Una volta c’erano migranti, esuli, fuggiaschi. Le tre categorie erano distinte e per lo più si muovevano lungo rotte e su navi diverse, o diverso era almeno il loro modo di muoversi.
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35. La pietra
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da qui
– Non ci posso, credere, mi hai portata qui!
– Ti porto dove vuoi.
– Sembra un sogno.
– Chi decide qual è il sogno e quale la realtà?
– Non è pericoloso?
– Cosa?
– Perdersi nei sogni.
– Chi ha detto che nei sogni ci si perde? Continua a leggere
La morte di don Verzé, il mistero e la brutta figura degli uomini intelligenti, di Andrea Sartori
Il sipario calato sulla vicenda terrena di don Luigi Verzè, proprio nei giorni in cui il San Raffaele – con le sue finanze disastrate – andava all’asta, sta proiettando il faro dell’opinione pubblica e degli accertamenti giudiziari su quarant’anni di storia milanese. Una storia a dire il vero da sempre sotto gli occhi di tutti, eppure impermeabile alla vista. Anche a quella di chi – insospettabile e in buona fede, come Massimo Cacciari – ha magnificato, nel corso degli anni, la visionarietà del sacerdote-manager, la crucialità della sua posizione imprenditoriale e intellettuale nel panorama delle iniziative di sviluppo a favore del Paese e delle sue eccellenze.
Marco Travaglio, il giorno dopo i funerali, ha ripercorso sul Fatto Quotidiano le tappe dell’ascesa e delle cadute (plurali) di don Verzè, dagli affari immobiliari con Silvio Berlusconi agli albori di Milano 2, alle condanne per tangenti e abusi edilizi – in parte annullate dalla santa prescrizione –, dalle amicizie politiche come quella con l’immancabile Bettino Craxi – a lungo terminus ad quem irrinunciabile per qualunque oliaggio della macchina amministrativa pubblica –, alle speculazioni rapinose su due opere d’arte, finendo con l’abbraccio solidale elargito al pragmatismo illuminato dalla fede di Roberto Formigoni, ras indiscusso della Regione Lombardia e delle sue opere di bene nell’era berlusconiana.
E siamo all’oggi, con i suoi “sorprendenti” buchi di bilancio. Don Verzè, in mezzo a tanto rigoglio di idee e progetti, era solito dire che i soldi non sono mai il problema: chissà perché, allora, sono spesso in cima ai pensieri e alle preoccupazioni delle persone comuni, non appena si propongono di fare qualcosa, non solo di pensarla. Continua a leggere
Vivalascuola. Insegnare al principe di Danimarca

Auguri! “Che siamo degni della disperata speranza. Che possiamo avere il coraggio di stare da soli e l’audacia di arrischiarci a stare insieme, perché a nulla serve un dente fuori dalla bocca o un dito fuori dalla mano. Che possiamo essere disobbedienti, ogni volta che riceviamo ordini che umiliano la nostra coscienza o violano il nostro comune sentire. Che possiamo essere tanto fiduciosi da continuare a credere, contro ogni evidenza, che la condizione umana vale la pena, perché siamo stati mal fatti, però non siamo finiti. Che possiamo essere capaci di continuare a camminare i cammini del vento, nonostante le cadute e i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, più in là di noi, e quando ci dice addio, sta dicendo: ci vediamo. Che possiamo mantenere viva la certezza che è possibile essere concittadini e contemporanei di tutto ciò che vive animato dalla volontà di giustizia e dalla volontà di bellezza, nasca da dovunque nasca e viva ovunque viva, perché non hanno frontiere né le mappe dell’anima né quelle del tempo”. (Eduardo Galeano)
Amleto in periferia ovvero l’ultima “Chance“
di Marcello Benfante
Non scambiamolo, per piacere, con uno dei mille inutili libri sulla scuola che ormai infestano il mercato editoriale, questo intenso e appassionato Insegnare al principe di Danimarca (Sellerio) di Carla Melazzini. Continua a leggere
Leonardo Masi, la chitarra e l’armonia delle vibrazioni
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Leonardo Masi è un chitarrista classico fiorentino, oltre che uno studioso di Letteratura Polacca. Insegna Storia ed Estetica della Musica a Varsavia presso la Uniwersytet Kardyna?a Stefana Wyszy?skiego.
—
– In occasione del tuo ultimo concerto fiorentino, nell’ambito della rassegna dedicata ad Alvaro Company (novembre 2011), hai presentato un repertorio molto “meditativo”, ispirato alla notte. Perché questa scelta?
