L’Homo Sapiens si distingue fra tutti i mammiferi per lo straordinario onnivorismo, che non ha eguali se si eccettuano, ma a distanza, l’orso bruno e il maiale. Questo è intanto un dato di fatto, che ha una sua Storia, un suo presente e sempre più un futuro, che proveremo brevemente a esaminare. Grazie a questa strategia alimentare molto varia e sempre più varia, è stato possibile per l’Uomo acquisire tutte le sostanze necessarie alle sue esigenze energetiche e strutturali facendo uso delle migliori fonti alimentari disponibili nell’ecosistema di origine e anche a partire da un certo momento della sua evoluzione adattandosi ad ecosistemi remoti. Continua a leggere
Archivio mensile:Aprile 2008
Provocazione in forma d’apologo 56
Nel primo giorno di sole della stagione un uomo stanco decide di andare al parco per passare una mezz’ora di quiete. Con un sospiro soddisfatto si siede e si guarda intorno: mamme che chiacchierano, bimbi che giocano, cani che saltano. Uno di questi attira la sua attenzione. È un cane di taglia media, color crema; si trascina un guinzaglio fatto con un pezzo di corda e porta, come i cani per ciechi, un pettorale cui è collegata una specie di maniglia che gli passa sopra le spalle; il tutto realizzato alla meglio, con materiali di recupero. Continua a leggere
D’ANNUNZIO E LE IMMAGINI DEL SUBLIME. L’Alcyone, la Fedra e altre apparizioni di Giuseppe Panella (3)
D’ANNUNZIO E LE IMMAGINI DEL SUBLIME. L’Alcyone, la Fedra e altre apparizioni
(La prima parte dell’articolo è apparsa qui, mentre la seconda parte è apparsa qui)
3. La tragedia del Sublime e il recupero del mito: Fedra
Tra il 1908 e il 1909, D’Annunzio concepisce il suo omaggio al mito tragico greco (personalissimo e destinato a un travolgente insuccesso). Concluso nel 1904, per volontà di lei, il rapporto con Eleonora Duse e dopo una serie di relazioni non altrettanto significative come quest’ultima sotto il profilo della collaborazione artistica, stavolta la sua Musa ispiratrice sembra Nathalie de Golouleff :
Dal Muro di Elinor Wylie
Donna, sii forte di fronte all’amore, arroccati e difenditi.
Distogliti dallo sguardo innocente e dalla lingua arrogante;
Sarai una moneta da quattro soldi per le borse che ti dilapidano.
Imprigiona i tuoi anni come faresti con una collana di smeraldi.
Imprigiona il tuo cuore come un gioiello; sii crudele e astuta;
Donna, sii forte di fronte all’amore, sii di ferro, di pietra;
Mai e poi mai e poi mai e poi mai
Versa una lacrima per le lacrime di un amante.
Copri gli artigli della tua bramosia con un guanto di velluto;
Prendi dal buono se puoi dall’ignobile se devi;
Prendi dall’orgoglioso e solitario, e dall’amante codardo;
Offri le tue mani per la pietà; acconsenti al piacere.
Da Last Poems of Elinor Wylie traduzione di Roberto Sidoli
Trovata su un PANTA dedicato all’amore del dicembre 1998
Cura e Conoscenza di sé
Tra i metodi maiuetici contemporanei su cui oggi si lavora molto e che sono stati molto innovati grazie anche all’apporto decisivo delle neuroscienze dobbiamo annoverare l’arte di raccontarsi o metodo autobiografico, quella pratica di scrittura che al di là di eventuali obiettivi professionali o di ambizioni di pubblicazione mira all’approfondimento di sé. Lo storico e filosofo Michel Foucault si è molto occupato nei suoi scritti e conferenze del rapporto esistente tra cura e conoscenza di sé, ovvero il rapporto che si venne a stabilire al’interno della tradizione greco-romana e cristiana, tra la cura di sé e il fin troppo noto precetto del conosci te stesso. Continua a leggere
Valentino Zeichen
da Metafisica tascabile
Il gomitolo del tempo
Sul bianco tavolo di fòrmica
una formìca solitaria
gira in senso antiorario
simile alla lancetta vivente
d’un orologio biologico.
Forse è intenta a sdipanare
il gomitolo del tempo.
Il suo è solo un moto perverso
o l’annuncio d’una prossima
inversione generale dei moti?
Già intravedo un’altra formica
intenta a riavvolgere ciò
che la prima aveva svolto;
i movimenti di entrambe
divengono concentrici
come quelli di due centauri
nel giro della morte.
Le loro orbite s’intersecano
con rischio di collisione;
provo a sviarle dal loro
inconsapevole proposito,
nel tentativo di scongiurare
una catastrofe cosmica. Continua a leggere
Nabokov a Varenna
Il lago oggi veste blu-grigio.
C’è foschia e solo di tanto in tanto qualche raggio di luce irrompe dal fitto manto di nuvole. L’enorme glicine nella Villa Cipressi è in piena fioritura. Sullo sfondo delle vecchie mura si distingue il suo antico viola elegantemente. Il blu-grigio del lago e il viola del glicine sono una melanconica immagine di bellezza : quella perfezione in pericolo che ognuno porta in sé come una certezza, spesso perduta, ma in attimi come questo, miracolosamente ritrovata.
