Pollo alle prugne. Marjane Satrapi

Pollo alle prugne. Marjane Satrapi.

di Nadia Agustoni

Nota per il libro “Persepolis” (2002) da cui ha tratto il film d’animazione co-diretto con Vincent Paronnaud, Marjane Satrapi disegnatrice iraniana nata nel 1969 ci dà con “Pollo alle prugne” la sua terza opera a fumetti. Già con “ Taglia e cuci” (2003) proseguiva il suo racconto della vita in Iran offrendoci una visione di interni di un’ilarità un po’ forzata, e aggiungo giocoforza visto che il rapporto uomo donna ne è il fulcro e non è agevole parlarne tenendo conto della complessità di una società che ha attraversato decenni di sconvolgimenti politici. “Pollo alle prugne” Sperling & Kupfer 2009, è la graphic novel più intensa di Satrapi. Apparentemente una storia intimista su un musicista che sentendosi tradito da tutti si lascia morire, ma la storia costruita con sapienti flash back ci racconta l’Iran degli anni Cinquanta con le sue sfaccettature politiche, religiose ed economiche. Continua a leggere→

IL TERZO SGUARDO n.30: Una vita nel cinema e per il cinema. Marino Biondi, “Fellini: il sogno italiano. Cinquant’anni dalla “Dolce vita””

Una vita nel cinema e per il cinema. Marino Biondi, Fellini: il sogno italiano. Cinquant’anni dalla “Dolce vita”, Cesena, Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2010

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di Giuseppe Panella*


Sono già passati cinquant’anni da quel 5 febbraio del 2010 in cui La Dolce Vita fu proiettato per la prima volta a Roma e il suo fascino di film epocale non è ancora stinto e trascorso sugli scaffali delle Cineteche in cui vengono conservati i film non più distribuiti nelle sale. Si trattò davvero (e la consapevolezza di questo suo destino era già presente nelle menti di chi lo vedeva per la prima volta) di un film destinato a costituire un punto di passaggio nell’immaginario collettivo e nella cultura sociale del suo tempo. Ci fu chi ne parlò male e lo criticò severamente bollandolo come film immorale e da censurare per i suoi contenuti negativi e nichilistici (la parte più retriva del clericalismo italiano ma non tutti i cattolici, soprattutto quelli più aperti al dialogo iniziato con l’elezione al soglio pontificio di Giovanni XXIII; molti esponenti della sinistra delusi dall’abbandono definitivo del neorealismo da parte di Fellini, ma non Elio Vittorini, ad esempio, cui il regista riminese aveva proposto la parte dell’intellettuale suicida Steiner).

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Vivalascuola. Come (non) parlare di politica a scuola

Tra i fannulloni c’era anche il comunista prof Dionisi, “inculcatore” di professione e noto provocatore. Aveva avuto l’ardire di affermare a lezione che “le Foibe sono niente di fronte all’Olocausto” per questo l’avevo denunciato al vicepreside… Il bastardo non teneva il capo chino e addirittura ha avuto la faccia tosta di mormorare qualcosa quando la telecamera lo ha inquadrato. I miei compagni giurano che le labbra abbiano inequivocabilmente pronunciato la parola “pezzi di merda” (Alessandro Cartoni).

Taci tu, che taccio anch’io. E tu, Tacito, tacitati per sempre
di Lucia Tosi

“Intorno al 60 d.C. Nerone prese saldamente in mano le redini del potere, avviando una serie di innovazioni e di riforme che dimostravano la volontà di andare incontro alle esigenze delle province e dei ceti meno abbienti, ma che presentavano tuttavia un carattere improvvisato e persino pericoloso per l’assetto dello stato Continua a leggere→

“The tree of life”: la quinta mitologica fatica del divino Terrence Malick, Palma d’Oro a Cannes 2011

