Archivi categoria: Poesia

Valentina Colonna

colonna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La poesia che apre LA CADENZA SOSPESA, la raccolta poetica di Valentina Colonna, edita da Nino Aragno Editore di Torino nel 2015

Valentina Colonna nasce a Torino nel 1990. Ha pubblicato nel 2010 la sua prima raccolta di poesie Dimenticato suono (Manni) e nell’autunno 2015 è uscito il suo nuovo lavoro La cadenza sospesa (Nino Aragno Editore). Suoi testi sono apparsi su riviste, antologie, spartiti musicali e CD. Laureata in Lettere antiche, si è diplomata in Pianoforte e ha conseguito il Máster Universitario en Interpretación de la Música Antigua presso l’ESMUC e la UAB di Barcellona. Nel 2015 è stata invitata a scrivere e condurre sei puntate radiofoniche sul tema Musica poetica: la retorica del Barocco per Radio Vaticana, per la quale ha anche ideato e condotto il nuovo programma Le parole della musica. Attualmente si sta specializzando in Scienze linguistiche (indirizzo storico) presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi sulla prosodia della poesia di Giorgio Caproni e sta lavorando a diversi progetti artistici.

La pagina dedicata al libro sul sito di Aragno

Il sito personale di Valentina Colonna

L’ANGELICO CERTAME, la nuova gara poetica! Tutto il regolamento

logo-angelico-certame-jpg

L’ANGELICO CERTAME è una gara poetica ideata e progettata dal poeta Max Ponte, presentata al pubblico il 9 settembre 2016 a Torino. Il primo appuntamento si terrà sabato 5 novembre alle ore 21 al Polo Culturale Lombroso 16, sempre a Torino. Trovate l’evento FB qui. 
Continua a leggere→

POESIA E POTERE – di Giovanni NUSCIS

potere

Pur ritenendo illuminante, per affrontare il tema, la lettura diretta di alcuni testi poetici non è forse inutile fare una breve premessa.
Inizierei intanto con due definizioni, una di poesia e una di potere, tra quelle che mi paiono più appropriate nell’economia del discorso.
Poesia (dal dizionario Garzanti) è “l’arte e la tecnica di comporre versi o, più generalmente, di esprimere in forme ritmiche (estranee alla prosa) idee, sentimenti e realtà secondo la propria visione del mondo”.
Potere (definizione sociologica da http://www.sapere.it/enciclopedia) “capacità di assumere decisioni che determinino comportamenti di altri, entro una relazione sociale che coinvolge gruppi o singoli individui. Il potere implica, perciò, la possibilità di ricorrere a strumenti in grado di imporre la decisione presa a soggetti che non la condividano. In questa prospettiva, il potere si manifesta come esercizio possibile di mezzi che spaziano dall’influenza personale (compresa la seduzione) al più brutale impiego della violenza fisica.” Continua a leggere→

Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa

[youtube=https://youtu.be/OvqMwCVzCyA]

da qui

Fernando Pessoa


Ode alla Notte

da: Fernando Pessoa, Poesie di Álvaro de Campos, a cura di Maria José de Lancastre, traduzione di Antonio Tabucchi, Biblioteca Adelphi, 1993.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Spiegel im Spiegel , Arvo Pärt

