“La musica della neve”, di Davide Sapienza

Recensione di Giovanni Agnoloni

Davide Sapienza

La musica della neve – Piccole variazioni sulla materia bianca

Ediciclo, 2011

Una delle cose più difficili, anche per i saggi, è spiegare che cosa sia l’essenza delle cose. Anthony De Mello ha parlato di questo in un suo libro con riferimento al verde. Possiamo dire che cosa è verde (un prato, un indumento, per esempio), ma definire il verde in sé è impresa ben più ardua, che comporta l’addentrarsi in un territori fatti di puro intuito e pura percezione, non mediata dalla razionalità.
Sono questi gli spazi che Davide Sapienza ha esplorati in La musica della neve – Piccole variazioni sulla materia bianca, opera uscita per la collana di Ediciclo “Piccola filosofia di viaggio”, in cui lo scrittore, viaggiatore ed esperto di musica unisce le sue tre grandi vocazioni per calarsi nello spirito del bianco e di quella materia sempre mutevole e mai prevedibile che più di ogni altra cosa lo rappresenta e lo esprime. Continua a leggere→

41. In che senso

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=SompCfjpF5o&feature=related]

da qui

– Ho poco tempo.
– Lo so.
– Sai anche qual è il prossimo passo?
– Trovare uno scrittore di valore.
– Pensi sia possibile?
– Chiedo a mio fratello.
Il pub è una tana ben protetta: i marchi delle birre sono icone di santi scaduti, ai quali ci si rivolge in casi estremi. Dalia non sa se dirglielo o non dirglielo. Come la prenderebbe? Ma deve sapere. Continua a leggere→

chiunque cerca chiunque

francesco è per me più di un amico
è stato la mia ombra in giornate di pioggia e compagno di risate in giorni pieni di sole
mi ha fatto diventare personaggio di un racconto
mi ha dato nuova linfa per le lettere e abbiamo parlato della poesia come con nessuno mai
e con lui ho in comune un grande amore per la stessa città: Parigi Continua a leggere→

40. Guarda

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=5AGZuqB1rJk&feature=related]

da qui

Cos’hai provato, quando sei salita sulla sedia?
Non ti era mai capitato di vedere le cose da un punto di vista alternativo.
Insomma, di’, cos’hai provato?
Giorgio, sei matto, perché dovrei salirci? Pensaci, cambiano le immagini, la coscienza di sé.
Che idee, si sente che dormi sotto i portici. Sali, non farti domande, dev’esserci un momento in cui il passato è passato: se potessi ricominciare, quali cose rifaresti e quali no? Continua a leggere→

“L’Eretista”, o il paradosso della veste bianca

di Giulio Viano 

“Come si cattura un ermellino?”

Calanca dell’Isola Ichnusa: avvolta da un’ondata di trisillabi, ha inizio la risposta. Però, prima di tutto: risposta a quale faccia di questo stranissimo oggetto vestito di carta?

E così, con precisione geologica, iniziano gli strati da scoprire: “Come si rende prigioniero il bianco?” è anche, per simmetria, chiave per dirci e chiederci: “Come purezza riesce a non morire?”

Continua a leggere→

39. Cioè?

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=TgahM0hybGQ&feature=related]

da qui

– C’eri mai venuto, Marius?
– No.
– E perché proprio qui?
– Certe volte si va a fiuto.
– Quando?
– Praticamente sempre.
Una serie di ponti e grattacieli: il colore dominante sembra il grigio – magari non è vero. Arturo è quello dei dettagli; farebbe le pulci persino ai marciapiedi per cogliere differenze e affinità, capire il mondo da particolari in apparenza senza senso. Continua a leggere→

Lo “Zibaldone” di Marco Palladini

Marco Palladini, Chi disturba i manovratori? Zibaldone incerto di inizio millennio 2000-2010, Editrice Zona, Arezzo 2011.

