Edmund White

a cura di Giorgio Stella

La Parata

Silenzio, si veglia stasera,
Attenti alle mute di cani.
Non stendersi, non sedersi,
La nera coccarda della morte

Appuntarsi al cuore ornandolo
Con un bacio colorato di sangue.
Bisogna vegliare, aggrapparsi
Al cordame chiaro dell’aurora.

Fascinoso fanciullo la torre è alta
Dove con piedi di neve sali.
Fra i rovi dei tuoi ornamenti
Pendono le rose della vergogna.

Cantano nella Corte dell’Est.
Il silenzio sveglia gli uomini:
Un silenzio rotto d’ombra
Di noi orgogliosi culattoni.

Ancora silenzio. Si veglia.
Il Carnefice ignora la festa
Quando il cielo sul guanciale
Per i capelli prenderà la testa.

Roberto Carifi

a cura di Giorgio Stella

Di me non resta più niente, il Nirvana
o la morte, volerò oppure starò fermo
è la fine compiuta, l’estinzione
non avrò più un antro segreto
dove passare le estati, immobile
dietro la porta, i pochi amici
se ne saranno andati e dietro la porta
mi rifugerò dai pochi passanti ignoti
nulla mi ricorderà il presente
sarò per sempre andato.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Famiglia in fuga

(M. Chagall) 

«I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non tiavvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno». [Mt 2,13-15.19-23] Continua a leggere

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Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Cibo 4

Il Cibo 4. Una musa fragrante

“Chiunque è in grado di cucinare”. Ne è convinto Auguste Gusteau, mitico chef parigino, che ha intitolato così il suo popolare libro di ricette. Tanto popolare da essere letto e apprezzato perfino da un giovane topo dotato di un fiuto infallibile – è soprannominato “fiutaveleno”, perché ha l’incarico di individuare tra i cibi pescati nella spazzatura quelli nocivi. Remy è un topo immaginifico e inquieto: la sua trepidante aspirazione sarebbe poter cucinare, poter preparare, anzi, inventare pietanze; di più: poter divenire un grandissimo cuoco, con una squadra qualificata di aiutanti e un’attrezzata cucina a disposizione. E quando un incidente domestico lo proietta fuori dalla casetta di provincia nella cui soffitta vive con la famiglia e con un’intera colonia di ratti, l’occasione si presenta. Continua a leggere

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 53

Propositi

Sarei tentato d’inaugurare un nuovo genere letterario: la riscrittura di discutibili traduzioni d’opere classiche. Comincerei dalla versione di Delitto e castigo di Dostoevskij a firma di Serena Prina (Oscar Mondadori). Qualche esempio (la mia versione segue la freccia):

«Per strada c’era un caldo soffocante, afoso, e c’era gente dappertutto, dovunque c’era calce, legno, mattoni, polvere»
? «Per strada c’era un caldo soffocante e ovunque gente, calce, legno, mattoni, polvere»

«[…] tedeschi vari, fanciulle che vivevano da sole, piccoli impiegati e gente simile. C’era gente che entrava e usciva»
? «[…] tedeschi, fanciulle che vivevano sole, impiegatucci e gente simile. Chi entrava e chi usciva»

«tornò all’improvviso a balenare»
? «tornò d’improvviso [d’un tratto] a balenare»

«”E voi continuate a dire” continuò Raskòl’nikov»
? «”E voi continuate a dire” riprese Raskòl’nikov»

E queste le lascio a voi:

«non sarebbe forse stato possibile contare su una possibilità di successo»;
«lo guardava con sguardo molto fisso»;
«Non te ne farò pentire, in alcuno modo!»

Giorgio Stella. Una poesia

#Nell’alto della vetta# – le forme sorgono! (Walt Whitman) – (- 1 -) si abbraccia alla maniera nubile il sentiero passivo del regresso stato – l’opera non ha valore ma se lo avesse sarebbe datato: ‘domani’ * una purezza di croce/veranda/noce possiede l’alchimia della medesima acquisita – le spade di fuoco non sono il danno del mare nell’incrocio loro! Un tronco pare il faro che appare la luce di germoglio, la giostra densa di plurali feriali * i plurali feriali, queste mense di medaglie senza volto! La ragione attinge al senso della frazione e il cuore del faro alza bandiera bianca alla boa rossa di cera della betoniera: una grancassa di scivolo al bersaglio come mito * corazza e uno scudo di grancassa come il succhio della luce nel faro della rete nell’incrocio stato miele di frodo! Un pescatore dice a un altro datore di sogni: ‘si’ Signore!’ & la madre piange col padre il frutto del seme, il figlio secolare delle tagliole nutrite dal fiore (una pausa) * Continua a leggere

