L’anno in cui tutto finirà, l’anno della possibile Fine del Mondo è dunque arrivato.
Della cosa, anche se in maniera e con prospettive differenti mi sono già occupato in altri articoli (qui, qui e qui) e la ragione per cui oggi ne torno brevemente a parlare è chiudere per quanto possibile un cerchio e prepararsi a (soprav)vivere all’interno o all’esterno di quello che seguirà.
Il senso della fine, di cui per secoli ci eravamo quasi dimenticati, e che dall’inizio del Novecento ha lentamente cominciato a rosicchiare la base dei pilastri del Pensiero Occidentale (e del Mondo di cui tale Pensiero credeva d’essere l’unico rappresentante), ha finalmente raggiunto gli alti piani delle torri, dopo aver a lungo bazzicato i bassifondi.
La cosiddetta “profezia del 2012” è oramai risaputa (e qui cito l’Oracolo, ovvero Internet, e una delle sue voci più controverse, ovvero Wikipedia): trattasi della credenza che Continua a leggere
30. Dormire qui
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da qui
– Dove mi stai portando?
– Guardali, come ti trovi?
– Tu sei matto.
E’ una specie di campo con gente strana, a dire poco. Uno è un armadio con la faccia tonda, pelato.
– Si chiama Marius. Non si sa da dove venga. Potrebbe sradicare il tronco di una quercia con un abbraccio solo.
– Pensi di far ridere? Continua a leggere
Come valorizzare un’area col turismo di qualità
DALLA MAREMMA UNA LEZIONE PER LE VALLI APPENNINICHE PIEMONTESI
Articolo di Marco Grassano
da Postpopuli
Lo scorso giugno ho fatto, con la famiglia, un “tour” tra Assisi e la Maremma; in quest’ultima zona, in particolare, ho osservato un modello di “gestione” del turismo che potrebbe funzionare egregiamente anche da noi, se solo lo volessimo davvero adottare. Tutto ruota attorno al valore ambientale dell’area, in Toscana garantito da un parco regionale (come lo sono in provincia di Alessandria, tanto per intenderci, il Parco del Po e dell’Orba o quello delle Capanne di Marcarolo) – ma si potrebbe anche partire da una zona protetta della Rete Natura 2000, quale quella del Monte Antola, magari estendendola alle Terre del Giarolo, che dal punto di vista della biodiversità non hanno nulla da invidiare a molte altre realtà più rinomate (mi pare però che la Comunità Montana abbia deliberato, non molto tempo fa, l’espressione di parere negativo alla creazione di un’area di salvaguardia, voluta dalla Regione… forse per timore di avere le mani legate, o forse in obbedienza all’ormai abusato principio “padroni in casa nostra”, che in una società civile deve invece essere, necessariamente, limitato dal prevalere degli interessi collettivi, a partire dalla tutela del territorio). Continua a leggere
Alfonso Nannariello.
Materie spirituali
Dal 1952 la cacciata dal paradiso è raffigurata alla
Madonna, con l’angelo impietoso, e Adamo ed Eva afflitti.
Alla Madonna la navata centrale aveva motivi laminati
in oro dai quali scendeva nel sensibile di qua l’Irrappresentabile.
Sulla stessa navata erano raffigurate alcune scene
della passione insistentemente sottolineata dalle stazioni della via crucis. Continua a leggere
29. Un cantautore
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da qui
– Come stai?
Perché è così difficile parlarsi, dopo il tradimento? Ma quale tradimento? Fausto: c’è un giorno in cui sono stata importante nei tuoi progetti, nei tuoi sogni? Qual è la chiave del tuo cuore? Non riconosco più la nostra casa: chi ci è stato? Qual è l’ultima donna?
– Come vuoi che stia?
Non piangere Dalia, non dargli soddisfazione più di quanto meriti. Guarda: ha spostato tutto. La tua foto non c’è più. Eppure dicevi di amarmi, staremo sempre insieme. Dov’è finito, tutto? Dov’è finita la mia foto? Continua a leggere
Domenico Starnone, Autobiografia erotica di Aristide Gambia
di Guido Michelone
Occorrono tempo e pazienza per leggere attentamente le 452 pagine di questo nuovo libro di Domenico Starnone, il diciottesimo ufficiale in ventiquattro anni di pubblicazioni tra la narrativa e la saggistica: e anche quest’ultimo è un testo anomalo, a metà fra i due generi, pur con forti tinte autobiografiche come si evince sin dal titolo, che fornisce anche una seconda fondamentale chiave di lettura. Continua a leggere
28. Conchiglie
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da qui
La stanza è piccola, ma fantasiosa. Ester ci sa fare coi gingilli, col colore vivo alle pareti.
– Non devi più vederlo.
Colleziona conchiglie, tutte quelle che trova sulla spiaggia.
– E’ lui che mi cerca: appare all’improvviso nei posti più impensati.
