Archivio mensile:Aprile 2014

Tre atti e due tempi, di Giorgio Faletti

Faletti
di Giuseppe Granieri

Tre atti e due tempi – di Giorgio Faletti – porta con sé il dono della leggerezza. E non è poco per un libro, anzi. Leggerezza sotto più punti di vista. Si legge in poco tempo: c’è chi lo ha letto in metropolitana, tra una fermata e l’altra, c’è chi lo ha divorato in un paio di serate, c’è – ancora – chi lo ha portato con sé, pronto a leggerlo nei ritagli di tempo. Continua a leggere

Franca Alaimo: Lettera al lupo

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Caro Lupo,

io ti ho incontrato molte volte ed ogni volta in modo diverso. La prima volta fu intorno ai quattro anni, quando mia madre mi raccontò la storia di Capuccetto rosso. Mangiavi gli uomini. Parlavi ingannando.
Da allora mi hai fatto compagnia per molte notti invernali di vento, quando il suo fruscio mi sembrava l’artigliare delle tue zampe contro le imposte di legno della mia stanza da letto. Io non volevo essere mangiata e così mi coprivo anche la faccia con la coperta di lana e cercavo quasi di non respirare, per non farti capire che esistevo. Continua a leggere

Non voglio partorire un corpo di plastica / di Jonida Prifti

dimestichezze protettive
premono infuori dovere protettivo

non voglio partorire un corpo di plastica
che possa gonfiarsi di fiato innaturale

risiede in una minima
goccia di saliva
una forza striminzita
che si muove ruotando

non voglio partorire un corpo di plastica
che possa iniettarsi di acido polare

non vedrai più l’ombra come tale
in fondo alla valle risiede un nascondiglio
dove il contorno si riempie di cotone
per sembrare animale

non voglio partorire un corpo di plastica
che possa lanciarsi dentro il buco astrale

immobile la casina ondeggia fumo
dal tetto triangolare
viscida si sviscera la lumaca
attaccata al cemento
(sottostante o sovrastante?)
e inforca la sua forma
verso una porta inchiodata

non voglio partorire un corpo di plastica
che possa ammalarsi e per un tossico unguento
SCOPPIARE

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Guido Michelone intervista Gianluca Mercadante

mercadante FOTO
di Guido Michelone

Gianluca, in tre righe cos’è il tuo recente libello “Caro scrittore in erba”?
Una sorta di lunga lettera indirizzata innanzitutto a me stesso, nel tentativo di tirare due righe di conti dopo aver trascorso una decina d’anni a contatto col mondo editoriale.

Quali sono per te le finalità di questo libro?
Le ho scoperte strada facendo: da scrittore, e da giornalista, mi sono avventurato lungo un percorso, quello editoriale, disseminato di trappole, disillusioni, figure grottesche e situazioni paradossali. Descrivendo tutto ciò nel mio libro, ho finito con l’analizzare senza filtri, e semmai con un pizzico d’ironia, uno dei possibili destini di un possibile scrittore, privo dell’armatura necessaria a parare i colpi, che non mancheranno di certo e arriveranno, anzi, in abbondanza. Continua a leggere

Il Vangelo secondo Fabrizio

vangelo di fabrizio
Il Vangelo è uno di quei libri che si possono leggere per tutta la vita: ogni volta contiene qualcosa di nuovo. È la forza dei “classici”, che diventano tali proprio perché contengono verità che la storia non falsifica, verità poliedriche che in ogni circostanza si mostrano da un punto di vista insospettato.
Ma così come nella mutevolezza della Storia esistono delle costanti, anche nella perenne rilettura del Vangelo si possono scorgere linee di tendenza. Da tempo ormai (e sarebbe interessante indagare perché) l’accento è posto sulla umanità di Cristo. Continua a leggere

Letture amiche (con sorpresa): Chiedi scusa alla guerra, di Alessandro Morbidelli

csagPer la serie letture amiche oggi parlo di un libro speciale, che mi sento onorata di aver letto così precocemente. In che senso precocemente, viene da chiedersi? Lo spiegherò in seguito. Intanto vanno detti titolo e autore. Si tratta di “Chiedi scusa alla guerra”, di Alessandro Morbidelli.
Il romanzo è il seguito del fortunato noir del 2010 Ogni cosa al posto giusto pubblicato da Robin Edizioni, ma in qualche modo può essere letto anche come libro a sé. I riferimenti alla storia precedente si spiegano in parte nel dipanarsi della trama; io però consiglierei la lettura di entrambi, nell’ordine di scrittura. Continua a leggere

L’allegoria comunista del poeta Emilio Piccolo

Emilio Piccolo

Emilio Piccolo

a Emilio Piccolo

non sempre chi va via va via

tu andandotene sei rimasto

a.c.

