Parlare di politica?

di Roberto Plevano

La politica. La politica. Mah. Non so da quanti anni evito, sgattaiolando via come un furetto, qualsiasi discussione di e sulla politica. Più o meno dal periodo in cui non ho più visto nulla, nell’offerta politica del mio paese, almeno remotamente congruente con la mia sensibilità, i miei desideri, le mie idee, le mie aspirazioni, le speranze per me e per i miei figli.

Dovessi pensare a un partito, a un raggruppamento a cui affidare il voto, me ne viene in mente solo uno. Eccolo: il Partito della Costituzione Italiana, Costituzione che da sola è un impegnativo programma di governo a breve, medio, lungo periodo. Non c’è davvero bisogno di aggiungere altro. La Costituzione però è stata, senza tema di smentite, la legge più disattesa della storia dell’Italia repubblicana. E questo partito non si può votare, perché non c’è. Ci dovrebbe essere, ma non c’è. Qualcuno dovrebbe fondarlo.
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Cattolici moderati? Oiboh! di Don Paolo FARINELLA

DA MICROMEGA

 

Machiavelli oggi farebbe la figura di una novizia verginella davanti ai marpioni che fingono di essere ciò che non sono per abbindolare consapevolmente i creduloni, in nome della religione, usata come vestito per tutte le stagioni. Essi amano tramare nell’ombra, ma non tanto da restare nascosti, ma quanto basta per farsi riconoscere e fare trapelare l’idea che bisogna votare per«i moderati».

Moderati! Altra parola magica o truffaldina. Non ho mai capito perché i cattolici debbano essere moderati, in nome di quale principio etico, di quale versetto del Vangelo, di quale canone del Diritto Canonico. Guarda caso, i moderati alla fine sono Berlusconi, Formigoni, Buttiglione (quelli cogli «oni» come direbbe Benigni), Casini, Fini, Scajola, cioè tutti quelli che sono corrotti nella spina dorsale, che fanno della morale pubblica uno scempio, che vivono d’intrallazzi e che della democrazia fanno strazio pur di avere il potere che serve a sua volta a corrompere ancora di più per allargare oltre ogni misura la corruzione come strumento di governo, cioè di impero oligarchico. Continua a leggere→

45. Devo solo uscirne

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Ti sei mai sentito invisibile, come non contassi niente, nella vita? Ballano tutti in coppia, avvinghiati come vortici di vento in una sera romantica d’inverno e tu sei là, solo come un cane, in cerca dell’anima gemella, che certamente starà guancia a guancia con qualcuno, mentre tu sei al verde e non puoi nemmeno andarle a dire se gradisce un caffè. Continua a leggere→

44. Cos’è che può

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Solo adesso ti decidi a guardare quello che c’è intorno: una specie di salotto in legno, con sedie-poltrone aerodinamiche su cui potresti addormentarti. I tavolini ellittici contengono tutto l’essenziale: birra, pistacchi, noccioline salate e patatine, un bicchiere d’argento coi tovaglioli di carta e un posacenere. Continua a leggere→

Buffe incomprensioni tra un peperoncino e un piatto di spaghetti

Buffe incomprensioni tra un peperoncino e un piatto di spaghetti

di Isabella Borghese

 

Siamo (anche) ciò che mangiamo e quello che ci inventiamo.

Se fosse un alimento Lei sarebbe una spezia. Ogni volta una differente. Dev’essere per quella dote riconosciutale dagli altri che la spinge, con naturalezza e spontaneità, ad assumere un ruolo differente a seconda delle circostanze. Ed è così che condisce le sue relazioni, con l’arte del rinnovarsi e quella della genuinità.

Se fosse un alimento, L’Altra, consegnerebbe agli spaghetti la sua bellezza, la sua fisicità slanciata e i suoi lunghi capelli castani. Ed è così che addolcisce i suoi legami, con l’armonia.