_____________________________

di Antonino Contiliano

Se i manovratori fanno sapere che sono disturbati, allora vuol dire che c’è qualcuno che si accorge che la guida della macchina che contratta o contrabbanda il consorzio dei rapporti umani e la polis non è a posto. E la macchina è l’ingranaggio degli affari multilaterali del mondo.

Sono i fatti messi in opera dagli uomini di buona volontà e dis-messi dalla concordia-discordia, e naturalizzata da quanti a ciò spinti da interessi di parte: si vuole la pace e scatta la guerra; si predica l’amore e l’odio apre i suoi centri commerciali dappertutto; si vuole ricchi e felici tutti e i pochi spuntano come i soli eletti del destino.

Sono i fili del telaio linguistico-simbolico o culturale che, impiegati per connetterli, giustificarli, giustificarsi, o ergersi a maestri e giudici (giudici che emettono sentenze, sentenze di morte e si sottraggono però al giudizio stesso), non danno con-vincente il valore di scambio delle relazioni asimmetriche tra sé e gli altri nell’ordine politico-sociale.

Continua a leggere→

Il muro

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=JS19RL6snaA&feature=youtu.be]

da qui

Mi hai riportato il sole, stamattina.
C’è posto, stranamente, in questo inverno
che sembra cancellare ogni rumore
salvo il trillo del passero
o lo stridere della sega elettrica
dietro i cipressi e i pini,
le voci dialettali dei passanti
e lo sbattere sordo di portiere.
Non c’è un’imbarcazione in mezzo al mare;
anzi, vedo una lancia:
spunta dal nulla dentro la foschia,
avanza lentamente, come avesse
tutto il tempo del mondo,
come se in quel limite insicuro
fra cielo e terra e acqua si potesse
trovare il modo d’incontrarsi ancora,
di darsi un bacio che oltrepassi il muro.

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.87: Elegie per il Sud. Antonio La Penna, … qui vidi ridere nel cielo le Ninfe eterne…. “Poesie irpine e altri versi”

Elegie per il Sud. Antonio La Penna, … qui vidi ridere nel cielo le Ninfe eterne…. Poesie irpine e altri versi, a cura di Paolo Saggese, Grottaminarda (AV), Delta 3 Edizioni, 2010

_____________________________

di Giuseppe Panella*

«Oscata 1. Anche gli olmi sono secchi, ischeletriti, / mentre primavera d’intorno / finalmente prorompe. E’ un’infanzia che affonda / nell’erba umida di questa primavera tardiva, / forse una vita. // Il progresso è arrivato anche qui / con automobili, case imbiancate, / con blue jeans e provocanti seni, / con cartelloni logori piantati / sui letamai. // Non ero nato per questo. / Predicavo progresso. Ero incapace / di spostare un fuscello; ero incapace / di godere i frutti / della nuova era. // Come se fossimo nati / per segnare destini, per una vita degna / di biografia, non per la cieca marcia / ripetitiva / delle formiche! Meglio di me / lo sanno da sempre i vecchi rannicchiati, / sonnecchianti al sole. // Eppure io qui / vidi ridere nel cielo le Ninfe eterne, / rifiorire le primavere / dei patriarchi, alzarsi cupole / di eguaglianza e giustizia / in palingenesi millenarie. // Ma ora gli olmi sono secchi…» (p. 21).

Continua a leggere→

37. Chi sarebbe?

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=cgqXq0es4wc]

da qui

– Come si potrebbe rimediare?
– Un incidente, una catastrofe: qualcosa che rimescoli le carte, che costringa a rivedere tutto.
– Il duemiladodici?
– Balle. Una cosa vera, che faccia apparire le cose per quello che sono veramente.
– Dovremmo organizzarlo noi? Continua a leggere→

D’inverno

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=GVOt_GU2QWU]

da qui

Non ero mai venuto qui d’inverno:
si fatica a restare controvento
con le guance tagliate dal rasoio
del dieci gennaio duemiladodici.
Ma resisto per te,
che mi hai dato quest’altro appuntamento
difficile; mi sento
la piuma schiaffeggiata
in cima alla ringhiera:
non si sa come possa rimanere
abbarbicata al ferro congelato;
ma capisco che è un segno,
la traccia di quel sogno ancora vivo
che sei per me, mio amico,
e che ancora una volta mi hai lasciato.

