Archivio mensile:Aprile 2008

Per le cinque dita – di Ferruccio MASINI

mano rossa

(I testi sono tratti da: Ferruccio Masini, Per le cinque dita (1958-1980), Milano, All’Insegna del Pesce d’Oro, “Acquario”, 1986)

Nulla

Metti accanto al fiore la parola nulla
metti accanto a tutte le cose la parola nulla
mettila accanto all’amore
mettila accanto all’ira della giustizia
all’orgoglio della fame ai grandi libri della saggezza
come il vuoto del silenzio che ammorza la memoria
come il limite dell’anticipazione
questo nulla che è soltanto nulla
e non è neppure il tuo nulla – è il nulla
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The Real Thing

di Francesco Forlani

In una delle ultime lettere mandate a Doris Dowling, Cesare Pavese, parlando di Vittorio de Sica cui avrebbe proposto la sceneggiatura di “Vita Bella” scrive:

He must rediscover in it the humble humble horrid tender real thing he is always after. The leitmotif of the lavabos could be a contribution.

Resta da capire se la “real thing” sia quella che premia, la ricerca dello scrittore o il fine di tutto il processo creativo. In altri termini in un’epoca letteraria in cui il giornalismo letterario si è travestito da letteratura è proprio necessario che la letteratura dismetta i propri panni per travestire gli scrittori in detective e reporter? Dopo la capitolazione della “critica” ridotta a popolo di chroniqueurs, cronacanti del mondo letterario, dove i libri escono, o entrano, mai che se ne stessero lì dove sono, perché partecipare cum gaudio alla disfatta della letteratura costretta a subire l’imprimatur della realtà. Ma poi si tratta veramente di realtà o solamente della contemporaneità?
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Maria Luisa Spaziani

da La traversata dell’oasi

Ibernati, incoscienti, inesistenti,
proveniamo da infiniti deserti.
Fra poco altri infiniti ci apriranno
ali voraci per l’eternità.

Ma qui ora c’è l’oasi, catena
di delizie e tormenti. Le stagioni
colorate ci avvolgono, le mani
amate ci accarezzano.

Un punto infinitesimo nel vortice
che cieco ci avviluppa. C’è la musica
(altrove sconosciuta), c’è il miracolo
della rosa che sboccia, e c’è il mio cuore.
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Scimmie Insane e Ingorde dai Visi Pallidi

Bongiur mesamì. No, non dubitate! Non è un errore. Si pronunzia bongiù mesamì e correttamente così si scrive. Almeno crediamolo. Non crederete mica all’esattezza dell’alfabeto e dei suoi caratteri? O ancora alle corrispondenze di amorosi sensi tra le lettere a stampo e i bla bla bla sputati dalla bocca? Figuriamoci poi se dovessimo ragionare sulle quasi certezze dell’Uomo: altro ambiguo, vago e impreciso animale divino di natura sospetta, quasi umana. E anche gli uomini hanno i loro caratteri, incisi sulla carne, bianca, nera, gialla o rossa non importa. E parlano, parlano parlano con la lingua penzoloni, desiderosi di comprendersi l’uno con l’altro.
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HARBJ, di Stefania Nardini

Marsiglia da Vieux Port / 2

Dedicato a un amico del cuore Mongi

Harbj

Direzione La Rose.

Di Stefania Nardini

Direzione La Rose.

Gli occhi. Non riuscivo a staccarmi da quegli occhi.

Neri. Glaciali. Dolcissimi.

La prossima. Si, la prossima fermata…. Chartreux.

Dovevo scendere. Dovevo impormi di scendere.

Poi una volta chiuse le porte del metrò sarebbe finita.

