Archivi categoria: Letteratura

Il Bardo continua 5 e Dialoghi d’amore 2: un vero archetipo: Giulietta e Romeo

a cura di Gaja Cenciarelli e Antonio Sparzani

a lato: il famoso balcone: in realtà ovviamente rifatto in epoca moderna, ma buono per la fantasia di tutti noi.

[il precedente bardo sta qui e il precedente dialogo d’amore qui]

Non c’è davvero bisogno di presentazione per questo parlare d’amore tra i più famosi al mondo. È appena il caso di ricordare che nel primo atto della tragedia shakespeariana i due giovani, durante un banchetto in casa Capuleti, al quale Romeo interviene mascherato, si conoscono, senza quasi prender coscienza l’uno del casato dell’altro, e si scambiano sguardi e parole trasognate. Presto appare l’orrore che la sorte ha loro riservato: le due rispettive famiglie sono acerrime nemiche, Juliet Capuleti e Romeo Montague, così nell’originale, non possono amarsi.

Dopo la fine del banchetto Romeo resta a sognare e a ricantarsi l’amore appena nato e già così forte nel giardino di casa Capuleti, proprio in vista del balcone della camera di Giulietta. E così si apre la scena II del II atto:

[Orto dei Capuleti, entra Romeo]

Romeo: Si ride delle cicatrici altrui
chi non ebbe a soffrir giammai ferita…

[Giulietta appare a una finestra]

Oh, quale luce vedo sprigionarsi
lassù, dal vano di quella finestra?
È l’oriente, lassù, e Giulietta è il sole!
Sorgi, bel sole, e l’invidiosa luna
già pallida di rabbia ed ammalata
uccidi, perché tu, che sei sua ancella,
sei di gran lunga di lei più splendente. Continua a leggere→

Dall’Arancia Meccanica alla Nuova Epica Italiana – di Danilo PINTO


(Giovanni Cossu, Girella morta, 2008)

 

Danilo Pinto – Dall’Arancia Meccanica alla Nuova Epica Italiana

A Clockwork Orange. Nella parola work
un progresso che diventa destino.
Un solo marciare da Metropolis, come
in pillole un cagnetto sentenziava.
E un altro tizio, che si faceva
chiamare come un eroe di Moby
(non certo il dj pelato, jeez) sparava
a raffica il suo nostalgico, balalaico
“morte al Grande Ripieno.”
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Il Bardo continua, 4: la grande Portia

a cura di Gaja Cenciarelli e Antonio Sparzani

Il Mercante di Venezia è Antonio, padrone di ragusèe che solcano i mari con ricche mercanzie, ma al momento privo di contanti: si rende personalmente garante di un prestito di tremila ducati che il suo amico del cuore Bassanio si fa prestare dall’usuraio ebreo Shylock: questi detesta Antonio a causa dei frequenti insulti e del continuo disprezzo che egli costantemente gli riserva. Pretende che nel contratto di prestito – la famosa obbligazione (bond) – sia scritto che in caso di insolvenza Antonio debba pagare con una libbra della sua carne viva. Sfortunatamente giungono cattive notizie sulla sorte delle ragusèe, preda di mari pericolosi; arriva il termine della restituzione e Shylock pretende la penale del suo bond.

Nel frattempo Bassanio ha ottenuto la mano di Portia, ricca e nobile dama, signora di Belmonte, donna di grande bellezza, grazia, intelletto e umanità, la vera figura positiva di tutta la commedia. Costei, complice un amico avvocato padovano, al momento del giudizio tra Shylock e Antonio davanti al Doge e alla Corte dei Magnifici, si traveste da giovane e dotto avvocato e prende irresistibilmente la scena. Passando da un bellissimo discorso sulla clemenza (mercy) al puntiglioso rispetto della legge, salva la situazione ribaltando le parti. Qui vi offriamo due brevi passi del suo discorso, atto IV, scena I, ma è evidente che tutta la commedia andrebbe letta e riletta; perché accade di questo classico come di tutti gli altri, quel che diceva Calvino, e cioè che ogniqualvolta lo si rilegge vi si scopre qualcosa di nuovo. Continua a leggere→