Una summa summarum della poetica e della filosofia malickiana questo ultimo struggente lungometraggio The tree of life dove il regista texano – il più schivo della storia del cinema – ha ripreso le storie, i simboli, le situazioni e il credo narrato nei suoi quattro film precedenti per tirarne fuori un densissimo capolavoro di arte cinematografica. Un film che si ricongiunge alla suggestione del suo primo lavoro La rabbia giovane, interpretato da un intenso carnale Martin Sheen con un’eterea quasi-bambina Sissy Spacek, suggestione che forse in questo film si chiarifica fornendo un senso molto più edipico a quella storia girata nel ’73.
Una famiglia middle class pare all’inizio incarnare la più tipica rassicurante immagine pubblicitaria possibile: un padre affettuoso interpretato da un perfetto Brad Pitt in versione kennediana è sposato e ha tre figli con la giovanissima Jessica Chastain, rossa e lentigginosa come Sissy Spacek, madre-fatina, perfetto angelo del focolare. Nelle loro vite assolate irrompe la tragedia della morte del secondogenito, e a partire da lì, a ritroso, scopriamo i retroscena della famiglia, dove la figura del padre si rivela essere quella di un tiranno insicuro che sfida i figli cercando di piegarli all’ubbidienza, Continua a leggere→

22. E se fosse

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da qui

Le case sono bianche, come la strada, e la strada è piena di soldati, jeep, uomini che lanciano sassi come hanno imparato da bambini – inarca la schiena e via, con tutta la forza del tronco e delle braccia -, le donne col velo urlano, incitano, spinte su camionette verdi – per essere stuprate, interrogate? -, un ragazzo è tirato su come un sacco di patate, non dà segni di vita – ma è vita questa, dimmi, ti sembra vita? non poter superare una linea, non poter parlare – gli agenti in divisa corrono tra i fuochi esplosi nel mezzo della via – dài, porta altra roba, legna, gomma, spargi la benzina -, le ruspe abbattono case e baracche come fossero di carta pesta – la nostra casa, la nostra casa -, perché qualcun altro deve occupare il territorio – si può demolire una vita, dimmi, si può fare? -, scontri ininterrotti dalla notte, lo dicono tutte le agenzie, cominciano a sparare, raffiche insistenti – e se fosse tuo padre, tua madre, tuo fratello? -, i soldati sorridono sicuri, col giubbotto antiproiettile e l’aria di chi non ti farà mai entrare – perchè? chiedetelo a loro, i democratici -, mio padre è ammalato, è urgente – e se fosse tuo padre, tua madre, tuo fratello? – la gente deve fermarsi al di qua, pregare per terra, nella polvere – ci sono tanti modi per fermarti, non solo con le armi, anche con timbri e documenti – un soldato dai capelli biondi, un soldato donna con gli occhiali da sole – ho mia moglie incinta, fatemi passare -, le palme abbassano le braccia, ondeggiano al vento perplesso dell’estate, bisogna sfrattare, demolire, perché qui c’è il giardino del re David – e se fosse tuo figlio, il figlio di Dio? Ismail sta piangendo, dai suoi stupidi occhi azzurri. Smettila, gli dice Yousef, smettila, scemo.

Varie presentazioni di Giovanni Agnoloni

In arrivo un primo tour italiano presentazioni degli ultimi libri di (o curati da) Giovanni Agnoloni, sulla letteratura di J.R.R. Tolkien e non solo:

Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (ed. Galaad, 2011:);
Tolkien. La Luce e l’Ombra (ed. Senzapatria, appena uscito);
Nuova letteratura fantasy (ed. Sottovoce, 2010, finalista al Premio Italia).

Martedì 24 maggio, alle 18,30, con Roberto Arduini e Francesco Verso alla
Casetta Rossa, a Roma.

Venerdì 27, alle 10,30, a “Immaginaria Sanremo“, con Anna Giraldo, Azzurra Ponti e Alberto Pezzini.

Sabato 28, alle 16,30 a “Rivaleggendo” con Angelo Ricci e Paolo Pedrazzi.