Mi accompagna in questa passeggiata domenicale Vladimir Nabokov. Attraverso i suoi racconti, recentemente pubblicati da Adelphi, mi parla della bellezza perduta, ritrovata e di nuovo perduta.
Seduta davanti al vecchio glicine – il mio pellegrinaggio di ogni mese di aprile – leggo uno dei suoi più veri e tristi racconti : Nuvola, lago, castello, scritto nel 1937. Continua a leggere
Terra bruciata di mezzo – di Mirko SERVETTI

(Immagine di Giovan Battista Mazzucco)
Da: “Terra bruciata di mezzo (tra Vespero e Lucifero)”, inedito.
Fra le crespe esitanti,
frizzi di tosse
sghimbesci di fumo a mezz’aria.
La notte ancora da dire
col pigro tramenio
delle creature aeree
che via via avvezzate
all’azzurro opaco
cabreranno stridule
alla cerca d’insetti
nel primo chiarore. Continua a leggere
YVES BONNEFOY: Il poeta del sogno notturno, di Luigia Sorrentino
YVES BONNEFOY: Il poeta del sogno notturno
Mantova, 6 settembre 2007
di Luigia Sorrentino
“Mi svegliai, era la casa natale,
la schiuma s’abbatteva sulla roccia,
non un uccello, solo il vento ad aprire e chiudere l’onda,
l’odore dell’orizzonte da ogni parte,
cenere, come se le colline celassero un fuoco
che altrove divorava un universo.”
Da: Le assi curve, di Yves Bonnefoy, Mondadori , 2007 Continua a leggere
Tutto deve crollare. Vibrisselibri. di Carlo Cannella.
Ho chiesto a Carlo Cannella autore per vibrisselibri di raccontarci la sua esperienza umana e letteraria, le sue letture, e di parlarci di questo suo noir duro come la pietra.
Alle mie prime letture è legata la percezione del conflitto di classe. Avevo 9 anni. Succedeva ogni qual volta il maestro distribuiva fra gli alunni i libri della biblioteca. Funzionava così: lui ci mostrava la copertina di un libro, che so, “L’ultimo dei Mohicani” o “Il libro della giungla” o “Le avventure di Robin Hood”. Continua a leggere
La caduta
di Mauro Baldrati
Recentemente ho fatto una scampagnata a Milano, all’Accademia di Brera, per la discussione della tesi di laurea di una ragazza. Ho fatto un giretto per i corridoi con gli intonaci scrostati, con la tinta ingiallita, annerita, le statue coperte da una spessa patina di polvere nera, rottami di opere d’arte realizzate dagli studenti abbandonate su tavolacci; e le aule, coi soffitti alti otto metri, finestre enormi coi bancali a quattro metri dal pavimento, per cui sono state create nel muro scale rudimentali per potervi accedere: uno stato di manutenzione pessimo, strutture prive dei requisiti di sicurezza per la cottura delle ceramiche ecc. Infatti presto l’Accademia si trasferirà in altra sede. Che peccato però. Mi piace quella trascuratezza, quell’imponenza antica, quella tenace mancanza di modernità. Vecchi stili, vecchia grandeur.
Dopo la laurea siamo andati a pranzo in un ristorante carino, accogliente, incastrato in una periferia desolata, tra enormi rimesse di autobus, muri sbrecciati, mucchi di ghiaia e macerie sparsi qua e là, senza una casa né un negozio né un edificio integro né un passante né un albero, nulla.
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La visita del Papa a Pavia, di Roberto Plevano
Ci prendiamo tardi questa mattina e ci mettiamo in strada di gran fretta con l’agitazione delle cose da fare e già cominciate male. È mezzogiorno di un sole estivo e pesante, eppure questo sole non è alto, non sale nemmeno e pare quasi di toccarlo. C’è afa nella bassa, come se un qualsiasi limpido orizzonte fosse stato cancellato per mancanza di spazio. Continua a leggere
D’ANNUNZIO E LE IMMAGINI DEL SUBLIME. L’Alcyone, la Fedra e altre apparizioni di Giuseppe Panella (2)
D’ANNUNZIO E LE IMMAGINI DEL SUBLIME. L’Alcyone, la Fedra e altre apparizioni
(La prima parte dell’articolo è apparsa qui.)
2. Il desiderio e l’arte come forme del Sublime: La Gioconda
I temi poi espressi e rilevati nella spesso perfetta campitura di Alcyone si ritrovano, in toni certo più turgidi e sovente solo ammiccanti ed allusivi, in un testo drammatico messo in scena poco prima dell’emergenza lirica della poesia delle Laudi (come si è avuto l’opportunità di dire prima).