L’allegoria comunista del poeta Emilio Piccolo

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di Antonino Contiliano

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È vero, la globalizzazione capital-neoliberista ha cambiato molte cose. Nessun stile di vita, singolare e sociale, dentro e fuori i confini di ciascuno popolo, è rimasto indenne. In questo passaggio, – che, tra XX e XXI, ha toccato strutture e sovrastrutture modificandole profondamente, – se da un lato rimangono costanti i rapporti di identità e potere del capitalismo egemone, dall’altro, a fronte dell’avanzare della comunicazione di massa, gestita dai nuovi media e “nuovi intellettuali collettivi organici” – tv e www –, il linguaggio e il pensiero della cultura e della ricerca critica, pur perdendo i vecchi punti di riferimento, aprono altre prospettive di revisione e progettazione. Il rullo compressore dell’azione neoliberale e ipermoderna ha impoverito ogni linguaggio; ogni segno e parola hanno perso la profondità per far spazio agli algoritmi della velocità digitale, piegandoli solo ai mercati e ai conti dei costi e ricavi di classe, alle identità dequalificate e degradanti dell’omogeneizzazione della finanza e dei salotti dell’audience. La logica dello scambio e della valorizzazione capitalistica, rivoluzionandosi, ha cambiato sola forma. La sostanza è rimasta invariata; anzi si è fatta più triste e perversa: la liberalizzazione, e non solo per caso, si è trasformata in una gabbia elettroinformazionale di disciplina e controllo più pervasiva e diffusa che mai.

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Nel crudele aprile

aprile

Nel crudele aprile
il mio flusso di coscienza
è quello di api inebriate
che prendon fiordi per fiori.

Nel crudele aprile
potrei inviare
milioni di e-mail
con allegati pineali
fra i palloncini d’elio
del borgo medievale.

Nel crudele aprile
l’oblio è attaccato
dal polline e le scene
risalgono alla superficie.

Nel crudele aprile
gli smartphone
son poca cosa
davanti al verde trasparire
delle foglie al sole.

Nel crudele aprile
potrei esser colto
da amor fulminante
e finire al pronto soccorso.

Nel crudele aprile
interrogo la statua
della “Fontana dei Mesi”
e lei mi dice di smetterla
e di pensare a maggio.

Il crudele aprile
è stato accusato
di scarica barile
e aggiotaggio.

Max Ponte, 20/04/2013

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I LIBRI DEGLI ALTRI n.75: Frammenti, personaggi, insussistenze. Vanni Santoni, “Personaggi precari”

Frammenti, personaggi, insussistenze. Vanni Santoni, Personaggi precari, con una postfazione di Raoul Bruni, Roma, Voland, 2013

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di Giuseppe Panella

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In tempi di precariato diffuso e considerato come una condizione ormai insuperabile e senza possibilità di uscita da essa fors’anche da quegli stessi che la subiscono impotenti e attoniti (e come potrebbero fare altrimenti in una situazione di crisi permanente com’è quella che stiamo tutti vivendo?), anche i personaggi narrativi rischiano di fare la stessa fine. Continua a leggere