21. Soldatini

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da qui

Non fanno in tempo ad accorgersi di nulla: l’uomo in divisa ha movimenti repentini, circolari, in modo da colpire prima l’uno e poi l’altro nei punti nevralgici, per cui cadono a terra quasi subito. Li prende a calci come sacchi di patate, sputando e urlando. Si ferma solo quando i tre non danno segni di reazione. Yoh’anan alza la testa, lentamente: vede l’agente come in una nebbia; ha i capelli corti e un sorriso ironico che non lascia trasparire sentimenti. Gli ricorda un compagno di classe che invitò a giocare ai soldatini e non è mai venuto. Forse è lui, aspettava questo giorno grigio per mostrarmi il suo disprezzo. Adesso tira fuori i fanti e i cannoni e li mette finalmente in fila, pronti a distruggere il mio battaglione poco organizzato. Cerca di cogliere un barlume di umanità negli occhi che sorridono senza più espressione, come quelli di uno squalo. Ora mi dirà che odiava la scuola ed ero io il nemico, quando non riusciva a imparare le poesie, o quando il professore, per riempire un buco, interrogava sempre lui, e non potevo suggerire perché sedevo al primo banco e sarei stato il primo a essere scoperto.
– Avete capito, disgraziati? la prossima volta sarà peggio: fatevi sorprendere ancora a parlare di Yehochoua e non ne uscite vivi. Ne ho ammazzati tanti, come voi.
Ha le mani sui fianchi; non sembra il tipo che parla per parlare. Ce l’hai fatta a venire; se avessi saputo che sarebbe stata questa la battaglia, non ti avrei invitato. Yoh’anan guarda Nathane ed Eleazar: non hanno la forza di reagire. Aspettano solo che l’uomo in divisa faccia un cenno che li lasci andare. La prossima volta vinco io, smettila di ridere; pensi di essere imbattibile, ma ti dimostrerò che noi della scuola siamo pieni di risorse.
– Ora sparite e non vi azzardate a raccontare la faccenda.
Nathane cerca i pezzi delle lenti, ma ormai è impossibile ricomporre qualcosa. Eleazar si tocca la barba, per capire se c’è ancora.

Vincenzo MURA “Poesias Sèberas”

Sos ojos mios arribbo

S’ùltima marrada ‘e sole
at isconzu s’istiu.

De sa chìgula restat su repiccu
in ùngias de saucu
e s’imprenta ‘e su càntigu sou
s’est inferchida in ispinas
de ‘ardu siccu.
Immùrinat s’istiu
in su mudor’ ‘e sas cannas
de trigu moriscu,
isbentulende ammentos.
Sos àrvures sun annuzados
che puzones chena nidu
e fintzas a beranu
no an agattare risu.

In s’ùmbra ‘e unu sàlighe
sos ojos mios arribbo
appittu ‘e dies noas

(Ripongo i miei occhi – L’ultima zampata di sole/ha disfatto l’estate.//Della cicala è rimasta l’eco/tra le unghie dei sambuchi/e l’impronta del suo canto/s’è infilzata in spine/di cardo bruciato./Imbruna l’estate/nel silenzio degli steli/di granturco,/sventolando memorie./Gli alberi sono mogi/come uccelli senza nido/e fino a primavera/non ritroveranno il sorriso.//All’ombra di un salice/ripongo i miei occhi/ad aspettare nuovi giorni.) Continua a leggere→

20. Tramonto

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– Hai mai visto una cosa così?
Non è d’oro solo la cupola: un’immagine struggente, troppo bella per essere vera. Le mura, le case, il campanile, sono pagliuzze scintillanti che abbagliano fino all’orizzonte, dove il sole al tramonto lacera le nuvole con una macchia gialla accecante, da cui partono raggi che costruiscono strade di luce nel cielo intenso come un quadro di Van Gogh. Continua a leggere→

Andrea Leone, Lezioni di crudeltà

di Michelangelo Zizzi

Scrivere una prefazione ad Andrea Leone è come andare a vedere uno spettacolo nell’anfiteatro Flavio dopo aver inalato in una sola inalazione tutto il tabacco incatramato di una camel senza filtro, il giorno dopo quello in cui Cesare stravasò con arti divinatorie il Rubicone.

