La vita senza consapevolezza.

Due cose realizzano la vita: la consapevolezza e la pienezza. 
Si possono vivere grandi emozioni, grandi sensazioni (ancora più epidermiche), ma se non si è consapevoli di ciò che (si) vive, tutto scorre senza lasciare traccia, tutt’al più pallidi ricordi. 
Ciò avviene perfino per le sofferenze.  Nella nostra vita ce ne sono di molte inautentiche. Crediamo di star male per quel motivo, molto spesso banale. Invece l’origine del malessere è di tutt’altra natura.  Le sofferenze inautentiche infatti, sono definite da Carl Gustav Jung, come nevrosi. 
Anche discernere una vera sofferenza, dunque, si può fare soltanto se si è consapevoli di essa.  Di cosa è che la fa scaturire, di cosa e perché (ci) provoca quella reazione.

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Sporcabile Mela

la piccola melaSono appena tornata dalla mia quarta visita a New York. L’ultima volta fu 12 mesi prima della demolizione controllata delle torri gemelle, 16 anni fa. Carlo Giuliani non era ancora morto e dall’allegria dei suoi pochissimi anni pensava a un mondo migliore e possibile ? che non ci fu, quando tutte le bocche vennero tappate dalla Grande Lacerazione che rimise in moto l’economia mondiale con il warfare. E l’altro mondo non fu più possibile e dovette chinare la testa e riporre la coda tra le gambe. Nulla di nuovo poté più essere incisivo, ci accontentammo di obiettivi piccoli, noi che ci avevamo creduto: decrescita home made, riciclo, riuso, attenzione ai consumi, e altri piccoli speranzosi granelli di sabbia che infiliamo nella clessidra del tempo sperando finiscano anche in qualche ingranaggio.
L’ultima volta a New York ? prima di tutto questo e prima di trasferirmi in Svezia dall’Italia ? la City mi era rimasta nel cuore, e mi dicevo che sarebbe stato divertente se la vita mi avesse servito sul piatto della casualità un paio di anni di soggiorno lì, per qualche misterioso percorso. Una finestra di vita a Manhattan, mi immaginavo, per vivere un quotidiano così big shot. Continua a leggere→

LUCA ORLANDINI, “VELLEITÀ DELLA MATERIA”

Conversazione tra Giovanni Agnoloni e Luca Orlandini

OrlandinivelleitaVelleità della materia (Aragno, Torino, 2016, pp. 190, Euro 15) è un testo di Luca Orlandini composto da pensieri brevi, introdotto da due paradossali citazioni d’eccezione; una lunga, pressoché sconosciuta al grande pubblico, di Giorgio Manganelli, nella quarta di copertina:

«Bisogna arrivare a parlare di cultura come si parla della figa: diciamolo chiaro, se la cultura, se il pensare, non è vitale, se non impegna proprio le viscere (e non metaforicamente, perché il pensare è cosa totale come il morire, è un ‘fatto’, un vero e tangibile oggetto), se non ha anche addosso qualcosa di sporco, di fastidioso, di disgustoso, come è di tutto ciò che appartiene ai visceri, se non è tutto questo, non è che vizio, o malattia, o addobbo: cose di cui è bene o anche necessario ed onesto liberarsi (spogliarsi). … I libri non esistono: ma esiste il nostro fare carne di loro. E sono anni che mi affatico a cercare il come, e tra i miei libri me ne sto goffo e prepotente come un orso, e sostanzialmente impotente. Sono afflitto da una vera, continua, maligna impotenza, che riconosco affatto estranea al mio carattere, ma che c’è, come un porro sul naso, o un odore fastidioso di vivande di terz’ordine. È la mia volgarità, una sorta di fisiologicità intellettuale: una cosa vergognosa.»

E una di Giacomo Leopardi (Zib., 1252):

«Nessuno è meno filosofo di chi vorrebbe tutto il mondo filosofo, e filosofica tutta la vita umana, che è quanto dire, che non vi fosse più vita al mondo. E pur questo è il desiderio ec. de’ filosofastri, anzi della maggior parte de’ filosofi presenti e passati.» Continua a leggere→

Il jazz-film: dalla musica al cinema

Perfumo e Michelone
Dialogo fra Guido Michelone ed Elisabetta Perfumo

Guido Michelone presenta il libro Il jazz-film. Rapporti tra cinema e musica afroamericana (Edizioni Arcana, Roma 2016) sabato alle ore 12 presso lo stand della Regione Friuli al Salone del Libro di Torino: con lui saranno Stefano Zenni (docente, musicologo, direttore del Torino Jazz Festival) ed Elisabetta Perfumo (operatrice culturale) che per l’occasione gli ha rivolto in anteprima alcune domande. Continua a leggere→

ALESSANDRA ANGELUCCI, “IL ROVESCIO DELLE LETTERE”

