Archivio mensile:Ottobre 2012

69. Fuoco

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=8yZOYR_GUAg&feature=context-vrec]

da qui

Sei di nuovo incantato in una sala; pensi alla rivalità tra i due pittori: Raffaello, in gara perenne con il Buonarroti, produce ormai talmente tanto da affidare quasi tutto il lavoro ai suoi aiutanti. Ma sei sicuro che ci sia la sua mano nell’incendio che semina il panico nelle vie della città, con la gente che scavalca i muri, invoca soccorso a braccia alzate, cerca rifugio dai crolli e dal fumo che avanza inesorabile. Il segretario è entrato silenziosamente, si ferma alle tue spalle. Continua a leggere→

Le prefazioni disperse di Giovanni Nencioni

Giovanni Nencioni, Prefazioni disperse, a cura di Luciana Salibra, Firenze, Accademia della Crusca, 2011, pp. xxxvi-298.

Nato l’11 settembre 1911 a Firenze, dove si spense il 3 maggio 2008, Giovanni Nencioni è stato uno dei maggiori teorici della linguistica greca, latina e italiana, nonché il più amato presidente dell’Accademia della Crusca (da lui amministrata con passione e rara perizia nell’arco d’un trentennio: 1972-2000), che ora ne celebra degnamente il centenario della nascita con un volume a cura di Luciana Salibra contenente le prefazioni autoriali e allografe (scil. d’opere altrui, specie di giovani autori) prodotte dal grande linguista in più di mezzo secolo d’attività scientifica e professionale (1944-2002), la maggior parte delle quali — nota la curatrice — «erano reperibili solo nella collocazione primitiva, di prefazione appunto, e dunque in stato di frammentazione e per così dire di ‘penombra’» (p. iv): materiali, quindi, quasi-inediti e perciò d’estremo interesse storico e documentario. Continua a leggere→

Rasulanne, di Marcello Marciani

Poesia che nessuno può mangiarla più dolce e più furiosa
Appunti di Anna Elisa De Gregorio su Rasulanne di Marcello Marciani, edizioni Cofine 2012, premio Città di Ischitella-Pietro Giannone 2012.

È una maledetta sorpresa quella che per prima ci arriva, come una rasoiata sulla faccia, durante la lettura di Rasulanne (rasoiate), raccolta poetica di Marcello Mariani nella lingua “rasposa” e ben poco accattivante di Lanciano. Per la forza realistica, erotica, carnale, e allo stesso tempo visionaria (al limite dello sragionare) dei versi, la novità dei temi, l’originalità selvaggia dell’uso della lingua. In questo caso il dialetto rappresenta una marcia in più, che apre strapiombi e cieli. Senza limiti. Ci vengono scaraventati addosso suoni di arancio, di rosa, angustie e sangue. Continua a leggere→

Perché a pagare per i ritardi e i disservizi sono sempre e solo i pendolari? di Mauro Baldrati

DA TISCALI:

 

Non si è mai spenta l’eco delle proteste per lo stato pietoso in cui versano i trasporti ferroviari dei pendolari: treni malandati, vecchi, lenti, strapieni, che accumulano ritardi causando disagi e anche danni economici a chi deve raggiungere il posto di lavoro. La rabbia aumenta quando si è costretti a prendere atto che tutte le risorse vengono destinate alle linee ad alta velocità, con le frecce rosse, gialle, bianche con le carrozze semivuote, soprattutto quelle di prima classe. Si sfidano le proteste delle popolazioni locali, si inviano le forze dell’ordine in assetto di guerra per contrastare le manifestazioni contro la TAV, senza mai mettere in discussione l’impiego di denaro pubblico, senza mai rendere conto dei conflitti di interessi di chi entra in politica e ha alle spalle un’azienda, un business in qualche modo collegato con un’opera pubblica. Intanto le linee locali sono abbandonate a se stesse, non si investe per la manutenzione, si sopprimono addirittura i treni. E chi se ne frega dei poveri cristi che devono andare a lavorare. Continua a leggere→