NON UNA METAFORA di Shinkawa Kazue
NON UNA METAFORA
di Shinkawa Kazue
Le pesche mature cadono come l’amore
Si estinguono gli incendi dei depositi lungo il fiume
come l’amore
Mattine fiacche di luglio come l’amore
Maiali magri di un fattore povero come l’amore Continua a leggere
Leggere variazioni di rotta
E’ USCITA “LEGGERE VARIAZIONI DI ROTTA” – L’ANTOLOGIA DI LIBERINVERSI
Dopo i ripetuti annunci a partire dal luglio scorso, è finalmente uscita l’antologia di LiberInVersi. A differenza di quanto ancora a lungo dibattuto nel post del 22 dicembre scorso a proposito delle scelte editoriali per la sua pubblicazione, tutte le nostre perplessità allora espresse sul circuito editoriale sono state dissipate dalla coraggiosa scelta di Fabrizio Bianchi e delle edizioni Le Voci della Luna di proporre una pubblicazione interamente gratuita per l’antologia. Questo ci ha convinto di buon grado a ridisegnare il progetto, a scartare l’opzione print on demand e a lavorare fianco a fianco con Fabrizio per quasi quattro mesi nel discutere fin nel minimo particolare la costruzione dell’opera in stampa, insieme ovviamente alle linee per una sua diffusione e vendita. Siamo ora in grado di dire che nonostante la difficile situazione editoriale italiana sul fronte poetico e non solo, abbiamo prova della presenza di operatori, di persone che non temono il rischio e sanno evitare la consueta, stancante e deleteria politica del pagamento anticipato che copre ogni possibile pericolo di perdita economica, ovviamente sempre a danno dell’autore. Ci sono figure che dimostrano di saper credere in un progetto, in un’opera e sulla base di questo supportare l’iniziativa connessa. Ringraziamo per questo, con sincerità e tutto cuore Fabrizio Bianchi, che con pazienza ci ha seguiti passo passo attraverso ogni mezzo di comunicazione, dimostrando per l’antologia che fortemente avremmo voluto realizzare, un’attenzione e una dedizione che era quella che avremmo desiderato per l’opera in sé.
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Fernando Bandini
da Appena uscito
Zampette d’uccello
E tremo sempre perché sei piccola
e la neve qui intorno così vasta,
tu fuscello di brina
che a toccarlo si spezza.
E la neve non sembra nemmeno
sentire il tuo peso.
Ma a me
ti aggrappi forte, inventi sconosciute
tenerezze carnali
con una voce d’orca che vorrebbe
spaventare anche i grandi,
ardore smisurato con zampette d’uccello. Continua a leggere
Un gatto bianco pulitissimo
“È una questione di principio” ripeteva sempre.
E sempre la moglie annuiva con lo sguardo o con la testa.
Era spettinata la moglie e poco curata nei vestiti. Teneva in braccio il suo gatto bianco, che era sempre pulitissimo.
Alfabeti, P come Primavera
Ci sono giorni che precedono la primavera
Ci sono giorni che precedono la primavera,
sotto la neve compatta riposa il prato,
gli alberi suonano di una secca allegria,
il vento tiepido si fa elastico e dolce.
Stupisce il corpo d’esser così leggero,
la casa non si riconosce più,
e la canzone che t’aveva annoiata,
ricanti con nuova emozione.
(Anna Achmatova) Continua a leggere
Muore un uomo
Johannes R. Becher ( Germania 1981-1958)
Es stirbt ein Mensch
Es stirbt ein Mensch. Er stirbt in deiner Nähe,
Er sitzt mit dir zu Tisch, der Mensch und stirbt.
Er hält sich fest am Essen, i?t so zähe,
Da? ihm der Tod nicht den Geschmack verdirbt.
Er schaut auf dich. Er möcht ein Wort erhaschen,
Vielleicht fehlt ihm zum Leben nur ein Laut.
Er möcht ein Kind sein, Sü?igkeiten naschen,
Dir sein wie einer Mutter anvertraut.
Es stirbt ein Mensch. Du sagst: “Auf Wiedersehen”,
Gewandt schlüpft deine Hand aus seiner Hand.
Du lä?t ihn mitten auf der Stra?e stehen.
Da ist er weg. Wie durch die Häuserwand. Continua a leggere
L’adultera, Giuseppe Conte, S. Giovanni e J. Lo.
Un romanzo ambientato fra il 32 e il 64 d. C. è, per forza di cose, un romanzo storico. Giuseppe Conte fa il poeta, è critico militante, ma ha scritto e detto più volte e grosso modo: “Se scrivo in prosa, perché raccontare dei fatti miei? La mia è una vita ordinaria, non ha motivi speciali d’interesse. Preferisco le grandi storie, anche i grandi temi”. Di qui, le ovvie accuse di magniloquenza e saccenterìa, che si risparmiano volentieri ai moltissimi narratori di una contemporaneità tanto contemporanea da sembrare antiquaria (Sandro Veronesi, per dirne uno; Maurizio Maggiani, per dirne un altro; il brioso Andrea Vitali, per completare un quasi ideale trittico a contrario). L’adultera sembra l’opera più matura di Conte, ricca dii sfumature e apparenti contraddizioni in oggetto, notevole pas de deux fra due protagonisti drammatici e consapevoli della loro traiettoria umana. Del romanzo, lo scrittore e blogger (http://giuseppeconte.eu) chiacchiera con LPELS, per l’occasione in modalità EP.







