Archivio mensile:Luglio 2012

17. Il campo

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Sei arrivato al campo col colletto e la camicia azzurra: troppo elegante per questo posto dimenticato dagli uomini ma non da Dio, perché Lui, alla fine, ha una memoria di ferro, come gli oggetti sparsi tra le erbacce: un frigorifero, un tostapane arrugginito, una radio con l’antenna rotta. Continua a leggere→

Il Festival dei Blog Letterari. Thiene (VI), 7/8 Luglio 2012

L’idea dietro al concepimento di un Festival dei Blog Letterari, un’idea che si è andata meglio definendo nei mesi di meticolosa preparazione e informazione su questa iniziativa, guarda all’esigenza di un diretto incontro e scambio di esperienze, che vada al di là del continuo intrecciarsi in rete di discussioni tra testate e bloggers.

Il progetto è di Morgan Palmas, agente letterario, creatore del sito Sul Romanzo, che ha avuto il merito e il coraggio di credere in questa idea, la caparbietà di convolgere referenti istituzionali e associazioni locali, e la capacità di coinvolgere un gruppo di persone molto determinato, che ha assicurato un’organizzazione “svizzera” ai due giorni del Festival.
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16. Lo giura

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Sei stato aggredito, un minuto prima della messa delle diciannove, la terza che celebri, con quaranta gradi, tre condizionatori inefficienti che fanno solo un rumore indiavolato, quando è chiaro che ormai non ce la fai, e ti ritrovi un cinquantesimo di matrimonio di cui avevi completamente perso la memoria, una falange compatta di parenti vestiti a festa che non gliene frega niente di quello che dirai; Continua a leggere→

Discount or Die: l’arte della gioia secondo Valeria Brignani

“Discount or Die” (a cura) di Valeria Brignani, Nottetempo

Due vite fa abitavo in una villetta dove il mio (ex) marito sembrava volersi esercitare alla gestione di un ristorante: un porto di mare con pranzi e cene talmente estesi da rendere quasi improcrastinabile, a un certo punto, la visita alla toilette. In quella del piano terra per lungo tempo campeggiava un libro dal titolo asciutto e invitante “Guida al consumo critico”. Credo che l’editore abbia con me un debito di riconoscenza: piazzato lì, non ha mai mancato di attrarre l’attenzione dei nostri ospiti, e so che molti l’hanno poi acquistato. Mi auguro che anche loro l’abbiano poi riposto lì: nella toilette.
Credo che il libro di Valeria Brignani – raccolta delle migliori recensioni di prodotti da discount scelte dal blog che porta lo stesso titolo del libro – meriti la stessa sorte, o forse addirittura una sorte migliore: perché rispetto all’esaustivo, soddisfacente, motivato e preciso manuale di guida al consumo, Discount or Die ha qualcosa in più. Continua a leggere→

15. Se c’è una cosa

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Gli zingari stanno litigando. Da quando il cardinale ha avvertito che ti tiene d’occhio, stai più in guardia, perché non lo raggiungano voci più insidiose, già ne arrivano tante. Un prete belloccio è sotto il tiro incrociato di beghine e di invidiosi, Continua a leggere→

Presentazione di “Chi è Jo Spatacchia”?

Vi ricordo la presentazione ufficiale dell’opera letteraria multimediale a puntate Chi è Jo Spatacchia? di Vieri Tommasi Candidi, di cui ho il piacere di essere il traduttore verso l’inglese. Il 10 luglio alle 19,30 presso Le Murate – Caffè Letterario, a Firenze.

Let me remind you of the forthcoming presentation of the multimedia serial literary work Who’s Jo Spatacchia? by Vieri Tommasi Candidi, of which I am pleased to be the translator into English. On July 10th at 7.30 pm at Le Murate – Caffè Letterario, in Florence.