Vieni, Notte antichissima e identica,
Notte Regina nata detronizzata,
Notte internamente uguale al silenzio,
Notte con le stelle, lustrini rapidi sul tuo vestito frangiato di Infinito.
Vieni vagamente, vieni lievemente,
vieni sola, solenne, con le mani cadute lungo i fianchi,
vieni e porta i lontani monti a ridosso degli alberi vicini,
fondi in un campo tuo tutti i campi che vedo,
fai della montagna un solo blocco del tuo corpo,
cancella in essa tutte le differenze che vedo da lontano di giorno,
tutte le strade che la salgono,
tutti i vari alberi che la fanno verde scuro in lontananza,
tutte le case bianche che fumano fra gli alberi
e lascia solo una luce, un’altra luce e un’altra ancora,
nella distanza imprecisa e vagamente perturbatrice,
nella distanza subitamente impossibile da percorrere.
Nostra Signora delle cose impossibili che cerchiamo invano,
dei sogni che ci visitano al crepuscolo, alla finestra,
dei propositi che ci accarezzano sulle ampie terrazze
degli alberghi cosmopoliti sul mare,
al suono europeo delle musiche e delle voci lontane e vicine,
e che ci dolgono perché sappiamo che mai li realizzeremo.
Vieni e cullaci,
vieni e consolaci,
baciaci silenziosamente sulla fronte,
cosi lievemente sulla fronte che non ci accorgiamo d’essere baciati
se non per una differenza nell’anima
e un vago singulto che parte misericordiosamente
dall’antichissimo di noi laddove hanno radici quegli alberi di meraviglia
i cui frutti sono i sogni che culliamo e amiamo,
perché li sappiamo senza relazione con ciò che ci può essere nella vita.
Vieni solennissima,
solennissima e colma di una nascosta voglia di singhiozzare,
forse perché grande è l’anima e piccola è la vita,
e non tutti i gesti possono uscire dal nostro corpo,
e arriviamo solo fin dove arriva il nostro braccio
e vediamo solo fin dove vede il nostro sguardo.

Vieni, dolorosa,
Mater Dolorosa delle Angosce dei Timidi,
Turris Eburnea delle Tristezze dei Disprezzati,
fresca mano sulla fronte-febbricitante degli Umili,
sapore d’acqua di fonte sulle labbra riarse degli Stanchi.
Vieni, dal fondo dell’orizzonte livido,
vieni e strappami dal suolo dell’angustia in cui io vegeto,
dal suolo di inquietudine e vita-di-troppo e false sensazioni
dal quale naturalmente sono spuntato.
Coglimi dal mio suolo, margherita trascurata,
e fra erbe alte margherita ombreggiata,
petalo per petalo leggi in me non so quale destino
e sfogliami per il tuo piacere,
per il tuo piacere silenzioso e fresco.
Un petalo di me lancialo verso il Nord,
dove sorgono le città di oggi il cui rumore ho amato come un corpo.
Un altro petalo di me lancialo verso il Sud
dove sono i mari e le avventure che si sognano.
Un altro petalo verso Occidente,
dove brucia incandescente tutto ciò che forse è il futuro,
e ci sono rumori di grandi macchine e grandi deserti rocciosi
dove le anime inselvatichiscono e la morale non arriva.
E l’altro, gli altri, tutti gli altri petali
– oh occulto rintocco di campane a martello nella mia anima! –
affidali all’Oriente,
l’Oriente da cui viene tutto, il giorno e la fede,
l’Oriente pomposo e fanatico e caldo,
l’Oriente eccessivo che io non vedrò mai,
l’Oriente buddhista, bramanico, scintoista,
l’Oriente che è tutto quanto noi non abbiamo,
tutto quanto noi non siamo,
l’Oriente dove – chissà – forse ancor oggi vive Cristo,
dove forse Dio esiste corporalmente imperando su tutto..
Vieni sopra i mari,
sopra i mari maggiori,
sopra il mare dagli orizzonti incerti,
vieni e passa la mano sul suo dorso ferino,
e calmalo misteriosamente,
o domatrice ipnotica delle cose brulicanti!
Vieni, premurosa, vieni, materna,
in punta di piedi, infermiera antichissima che ti sedesti
al capezzale degli dei delle fedi ormai perdute,
e che vedesti nascere Geova e Giove,
e sorridesti perché per te tutto è falso, salvo la tenebra e il silenzio,
e il grande Spazio Misterioso al di la di essi.. Vieni, Notte silenziosa ed estatica,
avvolgi nel tuo mantello leggero
il mio cuore… Serenamente, come una brezza nella sera lenta,
tranquillamente, come un gesto materno che rassicura,
con le stelle che brillano (o Travestita dell’Oltre!),
polvere di oro sui tuoi capelli neri,
e la luna calante, maschera misteriosa sul tuo volto.
Tutti i suoni suonano in un altro modo quando tu giungi
Quando tu entri ogni voce si abbassa
Nessuno ti vede entrare
Nessuno si accorge di quando sei entrata,
se non all’improvviso, nel vedere che tutto si raccoglie,
che tutto perde i contorni e i colori,
e che nel cielo alto, ancora chiaramente azzurro e bianco all’orizzonte,
già falce nitida, o circolo giallastro, o mero diffuso biancore, la luna comincia il suo giorno.