Il rovescio delle lettere, di Alessandra Angelucci – Prefazione di Franco Speroni (Di Felice Edizioni – Fili d’erba, collana d’arte diretta da Alessandra Angelucci)

In copertina: dettaglio dell’opera Il rovescio delle lettere di Fabrizio Sclocchini

Nelle librerie italiane a partire dalla fine di aprile

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La prefazione di Franco Speroni

cop-2b“Cercando di vedere il mare” potrebbe essere un sottotitolo che, da lettore, mi viene in mente per questa serie di interviste di Alessandra Angelucci. Quasi fosse nascosto nel “rovescio delle lettere” – titolo vero del libro – “cercando di vedere il mare” è l’espressione che mi è suggerita dall’articolo su La Grande bellezza di Paolo Sorrentino, in chiusura di questa raccolta.

Mi sembra, infatti, che i “ricordi” finali dedicati, oltre che a Sorrentino, a Ettore Spalletti e a Pippa Bacca, contengano il colore necessario per immergersi nella lettura delle interviste che compongono questo volume. Colore non tanto come elemento suggestivo – retinico – piuttosto come corpo concreto poiché ogni pensiero non può essere disgiunto dal corpo che lo anima. È il corpo, infatti, che anima il pensiero, e non viceversa, in questa serie di incursioni in diversi aspetti della realtà attraverso il filtro, soprattutto, delle arti. Proprio perché corpo, quindi, il colore, a cui alludevo, non è superficie ma sostanza di un sentire che aiuta a percepire lo spirito con il quale l’autrice si è confrontata con i suoi ospiti, nelle interviste scritte come in quelle radiofoniche. Continua a leggere→

L’urlo di Munch

Munch
di Augusto Benemeglio

“La natura è l’opposto dell’arte. Un’opera d’arte proviene direttamente dall’interiorità dell’uomo… La natura è il mezzo, non il fine. Se è necessario raggiungere qualcosa cambiando la natura, bisogna farlo… L’arte è il sangue del cuore umano”.
Sono parole di Edvard Munch, autore de L’urlo, o il grido, tempera su cartone, cm. 83,5 x 66, dipinto nel 1893, che fa parte di quelle opere che l’artista raccolse idealmente in una serie intitolata Fregio della vita, inerente ai temi della vita, dell’amore, delle passioni, della morte, destinati ad assurgere a emblemi del suo immaginario. Continua a leggere→

FRANZ KRAUSPENHAAR, “GRANDI MOMENTI”

Franz Krauspenhaar, Grandi momenti, NEO Edizioni, 2016

Grandi momentiFranz Krauspenhaar è uno dei pochi, sulla scena letteraria italiana, che fa veramente sul serio. Che si misura col limite estremo senza chiudere gli occhi, ma anzi li tiene ben aperti, perfino sbarrati. È uno scrittore viscerale, un autentico artista. Grandi momenti lo dimostra, e non solo perché nasce dalla sua esperienza di vita, l’infarto subito e superato. Altrimenti si ridurrebbe a un romanzo autobiografico, o comunque auto-ispirato. Ma non è così, come non era nel suo pure eccellente romanzo del 2008 Era mio padre (Fazi Editore). Anzi, il valore più autentico di questo suo nuovo cimento letterario sta nell’essere una trasfigurazione del suo vissuto. Krauspenhaar riscrive, variati e potenziati, i contorni della sua stessa esistenza, quasi come il da lui amato pittore irlandese Francis Bacon faceva con i volti che raffigurava. E, così facendo, traccia l’itinerario di un delirio. Continua a leggere→

Il libro proibito di Céline

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di Nicola Vacca

 

Riprovevole, infrequentabile, osceno, oltraggioso, infame, abietto e pornografo: sono solo alcuni degli aggettivi affibbiati al personaggio Céline.  L. F. Céline è lo scrittore perfetto, grande penna, maestro di stile e autore di capolavori. Ha attraversato la storia della letteratura francese e non solo creando con i suoi libri casi letterari. E a  più 50 anni dalla morte la sua scrittura  suscita ancora scomuniche e censure. Ancora oggi  i  suoi pamphlet danno enormemente fastidio. Continua a leggere→

“MIRACOLO A PIOMBINO”, DI GORDIANO LUPI

Recensione di Marino Magliani

PiombinoOgni anno, a fine maggio, quando torno in Italia e rientro nella mia vallata, dopo aver scorrazzato un po’ in giro, alla fiera del libro di Imperia trovo Gordiano Lupi con la sua casa editrice, Il Foglio Letterario, di Piombino. Un miracolo: il libro che Gordiano ha pubblicato quest’anno (perché l’editore è anche autore, per la sua casa e per altre, ed è saggista e traduttore) si intitola proprio Miracolo a Piombino. Ma non lo pubblica il Foglio, bensì Historica. È un libro di circa 180 pagine e contiene alcune foto molto belle. Foto di paesaggi marini, di fauna, di cieli, edifici, spiagge, porti. Miracolo a Piombino potrebbe essere proprio Il Foglio Letterario, dunque. Una piccola casa, dinamica, che ha pubblicato e scoperto parecchi talenti. Che ha scritto pagine importanti sulla Cuba che lui, Lupi, conosce molto bene, avendo tradotto grandi cubani, o giovani dissidenti ed esordienti. Continua a leggere→