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Atlas non torna indietro

3I/Atlas è un oggetto proveniente dallo spazio profondo che sta attraversando il sistema solare. È stato scoperto il 1° luglio 2025, ha transitato dal perielio il 29 ottobre, avvicinandosi alla terra fino alla distanza di 269 milioni di km il 19 dicembre. Lascerà definitivamente il sistema solare nel 2030, dopo aver toccato l’orbita di Giove nel marzo del 2026, sfrecciando alla velocità di 30km al secondo. Questo è quello che si legge dopo una veloce ricognizione su internet. Insieme a queste informazioni i motori di ricerca propongono il dibattito che ha infiammato il web in queste settimane. Che cosa è 3I/Atlas? Una stella cometa come quella che a Natale mettiamo sopra il Presepe oppure un’astronave aliena? La discussione è stata alimentata da alcune anomalie rispetto ai comportamenti delle comete finora osservati che hanno portato alcuni scienziati a ipotizzare una natura artificiale dell’oggetto. Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Natale 2025

“e come potevamo noi cantare….” (S. Quasimodo)

In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità. » [Gv 1,1-5.9-14] Continua a leggere

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Charles Bukowski

a cura di Giorgio Stella

Vigilia di Natale, solo

Vigilia di Natale, solo
in una stanza di motel
sulla costa
sul Pacifico
lo senti?

hanno provato a farlo
in stile spagnolo, con
tappezzerie e lampade, e
i bagni puliti, ci sono
minuscole barrette di sapone
rosa.

qui non ci troveranno:
barracuda o dame o
adoratori
d’idoli.

giù in città
sono ubriachi e spaventati
corrono a luci rosse

si aprono le teste
in onore del genetliaco
di Cristo, non male.

presto finirò questo quinto di
rum portoricano.
al mattino vomiterò e
farò la doccia, ritornerò in auto,
mangerò un panino alle 13.
sarò nella mia camera alle
14,
sdraiato sul letto,
in attesa che suoni il telefono
senza rispondere,
la mia vacanza è
un’evasione, la mia ragione
no.

Giorgio Stella. Le mura di Giuda

Le mura di Giuda. ————– – 1 – questa terra che una volta del tempo vantava tante voci oggi è un ululato spento – il corso del latrato commosso # la mattina il coro del fine giorno – un ponte di legno è diventato di ferro! E il cuore non ha fiato per l’amore che tiene in braccio come una brocca di cera nel trucco di scena! Ho dormito all’infinito la notte del mattino # nel pon-pon di Oz l’arco di Rom – il muro è sudato di freddo e l’acqua sanguina carestia, mia – le mura di Giuda saldano il conto! Il seme della lacrima nel pianto, un precoce abbraccio alla scissione delle cose in corso # non ci credo non è vero l’odio d’amore () – la cura del senso stato è prossima a venire di diritto, diritto umano! Se la pazzia divenisse follia saremmo tutti sani (e salvi) – (una pausa) # la carestia è nella betoniera! Si rimpasta a cero di cera – ha! Come la fiamma al nettare gagliardo dava il fuoco spento sulla radice nel tronco… # -2- perché non ti uccidi? Perché non te ne vai a fare in culo?! Tanto lo so chi sei, il bambino/bamby nel negozio delle bambole gonfiabili (*) # sul cantiere ho provato per la prima volta la violenza all’anima – le mura di Giuda non sapevo cosa fossero perché le costruivo io con altri mendicanti – e uno a me non senti freddo? No, perché il caldo appartiene all’inferno, all’inferno dell’ inconscio – piegò le labbra di rossetto e andò al cesso… Non pagai la camera ma era nera come l’Odissea (una pausa) (un’altra pausa, è dura!) # Continua a leggere