CLAUDIO GIUNTA, “SOLOVKI”, BOOKaBOOK

di Marino Magliani

Conoscete questa iniziativa?
http://www.bookabook.it/campaigns/solovki

copertina_solovkiA me l’ha fatta conoscere Enzo Fileno Carabba, narratore fiorentino col quale ci scambiamo letture e idee e col quale chissà se un giorno riusciremo a scrivere una cosa sui nostri territori, in progetto da tempo. Quando sono andato a guardare il link e ho letto il nome di Claudio Giunta, ho pensato al caso. Giusto ieri, con lui – che insegna all’Università di Trento e si occupa, tra l’altro, di Medioevo e delle rime di Dante, ed è autore, con Giovanna Silva, di un libro raro e splendido, Tutta la solitudine che meritate. Viaggio in Islanda, (Humboldt in coedizione con Quodlibet) – si parlava del Grande Nord. Non sono mai stato in Islanda, la conosco solo attraverso gli articoli di Giorgio Vasta, e la lettura di Islandia, di Josep Rivera che a suo tempo ho rischiato di tradurre. Ma qui, attraverso Bookabook, Claudio Giunta, esce dalle sue rotte – ma non del tutto – e ci propone Solovki, “giallo incalzante e straniante, sospeso tra l’Italia di oggi – un paese precario e in bilico tra la ricchezza cafona dei genitori e la disperazione dei figli – e una Russia stracciona abitata dai fantasmi di un grande e tragico passato, tra gulag, poetici idioti e nostalgie di potenza.”

ROSSELLA MONACO: TRADURRE IL “TRIMALCIONE” DI F.S. FITZGERALD

di Giovanni Agnoloni

TrimalcioneRossella Monaco è la traduttrice di Trimalcione di Francis Scott Fitzgerald, edito da BUR in un volume che riporta anche la sua postfazione, mentre la prefazione è di Sara Antonelli, docente di Letteratura anglo-americana all’Università Roma Tre. Ho avuto il piacere di intervistarla.

1. Il tuo lavoro di traduzione su Trimalcione di Francis Scott Fitzgerald rivela una grande misura e una percezione della musicalità del testo. Come ti sei rapportata alla versione originaria del Grande Gatsby?

Come sappiamo, per F. Scott Fitzgerald la musica era molto importante. È stato più volte definito il “cantore dell’età del Jazz”, ma credo che le grandi orchestre, le ballerine dalle gonne corte che si agitavano negli shimmy o nei charleston significassero per lui molto di più della superficiale appartenenza a un determinato periodo storico e della sua cronaca. I vestiti con le frange, pensati per accentuare il movimento, il continuo scintillio dei gioielli e dell’acciaio delle automobili, dei ponti, dei treni, degli elementi naturali, hanno un senso che va oltre il loro essere semplici oggetti per Fitzgerald, oltre il loro essere simbolo di un’epoca e della modernità.
Nel testo ci sono moltissimi riferimenti a questi luccichii. Mi vengono in mente “la luce del sole che filtrava in mezzo alle travi metalliche creando un costante sfarfallio sulle macchine in movimento” e le varie descrizioni del paesaggio dalle automobili e dal finestrino del treno. Nei loro movimenti immutabili e definiti, ritmati. Continua a leggere

“LA CASA DEL CERAMISTA”, DI LETIZIA PUCCINELLI

Letizia Puccinelli è lucchese, narratrice e musicista, con una predilizione per la poesia vernacolare. 

Dennis Fazio è nato a Sydney e vive a Pieve di Teco (Imperia). Artista di strada, effettua performance dal vivo di pittura gestuale (dal figurativo all’action painting). Da qualche anno, predilige la scultura (gestuale informale) e installazioni di landart. Il suo sito è www.arrognanaturarte.com.

“La casa del ceramista”, di Letizia Puccinelli

"... e quando arriva il sole..." (di Dennis Fazio)

“… e quando arriva il sole…” (di Dennis Fazio)

Le chiacchiere vuote e le grida dei commensali mi avevano stancata. La fame era soddisfatta e, pur avendo ordinato dell’anatra, era già passato troppo tempo da quando stavo seduta. L’impellenza dei miei vent’anni mi impediva di rimanerci ancora a lungo. Sentivo che era mio dovere imperioso alzarmi e fare una passeggiata.
Una strada battuta, tra l’erba, si divincolava dal grande patio coperto del ristorante.
La percorsi. Si snodava tra tende di indiani e panni stesi, per fermarsi davanti a un cancello.
Di legno intagliato ad arte e verniciato con cura. Bianco e marrone. Chiuso. Neanche un campanello o un citofono al di qua della pittoresca barriera.
Al di là un vialetto fiancheggiato da bassi cespugli di felci, eleganti e misteriose.
E, di lì a poco, una casa che pareva venuta da un libro illustrato di fiabe. Strani pannelli di terracotta rossa, bucherellati e dipinti con pazienza, facevano bella mostra di sé sulla facciata, insieme a cassette di legno sverniciato che pendevano dalle finestre. Aprii con trepidazione il cancello e avanzai. Continua a leggere