“Certo, i politici, come no? Eccoli anche loro con le loro maschere ciniche attraversare la scena, ma anche loro, confusi e immeschiniti sotto il maleficio di Satana. Ecco l’onesto Zaccagnini, ecco l’inarrivabile Andreotti andare a trovare di nascosto, nella notte, il Papa che veglia in angoscia e cercare di spiegare i motivi per cui sono costretti a non venire a patti con le Brigate rosse, ad abbandonare il Giusto al suo tragico destino. Ma le loro parole passano dal cinismo alla confusione perché è Satana, nell’imitazione buffonesca di Dio, a creare la confusione delle lingue: così Zaccagnini finirà per esprimersi con le fanatiche espressioni di un mistico del Seicento e Andreotti con quelle del Manifesto del Partito Comunista. Continua a leggere
Archivio mensile:Ottobre 2008
La parola del Darwin cattolico, di Vito Mancuso
Il Pontificio Consiglio della Cultura presieduto da mons. Gianfranco Ravasi si prepara a celebrare l’anniversario darwiniano con un convegno internazionale di alto profilo nel marzo 2009. Io penso che questa lodevole iniziativa sarà inevitabilmente monca se non farà i conti con il padre gesuita Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), “il Darwin cattolico”, ineludibile convitato di pietra della Chiesa cattolica ogni volta che il tema è l’evoluzione. Sul “Corriere della Sera” del 20 settembre ho pubblicato una lettera aperta a mons. Ravasi, chiedendogli un gesto di apertura verso la teologia più attenta al dialogo con la scienza e per questo, talora, oggetto di sanzioni punitive da parte delle autorità ecclesiastiche. L’esempio più clamoroso tra quelli a noi più vicino è il gesuita Pierre Teilhard de Chardin, del quale ora desidero offrire una breve presentazione. Continua a leggere
Cagnanza e padronanza
Quel che accomuna i racconti di Fiore in questa sua seconda raccolta è l’atmosfera. Un’atmosfera da cemento incandescente nelle periferie romane le domeniche d’agosto. Da scantinato, da muro scorticato, muffa e puzza di formaggio, luce obliqua che intrappola le cose. Quel che li accomuna sono i personaggi, quasi sempre una coppia – uomini, donne, fratelli, amici – dove l’equilibrio è una corda tesa pronta a sfilacciarsi, a strapparsi, a strozzare. La loro evoluzione, e la narrazione stessa, è in questa linea retta fra due elementi, in questa impossibile chiusura. A volte entra in gioco un terzo, o un quarto, come nel bel Forme di vita su un pianeta, ma fa in fretta a svaporare e lasciare la fessura insuturabile. Continua a leggere
“Leggere variazioni di rotta” e “Corale”
Roma. Il 9 ottobre, alla Biblioteca Vallicelliana (Piazza della Chiesa Nuova, 18, ore 16,30), presentazione delle antologie poetiche Leggere variazioni di rotta. 20 poeti dal blog liberinversi (Le voci della luna, 2008) e Corale: 22 voci poetiche per 10 anni di Voci della luna, a cura di Fabiano Alborghetti (Le Voci della Luna, 2007). Letture di Cristina Annino, Maria Grazia Calandrone, Daniela Monreale, Alfonso Maria Petrosino, Adam Vaccaro; interventi di Fabrizio Bianchi e Luigi Metropoli.
La storia siamo noi, un’occasione mancata.
di Linnio Accorroni
Sfida interessante alla base di questa miscellanea di Neri Pozza: alcune fra le migliori menti della nostra generazione di giovani autori alle prese con la narrazione di una delle sequenze storiche più controverse e dibattute della storia italiana (dal 1848 fino ai giorni nostri). Legittimo sperare quindi in una narrazione polifonica e d’impatto, capace di rimuovere la persistente grana d’opacità che fatalmente sembra addensarsi sul racconto della storia patria, sia passata che contemporanea. Continua a leggere
Il Presidente (se Berlusconi…)
Non so perché sia così difficile scrivere al computer la parola buonanotte. Forse è un problema mio. Tra l’altro, è un’espressione che ritorna spesso, e a tarda ora è un incubo accorgermi che ho scritto buonnaotte perché devo tornare sui miei passi e soffermarmi su dialoghi che avrei voluto troncare prontamente. Sono tanti i contatti che sogno d’interrompere da quando non fanno che mettermi alla gogna, cercando nella vita pubblica e privata motivi d’accusa e di denuncia. A volte si fa strada il desiderio di prendere un aereo e di svanire, senza alcun preavviso. Potrei mandare un video su youtube con l’annuncio del suicidio, per esempio. Agli altri non rimarrebbe che un’immagine, con la sottile sensazione di una colpa legata all’accaduto; io, invece, starei come un pascià, brindando alle vittorie del Milan con la busta dei popcorn e la mente gremita di futili pensieri. Soprattutto questo m’interessa: liberarmi dall’assillo delle cose serie, la nazione da salvare, le responsabilità che non mi danno tregua. Cerco un modo per produrre l’ozio perfetto, il puro nulla. Mi trasformerei in un asceta del rilassamento, in un mistico dell’inerzia estrema. Sarei io, finalmente, il clandestino e il fannullone, scoprirei l’altra faccia del mondo, il mollare la presa, l’assentarmi dalla mischia. Potrei fuggire sull’isola degli sconosciuti, nella casa del Grande Estraneo, del compagno ignoto, solitario y final, come l’ombra di un McCain sconfitto, la cugina inutile della Marcegaglia, l’insignificante cognato di Spike Lee. Non mi coinvolgerebbero più le morti bianche, non dovrei documentarmi sull’ultima sortita di Veltroni, i miei sonni non sarebbero interrotti dal fantasma ululante di Di Pietro. Non prenderei le distanze dalle mie dichiarazioni, anzi, indugerei nei pensieri contrastanti su Vespa e su Del Noce, e manderei a quel paese Emilio Fede. Potrei agguantare la prima TV che capitasse a tiro e ne farei un falò per una notte di sogni senza senso.