All’interno dei programmi che propongo mi piace tracciare un percorso che sia stimolante, almeno per me. Per il programma notturno il concept è nato dall’unione della voglia di rendere un omaggio al maestro Company e da quella di riprendere il Nocturnal di Britten, un brano che non suonavo da diversi anni. Per l’appunto i brani di Company che avevo in repertorio erano un Notturno e la Barcarola per una culla. E poi c’era il pezzo di Carlo Prosperi per chitarra e violino intitolato In nocte e dedicato proprio a Company: dunque avevo già quattro brani ispirati alla notte. C’è da dire che la chitarra è uno strumento “notturno” di per sé, quindi non è difficile trovare brani con simili atmosfere nel repertorio. Su questa base, ho però voluto inserire un elemento di simmetria che ora ti spiego. Continua a leggere
34. Felici
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da qui
– Sei sicuro che non venga?
– Fidati, mi sono informato.
– Non mi ha mai interessato questo posto.
– E’ istruttivo, però.
– Non pensavo ci fossero tutte queste stanze.
– Mi sono presentato come un editore.
– Ne sai una più del diavolo.
– Noi abbiamo una carta in più del diavolo. Continua a leggere
Solo per un caso della vita
di Elisabetta Bordieri
“Allora è pronto?”
“Beh, pronto è una parola grossa, diciamo che sono qui”
“Se non vuole possiamo lasciar perdere”
“Non crede che sia un po’ troppo tardi?”
“No, credo che, se non vuole, è ancora in tempo per ripensarci e tornare indietro”
“Ascolti, cerco solo di andarci un po’ cauto. Sarà pure normale no?”
“Cauto?”
“Ho accettato questo suo invito solo perchè il più delle volte sono una persona che agisce d’istinto e la sua telefonata mi è sembrata, come dire?, garbata” Continua a leggere
Pensare lentamente, agire velocemente
Di Gianluca Bonazzi
Questo principio intende porre all’attenzione dei lettori una riflessione sul valore del tempo.
Riprende un principio simile che diverse volte si è sentito riportare quando si parla di multietnicità e villaggio globale: AGIRE LOCALMENTE, PENSARE GLOBALMENTE.
Questo si muove nello spazio, l’altro nel tempo.
L’incrocio di tempo e spazio porta armonia indispensabile per la vita di una persona.
Immaginarie rette perpendicolari che formano il qui e ora di antica memoria latina, il cosiddetto Carpe Diem.
Ogni tempo in un spazio e viceversa è unico, e mai più si ripeterà, per sempre.
Quanto accaduto un attimo fa nella vita di ognuno di noi non si ripeterà più. Continua a leggere
Cristina Bove, Testi.
Cartografica
Ho incontrato una storia di mattini stirati
una di quelle raccontate a gesti
che sembrano aquiloni sfaccendati
a raccontarla si vien giù dal sonno
e ci si aggrappa alla periferia del letto
ore trascorse in metamorfosi
come un ragno crociato punto rosso
palpi a tastare l’aria, appena smossi
scrive di brezze colorate
di pupille che sfoggiano di mare
velature di verde e di turchino
e fiordi antichi – cattedrali a strapiombo –
precipitate lungo le scogliere
si scorgono emisferiche parziali
le singolarità
dell’ente e dell’avente
fuse nel viaggio astrale
oltre l’esigua conoscenza errante.
***
Giorgio CAPRONI (Livorno 7 gennaio 1912 – 22 gennaio 1990)
Lasciate senza nome, senza
data, la pietra bianca
che un giorno mi coprirà.
col sole, prenderà
(forse) il colore delle mie ossa
sarà,
nella sua cornice nera
la mia faccia, vera.
Preghiera
Anima mia, leggera
và a Livorno, ti prego.
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fà un giro; e, se n’hai il tempo,
perlustra e scruta, e scrivi
se per caso Anna Picchi
è ancora viva tra i vivi.
Proprio quest’oggi torno,
deluso, da Livorno.
Ma tu, tanto più netta
di me, la camicetta
ricorderai, e il rubino
di sangue, sul serpentino
d’oro che lei portava
sul petto, dove s’appannava.
Anima mia, sii brava
e và in cerca di lei.
Tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada Continua a leggere
33. Qualcosa da scrivere
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da qui
Come ho fatto ad accettare di dormire qui? Da un momento all’altro può succedere qualcosa. Sento rumori: che faranno a quest’ora? Bevono, preparano colpi? Chi è l’uomo che s’inventa sempre qualcosa per complicare la vita alle persone? Questa tenda puzza, chissà chi ci ha dormito. Non prenderò sonno neanche con il Tavor. Odio la violenza: l’armadio pelato mette ansia, ma anche gli altri non scherzano. Continua a leggere
Il Nobel negato a Tolkien
di Luigia Sorrentino
da Poesia
“Prosa di seconda categoria”: con questa motivazione fu negato il Premio Nobel per la Letteratura allo scrittore britannico John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973), i cui libri “Il Signore degli Anelli” (The Lord of the Rings) e “Lo Hobbit” sono considerati da tempo capolavori del genere fantasy, venduti in decine di milioni di copie e portati al cinema con una trilogia kolossal dal regista neozelandese Peter Jackson.
