Archivi autore: fabrizio centofanti

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L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 20

Chi sconsiglia di usare nella stessa frase i due punti più di una volta veda quanti ne schiera Leopardi in questo brano (e non solo):
«Noi siamo veramente oggidì passeggeri e pellegrini sulla terra: veramente caduchi: esseri di un giorno: la mattina in fiore, la sera appassiti, o secchi: soggetti anche a sopravvivere alla propria fama».
Qui si sfiora l’eccesso. Ma si veda come tratta la questione Bice Mortara Garavelli in Prontuario di punteggiatura, Roma-Bari, Laterza, 2003, pp. 103-4:
«È generalmente sconsigliata la replica dei due punti tra frasi precedute o seguite dallo stesso segno. Ma quest’uso, fiorente nella prosa letteraria, non è affatto sconosciuto in tipi di testo di tutt’altro genere: ad esempio, nella saggistica scientifica. Né si vede come censurarlo quando si tratti di un susseguirsi di enunciati consequenziali».

Gautier e come si racconta una fiaba

di Riccardo Ferrazzi

Théophile Gautier (1811-1872), poeta, romanziere, uomo di teatro, giornalista e critico letterario, fu una figura importante nel mondo culturale francese. A lui Baudelaire dedicò Les fleurs du mal e diverse correnti letterarie (Parnasse, Simbolismo, Decadentismo e altre) trovarono nelle sue opere e nei suoi articoli gli spunti dai quali svilupparono la loro poetica. Per almeno vent’anni, pur senza appartenere a una corrente definita, Gautier fu un punto di riferimento per i letterati francesi.    Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Rivelazione

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione,

il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre». [Mc 13,24-32]   Continua a leggere→

12

Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Mistero. 2

Il Mistero 2.   Quella nave pirata

 

   A cosa pensiamo quando pensiamo alla realtà? Pensiamo certamente alla nostra città, alla casa che abitiamo, agli strumenti di cui ci serviamo e più in generale al mondo esterno. Ma pensiamo anche, come fossimo altro rispetto al contesto che ci contiene e ci vede in azione, a noi stessi: a ciò che desideriamo, a ciò che temiamo, a ciò che vorremmo essere; a ciò che siamo.  Continua a leggere→

Ion Barbu

di Giorgio Stella

È prigione nella bruciata, indegna terra.
Di giorno il fieno dei raggi inganna;
ma le nostre teste, se ci sono,
stanno ovali, di calce, come un errore.

Tanti i covoni di filo sinistro!
Troveranno il gesto chiuso, che li riassuma,
che neghi, diritta, la linea che spezzi:
occhi in vergine triangolo tagliato verso il mondo?

*

Il pavone

Si inchinava nascente e morbido,
granturco della tua mano per beccare.
Azzurro tremolava e caldo, ai piedi,
come i veli dell’alcool, nella tazza.

Sul ceppo, il tuo matto con cuffia
occhi ineguali terribilmente tristi roteava,
e ti ha torto la mano, come si strizza un panno,
e ha rotto anche il collo dell’uccello, che sbatteva.

Novembre, di Enrico Fraccacreta

Novembre e pioggia
alla tomba di Luisa piove forte
il dolore è stato grande,
piove di frequente dove i morti pensano
le nuvole sono i loro pensieri
e piovono tutte le parole non dette, i discorsi inutili
i segreti, finalmente tornati a casa
le opere perse nelle intenzioni,
piovono i rumori degli schiaffi
grida sottili delle offese nei rivoli dell’acqua
fragori sordi delle cattive azioni nei canali.
Una camminata tra le tombe, neanche uno schiamazzo
mi dici che i ragazzi non vogliono tornare a scuola
essere interrogati, scrivere alla lavagna
vogliono fare lezione all’aperto, sulla terra
guardare in alto anche quando piove.
A volte crediamo si possa risolvere tutto
passeggiando dentro un acquazzone come una penitenza
ma le cose del mondo sono più veloci di noi
non riusciamo a misurarle né a prevederle
poi nessuno guarda più verso il cielo
solo i morti forse, e i bambini.
Andiamo verso il Carmine, a vedere se i nostri sono ancora lì
i più piccoli non scendono neanche a terra, vedi
lasciano pezzi di sguardi nella pioggia
le espressioni degli uomini che sarebbero stati,
se Filippo era troppo giovane, sarà rimasto tra le nuvole
mentre l’aereo precipitava.
Guarda, adesso piove anche controvento
ti stringi più forte, mi racconti piano
che forse stiamo diventando cristiani,
a quest’ora fa più freddo
l’equinozio è già passato
il sole sorgeva perfettamente a est
tramontava nel punto esatto dell’ovest
avevamo le stesse ore di luce e di buio
ora sta arrivando il solstizio d’inverno
il giorno si riduce vistosamente
il tuo bacio dovrà essere più lungo