Ancora una volta…. Si ancora una volta. Come a Gabes. Datteri e punizioni. Come a Gabes chiuso a chiave dentro la stanza. Continua a leggere→

Addio Marisa Sannia (il primo incontro con la Sardegna di una bambina di Milano)

Pippo Baudo entra paterno, cinge alla spalla una ragazza ossuta, la presenta. A Sanremo 1968 il maestro Detto Mariano è pronto a dirigere, con quelle basette lunghe, col viso da uomo sullo stile del commissario Calabresi, di Gian Maria Volontè.
Allora si vide Marisa Sannia, come cerbiatto smarrito, spaurito. Lo percepisco solo oggi che era bella, ma allora mi metteva inquietudine. Un’ingenuità che sorgeva protesa dal suo collo di zebra e di lei si conosceva che era “sarda”, connotazione andata avanti molto negli anni, anche nella cronaca nera prima degli attuali rumeni, “bandito sardo”, “rapinatore sardo”, “sequestratore sardo”. Ma questo più avanti. Io non sapevo niente di Sardegna, era ignoto esotismo e lontananza. Continua a leggere→

Hotel Angleterre. di Nico Orengo

L’io narrante ci racconta che in quel tempo doveva essere in America, come giurato al International Prize for Literature, ma una creatrice di profumi lo invita in Russia per una dimostrazione all’Ermitage dei sapori e degli aromi che Caravaggio ha dipinto nella frutta e nei fiori del suo Suonatore di liuto.
Fin da subito scopriamo che ci sono legami importantissimi tra l’io narrante di Hotel Angleterre
( Einaudi, Supercoralli, 2008 ) e la Russia, sono legami che vanno ben oltre i profumi, sono la memoria, sono intere ali del tempio della memoria, e sono racconti che gettano ponti. Continua a leggere→

“L’esperienza della pioggia” di Stefano LOREFICE.

Prendi i pochi prezzi rimasti
dove il corpo subisce lo scatto rabbioso del sangue
con le vertebre dure
schiacciate
ma comunque lì, a sopportarne il peso
è un corpo che si rende conto
di chi siamo noi
indietreggia
ritira
s’accorge del disordine
e che si può morire
scorticati
scavati dal sole
come pochi pezzi di pane
è nella mancanza il nostro andare incerto
è alla fermata degl’autobus
ch’è un raduno di gente senza criterio
nello scompiglio
precipitata via
in un viaggio che non si sa per dove
mascherato da un ridere sotto, nel basso delle facce
e dalla cortesia
di chi il ritardo lo sconta addosso
con una dignità che difende, ch’espone
che preme e se ne sta lì
come noi
attaccati a quel che si può

*

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Miron

Il 27 luglio 2007 a Tarifa, sulla sponda europea dello stretto di Gibilterra, è successa una cosa non proprio unica, ma certamente rara. Si celebrava una corrida, che la televisione andalusa ha trasmesso via satellite, con tori provenienti dall’allevamento Nuñez del Cubillo, simili tra loro come presenza fisica, ma disuguali di comportamento. Il quarto toro si chiamava Mirón (che significa qualcosa come “guardone”) e non lasciava immaginare niente di speciale. Il matador che doveva affrontarlo era Jesus Janeiro, detto Jesulín de Ubrique, un torero dallo stile molto tecnico che intorno ai suoi vent’anni ha conosciuto stagioni di gloria e ora che ne ha trentatre sta completando la sua ultima stagione. In novembre si ritirerà, curvo sotto il peso dei milioni accumulati in quindici anni di combattimenti, viaggi notturni, stanchezza fisica e psichica, paura, ferite e ospedali. Continua a leggere→

Lettura romana di Marco Giovenale

Roma, giovedì 17 aprile 2008, ore 18:00

Papyrus cafè
via dei Lucchesi 28 (Fontana di Trevi)

Marco Giovenale
legge da

La casa esposta
(Le Lettere, 2007 – collana fuoriformato)

e

Criterio dei vetri
(Oèdipus, 2007 – collana i megamicri)

Intervengono

Damiano Abeni, Antonella Anedda, Cecilia Bello Minciacchi

§

Papyrus cafè – Via dei Lucchesi 28 – 00187 Roma – Tel. 06.6990949
Aperto tutti i giorni dalle ore 8.30 alle 23.00
http://www.papyruscafe.com/

* * *

Strofe

kollwitz.gifHans Sahl ( Germania 1902-1993)

Strophen

Ich gehe langsam aus der Welt heraus
in eine Landschaft jenseits aller Ferne
und was ich war und bin und was ich bleibe,
geht mit mir ohne Ungeduld und Eile
in ein bisher noch nicht betretnes Land. Continua a leggere→

Risposta a Vito Mancuso, di Andrea Ponso

LA RESURREZIONE E IL PROBLEMA DELL’ESSERE SACRAMENTALE.

