Archivi autore: fabrizio centofanti

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Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Mistero. 3

Il Mistero 3.  Il piano di sopra

 

Fuggono fotografie dalla testa dell’uomo affacciato al finestrino del treno. Foto di famiglia che volteggiano sparpagliate anche in seconda, terza e quarta di copertina. Sono ricordi che viaggiano all’indietro, frammenti di una realtà che la sua testa non è più in grado di custodire. Continua a leggere→

Augusto Pivanti, Confluenze. Poesie scelte 2004 – 2023

di Rosa Salvia

Straordinario cantore del valore della memoria e degli affetti, Augusto Pivanti rappresenta un convincente punto di equilibrio tra realismo e surrealismo anche per l’acceso cromatismo
che solca la sua produzione poetica (basti citare il singolare connubio fra poesia e fotografia
talora voluto e cercato come nella raccolta I canti della presenza assente, 2018, un “cantare”
frantumato e poematico allo scopo di tener viva la voce di venti poete eccelse del secolo scorso,
fino alla beatitudine di stare fra le une e le altre, nei vicoli nascosti della meditazione onirica.) Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Maranathà

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». [Lc 21,25-28.34-36] Continua a leggere→

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Postille alla poesia, di Maurizio Soldini 5. Antonio Prete

Postille al libro di poesia di Antonio Prete, Convito delle stagioni, Einaudi, 2024

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La raccolta consta di sette sezioni: Convito delle stagioni, Tempo rubato, Per un bestiario, Lezioni di tenebre, Quaderno blu marino, Fiori d’aria e La lengua, lu ientu.

Natura e tempo permeano tutta la Raccolta. 

Natura animale, vegetale, umana, terrestre, celeste, natura cosmica. Terra e cielo. Finito e infinito. Visibile e invisibile, presente e passato. Il tutto nella loro commistione. E la contemplazione del tutto.

Tempo: <<Il tempo, con la sua gloria, con le sue disfatte,/ è raggiera di opache scintille all’orizzonte,/ dove un velo copre i giorni, sforma le figure>>. Continua a leggere→

Senza vederlo

Ci chiediamo: com’è possibile avere intimità con Dio, senza vederlo? Basta che Lo veda Gesù, nostro Fratello.

[ricordo, ogni tanto, che questi brevi testi sono ispirati al diario di Gabrielle Bossis, mistica francese del ‘900]

Rendez vous. Poeti che si parlano. Alessandro Pertosa e Massimiliano Bardotti

Con Luca Pizzolitto abbiamo immaginato uno scenario confidenziale, uno spazio e un tempo per parlare di poesia al di là delle forme più consuete. Ripartire da una condivisione che esplori le note nascenti della comunicazione artistica, un salto senza rete sulle corde della fiducia: è ciò che proponiamo per provare a far convergere, una volta di più, la poesia e lo spirito.

Giorgio Stella, una poesia

[dedicata a Jirí Orten]

Se siamese fosse l’ urto di coccio il provvido cerchio sarebbe l’ arco di riflesso, curvo, scuro, come un sasso bianco di lacrime a cui mi oppongo – i tronchi gialli delle ringhiere pitturare dalle flebo di sangue come non fosse nessuno il tutto del quando era niente il per sempre. Ora scocca il sonaglio dell’ opera Santa, che riprova nell’ organo l’acrobazia della parola.

Luca Vaglio, Cosmologie

di Diego Bertelli

«Gare Gand-Dampoort, / transito di suoni, di voci, / lettere diventano memoria, / fanno segni, tracce nella mente». Luca Vaglio sceglie un attacco sensoriale e nostalgico per aprire il suo ultimo libro di poesia, Cosmologie (Marco Saya, 2022). L’io poetico è proiettato in un luogo e in un’atmosfera che rimandano all’immaginario primonovecentesco delle stazioni ferroviarie, allora concentrato vitale della modernità, di un’idea di spostamento che fa attrito con la concezione contemporanea del viaggio, tutta a favore della centralità degli aeroporti (Calvino ha scritto che «volare è il contrario del viaggio») e, più ancora, proiettata a sancire il primato odeporico della virtualità.  Continua a leggere→

Jirí Orten

di Giorgio Stella

C’è calore da te, ah qui poter dormire, nella terra profonda mi immergerei volentieri,
in una mestizia di piogge sgocciolerebbe il mio corpo
tutto spoglio, questo nudo immiserito.

Farsi ciechi di luce con un canto che si spegne!
Già al mio palato sento sete di solitudine
che m’inebria e mi chiama a un restare
che non sia timoroso ed entri nella musica.

Essere morto, padre, appartenere a nessuno,
non udir passi, non pensare, non sentire,
essere morto, indicibile con se stesso giacere,
esser pronto per sempre, finito essere – e avere.

Avere, avere almeno, almeno quel che è più fedele,
il mio libero niente, sognare che si frantuma
in bei cubetti, esser solo, esser più taciturno,
esser nel centro esatto, essere tempo e giardino.

Esser morto alle donne, esser morto agli amici,
esser morto all’angoscia, essere morto ai morti,
essere sì, così proprio, così pienamente e totale,
e non vedere più niente che abbia nome di foglia.

Ah quanto è il tuo calore, da te poter dormire.
mi immergerei volentieri nella terra profonda,
in una mestizia di piogge sgocciolerebbe la gioia
che già soffriva per una meta mai vista.

Raffaela Fazio, quattro poesie

da qui

Le poesie:
dalla sezione Materia oscura de Gli spostamenti del desiderio (Moretti&Vitali, 2023)

 

Latenza

La mano
resta uguale.
Contiene
lo stesso potenziale
di amore e di violenza.
Tutto è in latenza
dal giorno in cui nasciamo.

La mano
resta uguale
anche adesso che ha rotto
quello che ha scosso
ancora capace
di protezione, capienza.
Ma ciò che si è rotto
ora vuole
che ogni pezzo riceva
almeno una volta
il suo vero nome.
Che non venga di nuovo
in fretta
sepolto.

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Da Versi a Dio. Antologia della poesia religiosa

di Luca Pizzolitto

Da Versi a Dio. Antologia della poesia religiosa (Crocetti, 2024)

Preghiera e poesia costituiscono un binomio che ha accompagnato costantemente la storia dell’esperienza religiosa. Spesso la poesia raggiunge un tempo già reso “poetico”, per così dire, dalle devozioni e dai rituali che in esso si celebrano. La sua funzione è quella dell’accompagnamento, dell’evocazione e dell’approfondimento orante e meditativo. Le risorse del linguaggio poetico sono più ampie rispetto a quelle del linguaggio discorsivo e possono dar vita a una cassa di risonanza per gli interrogativi e le attese fondamentali che l’uomo si pone riguardo al mondo e a sé stesso. La poesia può creare una vera e propria comunità degli animi che non si identifica con la comunità rituale, collocandosi su un piano diverso, ma che a quest’ultima può convergere.

(dall’introduzione di Antonio Spadaro) Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

I.N.R.I (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum)

 

«In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

[Gv 18,33b-37] Continua a leggere→

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Quel pianto

È il giorno: stessa data, stessa festa.
La tua voce risuona, come allora.
La corsa in ospedale, la paura,
il dubbio sulla fede, in quel momento
in cui tutto crollava. Il sentimento
è lo stesso: sei Tu, Signore mio,
che vuoi parlarmi? Donami l’amico,
come un tempo. Abbraccia la memoria
di quel pianto.