Dialoghi d’amore.1: Hermann Broch

di Antonio Sparzani

“Ingegnere tessile” era Hermann Broch, nato nel 1886 a Vienna, e tale era diventato perché suo padre possedeva una fiorente industria tessile a Teesdorf, vicino Vienna; il figlio ne ereditò la conduzione, che tenne dal 1909 al 1927; ma dal 1925 studiò matematica, filosofia e psicologia all’università di Vienna e decise definitivamente di diventare scrittore, ora tra i grandi del Novecento.. La sua prima impresa letteraria fu la trilogia I sonnambuli (Die Schlafwandler, 1930/32) di tre romanzi, ambientati a 15 anni di distanza l’uno dall’altro (1888 – 1903 – 1928). Protagonista del primo, intitolato Pasenow o il romanticismo (Pasenow oder die Romantik), è il tenente Joachim von Pasenow, militare di carriera, supposto garante dell’ordine costituito, che riapparirà poi nel terzo romanzo del ciclo, Hugueneau o il realismo (Hugueneau oder die Sachlichkeit).
Elisabeth, figlia del barone Baddensen, è amica d’infanzia di Joachim e sembra naturale, anche se non ancora esplicitamente detto, che gli sia destinata come futura moglie. Ma durante una gita a cavallo dei due con Eduard von Bertrand, caro amico di Joachim, il cavallo di quest’ultimo si infortuna, il che permette all’autore di scrivere uno dei dialoghi d’amore più belli che io conosca nella letteratura di tutti i tempi, il seguente, tra Eduard e Elisabeth: Continua a leggere→

The Real Thing

di Francesco Forlani

In una delle ultime lettere mandate a Doris Dowling, Cesare Pavese, parlando di Vittorio de Sica cui avrebbe proposto la sceneggiatura di “Vita Bella” scrive:

He must rediscover in it the humble humble horrid tender real thing he is always after. The leitmotif of the lavabos could be a contribution.

Resta da capire se la “real thing” sia quella che premia, la ricerca dello scrittore o il fine di tutto il processo creativo. In altri termini in un’epoca letteraria in cui il giornalismo letterario si è travestito da letteratura è proprio necessario che la letteratura dismetta i propri panni per travestire gli scrittori in detective e reporter? Dopo la capitolazione della “critica” ridotta a popolo di chroniqueurs, cronacanti del mondo letterario, dove i libri escono, o entrano, mai che se ne stessero lì dove sono, perché partecipare cum gaudio alla disfatta della letteratura costretta a subire l’imprimatur della realtà. Ma poi si tratta veramente di realtà o solamente della contemporaneità?
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Autoritratto poetico – Piero BIGONGIARI

apollo-p.jpg
(Gianna Pinotti, “Apollo”. Il Maestro/L’ispirazione profetica, 1996)

[piero-bigongiari.doc]

[I testi antologizzati sono tratti da: Piero Bigongiari, Autoritratto poetico, Firenze, Sansoni Editore, “Fonè”, 1985. Il file allegato contiene una esaustiva nota biobibliografica del poeta pistoiese egregiamente curata da Martino Baldi, che ringrazio per la gentile e preziosa concessione.]

Vetrata

O memoria, la terra è il tuo ritorno
negli occhi, le magnolie
in un torno di gridi dai cortili
traboccano, sui lividi ginocchi
spunta l’età più grande come un’alba. Continua a leggere→

Inferno I, 1: una lettura, di Demetrio Paolin

Quella che sto per scrivere è un’eresia. E questo mi fa sentire piccole lingue di fuoco solleticarmi le piante. A nessuno è mai venuto in mente che tipo di pelle dovevano avere gli eretici? Io l’ho sempre pensata luminosa, come la filigrana di una lampadina poco prima di bruciarsi. Comunque le ciance non fanno parte di questo scritto e quindi scendiamo in medias res.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita” (Inf. I, 1).
Chi non ha riflettuto almeno una volta, anche addormentandosi come fa il protagonista della poesia di Gozzano Dante, su questo endecasillabo? Ho sempre pensato che queste sette parole fossero la nascita di tutta la letteratura. L’inizio della Commedia è come l’inizio della Bibbia, tiene dentro di sé tutto ciò che c’è stato prima, che c’è e che ci sarà. Continua a leggere→

Perdono tutti – Lettera di Chiara Daino per il centenario di Cesare Pavese

pavese1.jpgPaolo,
di ritorno: dalle radici. Ti scrivo: con sgrano di occhi increduli.
2008: anni Cento – dal giorno. 9 settembre 1908. La data che fu: nasce Cesare Pavese. Il passato di lustri all’ombra delle Langhe mi riporta nel Monregalese – perché sia presente: il ricordo [con: tributo] dell’Autore. Che si è dato.
Il bagaglio a mano è un biglietto – il Suo: «PERDONO TUTTI E A TUTTI CHIEDO PERDONO». Semplice congedo? Non credo. Sento: il non visto. L’accento. Perdono tutti: perdóno tutti o pèrdono – tutti? Continua a leggere→

«Rilectura Dantis. Il canto XIII del Purgatorio: tre indizi», di Lucia Tosi

“Contro la grande superiorità di un altro non c’è mezzo di salvezza all’infuori dell’amore”
[Goethe]