Le conosce per nome: la patella caerulea è una montagna vista dall’alto; le ricorda l’Etna, le lunghe passeggiate con la macchina, tra dossi di lava nera e solida. Continua a leggere
La scrittura vertiginosa di Franco Arminio
di Anna Rotunno
La scrittura di Arminio non è artigianato colto, ma è scrittura ispirata, anche piena di scorie, detriti, schegge, che ingloba in sé come se si trattasse di relitti preziosi della coscienza e dell’inconscio, senza escludere nulla e anzi con meticolosa cura di ciò che altri getterebbero via come scarti. In questo e per questo si tratta di una scrittura in tutto anomala, atipica e soprattutto controcorrente, tanto che si dà atto alle case editrici che hanno pubblicato l’opera di Arminio (Da Laterza a Mondadori) del coraggio dimostrato nel puntare su uno scrittore che distanze siderali separano dall’attuale produzione letteraria italiana. Continua a leggere
Maurizio Manzo, Assistenziali
Ho sempre creduto
che l’orrore avesse un orlo
Erich Fried
*
era in quel modo
davanti a quell’uomo
come cristo davanti
alla sua verità
che pareva non credere
ai gesti e al suono
alla bava asciugata sulle
sue braccia
mentre strappavano via come
cose tenute strette
erette più in alto che poteva
ogni sua arteria che gridava
divagando ogni dubbio pietoso
un dubbio che roccia respinge
ingegno precluso
eluso
dolore sapore candore.
La luce folta
rendeva narici palati
alati
scortesi protesi orticanti
cantilena tra moccio
e lacrima
rimasugli d’umano destino.
27. La tua vita
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da qui
– Cos’è?
– Un quaderno.
– L’avevo capito. Che c’è scritto?
– Un romanzo.
– Sei uno strano mendicante, Giorgio.
– Sotto i portici c’è tanto tempo.
– Di che parla?
– Di una donna che cerca l’amore. Continua a leggere
l’età degli alcolisti
Una nota di un mio amico uscita su fb mi riporta alla nostra gioventù alcolista. bere è obbligatorio, come pare obbligatorio trascurare il padre, considerarlo poco più che un bancomat. non amo i ragazzi ligi e conformisti, ma basta vedere una festa per i 18 anni per capire che stanno completamente fuori strada. aprire dieci birre e berne cinque, solo perché è tutto gratis, è veramente uno spettacolo… indegno. più che l’ebbrezza sembra che questi ragazzi sembrano volere togliere ogni sacralità all’esistenza. so che non sono tutti così, ma è ora di finirla con la complicità con questo andazzo. beaudelaire, poeta dell’ebbrezza, diceva che tutto sommato lavorare è meno noioso che divertirsi. e si può lavorare anche da disoccupati, imparando a fare qualcosa, leggendo un libro, aiutando qualcuno, etc…
Buon 2012!
Ognuno vede a modo suo
l’augurio di nuovo anno.
Indelicato per alcuni
per i dolori patiti.
Una banalità da evitare
per altri.
O da accettare perché così si fa
cortesia che non costa niente. Continua a leggere
26. Domani
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da qui
Come ho fatto ad arrivare fin qui? Non ho mai messo piede in uno stadio. Tutte queste luci, questi suoni; e lui: quando uscirà? Vedrò i suoi riccioli castani? Mi sento sola, in mezzo a questa gente. Se mi prendesse il panico, dove potrei fuggire? Sento puzza di fumo: non è vietato? Saranno sigarette? La testa mi gira. Suonami la tua canzone, è l’unico modo per uscirne, non ci sono altri posti dove andare. Continua a leggere
L’onore dei Kéita di Moussa Konaté: un afro-noir
Mi è stato chiesto di leggere un libro e io l’ho letto, incuriosita perchè mi è stato presentato come un noir africano. Un afro-noir, per dire; insomma, un nero che più nero non si può. Imperdibile.
Ho cominciato ad amare l’Africa, letterariamente parlando, quand’ero più giovane, grazie a Wilbur Smith e ai suoi incredibili romanzi, ma al di fuori di Smith non avevo avuto modo di leggere altro. Questa è stata l’occasione.
Il libro che mi hanno suggerito si intitola L’onore dei Kéita, di Moussa Konaté, pubblicato da Del Vecchio. Il nome dell’autore, il titolo e perfino la copertina parlano subito di Africa, perciò mi sono sentita molto bendisposta. Del resto ho una predilezione, una delle tante, per la letteratura straniera, quando per straniero s’intende qualcosa di molto lontano e diverso. Cinese, giapponese, finlandese, russa, israeliana… tanto per capirci. Continua a leggere
L’augurio a Dio e all’anno che scocca
Di Meth Sambiase e Nabil Nada
Ogni poesia ha una storia, ogni storia genera una poesia. La storia personale di ciascuno di noi sembra essere un polittico pieno di storia, ma che si apre solo nelle occasioni, nelle feste, i giorni normali. Invece, spesso vanno scordati e seppelliti nel cimitero della nostra memoria; benché questi giorni siano la vera essenza della nostra biografia personale e culturale.