Giorgio Stella. Giardino Colonie dell’Eden

Giardino Colonie dell’ Eden – 1 – la ‘forza’ ci portò dal vulcano nel vulcano – la campana battuta era cadente e la stazione priva di battesimo e comunione. – 2 – nella postura della scherma l’astro era cadente in un boccone di fiato – i patti si giocarono a mazzi come un scuola d’agosto dove regna la regina del cuore nella clessidra dell’amore. – 3 – i campanili spenti i dadi in fiamme alle cose d’onore e le frecce nei poligoni d’azzardo di razza – alcune ballerine avevano la roccia della rosa nel cuore ma i gendarmi recitarono lo specchio del cinema muto: ‘ove si reca chi move’. – 4 – le cosacche navi incorniciarono la repubblica di Salò – mancava di tutto in queste crociate: miele vitamine guardie svizzere orfani e orfani stati morti strutto & meringhe l’arco nudo nella sede dell’asso! Pure i concentramenti degli arcobaleni – ‘perche’ non sei con noi?’ … *Perché ero il primo dell’ultima classe*- una sfera nella capanna di giada e ceramica! (Una pausa) – 5 – ora gli sposi invitati a nozze – le fedi gemelle nel parto siamese – la campana è un campanile da faro dove non è richiesto niente poiché non si prevede nulla tranne il polpo nudo sulla barella della sirena: ‘eravamo pochi….’. ‘quanti?’…. ‘una tinta per capelli senza testa’ – (il quarto del primo terzo). – 6 – io sono il cubo io sono il quadrato io sono nel cerchio il triangolo (una pausa) – 7 – cercai nella merda la dentiera filosofale – la mattina era rotta Cassandra operata nella notte d’amore – gli schizzi di sangue arrivarono al/nel cuore dei santi! (Una pausa) – 8 – io sono il cubo io sono il quadrato io sono nel cerchio il triangolo – 9 – Rabbi’ dove dimori? Nelle frecce tricolore il giorno della liberazione dell’anima nell’amore! – 10 – quanti santi amore mio? Chiedilo a napoli dove il sangue di s. Gennaro si versa nella coppa del miracolo la tomba risorta! ———————- (Roma 21 dicembre 2025). Nota dell’autore: la preghiera cristica ha una censura poetica cioè la valenza è valutata nella stessa medesima.

Frammenti di Cinema # 95

di Pasquale Vitagliano

Ci sono anche le colonne sonore non originali. Alcuni film, infatti, sono diventati celebri proprio grazie all’associazione con un particolare pezzo musicale. Ad esempio, Shine (1996) di Scott Hicks, oltre a consacrare Geoffrey Rush nel ruolo del pianista David Helfgott, ha fatto conoscere al pubblico del cinema il terzo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov. Ovvero il Rach 3, il brano che costituirebbe (secondo il film) la prova del fuoco di qualsiasi pianista. Stanley Kubrick ha fatto grande uso della musica classica. Basti pensare a 2001: Odissea nello spazio (1968)  con Johann Strauss Jr. (Sul bel Danubio blu) e Richard Strauss (Così parlò Zarathustra); o a Arancia Meccanica (1971) con Ludwig van Beethoven (l’Inno alla gioia, Nona sinfonia, quarto movimento). In quest’ultimo caso, in particolare, Wendy Carlos realizzò una versione elettronica, uno dei primi usi del sintetizzatore, della Marcia funebre di Purcell, non facendo rimpiangere il mancato coinvolgimento di Ennio Morricone nella produzione. Lo stesso tema lo troviamo come sottofondo nel pezzo portante realizzato da Jonny Greenwood dei Radiohead per il film Una battaglia dopo l’altra (2025) di Paul T. Anderson. In Italia Mediterraneo (1991) di Gabriele Salvatores si affida alla celeberrima aria sulla quarta corda di Bach. Infine, c’è un film che rende omaggio alla musica già nel titolo della versione italiana. Si tratta di Le piace Brahms? (Goodbye Again) del 1961 di Anatole Litvak con Ingrid Bergman e Anthony Perkins.

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Giorgio Stella. Una poesia

(Don Mario) – l’alce nel cappotto il carnevale stretto – l’orsa maggiore del candelabro sul lavandino perché: ‘qui si amaaaaaaaaa!!!!!!’ – Maiakovsky parlando, parlando in giro di ballo! Lontano dai padri del sud l’orologio fa’ cucù – qualsiasi dolore è somma e sottrazione di una divisione netta nel lordo del macello-bello – “Padre dove sono i lacci delle scarpe?” – ‘puoi camminare anche senza lacci’ – la campana grida alla folla il tocco zen dell’ amata notte di nord’ & il cancro non ha più valore nel canto sopravvissuto all’incanto. (Oggi, notte, Giorgio Stella).