How I Discovered Poetry di Marilyn Nelson (USA, 1946)

libro

It was like soul-kissing, the way the words
filled my mouth as Mrs. Purdy read from her desk.
All the other kids zoned an hour ahead to 3:15,
but Mrs. Purdy and I wandered lonely as clouds borne
by a breeze off Mount Parnassus. She must have seen
the darkest eyes in the room brim: The next day
she gave me a poem she’d chosen especially for me
to read to the all except for me white class.
She smiled when she told me to read it, smiled harder,
said oh yes I could. She smiled harder and harder
until I stood and opened my mouth to banjo playing
darkies, pickaninnies, disses and dats. When I finished
my classmates stared at the floor. We walked silent
to the buses, awed by the power of words. Continua a leggere→

Lineamenti poetici: Duska Kovacevic

dd

Duska Kovacevic è scrittrice, attrice, performer. Di origine croata, con cittadinanza italiana. È la presidente dell’associazione culturale “La Casa delle Artiste” che gestisce “La  Casa delle Arti – Spazio Alda Merini” di Milano.

Pubblicazioni:  romanzo “L’orecchino di Zora ”, editore Eks&Tra, 2007; raccolta di poesie “Un seme di luce” , ed. LietoColle, 2013; raccolta poetica “Rossooroblu”, ed. Montag 2016 (per la scheda del libro cliccare qui)

Partecipazioni a:  “Linguamadre” , Torino, 2012 e 2013 / “Babel Hotel”, Infinito Editore,  2011 / “Letture Migranti e identità urbane” , editore Franco Angeli, 2008 / “L’integrazione culturale attraverso la letteratura”, ed. LietoColle, 2012 -/ “Culturaglobale”, Cormons, 2010  – “I pendolari della valigia”, Samuele Editore, 2014  / “Libri migranti”, Cosmo Iannone Editore, 2015 + diverse antologie e blog.

Traduzioni:  dal croato all’italiano, romanzo per l’infanzia “Caro Oliver” di Mirjana Mrkela

Collaborazioni teatrali con compagnie del FVG: Centro di Anomazione Teatrale, La compagnia degli imprevisti, Acantus di Udine, Tarsiteatro, Anathema teatro.  Con il monologo teatrale “Le turbe della Sig.na Boh” nel 2008 vince il premio Nico Pepe.

Coi suoi testi crea performances poetiche.

Timbe condra timbe. La nuova raccolta poetica di Vincenzo Mastropirro

mastroCiò che mi attrae della poesia dialettale di Vincenzo Mastropirro è che la sua lingua non rimanda ad un preciso luogo geografico. Il lettore sa in anticipo che il suo è il dialetto di Ruvo di Puglia. Se non lo sapesse non avrebbe riferimenti etnografici per collocare i suoi versi nello spazio. Certo sarebbe difficile collocarli in una regione che non sia collocata a Sud. Ma, appunto, la sua è poesia del Sud, e potrebbe essere di tutti i nostri Sud, di tutti e di ciascuno. Non credo, oltre quello che può apparire in prima lettura, esista una tracciabilità geografica. Le uniche indicazioni territoriali sono date dagli oggetti e qualche luogo, U trappèite (il frantoio), U spannafèiche (lo stendino di vimini), La frascère (il barciere), U ardaspalle (lo scialle). Considero pertanto la poesia di Mastropirro più metafisica che dialettale, nella quale la lingua più che un medium con l’ambiente, è uno dei possibili linguaggi dell’anima, della propria anima; quasi una neo-lingua, come in autori come Borges o Landolfi. Cè pote fo nu stuzzecadinde?/ Nu stuzzecadinde pote pelzò saupe saupe/ te pote regalò na resota false, appène appone/ ma te pote fo assèje u sanghe, ce scarevùtte assè. (Cosa può fare uno stuzzicadenti?/ (Uno stuzzicadenti può solo pulire in superficie/ può regalarti un sorriso falso, appena accennato/ ma può farti sanguinare, se scavi assai).