68. Una formica

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=LBYIxhnnQi4&feature=related]

da qui

E’ impressionante la vista della piazza: uomini e donne sono formiche colorate, non sai come possano vederti, se riescano a sentirti. La tua è una voce anonima, quasi fuori campo; un grido che dovrebbe entusiasmarli, spingerli a credere in un mondo migliore. Continua a leggere→

Roberto Caracci su “La ballata delle parole vane”

La zattera danzante delle passioni
di Roberto Caracci

La ballata delle parole vane è la ballata delle parole che non restano. In particolare quelle dell’amore. Resta la ballata, sì, resta il canto, la danza, il ritmo della vita, che anche e soprattutto di amore è fatta. E del resto qui non si parla di amore, ma di amori. Di amore al plurale. Di passione in cui una donna può credere, ma nelle sue mille sfaccettature, tante quanti sono ad esempio gli uomini. Continua a leggere→

Vico ultimo alla Sorgente

A proposito di…
Vico ultimo alla Sorgente di Floriana Coppola

di Gloria Gaetano

Ci vogliono veramente doti narrative fuori dal comune per scrivere di un fatto di cronaca, non in uno stile di crudo realismo, ma in maniera densa, asciutta, compatta, forte, che dà voce a un silenzio domestico omertoso, ai maltrattamenti subiti nella rassegnazione accettata, di un amore molesto feroce, impietoso del maschio predatore.
Tutto viene visto e raccontato come vicenda “consueta” in una comunità che rispetta i canoni patriarcali e che si rassegna facilmente a una sopravvivenza abituata alle asprezze, alle paure e all’aggressività maschile.
E’ questo il tema dell’ultimo romanzo, Vico Ultimo alla Sorgente, edito a Napoli da Homo scrivens di Floriana Coppola, scrittrice, poetessa, collagista napoletana che va a fondo, nell’animo della sua città, di cui conosce il ventre, il buio dei vicoli, le improvvise apparizioni di chiese stupende, di palazzo Filomarino, e di tutto lo splendore oggi un po’ degradato di vie palazzi e chiese.
Con Anna, la protagonista del romanzo, si corre per Spaccanapoli, con i suoi figli, si corre senza meta, per la città oscura che si aggroviglia in strettoie, bottegucce artigiane, si tenta di fuggire dalle angosce, dalle paure, in cerca di una liberazione che vive nella sua fantasia, disposta a correre ogni rischio. Continua a leggere→

67. Questo è certo

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=WROTlZ2yJsU&feature=g-vrec]

da qui

Il cielo di ottobre, a Roma, è una specie di miracolo: un azzurro irreale, fuori tempo, che vorresti bere, come acqua. Ma non puoi bere nulla; puoi solo sperare di sentirtene avvolto, che la sua leggerezza ti contagi. Sei davanti al computer, cerchi invano di salvarlo dalla polvere. Scrivi poche parole: cielo, Roma, ottobre. Senti che c’è qualcuno, alle tue spalle: è giunta l’ora? Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.14: Infanzia e ricordo. Leonora Sartori, “La forma incerta dei sogni”

Infanzia e ricordo. Leonora Sartori, La forma incerta dei sogni, Milano, Edizioni Piemme, 2010

______________________________

di Giuseppe Panella*

 

I ricordi hanno sempre una forma – quelli di Leonora detta Leo in famiglia sono presenti alla sua mente sotto forma di adesivi che sintetizzano in un’immagine vicende storiche di lotte civili, di battaglie morali vinte con la forza della volontà e della solidarietà, di momenti entusiasmanti poi trasformatisi in cocenti delusioni.

L’adesivo che fa scattare la molla dei ricordi di Leo riguarda la vicenda dei “sei di Sharpeville”, una cittadina del Sudafrica in cui nel corso di tumulti per l’ingiustificato aumento del prezzo degli affitti il consigliere comunale nero Dlimini fu ucciso nel 1984 da una persona rimasta non identificata e di cui furono accusati sei partecipanti innocenti alla manifestazione.

