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Archivi categoria: Poesia
Wild geese di Mary Oliver (USA, 1935)
Wild Geese
You do not have to be good.
You do not have to walk on your knees
for a hundred miles through the desert, repenting.
You only have to let the soft animal of your body
love what it loves.
Tell me about despair, yours, and I will tell you mine.
Meanwhile the world goes on.
Meanwhile the sun and the clear pebbles of the rain
are moving across the landscapes,
over the prairies and the deep trees,
the mountains and the rivers.
Meanwhile the wild geese, high in the clean blue air,
are heading home again.
Whoever you are, no matter how lonely,
the world offers itself to your imagination,
calls to you like the wild geese, harsh and exciting–
over and over announcing your place
in the family of things. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini. 3
Sottrazioni – di Bartolomeo Smaldone

46 poesie brevi, haiku ed eleganti versi neoermetici, il valente poeta Bartolomeo Smaldone sottrae infatti più che aggiungere. Non a caso il nuovo libro si intitola “Sottrazioni” edito dalla pugliese Alcesti. Dalla terza lirica già capiamo che Smaldone sa il fatto suo in quanto ad uso del linguaggio “Ruzzolo, trottolo, / lumeggio, escogito il sintagma: / rimettimi ogni ùzzolo”.
“Si tratta di componimenti epigrammatici – afferma l’autore – dal timbro asciutto, talvolta addirittura scarno, come se i sintagmi si componessero tra loro in una struttura semantica originaria in cui il suono si impone sul senso, precedendolo in modo naturale”
Smaldone è alla sua settima raccolta poetica e a 45 anni è un poeta nel pieno della sua carriera. “Riposano le rane, / gracidano nel sonno. / Sorridono prudenti / ai loro sogni grevi.” è una delle poesie più in vista del libro, ma mi interpella anche quella a seguire: “Mi pare tu non dorma, / che trine di primitive verità / ti escano a sbuffi dalla bocca”. Le ore notturne sono portatrici di epifanie.
Un certo gusto per rime e allitterazioni (Smaldone è altresì autore di un libro di filastrocche) è presente in questo libro, costituendone un punto di forza evidente, che scuote la vena intimista. “In una tenera età / ero un tenero stelo. / Avevo teneri denti / che mio padre addentò”.
Il libro di Smaldone costituisce così una pregevole novità dall’editoria italiana di poesia che consiglio vivamente ai lettori.
Max Ponte
Prosa e pensiero della poesia, e della vita, di Anna Vasta
L’ultimo libro di Anna Vasta, “La prova del bianco” (Le farfalle ed., 2015), densa raccolta di pensieri, aforismi, poemes-en-prose, nel mare magnum della poesia e della letteratura di questi nostri (dis)informatissimi tempi, presenta un carattere di unicità da sottolineare. Con un exergo da Manlio Sgalambro, questi testi, per le vie casualmente miracolose del pensiero e della creazione artistica, fanno in qualche modo sistema sulla poesia, sulla vita, sul legame/conflitto tra l’una e l’altra, secondo un naturale approdo morale. “Naturale” perché la tensione morale non si fa mai predica moralistica e il pensiero non si fa mai gabbia ideologica. E la parola, la parola della poesia e della letteratura, come parte integrante della vita e delle sue vicende (“Non si legge per distrarsi, ma per concentrarsi” … “Gli uomini apprendono di sé dalla letteratura”), come pensiero capace di riflessione su male, bene, morte, idea di Dio, Natura, cui l’umano inevitabilmente viene a incontrarsi. Poesia che si fa, inestricabilmente, pensiero e vita, oltre che pensiero sulla vita e sull’esistenza. Fra gli amori letterari dell’autrice, traspaiono nette figure come Holderlin e Leopardi, e pensatori come Schopenauer. E il bianco, coraggiosamente minimalista, del titolo del libro, pronto ad aprire alle infinite possibilità della scrittura (e.d.l.).