La filosofia “ignota” di Ceronetti

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di Nicola Vacca

Il Filosofo Ignoto non rinuncia alla libertà di pungere. Sa che il suo filosofare è necessariamente fuori dalle rotte della filosofia a binari fissi. Per questo si affida alla scrittura folgorante per frammenti, di cui l’aforisma è lo straordinario strumento che fulmina.

Il Filosofo Ignoto, in arte Guido Ceronetti,  si avvale della facoltà di essere irriverente.  Con le sue pugnalate di pensiero specula sulle cose della vita senza mai perdere di vista il sentimento del tragico  e la stanchezza della specie. Continua a leggere→

CRESTOMAZIA 15: Eugenio Montejo, “GLI ALBERI”

GLI ALBERI

Parlano poco gli alberi, si sa.
Passano tutta la vita meditando
e muovendo i loro rami.
Basta guardarli in autunno
quando si riuniscono nei parchi:
soltanto i più vecchi conversano,
quelli che donano le nuvole e gli uccelli,
ma la loro voce si perde tra le foglie
e assai poco percepiamo, quasi niente. Continua a leggere→

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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E se arrestassero la moglie di Cesare?

Ho letto l’intervista di Piercamillo Davigo sul Corriere e non vi ho trovato la frase incriminata: “Tutti i politici sono ladri”. Ho letto altro. Uno, che i politici che rubano sono più pericolosi dei delinquenti. Niente di più vero, atteso che il politico per un cittadino dovrebbe essere un “buon esempio”. Mentre da un ladro non mi aspetto che faccia il poliziotto. Due, che rispetto a “Tangentopoli”, non si ruba di meno, ma i politici che rubano non si vergognano più. Non posso dire se sia assolutamente vera questa frase, ma posso testimoniare che la soglia di riprovazione sociale rispetto al politico “ladro” si è molto abbassata. Diffusione di una illegalità quotidiana e spicciola, da un lato, inefficacia della “punizione” (quando non vera e propria impunità), dall’altro, hanno contribuito ad alimentare questo riflusso di delusione e disincanto nel quale la disonestà di certi politici sguazza. Continua a leggere→

SUL TAMBURO n.16: Marco Balzano, “L’ultimo arrivato”

Marco Balzano, L'ultimo arrivatoMarco Balzano, L’ultimo arrivato, Palermo, Sellerio, 2014

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di Giuseppe Panella

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L’ultimo è sempre lo sconfitto, il vessato, la vittima designata: Ninetto detto pelleossa per la sua magrezza frutto di una fame secolare e apparentemente inestinguibile è il protagonista di un romanzo di formazione che, però, si conclude con una dura sconfitta, non con il compimento della maturità o il successo sociale da parte del personaggio più significativo della storia raccontata.

Il bambino (ha nove anni all’epoca) scappa da San Cono, sperduto paese della provincia di Catania e noto soprattutto per il miracolo officiato dal santo frate che portava questo nome, stabilendosi a Milano presso i parenti del “paesano” Giuvà che dovrebbe fargli da mentore e aiutarlo in questa difficile trasferta. Ma Giuvà non fa molto per lui oltre a rubargli i danari del gruzzolo affidatogli dal padre Rosario e ubriacarsi lasciandolo sempre solo nell’”alveare” (il complesso edilizio popolare dove gli operai di origine meridionale arrivati a Milano finiscono quasi sempre per andare ad abitare). Dopo essersi ripreso i suoi soldi quasi con la forza, Ninetto va a fare il galoppino in bicicletta per una lavanderia dove, seppure molto sfruttato, il lavoro gli procura una qual certa indipendenza economica. Ma ovviamente non potrà bastargli fare le consegne a domicilio della biancheria stirata e strappa – al compimento del quindicesimo anno di età – un posto all’Alfa Romeo di Arese, alla catena di montaggio dove rimarrà per lunghi anni senza cambiare mai prospettiva e dimensione lavorativa. Nel frattempo, Ninetto si è sposato con Maddalena, una ragazza altrettanto giovane e piena di buona volontà: si è sposato quasi clandestinamente al suo paese, è ritornato a Milano e poi ha avuto una bambina, Elisabetta. Quando la ragazza sarà diventata grande, il delirio possessivo nei confronti delle “sue” donne (un atteggiamento che non l’aveva mai abbandonato fin da quando si era sposato) esploderà in un atto di violenza contro Paolo, futuro marito della figlia, da lui sorpreso in un atteggiamento di abbandono amoroso con lei.

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