Le Due in cucina si incontrano in chiacchiere succulente come fossero, Lei con L’Altra, un semplice piatto di spaghetti al peperoncino.

L’amicizia, in fondo, ha bisogno di ingredienti capaci di amalgamarsi e accomodarsi poi con comodità su di un piatto bianco per donarsi con generosità ad altre bocche.

In cucina si nutrono molti legami. E proprio lì gli strofinacci, in genere, sono l’oggetto senza pregio. Non abbelliscono l’ambiente né gli assegnano particolarità, caratteristiche di cui sono fornite le tende che invece dopo la scelta con dedizione vengono appese con cura. Continua a leggere→

Lezioni americane — #2 : la scoperta del comune sulla East Coast

Da UniNomade

di ANNA CURCIO e GIGI ROGGERO

Il 25 aprile il debito studentesco raggiungerà negli Stati Uniti i mille miliardi di dollari. La bolla sta per scoppiare, sostengono molti. Dentro, come in tutte le bolle finanziarie, ci sono le vite di milioni di giovani e precari. Per costoro il debito è una forma di ipoteca permanente sulla costruzione del futuro e di canalizzazione del percorso di studi, ed è al contempo una cambiale realistica, ancorché perversa, per accedere ai bisogni sociali. Occupy Student Debt festeggerà il 25 aprile come giorno della liberazione dal debito, incontrandosi nell’ormai conquistata Union Square per marciare fino a Wall Street. In soli pochi mesi la campagna per la cancellazione del debito studentesco nata da Zuccotti Park può già misurare un primo importante risultato, cioè una breccia nel regime morale del capitalismo finanziario: inizia a incepparsi il dispositivo di individualizzazione e colpevolizzazione del debitore. Continua a leggere→

43. Dietro l’angolo

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Siete arrivati nell’albergo prenotato a Roma, al numero 20 di Rue de Berthollet. Non avete visto niente di simile finora: letti sospesi, luci fluorescenti, praticamente un’astronave o forse una discoteca del futuro. Perché prendere stanze separate? Con una si risparmia, e ormai sapete tutto l’uno dell’altra. Dove sarà Mattea? Con chi starà sfogando la sua rabbia? Continua a leggere→

Lezioni americane — #1 : Occupy May Day

Da UniNomade

di ANNA CURCIO e GIGI ROGGERO

Il Wall Street Journal non ha bisogno di tanti giri di parole per inquadrare la posta in palio della riforma del mercato del lavoro in Italia: abbiamo festeggiato il governo Monti pensando che potesse aprire una nuova epoca, simile a quella del thatcherismo in Inghilterra, e adesso non vorremmo essere costretti a ricrederci osservando le pastoie in cui il progetto è invischiato. Insomma, anche le mediazioni sociali più soft e accomodanti vanno tolte dai piedi. Ecco cosa significa quella credibilità dell’Italia invocata dalla sinistra. Il ringraziamento della comunità internazionale per essersi sbarazzati di Berlusconi è sinistro, non di sinistra. Continua a leggere→

42. Incroci

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da qui

Ti viene da piangere. Volevi fare il medico, curare i corpi e magari anche le anime; ma era troppo difficile ricordare i muscoli, i nervi, imparare – osso per osso, vena per vena, cellula per cellula, – la mappa intricata e piena d’incroci, discese e risalite; non ce l’hai fatta e hai scelto un’altra mappa, le strade che conducono da città a città, o all’interno del reticolo infinito di palazzi ed esercizi commerciali, il negozio di frutta in Avenue du Maine, il rivenditore Horizon di BMW, il riparatore di finestre, il ristorante franco italiano Raffaello, Continua a leggere→