“Credo che l’impresa di dare una spiegazione sia sbagliata già per il semplice
Motivo che basta comporre correttamente quel che si sa, senza aggiungervi
Altro, perché subito si produca da sé quel senso di soddisfazione che si ricerca
mediante la spiegazione. E qui non è affatto la spiegazione a renderci soddisfatti.”
(Ludwig Wittgenstein, Note sul “Ramo d’oro” di Frazer)

“Il nostro modo di riconoscerci eredi di una grande tradizione è meditare
Su ciò che essa esclude e che tuttavia è quello che la rende possibile.”
(L.M. Chauvet, Simbolo e sacramento. Una rilettura sacramentale dell’esistenza cristiana)

Nel suo intervento sull’evento pasquale di Cristo, apparso in questo sito dopo essere stato ospitato ne Il foglio di Giuliano Ferrara, il teologo Mancuso mette in campo una serie di problematiche di non poco conto e di particolare importanza, come del resto ha fatto con la recente e fortunata pubblicazione de L’anima e il suo destino nella collana di Raffaello Cortina diretta da Giulio Giorello. Continua a leggere→

Vittorio Sereni

da Frontiera

Nebbia

Qui il traffico oscilla
sospeso alla luce
dei semafori quieti.
Io vengo in parte
ove s’infolta la città
e un fiato d’alti forni la trafuga.
Chiedo al cuore una voce, mi sovrasta
un assiduo rumore
di fabbriche fonde, di magli.

E il tempo piega all’inverno.
Io batto le strade
che ai giorni delle volpi gentili
autunno di feltri verdi fioriva,
i viali celesti al dopopioggia.
Al segno di luce si libera il passo
e indugia l’anno, su queste contrade.
S’illumina a uno svolto un effimero sole,
un cespo di mimose
nella bianchissima nebbia.

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L’ Adultera di Giuseppe Conte, di Stefania Nardini

Lettura / L’ Adultera di Giuseppe Conte. Dal Vangelo secondo Giovanni viaggio nell’universo femminile

La donna che non maledì mai la passione

E’ lei, l’ Adultera. Quella che si lascia amare dalle onde del mare. Quella che si contorce l’anima nelle sue passioni. Passioni di donna. Di donna adultera. Che nel corpo somatizza la sua colpa. Che si impone il dovere per poi ripudiarlo in nome dell’amore. Che fugge. Mai da se stessa pero’. Perché l’adultera conosce il dolore. Conosce la felicità di un incontro. Conosce l’umiliazione della lapidazione davanti al tempio dove incontrerà il Maestro, quel Cristo che la perdona entrando nella sua anima. Continua a leggere→

Vota Antonio

Antonio ha la barba lunga e una giacca a vento verde, troppo grande per lui. Dorme su una panchina davanti a un giornalaio. Ogni mattina si sveglia indolenzito, si alza un po’ alla volta e arriva all’edicola, dove gli danno il quotidiano, spesso gratis. A volte Antonio allunga la mano con dentro degli spiccioli, e paga come può. Anche oggi ha ripetuto i suoi gesti, sempre uguali. Torna alla panchina, si siede a gambe larghe, con i gomiti appoggiati sui ginocchi. Legge: Berlusconi trionfa, la sinistra crolla. Dà un’occhiata alle pagine interne. Poi ripiega il giornale, si stende lentamente sulla sua panchina, e un po’ alla volta si addormenta. Ogni tanto riesce a ricordare un sogno. Allora se lo tiene stretto, per tutta la giornata.

Alessandra Paganardi, “Tempo reale”

Per un non detto
di Alessandra Paganardi

I
Oggi il cielo è schiacciato sopra i tetti –
somiglia alla tua terra di cavalli
e di sassi spremuti. Qualche treno
fantasma stile City of New Orleans
– ricordi? « Lo conosco anch’io da sempre
Bobby Mac Gees…» . Dentro i muri quadrati
la musica si ferma un po’ più a lungo
si appende alle pareti, non ha fretta
è un ospite distratto che ritorna
a prendere le chiavi che ha lasciato.
Oggi c’è un po’ di cielo nella stanza. Continua a leggere→