Documenti inediti, recentemente declassificati dall’Accademia Svedese, rivelano i parere dei membri del comitato Nobel per l’anno 1961 quando decisero di ignorare grandi scrittori come Lawrence Durrell, Robert Frost, Edward Morgan Forster, Graham Greene, Alberto Moravia e Tolkien stesso, ritenendoli non meritevoli del prestigioso riconoscimento, per premiare infine lo scrittore jugoslavo Ivo Andric. Continua a leggere
Intervista ad Angelo Ricci
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Angelo Ricci è un avvocato pavese che scrive per diletto, con un’ottima penna. Promotore di eventi letterari nella sua città, è autore di Notte di nebbia in pianura (ed. Manni) e ha partecipato all’antologia Nero Lombardia (ed. Perrone Lab). È da poco uscito, per la casa editrice digitale Errant Editions, L’ossessione per le parole, un suo libro che esplora i meandri e le sottili connessioni tra letteratura, cinema, musica e internet. Il suo blog si chiama anch’esso “Notte di nebbia in pianura“.
—
– Parlaci della tua attività di scrittore, dei tuoi modelli e del significato di quest’ultima opera.
Cerco di guardare alla mia attività di scrittore con molto distacco, al punto che non credo nemmeno di esserlo. “Scrittore” è parola che evoca esotismi e avventure mitiche nonché appartenenze a consorterie letterarie. Per quanto mi concerne rifuggo sia dagli esotismi che dai miti e soprattutto dalle consorterie letterarie, siano esse cartacee o digitali.
Per quanto riguarda i modelli letterari ne ho avuti certamente, almeno fino a qualche anno fa. E sarei stato anche in grado di citarli. Oggi vedo la letteratura come un mare. Ogni tanto lo guardo e scorgo all’orizzonte il profilo di qualche nave lontana e quella nave batte la bandiera di qualche autore russo o francese dell’Ottocento.
Non ho alcuna remora nel definire L’ossessione per le parole come un gioco. Credo nella letteratura come gioco. Mi piace giocare mischiando autori, generi, musica e cinema, creando collegamenti e cercando punti di contatto. L’ossessione per le parole è un libro fatto di libri, di autori, di svisamenti, di interpretazioni anche scellerate. E in quella scelleratezza, da cane sciolto quale sono, mi ci sono trovato benissimo. Continua a leggere
io sostengo la proposta di assegnare i benefici della “legge Bacchelli” a Pierluigi Cappello
“Elementare”
E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare
Pierluigi Cappello è uno dei più grandi poeti italiani. Vive a Tricesimo, in provincia di Udine, affrontando con serena determinazione gli impedimenti ed i dolori causati da un antico incidente, che gli ha tolto l’uso delle gambe. A questi si sono aggiunti, di recente, nuovi dolori ed impedimenti.
Pierluigi Cappello vive con poco.
C’è una legge di civiltà, in Italia, detta comunemente “Legge Bacchelli”, che prevede la possibilità che figure di rilievo nell’arte e nella cultura, che si trovino in difficoltà, ricevano un vitalizio che le aiuti ad avere una vita meno gravosa. Ora, la Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia ha fatto proprio un ordine del giorno per sostenere l’assegnazione dei benefici della Legge Bacchelli a Pierluigi Cappello.
Noi sosteniamo questa iniziativa, con le parole di un amico di Pierluigi, Alberto Garlini:
“Chi lo conosce, chi lo ha sentito almeno una volta leggere i suoi versi, chi ha letto i suoi libri, sa che Pierluigi non lavora solo per se stesso, sa che i versi che costruisce con forza artigiana, la precisione cristallina del gesto, l’estrema e fragile bellezza che ci dona, riguardano non solo lui ma tutti noi. Pierluigi, grazie alla sua ascesi, al coraggio con cui ha affrontato la scelta della poesia vista come totalità, sta creando un immaginario condiviso, un innalzamento di coscienza e di prospettive per una intera comunità. Ci dà la possibilità di riconoscerci in qualcosa di più bello e di più alto, regala le esatte parole che un domani saranno la sostanza del nostro ricordo, ciò che ci permetterà di essere noi stessi e di tramandare un insegnamento ai nostri figli.”