Da lente contrade meridionali dove la resistenza ai bivacchi cartesiani delle metropoli è, per chi scrive, una sosta tra alcoli ingurgitati in un fiato e agone inattuale di gioco di carte di vecchi seduti ai tavoli, l’opera di Andrea Leone vi entra come il pistolero nel far west, il temporale estivo, la rete all’ultimo minuto di una finale mondiale. Continua a leggere→

19. Via dolorosa

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E’ una strada stretta, gremita di gente: negli angoli, la merce povera dei venditori ambulanti attira gli sguardi dei turisti; voci cantilenanti ripetono inviti ad acquistare; si succedono serrande arancioni, negozi con tende srotolate per proteggere dal sole o le intemperie. Continua a leggere→

Irene Sánchez Carrón: Razones

Razones

“Bien está en otros sostenerse. 
 Porque nadie soporta la vida solo.”
                              
F. Hölderlin

Y porque estamos solos empezamos un verso.

Porque sentimos frío acercamos las manos
al calor de unos seres imposibles y bellos
que nos prestan sus ojos para observar el mundo.

Porque tenemos miedo miramos otras muertes
y en nuestra oscuridad encendemos un sol
de mediodía, inmóvil, que no se irá al ocaso.

Huyendo del dolor fatigamos el cuerpo
por calles de ciudades que nunca son la nuestra
de la mano de gentes que habitan en nosotros.

Porque tenemos prisa inventamos finales.
Porque nos falta el tiempo inventamos más tiempo.

Porque somos tan pobres no nos pesa apostar
lo poco que nos queda a este número incierto.

Porque somos humanos miramos a los dioses.
Porque no somos dioses jugamos a crear. Continua a leggere→

18. Perché

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da qui

Passeggiano sulla riva umida, dividendo l’attenzione fra l’acqua calma del lago, l’oasi alberata, circondata da un muretto in pietra, e la fuga di vigne, grano e cipressi arrampicati alla collina. L’emozione della pesca abbondante dura ancora: stentavano, in quattro, a tirare la rete sulla spiaggia; procedendo a strappi, ridevano e gridavano, neanche fossero bambini. I pesci tra le maglie erano come i sassi levigati sulla rena, un profumo di gratuito e immeritato si spandeva intorno, e l’acqua, la terra, il cielo, rivelavano la loro identità: darsi senza chiedere nulla, offrirsi senza mai riprendersi. Continua a leggere→

ACQUA STORTA: l’amore gay nelle maglie della camorra.

Ero dispiaciuta di non aver letto il romanzo “Acqua storta”, pubblicato da Meridiano Zero nel 2008, prima di vederne la riduzione teatrale. Con il mio rigore calvinista, di solito non mi concedo deroghe su questo punto: quando un film o una pièce sono tratte da un libro, lo leggo prima; ma stavolta non c’era tempo. Qui però avrei fatto malissimo, perché se avessi già conosciuto la storia non avrei potuto apprezzare altrettanto bene la riuscita di questo adattamento, la bellezza di un lavoro che ha la sua potenza anche in questo accennare, far capire, attraverso istantanee narrative e musicali potenti, una storia dolorosa e vera, umanissima, e quindi tragica. Avrei perso qualcosa quindi: le letture profonde e sentite dell’autore del romanzo, Luigi Romolo Carrino, adattate per la scena con la musicista Federica Principi, sono stati momenti forti dove il romanziere ha esibito una stoffa recitativa notevole, nonostante fosse il suo esordio come attore. “Non farò mai più niente di simile” ci ha detto sorridendo dopo lo spettacolo, ma chissà perché non ci ha convinti fino in fondo.
Il ruolo più importante sul palco spetta comunque alla cantante-attrice Emanuela Borozan, che ha interpretato con grande sentimento le splendide musiche di Federica Principi, con lei sul palco al pianoforte insieme al polistrumentista Roberto Mazzoli. Un trio di alto livello, con brani che riuscivano a coinvolgere dal primo ascolto, e con in più tre omaggi alla canzone napoletana più celebre di Bovio, Modugno e Daniele. L’interpretazione di Emanuela Borozan è stata decisamente felice perché è riuscita a calibrare l’emotività sui vari spunti narrativi sia della prosa che della musica, con vette di intensità su alcuni passaggi più struggenti dove la sua voce si è tinta di un graffio quasi rauco. La storia del resto, è molto forte di per sé: al figlio di un camorrista il padre ordina di sposare una donna per distendere i rapporti con un boss rivale, e lui si non può sottrarsi al volere paterno. Ma questo ragazzo, Giovanni, è in realtà gay e pur accettando di sposarsi è innamorato di un uomo, Salvatore. Questo amore è sottolineato con struggente bellezza nel video iniziale della pièce, girato dal regista Fabiomassimo Lozzi, dove immagini romantiche di questo sentimento si alternano a quelle più dure del mondo camorristico. La tragedia è quindi nell’amore non corrisposto di questa donna, Mariasole, che soffre la mancanza, l’impossibilità del suo sentimento, espressa dalla voce potente di Emanuela Borozan.