Vinum non habent. Passa una voce volando lungo la seconda ripa dal livido colore della pietra. Dante non vede spiriti, ode solo voci che, trasvolando, invitano alla riflessione: I’ sono Oreste e ancora Amate da cui male aveste. Più avanti, seduti a ridosso della parete della montagna, vestiti di mantelli indistinguibili dalla roccia, sono gli invidiosi. Hanno gli occhi cuciti, non possono vedere (secondo l’etimologia di in-video), tengono sembianza di poveri mendicanti ciechi che si sostengono caritativamente gli uni gli altri. Il castigo è evidente: come in vita hanno guardato con occhio malevolo le fortune altrui, mentre non vedevano le proprie, e le hanno desiderate, ora sono costretti alla cecità, ad essere tutti uniformati nell’aspetto esteriore e a sostenersi a vicenda. Continua a leggere→

Incontro con Gianni Celati (terzo tempo)

narratoridellepianure.jpgLa prima e la seconda parte dell’incontro qui e qui
Uomo che ha l’aria di saperla lunga, specie sulla letteratura, domanda: anche nelle società mercantili si sono prodotti capolavori, come nel caso del Decameron. Come si concilia con quello che lei ha detto prima? Io credo che sia possibile produrre letteratura anche nella società capitalistica. E’ dunque impossibile scrivere nella nostra epoca? E poi, a proposito dell’intenzionalità della scrittura, lei critica chi voleva costruire trame e inserire ingredienti e passioni costruite. La letteratura dell’Ottocento è piena di capolavori “costruiti” anche con simulazioni di passioni. Cosa pensa in proposito? Continua a leggere→

ABCdiario

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ABCdiario, parole che vale la pena di usare (almeno una volta nella vita). A cura di Loris Righetto, Zandegù Edizioni, Marzo 2008.

Hei, ti starai chiedendo: perché dovrei leggere questo libro? Risposta facile: contiene informazioni esclusive. Che non troverai su Wikipedia. E neanche sull’Enciclopedia Britannica. Nemmeno sulla Gazzetta Dello Sport. Chi ti fornirebbe dettagliate notizie in merito alla fenomenologia della Birra Fantasma? Continua a leggere→

Incontro con Gianni Celati (secondo tempo)

(la prima parte relativa all’incontro con Gianni Celati è stata pubblicata il 3 marzo)

Donna con sembianze di professoressa di liceo alza la mano e chiede: secondo lei, che senso ha la critica, dove va oggi la critica? E ancora: so che lei attualmente sta lavorando per Einaudi sui testi di Antonio Delfini, c’è vicinanza tra lei e Delfini?

Celati: E’ una bella domanda, adesso mi concentro per rispondere.
Dunque, ci sono questi che scrivono sul giornale che se la prendono ora con uno ora con l’altro, anch’io ho preso un sacco di legnate, specie da Goffredo Fofi, ora, spero, si sarà sfogato. Io non capisco chi scrive contro qualcuno o contro un libro, posso solo intuire che abbia bisogno di sfogarsi per un qualche suo problema.

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La prima persona

di Ezio Tarantino

“[La prima persona] è un modo furbo per sottrarsi alle proprie responsabilità. Ci si nasconde dietro una maschera e tutte le banalità che vengono fuori sui scaricano sul personaggio. Questo equilibrismo fra autore e personaggio non mi piace. Non si capisce se sei bravo oppure no. Scrivere in prima persona è terribilmente facile, chi non scrive non può capire” (Ian McEwan)

Mettendo a posto i ritagli di giornale giudiziosamente messi da parte e accatastati in un cesto nato per contenere deliziose prelibatezze natalizie e poi abbandonato in un angolo del soggiorno, mi sono imbattuto in una intervista rilasciata da Ian McEwan al Venerdì di Repubblica del novembre dello scorso autunno, nella quale dice alcune cose interessanti (come ad esempio questa), e altre come questa, sull’uso delle prima persona, sulla quale non sono per niente d’accordo.

Ho riletto quanto aveva scritto qui e poi qui su LPELS, nelle sue lezioni di scrittura creativa Emanuele Giordano, sull’uso della prima persona:
“L’uso di questa modalità sintattica richiede un’attenzione estrema alla narrazione, al fine di consentire all’autore stesso l’allontanamento mentre scrive dal suo personaggio, in caso contrario l’insidia è che qualcuno può pensare che voi non state scrivendo un romanzo ma una piatta cronaca della vostra vita. L’insidia è maggiore quindi per chi esordisce nella scrittura, per mancanza di esperienza, si rischia di non essere in grado di riuscire a tirare a sé il lettore lungo la strada che il narratore vuole mostrarci.”

In questo caso invece condivido pienamente.

Tecnicamente scrivere in prima persone presenta almeno due difficoltà in più del semplice scrivere in terza persona.