“Effekappa”, di Franz Krauspenhaar

Recensione di Giovanni Agnoloni

Definire Franz Krauspenhaar un poeta è riduttivo, e non solo perché è anche un romanziere.
Ce lo dimostra la sua nuova pubblicazione, la raccolta poetica edita da Zona, che ha per titolo le sue iniziali, Effekappa. Quasi un imperativo consonantizzato, che si fa personaggio e declina se stesso e il proprio grumo gutturale in una varietà di sfumature che sono lirica, flusso di coscienza e dialogo intimo. Continua a leggere→

“In gran segreto”: Ferrara invasa dai versi

Era alla poesia che tiravi a quella

con tanto di P maiuscola ed a lei

soltanto.

La tua vita? Quella là te la sei

anche tu bevuta.

Giorgio Bassani

Si è pensato di coprire le pareti della città di poesie. Sono i versi degli undici autori che parteciperanno agli incontri della Rassegna In gran segreto, che trae il nome dall’eponimo di una famosa raccolta di Giorgio Bassani edita da Mondadori nel 1978. Continua a leggere→

The Artist

The Artist
di Ezio Tarantino

Cominciamo citando un classico della teoria cinematografica: “Quando, una ventina d’anni fa, si fecero i primi tentativi di film sonoro, scrissi in Der Geist der Films che il suono non costituiva una conquista, ma un semplice problema: conquista sarebbe divenuto – e conquista eccezionale – il giorno in cui fosse stato risolto.”

Béla Balász, uno dei maggiori teorici dell’arte cinematografica della prima parte del Novecento, autore di uno dei testi più importanti per capire l’evoluzione dell’estetica cinematografica dagli inizi agli anni quaranta, Il Film: evoluzione ed essenza di un’arte nuova (ancora in commercio),  non era un conservatore condizionato da un’estetica ideologica che gli impediva di apprezzare le novità tecnologiche. Ma era persuaso che la perfezione del linguaggio cinematografico del cinema muto, che esaltava lo ”specifico filmico” senza appoggiarsi in modo surrettizio sulle caratteristiche delle altri arti, non era stata neppure sfiorata dal cinema sonoro. Queste peculiarità il cinema sonoro le perse, non riuscendo a trovare una sua specificità di linguaggio, divenendo per lo più, secondo Balász, mero “teatro fotografato”.

Balász morì nel 1949, senza probabilmente conoscere i film di Orson Welles (per citare forse il più grande innovatore del cinema degli anni quaranta e cinquanta), che pure erano già usciti (Citizen Kane è del 1941). Il cinema sonoro ha poi certamente trovato la sua strada (basti pensare a Godard), ma nel complesso non è che abbia dato davvero prove convincenti e durature di aver superato il problema.

Le due direttrici fondative del cinema dagli anni settanta ad oggi sono la spettacolarizzazione e il dialogo. Ma raramente una “narrativa per immagini”. Tanto che per tornare a vedere un racconto per immagini, bisogna riappiccicare i fogli del calendario e fingere di attestarci al 1929, l’anno in cui ha inizio la vicenda di The artist, il bel film di Michel Hazanavicius.

Continua a leggere→

“Loro”, di Sergio Rotino

Testo introduttivo di Marino Magliani

Loro è un volume di poesia di Sergio Rotino edito da DotCom Press, con prefazione di Enzo Mansueto e postfazione di Roberto Roversi.

Riportiamo qui proprio gli scritti critici di apertura e chiusura, e al centro cinque delle poesie di Rotino, intitolate Azione (dalla prima alla quinta). Continua a leggere→