della luce radente
che filtra dai vetri opachi
e batte i muri ciechi
Mentre il fumo avvolge terrazze secche e appanna sguardi
E teste vuote di pensiero assente
Mentre gocce umide di sale volano dal mare lucente
e vorticano atomi in volo
E al suolo resti
meditando il niente.
(Messina, zona falcata, giugno 2017)
Non sarà tempesta neanche stavolta
Anche se i gabbiani volano bassi
A stormi a pelo d’acqua lucente
Ma stanca e stravolta
L’umido copre la vista
E la lista delle cose da fare si allunga
Con la pena quotidiana del vederti fatta di nebbia
Ci incontriamo ogni giorno a un incrocio ricco di volti e di suoni
La tua voce si perde ma gli occhi perforano il grigio
Ti aspetto domani, alla solita ora, forse col sole.
(23 aprile 2019)
La strada per Palermo
La strada per Palermo è una linea retta con il blu sullo sfondo e macchie bianche e macchie verdi e campi
quadrati di ortaggi e case a scacchiera vuote e senza gente, finite le ferie marine.
La strada per Palermo Continua a leggere

Un segreto della vita è la presenza: tu sei presente, e questo colma il vuoto, che ha sempre un pretesto per esistere. Se dimentico l’altro, dimentico la possibilità stessa di essere: sono un indefinito che soffre inutilmente. Con l’altro, ogni dolore è utile, porta in qualche luogo di bellezza misteriosa. Ricorda, dunque: la memoria autentica è presenza, e la presenza è vita.

Teresa
A S. Teresa d’Avila
“Teresa,
il tuo sguardo
è una lunga piega
che scompagina
il manto dell’esistenza”.
Silenzioso,
con talloni squamati,
resterò
nell’auto della genesi;
accoccolato
a lunghe sensazioni inanimate.
Il mio parlare
affetta come lama,
il tuo pensare,
tutto si avvicenda
a quello che l’occhio sorpassa veloce.
“Divenire o viaggiare” ?
L’autostrada
a noi
rimane infinita ed eterna.
[12 Febbraio 2004]
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Amiamo confidarci con qualcuno, senza grande profitto. Se parlassimo cuore a cuore con Gesù, la nostra giornata cambierebbe: saremmo protetti, accompagnati, sarebbe Lui a costruirla, colmando le falle sempre aperte della nostra miseria. Abbiamo poca fede: riversiamola in Lui, così com’è, e sarà Dio stesso a farla crescere.
Come una lanterna in mezzo al buio:
Traspare nel guado, si presenta e illumina
Per sé la via d’una luce…
Vuol solo vedere
Il suo scintillio nell’acqua.
Acqua come vergine disposta
Ad accogliere la chiacchiera
Durante il dialogo sulle potenzialità,
Sulla maturità individuale.
Io desidero vedermi i piedi
Sotto ciò che mi disseta,
E dire tutto in un tempo
Che non merita una sillaba…
E in mille tempi che meritano un poema.
Per essere come il fiore palustre,
Al quale brilla la testa
Come il corpo d’una lucciola.
[Paolo Pera, dal libro, “La falce della decima musa”
Achille e la Tartaruga, Torino 2020]