32. Dimmelo
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da qui
– E’ solo per farti piacere.
– Ti ringrazio, Fausto.
– Ma non aspettarti chissà cosa.
– Solo i morti non si aspettano più nulla.
– Gli stadi non mi piacciono.
– Neanche a me piacevano. Lasciati portare. Continua a leggere
Maria Pia Quintavalla, Testi
Ritratto in piedi
parlato a mio padre vestito da respirante, sussurrante
albero che parla (e che mi ama), cime alla luce
occhi luminosi ogni tanto esso è qui, davanti
sta dicendo precise cose. Respira. Commenta (mi
rimprovera anche, mi contraddice).
Di pomeriggio lo vedo bene che il sole fa luce,
di passaggio di nascosto che fa luce – e
me li porto con me per digiunare gli occhi,
per le scale per le strade, poi divento normale
sottile netta, e bianca
***
Giorgio Conte, Un trattore arancio
di Guido Michelone
Giorgio Conte, astigiano, settantenne, è molto noto quale autore di canzoni per altri (Mina, Celentano, la Vanoni, Milva, Patty Pravo) e per sé, emulando o forse superando n bravura persino il fratello Paolo, ormai internazionalmente riconosciuto come lo chansonnier italico per eccellenza. Ma a ben vedere proprio i brani arguti, ironici, grotteschi del folksinger piemontese secondogenito, un po’ alla George Brassens, rivelano una vis narrativa fortissima, che da qualche tempo si estrinseca pure nella fiction letteraria con un libro di racconti (Sfogliar verze, per Excelsior 19881, Milano 2007), con tanti volumetti allegati ai suoi notevoli CD e ora con un testo che in copertina, sotto il titolo, si fregia dell’ambiziosa dicitura di romanzo. Continua a leggere
31. Il litorale
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da qui
– Perché vicino a te mi sento meglio?
La casa è sempre quella: originale, fantasiosa. Oggetti sparsi come segni, o ricordi, o chissà cosa.
– Parlami degli ultimi giorni.
I colori contano: è dare un tono alla vita, decidere se sarà triste o allegra, perché la scelta è nostra; a chi si può impedire di sorridere? Continua a leggere
STORIA CONTEMPORANEA n.90: Rinascita e morte di un mito. Alberto Cola, “Lazarus”
Rinascita e morte di un mito. Alberto Cola, Lazarus, Milano, Mondadori (Urania 1565), 2010
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di Giuseppe Panella*
Con questo romanzo Alberto Cola ha vinto il Premio Urania per il 2009, dimostrando di essere diventato un narratore di razza rispetto ad altre sue prove precedenti pur rilevanti e di qualità (ricordo, tra tutte le sue prove narrative, il Goliath che anni addietro, nel 2003, fu pubblicato da un’esangue casa editrice che pur voleva stampare dei Solid Books).
Lazarus è ambientato nel futuro temporalmente indeterminato di un Giappone devastato e avvilito, proprietà di multinazionali avide e indifferenti ai vecchi valori spirituali del Paese.
Gabriel, un Mistico (una persona che risulta dotata di poteri particolari che la mettono in grado di uccidere o di paralizzare con il solo pensiero) che vive con una studentessa non vedente di nome Miko (e che risulterà anch’essa alla fine avere le sue stesse potenzialità) viene incaricato di ritrovare Yukio Mishima redivivo che è sparito dal luogo dove avrebbe dovuto trovarsi. Grazie a tecniche pioneristiche di rigenerazione dei tessuti muscolari e cerebrali, è, infatti, possibile ormai far risorgere i morti e riportarli in vita (l’unica condizione è che i neo-vivi si sottopongano a cure particolari che ne permettano la nuova esistenza, altrimenti il corpo che li sostiene si disfa e si avvia a una rapida distruzione). Il padre del Progetto Lazarus, il biochimico Kao Yee, ricostruisce così la genesi e lo sviluppo della sua portentosa scoperta:
La prima antologia del calcio astrale
È in uscita l’opera prima della nuova casa editrice Cletus Production: La prima Antologia del calcio astrale, un ebook (la prefazione è di Enrico Vaime) di racconti scritti da una fra le più valide leve di scrittori italiani (Cletus Alfonsetti, Stefano Amato, Martino Baldi, Marco Candida, Marco Crestani, Samuele Galassi, Franz Krauspenhaar, Antonio La Malfa, Héctor Genta, Giuseppe Manfridi, Mauro Mirci, Gianni Montieri, Mario Pischedda, Paola Ragnoli, Ezio Tarantino, Rocco Traisci). Segue la prefazione.