Chissà perché non scrivo mai correttamente la parola buonanotte. Forse è un problema mio. Ci torno sopra, come un passato che m’inghiotte, e mi chiedo se l’errore inevitabile non sia il segno che sono ancora vivo, che non tutto è programmato dal me stesso che non conosce tregua e non dà tregua, come il forcing compatto del mio Milan.
Le assemblee di Bisaccia
Al mio paese facciamo tante assemblee. Ogni tanto capita qualcuno che tenta di rovinarle queste assemblee, perché al sud le cose belle hanno più nemici che altrove. Ci si abitua al male e quando il bene si presenta arriva sempre qualcuno a incornarlo. Il sud ha bisogno di strappi e di pazienza, di scrupolo e utopia. Combattere contro una discarica oggi sembra una cosa da attardati, da falliti. E quindi è proprio l’impresa giusta per i poeti, per gli artisti. I sindaci, i sindacalisti, i commercianti di ogni merce, dal pollame alla politica, non hanno molto senso in queste lotte. Continua a leggere
Premio internazionale di poesia “Altri segni”
2009 – 4^ Edizione PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA
” ALTRI SEGNI “
La Art Farm Gaia di Papiano – Marsciano (Perugia), la casa editrice “Fonéma” indicono la 4^ Edizione del Premio di Poesia “Altri Segni”.
Art. 1) Il Premio è diviso in due sezioni:
a) Tre poesie inedite in lingua italiana (ogni poesia non potrà superare i 30 versi).
b) Silloge di 16 poesie inedite in lingua italiana (ogni poesia non potrà superare i 30 versi) Continua a leggere
Viva la scuola. Tempo dei bambini, politica del governo

Due interventi di Marina Massenz e Michele Crudo, l’ultima del ministro, proposte, esperienze, appelli
Il tempo dei bambini
di Marina Massenz
A scuola non esiste e non deve esistere solo il tempo per imparare.
E’ necessario anche un tempo in cui potersi conoscere, sperimentare, avvicinare all’altro; un tempo per accogliere e sentirsi accolti, per ascoltare e sentirsi ascoltati; un tempo in cui poter imparare ad accettare l’altro, nella sua diversità, e conoscere il “piacere” di giocare e collaborare.
Cogliere l’importanza e il ruolo fondamentale del tempo nella vita del bambino, consente di effettuare una riflessione sulla dicotomia tra tempo perso e tempo guadagnato.
Il sacerdote e il kamikaze, di Daniela Rossi
Daniela Rossi, Il sacerdote e il kamikaze, Salerno Editrice 2008 – Pagg. 119 – Euro 12,00.
Recensione di Alberto Pezzini
** * **
Chissà perché i romanzi di Daniela Rossi sono come un pugno nello stomaco.
Fanno male, e la testa sembra girare un poco. C’è una vita brutta dentro queste pagine. C’è la vita quando si toglie la maschera e comprendi subito che tutto – ma proprio tutto – è stata una vana agitazione.
Un romanzo nuovo, minimale, ma intensissimo per la ricchezza di personaggi che corrono ad una velocità cinematografica. Non esiste un protagonista. Esiste una carne cruda che è la persona, una massa di sentimenti terribili e pulsanti, un’anima che si contorce nella sua miseria. Continua a leggere
Filastrocca dei gatti che scrivono*, di Nadia Agustoni

I gatti scrivono favole ai bambini
ma non lo dicono le lasciano in giro
perché solo il caso le faccia trovare
e sembrino storie ancora da creare.