14. Da quando

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Penso che la Chiesa sono io: se cambio io, può cambiare anche la Chiesa. Se io ci credo, ci crede anche la Chiesa. Se rinuncio al potere, ci rinuncia anche la Chiesa. Lei è un idealista. Passeggiate nei giardini del complesso ospedaliero. Continua a leggere→

Seduto in quel caffè

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Le storie che s’intrecciano nel bar
non sono come frasi messe in fila
con la cadenza fissa, sempre uguale;
il chiacchiericcio è un groviglio di versi
senza rima, suoni confusi, strani,
come grida di rondini sui tetti:
le insegui per un attimo soltanto,
le vedi volteggiare,
alzarsi in volo, scendere in picchiata
sui tavolini ingombri di gelati,
arachidi, spremute.
Ti chiedi che rapporto
ci sia fra tanto affanno
e il mare che risillaba in silenzio
la sua canzone lenta,
una poesia che solo pochi sanno.

La scienza e la sapienza

di Vito Mancuso

A quanto pare Stephen Hawking ha perso la partita con Peter Higgs, visto che aveva scommesso sulla non esistenza della particella subatomica oggi mondialmente nota come “bosone di Higgs”. Ma il richiamarlo ora ha un altro motivo, cioè il fatto che il suo libro più noto, Dal Big Bang ai buchi neri (1988) si conclude così: “Se riusciremo a trovare la risposta a questa domanda decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora conosceremmo la mente di Dio”. Continua a leggere→

12. Dimenticandosi

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Conosci la strada come le tue tasche: T-Bone, Acqua & Sapone, stazione di servizio. Ti chiedi come sarebbe la tua vita in un posto qualsiasi che non sia stato vissuto come questo, metro per metro, casa per casa, negozio per negozio, in sedici anni di lavoro duro, di drammi e di sorprese, come quella di trovarti in guerra con il cardinale per una questione stupida di zingari. Continua a leggere→

Abele LONGO – Reversibilità. Con nota critica di Narda Fattori

ABELE LONGO

Reversibilità

Edizioni ATd’ O – Neobar

I libri si scrivono perché siano letti e vogliono rappresentare uno spaccato del sentire personale in un tempo, in un luogo. Ma la scrittura, Cassandra inascoltata, è multiforme, inafferrabile, sgusciante : fra le dita restano solo frammenti del lungo discorso che la agita; la poesia soprattutto gode di questo statuto di ambiguità, di spregiudicatezza, di salvataggio all’ultimo istante prima della caduta delle lettere sul foglio… e di reversibilità.

La buona poesia, dunque, è un concentrato semantico, talvolta ossimorico, ha visioni nette da analisi al microscopio e altre che trasvolano senza confini  territori estremi, mai  estranei, però.

La reversibilità nasce dalla capacità di farci intendere il senso celato, contrapposto , forse solo immaginato, come la faccia oscura della luna. Continua a leggere→

Non è

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Non è la prima volta che ci penso.
Con tutta la stanchezza del lavoro
che morde per inerzia le ossa e i nervi,
dalla panchina ancora mezzo in ombra,
mi affaccio sulla scena
che commuove di più di questo denso
tratto di costa: il golfo di Sirolo.
Il sole a picco macchia di colore
chiaro il bosco, il monte, la sottilissima
fettuccia della spiaggia.
Ma è ancora il mare a correggere le rotte,
a darmi una risposta:
migliaia di stelle brillano sull’acqua.
Il riflesso del sole, si direbbe.
Preferisco pensare che la notte
rimanga dentro il giorno;
è un sorriso che emerge dal passato,
che dalla parte oscura dell’assenza
mi rassicura: torno.

Quegli anni maledetti – Franz Krauspenhaar Le monetine del Raphael, Gaffi editore.

di Giorgio Simoni

Franz Krauspenhaar è un toro da monta letteraria. Queste sono le parole che mi sono rimbalzate nella testa durante la lettura di Le monetine del Raphaël, ultima fatica dello scrittore pubblicata da Gaffi editore. Kraupenhaar snocciola frasi che colpiscono come una gragnola del Carlos Monzon dei bei tempi; toglie il fiato, gonfia gli occhi di stupore e rabbia, fa vibrare i polsi: insomma c’è poco da fare i damerini, le pagine del romanzo grondano letteratura, signori. Di quella sopraffina, che ti sbatte sotto gli occhi tanto le scopate furibonde quanto le peggiori stragi dei nostri anni plumbei, che al Robert Palmer cantore plastificato e patinato, sbronzo sboccante come un beone all’ultimo stadio nella ramazzottiana Milano da bere, affianca la scelta irreversibile, per certi versi drammatica, del protagonista – Fabio Bucchi – di lasciare il suo comodo posto impiegatizio in una ?fabbrichetta” dell’hinterland per votarsi definitivamente all’Arte, quella con la A maiuscola. Continua a leggere→