*
Alcuni testi da LA PROVA DEL BIANCO:
Finché morte non vi separi! Non è la morte a separare, ma la vita.
Ogni ricerca poetica è un ritorno a un luogo che è anche un tempo d’origine.
Una poesia che graviti attorno a un luogo e lo assuma come fonte di emozioni, di immagini, di pensieri, non ha niente di localistico. In un’ideale geografia dello spirito il luogo diventa metafora, figura di allusività e significanze non soggettive.
Al luogo dell’infanzia che è luogo di poesia è possibile tornare soltanto nella consapevolezza della sua perdita. Ma anche nella maturata convinzione della sua trasformazione in un topos di originaria innocenza.
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Culture and the Universe di Simon J. Ortiz (USA, 1941)
Culture and the Universe
Two nights ago
in the canyon darkness,
only the half-moon and stars,
only mere men.
Prayer, faith, love,
existence.
We are measured
by vastness beyond ourselves.
Dark is light.
Stone is rising.
I don’t know
if humankind understands
culture: the act
of being human
is not easy knowledge.
With painted wooden sticks
and feathers, we journey
into the canyon toward stone,
a massive presence
in midwinter. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 12
Let evening come di Jane Kenyon (USA, 1947-1995)
Let Evening Come
Let the light of late afternoon
shine through chinks in the barn, moving
up the bales as the sun moves down.
Let the cricket take up chafing
as a woman takes up her needles
and her yarn. Let evening come.
Let dew collect on the hoe abandoned
in long grass. Let the stars appear
and the moon disclose her silver horn.
Let the fox go back to its sandy den.
Let the wind die down. Let the shed
go black inside. Let evening come.
To the bottle in the ditch, to the scoop
in the oats, to air in the lung
let evening come.
Let it come, as it will, and don’t
be afraid. God does not leave us
comfortless, so let evening come. Continua a leggere
Tre poesie non per caso
E sarà come
Sta sicura, noi ci vedremo ancora,
E sarà come incontrarci a vent’anni.
Ti chiederò: Erinnerst du dich? Che cosa
Ti ricordi? È il vento dell’addio?
Per te fu vento di rabbia e dispetto,
So bene, ma tu lascia ch’io oggi creda
Che una pietruzza di pietà, rimasta
Sul pavimento, dietro porta e letto,
Nella tua camera che dava sulla
Città di muri, di passi di fretta,
Pizzichi la pianta del piede e arresti
Un breve nulla del cammino tuo,
Fermi l’andar via. Sì, fa tu ch’io creda.
E sia l’aver perduto i tanti passi
Tuoi uno sciocco impiccio, certo, sia la
Fortuita cosa seccatura vana,
Di poco conto. Così voglio credere.
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La poesia non è finita, al Sud almeno. Alcune proposte de I Quaderni del Bardo
Che la poesia non sia morta lo dimostra anche la nascita di una case editrice come I Quaderni del Bardo per iniziativa del leccese Stefano Donno. Esiste un progetto serio di conoscenza e di promozione. I volumetti sono stati composti da Mauro Marino nella sede del Fondo Verri e prendono il nome dall’esperienza dei “Bardi di Copertino”, poeti beat guidati da Maurizio Leo, che quindici fa pubblicava libretti artigianali a tiratura molto limitata.
Non è dunque un progetto autoreferenziale e non si considera esaustivo. Soprattutto non si propone come un modello e non mira a realizzare una “cordata”. Si colloca in luogo geograficamente preciso, considerando anche la localizzazione non elemento secondario dentro una visione. Si pone come una comunità di autori che non slegano il dato testuale da quello biografico, ragione per la quale una poesia è anche e sempre una scelta. Diretta la collana di poesia da Nicola Vacca, egli stesso lettore (per professione) prima che autore egli stesso, questa nuova casa editrice è innanzi tutto una comunità di lettori che poi si “espongono” con la scrittura dei loro testi. A questo punto la condizione sospensiva dell’ “a meno che” di Cesare Viviani – interessante è il suo pamphlet per il Melangolo, La poesia è finita. Diamoci pace. A meno che… – risulta in questo caso ampiamente realizzata.