Continua a leggere→

Vivalascuola. La scuola vista dai ragazzi

Abbiamo deciso, in questa puntata di vivalascuola, di dare voce a loro: gli studenti, le bambine ed i bambini, i ragazzi. Per una volta parlano in prima persona e ci raccontano a ruota libera ciò che gli viene in mente, quello che la scuola è per loro. Questa collazione di interventi di scolari e studenti testimonia la pregnanza di un aspetto che rappresenta uno degli specifici di quel complesso luogo geometrico e dell’anima che è la scuola: la socialità, i rapporti tra pari e i rapporti con gli adulti… libertà, creatività, valori, sono temi espliciti, su cui alcuni giovani centrano tutto il loro intervento, dimostrando di aver compreso intenzioni, limiti e pregi del nostro sistema educativo. E facendoci – con orgoglio – sentire sulla loro stessa barca. (Marina Boscaino e Marco Guastavigna)

Scuola elementare

Le mie maestre sono superbrave
Per me la scuola è importante perché le maestre che abbiamo noi sono bravissime perché ci fanno fare i lavoretti, basket e ginnastica. La maestra di religione è brava anche lei qualche volta perché ci fa guardare la tv. Secondo me la scuola è bellissima. Continua a leggere→

66. Dal letame

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=BRr2-Bit7Dc]

da qui

Quando vieni quaggiù, hai una strana sensazione: come fosse la fine di un viaggio, di cui dimentichi il punto di partenza e il motivo che ti ha spinto a incamminarti. E’ tutto prezioso, come al solito: marmi, colonne, candelabri che pendono dall’alto, sotto l’altare dove ti hanno ordinato. Continua a leggere→

UNA TERSA VIA

Mentre i protagonisti caricaturali della politica annunciano di allearsi, di disallearsi e poi di nuovo di compattarsi e di scompattarsi, l’Italia reale, quella delle persone in carne e ossa, precipita nella miseria disperante mai adeguatamente espressa e raccontata dai media; e intanto che si assiste impotenti, ogni giorno, alla caduta degli orridi catafalchi di un teatrino fasullo, fatto di menzogne e ruberie, ci s’indigna, si protesta, si invadono le piazze chiedendo attenzione e risposte. Continua a leggere→

Saran pure bamboccioni tq, ma è con loro che abbiamo a che fare

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Dopo la lettura di «Bamboccioni Voodoo», antologia di racconti di Marco Candida, Historica Edizioni, 2012, pp. 182, € 14,00

 

Il libro è composto da 14 racconti, alcuni già pubblicati su siti web e riviste cartacee. Ogni racconto è indipendente, a cominciare dai nomi dei protagonisti che sono ogni volta diversi. L’atmosfera in cui sono inseriti, però, è comune. È il nostro presente. E comune è anche la categoria di persone che per la gran parte vivono a muovono le vicende narrate. È la generazione dei bamboccioni (come li definì nel 2007 l’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa) anche se alcuni di loro, quelli magari che stanno avendo più successo professionale, preferiscono definirsi tq, visto che hanno 30 o 40 anni.

Un’altra caratteristica comune ai racconti è il genere horror. Ciò non significa che l’autore, Marco Candida, sia rinchiuso in uno stilema – basta vedere la sua produzione letteraria e saggistica precedente (qui il link al suo sito web) per rendersene conto. La scelta dell’horror, qui, mi è parsa una sorta di avviso: guardate che i bamboccioni potranno pure sembrare sfigati, ma invece occorre tener conto di loro. Conoscono il voodoo.

Continua a leggere→

65. E’ ancora lì

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=oosMPN_fTzE&feature=g-vrec]

da qui

Francesco ha i capelli spettinati, come sempre, gli occhi un po’ spenti, la voce bassa di chi ha imparato a non chiedere troppo dalla vita. Passeggiate nel cortile dove s’intrecciano studenti della scuola d’italiano, bambini che gridano all’uscita dell’ora e mezzo di catechismo della comunione, giovani che chiacchierano dell’ultima partita della squadra del cuore. Continua a leggere→

Vivalascuola. Annuncio. Comprendere per imparare

Seminario di studio per docenti della scuola primaria e secondaria di I e II grado

COMPRENDERE PER IMPARARE

NELL’EDUCAZIONE LINGUISTICA E NELL’EDUCAZIONE MATEMATICO – SCIENTIFICA

relazioni e laboratori

Aula magna Istituto Comprensivo “A. Stoppani”