Rimini, c’era una volta la grande pittura

di Mauro Baldrati

La mostra al Castello Malatestiano di Rimini, “daVermeer a Kandinsky”, non ha un vero filo conduttore, né una linea di navigazione temporale, ma è una antologica che copre un periodo di circa cinque secoli, dal ‘500 al ‘900. Però è importante perché offre la possibilità di ammirare quadri di grandi pittori, paesaggi, ritratti, eventi storici. E’ l’arte senza tempo, di fronte alla quale, non senza imbarazzo e inquietudine, riflettiamo su come eravamo, come siamo stati, cosa siamo riusciti a creare, quali vette siamo stati in grado di raggiungere. Continua a leggere→

Verso una vera festa del lavoro

1.       SONO CINQUE MILIONI

Osservando i dati Istat più recenti, apprendiamo che sono cinque milioni in Italia le persone che cercano  un’occupazione, tra inattivi, sottoccupati e disoccupati. Persone, dunque, che hanno perso il lavoro a seguito di un licenziamento o che non l’hanno mai trovato, o che sono alla ricerca  di un’attività che li impegni maggiormente, poiché quella che svolgono è insufficiente. Tutti, ad ogni modo, potenzialmente impiegabili nel processo produttivo. Continua a leggere→

25 aprile 1945. Vedi alla voce Resistenza

“Fin da marzo a Milano era stato costituito un “Comitato insurrezionale” formato da Luigi Longo, Sandro Pertini e Leo Valiani che la mattina del 24 aprile, dopo le prime notizie provenienti da Genova, prese la decisione di dare inizio all’insurrezione nel capoluogo lombardo; la sera dello stesso giorno le brigate SAP diedero inizio ai combattimenti nelle fabbriche della periferia, mentre alcuni reparti garibaldini si avvicinavano da sud e da ovest. Il 25 e il 26 i partigiani fecero notevoli progressi e raggiunsero la cerchia dei Navigli, mentre alcuni reparti fascisti avevano già abbandonato la città. I tedeschi restarono in armi nei loro quartieri, senza combattere secondo gli ordini del generale Wolff; la Brigata Nera Aldo Resega abbandonò le sue posizioni dentro la città, la Guardia Nazionale Repubblicana si sciolse spontaneamente. La Guardia di Finanza si unì agli insorti, mentre la Decima MAS, invece di ripiegare in Valtellina, rimase accasermata e si arrese senza combattere. Il 27 aprile alle ore 17.30 arrivarono per primi in città con poche difficoltà i garibaldini delle brigate dell’Oltrepò Pavese guidate da Italo Pietra “Edoardo” e Luchino Dal Verme “Maino”. Il 28 aprile arrivarono i partigiani delle Brigate Garibaldi della Valsesia di Cino Moscatelli, provenienti a Novara, mentre altri reparti occuparono Busto Arsizio e le strade per la Valtellina su cui in teoria avrebbero dovuto ripiegare gli ultimi reparti della RSI.” Continua a leggere→

Presentazione de “Il mare immobile” di Valentina Ferri (a Firenze)

Firenze, giovedì 26 aprile

ore 20,30

Caffè letterario “Cuculia”, via dei Serragli 3/r e 1/r, Firenze

                                       Presentazione del romanzo Il mare immobile

di Valentina Ferri

(Galaad Edizioni)

Lucca, estate del 1974. Lia ha dieci anni ed è in vacanza al mare con la mamma e le sorelline. Sensibile e irrequieta, dotata di un’intelligenza viva e precoce, Lia ama leggere, scrivere e recitare, le piacciono la musica e gli sceneggiati televisivi. Ma c’è un segreto che non può rivelare a nessuno: da qualche tempo nella sua vita è entrato in scena un uomo che, con le sue attenzioni da adulto, l’ha strappata per sempre al mondo dell’infanzia. Lo sguardo di Lia non rinuncia a misurarsi con la realtà intessuta di segreti e bugie che la circonda, mentre la sua voce si innalza, pagina dopo pagina, al di sopra di ogni paura e sofferenza, entrando nell’anima del lettore per non uscirne più. Come Mila di Codra nella Figlia di Iorio, la tragedia dannunziana che segna per la piccola protagonista una sorta di iniziazione letteraria, Lia paga il fio di colpe non sue; ma il racconto dell’orrore subito lascia intravedere la possibilità di una rinascita. Continua a leggere→