In the secolar night di Margaret Atwood (Canada, 1939)
In the secular night
In the secular night you wander around
alone in your house. It’s two-thirty.
Everyone has deserted you,
or this is your story;
you remember it from being sixteen,
when the others were out somewhere, having a good time,
or so you suspected,
and you had to baby-sit.
You took a large scoop of vanilla ice-cream
and filled up the glass with grapejuice
and ginger ale, and put on Glenn Miller
with his big-band sound,
and lit a cigarette and blew the smoke up the chimney,
and cried for a while because you were not dancing,
and then danced, by yourself, your mouth circled with purple. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 11
[youtube=https://youtu.be/EtIlNCkegxA]
da qui
Fernando Pessoa – Ode al crepuscolo
ÁLVARO DE CAMPOS
Dois excertos de odes
(fins de duas odes, naturalmente ) II
Lettura di Luigi Maria Corsanico Continua a leggere
instagram poetry di r.m. drake
madness is somewhere
between chaos
and having a dream.
la follia è da qualche parte
tra il caos
e avere un sogno.
if loving you kills me
tonight, then I was ready
for death the moment you
said hello.
se amarti mi uccide
questa sera, allora ero pronto
a morire nell’attimo in cui
tu dicesti hello.
she had the power to
change the world, but
she couldn’t save the
one she loved.
aveva il potere di
cambiare il mondo, ma
non poteva salvare chi
amava. Continua a leggere
L’alba e il fico di Giuliano Rinaldini
di Giovanna Menegus

come un parto,
il cielo possiede nel suo silenzio
qualcosa di doloroso, nudamente
necessario.
l’asfalto si consuma.
presentazione del vuoto Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 10
Small poetry
Bill Knott
Death
Perfume opens its eyes of you.
I shall be the shepherd of your hair.
A dawn made of all the air I ever breathed.
Morte
Un profumo aprirà i tuoi occhi.
Io sarò il pastore dei tuoi capelli.
Crepuscolo, fatto di tutta l’aria che ho mai respirato. Continua a leggere
Senza titolo
Luigi Maria Corsanico legge Eloy Sànchez Rosillo
Anche questa è poesia…
Sehr geehrter Herr Oberinspektor,
ich habe heute früh einen kleinen Ohnmachtsanfall gehabt
und habe etwas Fieber. Es ist aber bestimmt ohne Bedeutung,
und ich komme bestimmt heute noch, wenn auch vielleicht nach
12 ins Bureau.
Ihr ergebener
Dr. Franz Kafka
23.9.1912
Egregio Sig. ispettore maggiore,
questa mattina sono svenuto e tutt’ora ho un po’ di febbre.
È sicuramente senza alcuna importanza e, sicuramente, verrò
in ufficio, sebbene, forse, soltanto dopo le 12.
Vostro devoto
Dr. Franz Kafka
23.9.1912
Questa lettera al suo capo fu scritta da Kafka dopo quella notte in cui
compose Il verdetto, dando, in poche ore, una svolta decisiva alla sua opera,
ma forse all’intera letteratura del XX secolo…
Amore e risata cosmica in Annamaria Ferramosca
di Giovanna Menegus

dorme la mia bambina delle meraviglie
ancora irrubata dal mondo
intatta nel suo pianeta
Siccome su Andare per salti è stato già scritto moltissimo, con questa mia lettura anziché dar conto del libro nella sua interezza e nei suoi temi dichiarati mi prenderò la libertà di segnalare alcuni motivi al suo interno, alcuni testi specifici che hanno attratto la mia attenzione.
Prima però voglio ricordare un elemento formale evidente e significativo. Nel solco di Cummings, Continua a leggere