Via Monteverdi 6, Milano

11 e 18 ottobre 2012, ore 15-18

Continua a leggere→

Winterreise. La traversata occidentale, di Manuel Cohen

Nota al testo poetico Winterreise. La traversata occidentale, di Manuel Cohen edizioni CFR, vincitore del Premio Nazionale di Poesia Franco Fortini.

di Rosa Salvia

Dopo quello che si è sofferto dal Novecento in poi nel nostro mondo occidentale non c’è quasi più nulla da soffrire. Questa riflessione mi è venuta spontanea leggendo il poemetto in ottave decisamente fedele alla rima e all’endecasillabo WINTERREISE La traversata occidentale, di Manuel Cohen, il quale guida noialtri lettori a prendere coscienza fino in fondo, per poi liberarcene, delle storture dolorose legate al tramonto dell’Occidente, così come il filo di Arianna guida Teseo ad uscire dal labirinto. Continua a leggere→

AMELIA ROSSELLI E IL “RUMORE” PRIMORDIALE

di Saverio Bafaro

(da Postpopuli.it)

Amelia Rosselli (da correnteimprovvisa.blogspot.com)

C’ è stato un periodo in cui Amelia Rosselli non aveva ancora eletto una lingua per il suo pensiero. Una fase in cui forse brancolava nel buio, e di sicuro sentiva forte in lei confliggere più sistemi tra loro. Ma prima della fisiologica elezione della nostra cultura e, di conseguenza, dell’italiano, con la messa da parte (mai definitiva) del francese e dell’inglese, deve esser successo qualcosa: forse vivendo il limbo, forse in maniera panoramica, ha avuto modo di estrarre quello che Ferdinand de Saussure chiamò ‘significante’, slacciandolo virtualmente dalla sua parte mentale per poter accedere sempre più alla sua natura di atto acustico puro, e per considerarlo infine “rumore” primordiale.

Questo rumore costituisce la materia, il substrato di ogni lingua. Solo secondariamente, infatti, è stato sottoposto a spezzettamenti, cadenze, diversificazioni. Solo secondariamente sono state considerate le sue frequenze e attribuite a questo delle coloriture. In un passo ancora successivo, e solo alla fine di quel viaggio pre-razionale, si è potuto ricongiungere con il regno delle immagini, delle idee, delle compiutezze di significato, delle rappresentazioni condivise. Continua a leggere→

“NOMEN OMEN” DI FABRIZIO CENTOFANTI. LE FACCENDE DELL’ANIMA

di Augusto Benemeglio

1.Le faccende dell’anima .

 Per Fabrizio Centofanti l’impulso alla ricerca della verità non ammette frontiere di fatica . Ogni rivo del proprio sangue, ogni energia , ogni atomo chiuso   nel suo corpo e nella sua mente che vive in lui  è come una porta aperta in cui  entra  ogni storia , ogni angoscia , ogni ferita , ogni dramma che  si fa ora canto , preghiera o disperata allucinazione d’amore, sacro o profano che sia . Il ruolo essenzialmente umano, primordiale dell’arte, costituisce il tessuto connettivo del suo lavorio interno ,  e poi c’è l’orma , il marchio indelebile della sua fede cristiana , la sua passione nel viverla , la sua ossessione, la sua speranza , anche quando sei in crisi nera e hai davanti a te  “muri d’ombra e altri fallimenti” ,  il “cuore butta sangue”  e temi di non farcela : …ti sembra a volte di non avere /più nulla dalla vita. Ti guardi dentro/e vedi solo polvere . Allora cerchi un volto/ qualcuno che t’assolva nei giorni in cui non credi (pag.72), oppure t’avventuri nella “Selva dei suicidi  e  cerchi “ scampo anche nelle tenebre/ quando il cerchio  è un baratro che s’apre /sotto un ponte leggero .(e)  non basta l’innocente varco nel cuore (pag. 35)  