Quale futuro? Il punto sulla fantascienza italiana

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Dario Tonani (da blog.librimondadori.it)

Al Fanta Festival MoHole, lo scorso 31 marzo, a Milano, ho assistito a un interessantissimo panel sul tema Visioni e vapori di un rugginoso futuro, con protagonisti gli scrittori Dario Tonani (una delle voci di maggior spicco della fantascienza italiana) e Giovanni De Matteo (già vincitore del Premio Urania e co-fondatore del movimento connettivista, nonché estensore del suo manifesto), nonché Franco Brambilla, illustratore della celeberrima collana fantascientifica di Mondadori “Urania”. Brillante moderatore dell’incontro, Mario Gazzola, che ha organizzato questo festival ed è lui stesso uno scrittore aderente al Connettivismo (e fondatore del sito posthuman.it). Continua a leggere→

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.94: Elegie per la vita che passa. Carlo Carabba, “Canti dell’abbandono”

Elegie per la vita che passa. Carlo Carabba, Canti dell’abbandono, Milano, Mondadori, 2011

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di Giuseppe Panella*

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“Un giorno sarò morto e intanto vivo” – con questa lucida e terribile affermazione si chiude l’esile ma significativo e pregnante mannello di poesie contenuto in Canti dell’abbandono, opera seconda di Carlo Carabba. Il volumetto è strutturalmente costituito da poche poesie che risultano, tuttavia, tutte dense di prospettive liriche da approfondire, tutte confortate dalla volontà di sondare il mistero della vita e delle sue premesse, tutte fondate su una dimensione pensosa e, nello stesso tempo, coraggiosamente protesa allo sforzo di comprendere e di salvare ciò che resta dopo quello che il poeta definisce il possibile trauma dell’”abbandono”.

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Vivalascuola. Donne e uomini nell’insegnamento

Nella puntata di vivalascuola dedicata all’8 marzo abbiamo parlato della femminilizzazione della scuola. Abbiamo visto che le insegnanti sono circa il 100% nella scuola dell’infanzia, il 95,6% nella scuola primaria, il 76.5% nella media, il 60.3% nella superiore. Questa realtà fa nascere molte domande. Come maestre e maestri vivono nel loro lavoro quotidiano la femminilizzazione della scuola? L’assenza di uno dei due generi in ambito educativo può nuocere ai bambini? Nascono difficoltà quando nel lavoro e nella relazione educativa si trovano a collaborare insegnante uomo e insegnante donna? Abbiamo rivolto queste domande a Donata Glori e Sebastiano Aglieco, di cui qui presentiamo le risposte. Quella che segue è la losro esperienza, ognuno dei lettori può aggiungere la sua. Continua a leggere→

40. La mia storia

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da qui

Non sai cosa ti ha preso: a un certo punto, non ce l’hai fatta più. Fofner ti ha visto alzarti all’improvviso, scostare la sedia e allontanarti come in preda a un raptus. Rimane là, come l’avevi trovato avvicinandoti alla brasserie; man mano che procedi, senti i suoi occhi farsi più piccoli, non hanno più il potere d’inchiodarti alla tua storia, sono due punti persi in lontananza, come una scritta che non riesci a leggere, come un pontile che visto da lontano non sembra più un pontile. Continua a leggere→

39. Rattoppi

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da qui

Le hai aperto la porta come in trance. La mansarda non è più bella, da quando vi ha fatto irruzione con la faccia da Medusa: non vedeva l’ora di pietrificarti, di dar ragione a coloro che le avevano riferito il tradimento, che ti avevano colto mano nella mano insieme con quell’altra. Continua a leggere→