Questa poesia è scritta da Nabil Nada dal Sud del Mediterraneo e Meth Sambiase dal Nord dello stesso mare; due poeti appartenenti a due culture e a due formazioni intellettuali diverse ma che condividono la stessa lingua e l’amore per la poesia, vuole essere un augurio di fine anno con una riflessione molto acuta, non soltanto sull’anno che sta per andare via, ma anche sul nostro secolo, ciascuno dal proprio punto di vista.
Sarà la qualità dell’Uno di ascoltare il diverso Altro quello che continuerà la pacifica quotidianità di una comunità eterogenea di cui (anche) si arricchisce la goccia d’inchiostro che scrive del suo mondo umano. Continua a leggere
Luca Toni sogna ancora di pecore elettriche?
Luca Toni è distante lo spazio di un saluto, tra me e lui solo la prima fila di poltroncine, le transenne di vetro, lo steward fosforescente voltato verso gli spalti e la linea di bordo campo su cui saltella per riscaldarsi. Luca Toni si volta verso la tribuna mentre fa lo stretching, allunga la gamba destra sopra un tabellone ed alza gli occhi verso di me.
In realtà non proprio verso di me, ma verso il brizzolato della fila di sotto, che lo sta chiamando con le mani a megafono. Magari anche lui sarà entrato gratis in tribuna, come ho fatto io, grazie a uno sponsor che regala i biglietti per le partite di Coppa Italia, quelle che non contano niente e non riempiono manco questo nuovo stadio. Eppure il brizzolato sembra crederci nella partita, forse più dei giocatori, e chiama Toni a gran voce, gli urla ma quando entri.
Luca Toni uscito a far riscaldamento alla fine di una partita inutile sorride ugualmente felice verso il tifoso, alza la mano in segno di saluto, solleva un pochino le spalle, lo sguardo come a dire chissà. E’ lo stesso giocatore che ha alzato la Coppa del Mondo, che ha spaccato i polmoni dei tifosi negli stadi più grandi d’Europa, che ha negoziato ricchi contratti con plusvalenza di supermodel. Che ora esce a scaldarsi a cinque minuti dalla fine di una partita che non conta niente. Che resta in contatto con il suo agente per sapere se c’è ancora qualche squadra che lo cerca. Che saluta il tifoso osservando la sua pancia, chiedendosi se anche lui stempierà, brizzolerà, ingrasserà, magari rosicchiando un posto in un salotto televisivo, come tanti altri ex. Ancora un piccolo spazio sotto un riflettore, prima del buio.
La partita inutile è finita, Luca Toni è scomparso negli spogliatoi senza giocare manco un minuto. La pecora elettrica di scendere in campo rimandata a chissà quando. Continua a leggere
25. Trasparente
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da qui
– Buongiorno.
La schiuma avanza come nella macchinetta del caffè. C’è vento.
– Mi verrà un infarto, prima o poi.
La spiaggia è liscia: ogni tanto affiora un ciottolo, un pezzo di legno, una bottiglia.
– Faccio così paura? Continua a leggere
Una poesia per finire il 2011
FINE D’ANNO
Non è l’inezia simbolica
di sostituire un tre a un due
né la metafora banale che convoca
un tempo che si spegne e uno che nasce
né il compiersi di un processo astronomico
a scuotere e scavare
l’altopiano di questa notte
e a costringerci all’attesa
dei dodici rintocchi irreparabili.
L’autentica ragione
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore di fronte al miracolo
che nonostante le infinite sorti,
che nonostante siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
qualcosa in noi perduri,
immobile.
Jorge Luis Borges, Fervore di Buenos Aires
Se sei felice
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da qui
Quando c’eri, Mario, mi domandavo
come sarebbe stato
il giorno che sarei rimasto solo:
un pugno nello stomaco, credevo
che sarei morto anch’io,
ancora non sapevo
che amare è morire, che in fondo al cuore
c’è una luce nascosta in una tomba
e che solo scendendo fino in fondo,
esalando quell’ultimo respiro
nascosto in ogni battito del dare,
ancora non sapevo
che il lampo che ora vedo in questa foto,
l’illusione di averti qui per sempre
era la profezia di chi sa già
che all’alba arriva uno che ti dice
chi cerchi, perché piangi non è qui,
non vedi che ti sta aspettando ancora
non senti che ti chiama dalla porta
del cuore? Dimmelo, se sei felice.
24. Basta
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da qui
Andare non andare. Essere, non essere. Non starò esagerando? Da quando Arturo è entrato nel mio mondo – entrato? -, non ho pace. Non riesco a pensare a nulla che non diventi pagina, riga nera che porterà chissà quali sorprese. Devo averlo, la vita non avrebbe senso se dovessi perderlo – perderlo? Basta, ho deciso: vado. Continua a leggere