Per uno come lui,  abituato a indagare nelle faccende dell’anima e  nello scandalo dei sentimenti , oggi, in relazione allo squallore dei tempi , alla miseria e  alla violenza  dei  giorni , “quando i nomi delle cose sono lampi,/coltelli che s’imbrattano di sangue (pag50) , tutto si fa attualità , cronaca viva, pioggia densa scura come il sangue//tra le rovine intrise di catrame(pag.83).  Ed ecco la morte di Vittorio Arrigoni, l’utopia della pace , e i cecchini israeliani, il fora di ball  leghista per i sepolti dentro l’acqua senza un nome, i trecento migranti  annegati in un sogno di accoglienza ( pag.106), lo Tsunami giapponese,  la morte di Simoncelli , il ragazzo dai riccioli di stelle , gli eroi di Fukushima .Ma di fronte alle avversità bisogna battersi con fede e coraggio  (Il coraggio è una virtù scaduta/Ma è il coraggio che serve//io non m’arrendo: anche se il tempo/infierisse, lo guarderò negli occhi, /gli tenderò la mano, pronuncerò/- con l’ultimo respiro -/una parola inascoltata di perdono –pag.109), battersi anche con “Il vomito , la febbre, la solitudine appesa/all’attaccapanni dei ricordi (pag.114) e “la mia solitudine infinita”, che è quella di un’anima che ha una sensibilità da orchestra di violini , di un  prete che è sempre e comunque solo col suo  Dio, che l’ha chiamato  per custodire intatta la “sua parola” e darla a tutti, ma in particolare ai poveri, con tenerezza, con spirito di servizio, fraternità, ma anche con fierezza. Seguire lui significa  darsi un bacio che oltrepassi il muro // e giunga dalle stazioni della memoria // all’ultima stazione.  Noi lo sappiamo bene che ricadremo  mille  volte,  “ istante dopo istante, nella corsa buia dell’abitudine ” , che resteremo attaccati al nostro io , e che tarderemo molto a fare un falò di tutti gli ignoti desideri e le  nostalgie smarrite . E’ sempre difficile fugare l’ombra triste del ricordo/ferito e rifugiato dentro il cuore// le mille strade aperte  e poi sbarrate/ da forze oscure ed  eventi senza nome (pagg.75-76). Continua a leggere→

64. Una notte di pioggia e di paura

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Ytl_pf5V6VU]

da qui

E’ tornata. Quanto tempo è passato? Ma poi: il tempo passa? O è una bolla che galleggia nel vuoto, in attesa di scoppiare? Gli occhi nerissimi sono ancora accesi: sì è convinta che puoi cambiare idea? Nelle nuvole si specchia il campo, dove le scarpe s’infangano e il tappeto d’erbacce è una palude piena di zanzare. Continua a leggere→

IL TERZO SGUARDO n.42: Le parole del tempo e la letteratura. Gualberto Alvino. “La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino”

Le parole del tempo e la letteratura. Gualberto Alvino. La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino, con una prefazione di Pietro Trifone, Napoli, Loffredo, 2012

_____________________________

di Giuseppe Panella*

.

La poesia e la letteratura è composta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e gli stati d’animo. Ma, a parte l’aspetto affettivo e dei sentimenti espressi in ragione di essi, è intrinsecamente costituita di parole. Nell’analisi della scrittura letteraria non si può fare a meno di soffermarsi su di esse, sulla loro natura, sulla loro vita, sulla loro origine, sulla loro specificità. Di conseguenza, i poeti e gli scrittori possono usarle attingendole al parlato quotidiano, all’usuale composto utilizzato per comunicare ogni giorno con gli altri in tutte le situazioni concrete del vivere associato oppure attingere al grande patrimonio lessicale della tradizione culturale cui tutti partecipiamo ma di cui molto spesso ci dimentichiamo invece di usarlo. Gualberto Alvino ha deciso di dedicare la sua operosità erudita e la sua sapienza di studioso alla ricerca delle occorrenze linguistiche presente nelle opere di tre grandi autori meridionali (tutti siciliani, per l’esattezza) e di verificarne la puntualità, l’invenzione e, come dice il titolo della sua raccolta di saggi, la “verticalità”. Ma Alvino non solo ha portato a termine questa sua ricerca nella modalità sua propria di filologo (e cioè di “lettore lento” – come scrive Nietzsche nella sua Prefazione a La nascita della tragedia) ma l’ha anche arricchita con un saggio, un Dialogo tra lo Scettico e il Fautore, in cui giustifica more teoretico l’assunto della sua prospettiva di studi.

Continua a leggere→