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.70: Oltre la geremiade. Gianmario Lucini, “Sapienziali (Nove sequenze e 36 poesie)”

Oltre la geremiade. Gianmario Lucini, Sapienziali (Nove sequenze e 36 poesie), Novi Ligure (Alessandria), Puntoacapo Editrice, 2010

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di Giuseppe Panella*


«[…] Le colpe di nessuno sono accumulate / per il disgusto collettivo fra i canneti / rifiuti con nomi e cognomi / che nessuno osa pronunciare / che nessuna forza della Legge / potrebbe mai indagare. // So di essere un poeta indisciplinato / e scrivo versi brutti raccontando le brutture / so d’aver deviato / dileggiando i canoni estetici: / scrivo corsaro e veloce in prosa / versi che mai avrei voluto scrivere / se altra fosse stata la coerenza / fra l’ideale e l’esperienza; // ma l’esistenza qui pare un beffardo / rifiuto d’ogni decenza / e anche il volto di Dio sembra fuggire / nella luce del mare avvelenato. // Vorrei scrivere che ho trovato la parola / quella sola che raddrizza ogni stortura / ma sono coerente / col mio niente che domanda e tace» (pp. 65-66).

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C’era una volta il grande cinema italiano #3 – Miracolo a Milano

Martedì, dopo i risultati elettorali di Milano, un giornale ha ripreso la celebre immagine finale del film di De Sica-Zavattini, come simbolo dell’insperato riproporsi di un miracolo sui navigli.
A dirla tutta, è una scena che ha subito plagi ben più clamorosi, per esempio in una certa famosa sequenza di un certo famoso film di un certo famoso regista su un certo famoso alieno. Facile da indovinare, vero? No? Basta immaginare le biciclette al posto delle scope… Continua a leggere→

1 racconto horror al dì

Dopo la fortunata 365 racconti erotici per un anno l’editore Delos – un network che produce testi di fantasy, horror, fantascienza, noir, riviste e siti web – ripete l’esperimento: un’antologia di racconti brevi di stile horror, 2000 battute circa per la pubblicazione su una singola pagina, uno al giorno. La raccolta nasce da una campagna diffusa via web, un vero e proprio concorso di idee, che ha visto la partecipazione di centinaia di autori. I testi sono stati letti, discussi e scelti all’interno di un enorme forum coordinato dalla rivista Writers Magazine Italia, con la supervisione di Franco Forte. Tra gli altri si segnala la presenza di Alan Altieri, Danilo Arona, Stefano Di Marino, Patrizia Debicke, Marilù Oliva, Barbara Baraldi. Ma la raccolta ha una forte unitarietà, un ottimo livellamento stilistico, anche per la “gabbia” predefinita, tanto da poterla definire un’opera collettiva.

17. Piani

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Hanno accostato le poltrone, il discorso si è fatto riservato. Shaoul lancia un’occhiata alla tenda rossa e bianca, qualcuno potrebbe ascoltare di nascosto. Gad è nervoso: lo sguardo sornione non riesce a mascherare un’inquietudine che s’insinua nelle ossa. Avigail tira dritto con aria imperturbabile, anche parlando di trappole e attentati, perché l’uomo è pericoloso, non si capisce cosa voglia, e poi, di questi tempi, nel clima di ostilità al paese, le rivoluzioni del Nordafrica, l’afflusso di migranti, rischiamo che tutto salti in un momento. Continua a leggere→