11. Chiaro e tondo

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L’ingresso all’ospedale è un simbolo, a suo modo: parcheggio riservato ai dipendenti, vietato l’ingresso, ricoveri per pronto soccorso. Ci si sente respinti, se non si appartiene alle categorie. Ma tu hai un’amica: un medico dai cappelli corvini e gli occhi scuri. Continua a leggere→

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.97: Elegie dell’assenza e del ricordo. Guido Pellegrini, “L’amor segreto e altre storie”

Elegie dell’assenza e del ricordo. Guido Pellegrini, L’amor segreto e altre storie, Firenze. Gazebo, 2011

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di Giuseppe Panella*


Il segreto è l’altra faccia della nostalgia, del rimpianto, dell’assonanza attonita tra ciò che un tempo è stato e quello che si sarebbe voluto che fosse. Ne scaturisce un tono tra l’elegiaco e l’interrogativo che contraddistingue questa quarta raccolta di Guido Pellegrini (la seconda con Gazebo Libri). E’ sull’elemento della segretezza che l’autore spinge il pedale del suo registro poetico tutto orientato verso il ricordo e l’interrogazione, in un dialogo ideale con un interlocutore assoluto, che funge da sponda alla sua richiesta di verità illuminata dalla nostalgia:

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Farfalle

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Due farfalle bianche che s’intrecciano
in volo, proprio qui, davanti a me:
s’inseguono, si toccano, felici.
E’ un altro tempo, quello della scena:
i giorni in cui appoggiati alla ringhiera
c’eravamo tu e io, anime lievi
in un mondo sepolto dai macigni
del potere inumano.
Le due non interrompono
la sarabanda allegra.
Se mi chiedo perché davanti a me,
in questo punto preciso del golfo,
di questo abbraccio grande d’aria e d’acqua,
ti faccio torto, come tua sorella
il giorno in cui mi disse:
Mario è morto. Ma dentro già vedevo
le due farfalle, il ballo senza fine
di un altro tempo, della scena bella
di un inseguirsi, con il fiato corto.

La pornoromantica ha commesso Romanticidio!

Io Carolina Cutolo l’ho vista una sera, una volta, prima di leggere il suo romanzo. Ero al suo bar e l’ho vista domare una gang di pischelli minorenni che avevano deciso di concedersi una serata brava proprio al suo locale, al quartiere Pigneto, a Roma.
Lei era una piccola Ariel agile e sinuosa, con i nervi scattanti da gatta di strada e palle fredde, ultrafredde; e li teneva lì buoni, i ragazzi, manico e frusta, nonostante avessero voglia di rogne, ubriachi un po’ sul serio e un po’ per finta, legnosi ma piagnoni, un po’ fascistelli, ganghettosi, pericolosetti. Ma lei neanche una piega: come un buttafuori cattivone col profilo di gesso, dominava il branco con fare tollerante ma scocciato, di chi è pronto (e lo sa far capire) a trasformarsi in un Giustiziere in tre secondi. Così l’ho vista, Carolina Cutolo, e dietro di lei mi sarei fatta piccina per nascondermi da quei teppistelli, lei maschio alfa senza esitazioni.
Così l’ho ritrovata, Carolina, nel suo Romanticidio. Un romanzo molto maschile e carino, che si legge quasi da solo, basta cominciarlo. Una prosa non particolarmente ricercata ma molto scorrevole, agile come lei, accattivante, a tratti furba, ma sempre con un pizzico di cuore. Cuor virile, certo, mica roba da signorine. Però alla fine spiazza, perché la Kattivona evolve e matura facendo una bella capriola, e pur senza rinunciare al suo cinismo decide di abbassare un po’ la guardia e prendersi quello che le spetta dalla vita e dall’amore. Sempre che… il finale è a sorpresa, un’altra capriola, ma quel che conta è la capacità allegra ma molto raffinata di creare una storia avvincente e simpatica, costruita su buoni ritmi narrativi. Continua a leggere→