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Incontro con Gianni Celati (primo tempo)

In una sera di fine gennaio ho assistito a un incontro con Gianni Celati, organizzato del Circolo dei Lettori di Torino. Come uno scolaretto, ho preso appunti utilizzando tutti gli spazi vuoti di una copia di Narratori delle pianure, per non perdere nemmeno una battuta di Celati. Il risultato è quello che segue.

Introduttore con barba e titolo accademico: bene, possiamo iniziare, cosa dire? È un onore questa sera avere qui Gianni Celati, scrittore, traduttore di autori come Swift, Melville, docente universitario, una delle voci più prestigiose…
Celati: sono stato anche giocatore di pallacanestro… Continua a leggere→

IBRID@PROSA, BAGLIORI DAL WEB LETTERARIO ITALIANO

di: Guido Tedoldi

Il racconto che segue è stato uno dei partecipanti al «non concorso» Ibrid@Prosa organizzato dai blogger di Ibrid@Menti (li trovate all’indirizzo web http://ibridamenti.splinder.com). L’ho definito «non concorso» perché funziona tutto come se fosse una normale competizione letteraria, con tanto di giuria che seleziona i lavori migliori arrivati – ma alla fine non c’è un vincitore: ci sono delle opere segnalate e pubblicate su Ibrid@Menti e qui da noi su Lpels. Ma se non vince nessuno, che scopo c’è allora?
Per permettere di capire meglio, devo dare qualche altra informazione. Ibrid@Prosa si sviluppa in 6 parti, ognuna delle quali caratterizzata da un tema. Andrà quindi avanti per un po’ di mesi. Inoltre procede parallelamente a un altro «non concorso», Ibrid@Poesia, che ha scansione temporale e temi coincidenti. Se tutto va come nelle intenzioni iniziali, i testi pubblicati daranno un quadro dello stato delle scritture del web italiano. E, forse, anche lo stato degli scrittori (e scrittrici naturalmente) che utilizzano il web come mezzo elettivo di espressione della propria arte.

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Parlare per figure – di Nadia Agustoni

[ L’articolo è un estratto da un lavoro tuttora in corso su alcuni scrittori contemporanei. La rilettura di David Grossman riguarda la sua novella o romanzo breve Col corpo capisco edito da Mondadori nel 2003. N.d.A.] (1)

David Grossman è spesso riuscito a creare personaggi femminili molto belli. Valga per tutti la piccola suora ortodossa di Qualcuno con cui correre, uno dei suoi libri di più ampio respiro. Nel romanzo breve Col corpo capisco, Rotem torna dalla madre morente per assisterla e leggerle un racconto che ha scritto e con cui cerca di spiegarsi un fatto cruciale del loro passato che lei figlia ha vissuto come fatto imperdonabile. Rotem è lesbica e Melany l’amante londinese con cui vive lontano da Israele è stata prima ancora che un’amante la donna che l’ha salvata da un lento disfacimento morale e fisico. Il passato è un peso per Rotem. Le pesa il non amore o meglio l’amore imperfetto di Nili, madre tesa a cercare troppa salvezza e per troppe persone. Continua a leggere→

Genesi di uno scrittore

La genesi di un atto di espressione è un processo di estrazione, uno spremere fuori. Niente viene estratto se non da una materia originariamente grezza. L’uomo di norma dà figure nuove a cose che ha sottomano. Allora fare un’opera è il far breccia di uomo verso se stesso. E’ esatto ciò che ci dice il Sohar: il libro è infisso, in fondo a una caverna, in una fessura nella roccia. E ci si è infissi anche noi. Si entra ora nel purgatoriale mare di fuoco, fretum febris avanti l’alba, nel tempo onirico prima del carnevale.

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LA NOSTALGIA E’ SEMPRE QUELLA DI UN TEMPO di Giuseppe Panella

LA NOSTALGIA E’ SEMPRE QUELLA DI UN TEMPO
La poesia, i poeti e il Mediterraneo di oggi

di Giuseppe Panella

«E poi al mattino dimentichiamo. Non sappiamo neanche più riconoscere le finestre che brillavano nella notte. Tornata la luce del giorno, esse sono tutte uguali. E di giorno, sulla Piazza, tutto è allegro, sempre. Se piove, diciamo: “Che tempo!”; se fa bello, diciamo: “Che tempo!”. Mi sono fatta tornare a casa. Ero pericolosamente vicina a cadere nella cronaca. Non sarebbe mai finito. Non c’era ragione per non continuare fino alla mia morte… Con una certa ipocrisia ho giocato sulle parole “memoria” e “nostalgia”. Non posso giurare di essere stata di una sincerità totale quando affermavo di non provare nostalgia. Ho forse la nostalgia della memoria non condivisa…»
(Simone Signoret, La nostalgia non è più quella di un tempo, trad. it. di Vera Dridso, Torino, Einaudi, 19802, p. 390)

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