Continua a leggere→

Daniele Pietrini, Il fortino dell’invisibile

Daniele
Ripubblico le mie considerazioni sulle poesie di Daniele, che ci ha lasciato prematuramente in questi giorni. Possa la bellezza dell’arte renderlo presente in mezzo a noi.

***

Caro Daniele,
grazie per Il fortino dell’invisibile, la conferma di un’arte capace di coniugare parola, immagine e anima, oltre che musica: quella matura, e mai scontata, dei tuoi versi. Per me, uomo di fede, è un piacere soffermarmi sugli echi multipli che le pagine fanno risuonare. Come vetrate di antiche e nuove cattedrali, incorniciano scene, percorsi, labirinti su cui quotidianamente si posa il mio sguardo di prete e letterato. Continua a leggere→

CRESTOMAZIA (novità): Vincenzo Frungillo, “Le pause della serie evolutiva”

Vincenzo Frungillo, Le pause della serie evolutivaTrascrivo qui alcune poesie da Le pause della serie evolutiva di Vincenzo Frungillo, da poco uscito per Oèdipus nella nuova collana Croma k a cura di Ivan Schiavone. (f.s.)

***

da Terre straniere

6

Veglio sui campi lasciati a maggese,
c’è chi dice che i frutti verranno dal cielo,
che i semi di tutti, appena dischiusi,
torneranno ad esser distrutti,

che non esiste un solo virgulto,
che non abbandoni il suo velo.
Ma io veglio sui campi lasciati a maggese,
sui corsetti di giovani donne,

sulla magra speranza della notte.
E vedo i cani annusare lungo i bordi,
mi chiedo cosa cerchino le loro bocche,

se siano richiami di forze nascoste.
Mi ritrovo al confine del tempo,
che a volte dimentico, a volte rinnovo.

(p. 24)

Continua a leggere→

Caterina DAVINIO, Alieni in safari. Recensione di Narda Fattori.

alieni in safari copertina libro

Caterina Davinio, Alieni in safari, edizioni Robin&Sons, 2016 (poesia e fotografia)

 

Caterina torna a stuzzicarci con nuovo libro ibrido perché oltre alle poesie ospita un discreto numero di fotografie inerenti ai temi affrontati; il bianco/nero usato fa emergere da lontananze storiche le immagini, che invece sono attuali e colgono la quotidianità di paesi poveri e distanti dal consueto nostro panorama da sembrare alieni.

Nelle poesie né nelle fotografie c’è alcuna forma di compiacimento e/o di ricerca estenuata del limite.

La Davinio ha conosciuto la vita sotto molteplici aspetti e molte forme dolenti e autolesioniste; non sarebbe da lei ora tendere la mano e indicare lo squallore che si apre davanti al suo sguardo; non cerca pietismo, non è interessata allo stupore; che il suo sguardo sia vicino e premuroso lo afferma la scelta dei soggetti, sempre umani: bambini, vecchi, folla. Continua a leggere→

Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 18

[youtube=https://youtu.be/63c4PeQ6XMk]

da qui

[youtube=https://youtu.be/nx2NT7_ApZQ]

da qui

A cura di Luigi Maria Corsanico

POETA A NEW YORK
III. STRADE E SOGNI
a Rafael R. Rapún
Un uccello di carta sul cuore
dice che non è arrivato il tempo dei baci.

VICENTE ALEIXANDRE

*** Continua a leggere→