I gatti, bisogna saperlo, non sono un animale
ma angeli con la coda che fanno innamorare
e se per accidente dovessero sparire
sarebbe un giorno da piangere e soffrire.
I gatti vanno fuori ma amano rincasare
e a fuoco fuocherello gli piace di giocare
e se ogni gioco vale e ogni gioco è un poco amare
non ditelo a loro potrebbero scappare.
* a Viola Amarelli
della vita mi piace la vita
(ut pictura, ut pictata terra)
I.
S’accosta, da un’urgenza
di luce, nell’oscuro strappo
della volta, nel tremante
saluto della mano,
sul dorso un rossore
di nerbo, ustione, nutrimento. Continua a leggere
Roberto CECCARINI “Giorni manomessi”
Da La guerra sparita – i giorni manomessi
dopo i passi dei morti
l’orologio dei vivi turnò
all’ora stabilita
i vivi cercano i morti
nelle loro stanze senza civico
ascoltando la voce della memoria,
gli annodano le braccia intorno
credono che ogni cosa
non abbia fine,
sia eterna (e atroce)
come la storia.
Cronache dal Paraguay
Sant’Angelo dei Lombardi, Irpinia d’oriente, quattro ottobre 2008, in programma un convegno presso il tribunale sul tema La ragionevole durata del processo.
Un gruppo di ragazzi si recano sul luogo del convegno cercando di esporre lo striscione storico con la scritta NESSUnO TOCCHI IL FORMICOSO. È lo striscione che riassume una battaglia condotta da quindici anni senza mai compiere un solo gesto di violenza.
I ragazzi mi chiamano per dirmi che non hanno potuto mostrare lo striscione nei pressi del tribunale.
Arrivo alle dieci del mattino. Chiedo al responsabile dell’ordine pubblico e mi dice che per ordini superiori lo striscione non può essere esposto nei pressi del tribunale. Continua a leggere
Metromorfosi – 2008ottobrediciassette

E’ uscito il nuovo numero di Metromorfosi
free-magazine di infocritica su musica, cinema, teatro, arte e scrittura a Roma e dintorni
Janis
Ritratto dell’artista da giovane disabile

BAMBOLA
di Josephin Miles*
Anche se i salici s’inchinavano a proteggerci dove si giocava
alla casa dei campi sabbiosi, anche se le bambole
Lillian specialmente, superavano ogni prova,
tornavo a casa sempre così presto a riposare
che il parere finale dei medici fu ingessare
dalla testa ai piedi. Fu una sorpresa per i miei genitori
e anche per me, e trasportandomi impalata
sul sedile posteriore durante il lungo viaggio verso casa
bucammo tre ruote della nostra malandata Mitchell. Continua a leggere
Il ventennio di Berlusconi
di Alberto Asor Rosa
Nel corso dell’estate, sottovalutando il rischio che il solleone avesse ulteriormente infrollito il già scarso acume dei commentatori politici e giornalistici italiani, ho pubblicato sul questo giornale (6 agosto) un articolo («Più del fascismo»), in cui mi sforzavo di collocare Berlusconi e il berlusconismo nel solco della storia italiana contemporanea. Apriti cielo: quali analogie ci possono essere mai tra Berlusconi e Mussolini, tra berlusconismo e fascismo? Ovviamente nessuna: non sono mica scemo. Io non ho inteso – e non ho scritto – che Berlusconi è come Mussolini né che il berlusconismo è come il fascismo: io ho inteso, e scritto che – nella specificità e peculiarità delle rispettive identità – sono peggio . Di questo inviterei a discutere, non delle fittizie (e talvolta tendenziose letture) che di quel testo sono state date. Per favorire tale (peraltro improbabile) obiettivo aggiungerei qualche argomento al già detto. Richiamo l’attenzione (se c’è ancora qualcuno disposto a prestarmene) sull’«incipit» di quell’articolo: «Il terzo governo Berlusconi rappresenta il punto più basso nella storia d’Italia dall’Unità in poi». Continua a leggere
Cara città, di Davide Vargas
anteprima Sud n°12
foto di Philippe Schlienger
I suv sono tutti partiti.
La sera la città si rianima.
I ragazzi abbronzati dalle ore di mare a Sperlonga vanno verso i bar rimasti aperti, siedono ai tavolini fanno capannello sul marciapiede bevono birra e fumano canne. Dalle auto ferme arrivano le note sparate di Giusy, le motociclette piegate sui cavalletti luccicanti cromate aggressive, una stella cade mentre nessuno guarda in cielo e i desideri restano inespressi. Come certi sguardi che corrono dai ragazzi appollaiati sui sedili delle auto con gli sportelli aperti alle ragazze ancora più nere per le maglie bianche e scollate che indossano facendole ricadere su gambe da fremito infilate negli stivaletti da cow boys. Continua a leggere









