Un giorno resusciterò
nelle macerie della
mia storia –
I drappi bianchi
sulle vesti nere
ancora rassoderanno
i canti avanti alla
rosa di ieri –
Fieri i rossi nei
neri, petali morti –
In bilico sul fianco
della roccia
la torcia elettrica
mimerà l’ombra
nel vuoto della tomba.
Petali rossi, rosa di
leri,
le tue membra velate
la finestra per sbaglio
staccata dal volo della cosa.
Icaro e Dedalo,
stemma di bello stile,
nel campo di
concime sparso
non ha confine.
(A mia madre in attesa
della polvere
di clessidra…)
Grammatica
Da luoghi profani di Elisabetta Destasio Vettori, Les Flâneurs Edizioni 2023
di Monia Gaita

Da luoghi profani di Elisabetta Destasio Vettori, uscito in un’elegante edizione per i tipi di Les Flâneurs, è il resoconto umano di chi rifiuta di stanziarsi in un campo, in un cuore, in un nome, eppure anela ad occuparne il cerchio, farne dimora, soglia di marmo decorato non soggetta a scalfitture.
Lo stato dell’arte. Guglielmo Aprile

Nell’India dell’età Gupta (IV-VI sec. d.C.), si assegnava all’arte il compito di rendere l’uomo consapevole del divino insito in lui, e dell’esistenza di un potere invisibile di cui tutti i fenomeni tanto fisici quanto psichici sarebbero manifestazione; se nel cuore della natura umana vi è un nucleo atemporale, non scalfibile dal mutare delle condizioni storiche, tale finalità non dovrebbe considerarsi obsoleta nemmeno oggi: lo sguardo poetico sul mondo rimanda, anche in maniera inconscia, all’intuizione di una coscienza trascendente (il “Sé di tutti gli esseri”, secondo il Bhagavad-Gita), sullo sfondo della quale le multiformi apparenze danzano, simili a immagini variopinte ricamate sul velo sempre ondeggiante di Maya. Continua a leggere
Strati
Lo stato dell’arte. Pietro Russo
l’urgenza delle tue domande mi mette davanti la vanità di quanto spesso facciamo con le parole. Per questo ti dico grazie. La difficoltà non è degli interrogativi che giustamente (a mio avviso) sollevi, ma nelle loro conseguenze. Smuovere la terra su cui poggiamo i piedi è rischioso, e allo stesso tempo abbiamo bisogno di essere smossi, di verificare quanto fatto e cosa stiamo facendo. Il piede che rimane attaccato al suolo e fa da perno per l’altro piede che si stacca ed è pronto a compiere il passo è stabile, regge? Così interpreto le tue domande a cui, con molta gratitudine, mi accingo a tentare una risposta. Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

«…mio fratello, sorella e madre»
[Mc 3.20-35]
« Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle…Ma egli rispose loro:- Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?
-Chi compie la volontà di Dio , costui è mio fratello sorella e madre»
?C’è un altro modo di essere fratello, sorella e madre che non sia per parte di sangue?
C’è un altro modo di appartenersi che non sia l’appartenenza familiare? Continua a leggere
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 8
Lo stato dell’arte. Paolo Parrini

Secondo me, e ti parlo sulla base della mia esperienza poetica e di vita, la poesia dovrebbe avere ancora più rilevanza. Intendo questo: al di là del mio personale scrivere, io son ben consapevole della mia piccolezza e credo fermamente che dentro questa vita sia parte davvero fondamentale la lettura, lettura che viene sempre prima della scrittura e la nutre e la rende migliore.
Leggere poesia e farlo se possibile ad alta voce, quotidianamente, aiuta moltissimo.
Il suono , la musicalità nutrono l’anima anche nelle giornate più grigie. Continua a leggere
Troppo bello
Lo stato dell’arte. Valentino Fossati

1. La poesia ha ancora qualcosa da dire?
La poesia comincia a modellarsi e manifestarsi nella notte (o nell’alba) dei tempi; e non dovrebbe, ora men che mai, e dopo questo lunghissimo viaggio, cercare cosa ‘dire’ o, peggio ancora, giustificarsi su cosa attraverso di lei si vorrebbe dire. La poesia è accadere di parole viventi, e come tali con un peso specifico notevolmente più grande, rispetto alla parola definita ordinaria. Parole, corpi viventi: il solo luogo della poesia – ascoltata, letta – è dove essa produce un incontro, si incontra, e incontrandola, facendoci attraversare attraverso le sue infinite risonanze, ci fa intravedere, ci rivela in filigrana i contorni di un volto: non (solo) il volto biografico di chi ha scritto, ma un volto oltre, che ci mostra una visione del mondo, una narrazione più o meno segreta; che ci rivela un destino che potrebbe appartenerci, o forse, un giorno ci apparterrà, e lo riconosceremo. Continua a leggere
Io sono il grazie
Lo stato dell’arte. Rossella Tempesta
Qual è lo stato dell’arte?
Ho la sensazione (forse la speranza) che, allo stato contemporaneo, l’arte e gli artisti che la creano si siano più che prima prefissi il compito di risvegliare, o almeno stimolare, la coscienza umana e in quella la consapevolezza rispetto alle eterne filosofiche domande chi siamo, come interagiamo con gli altri, quali i sistemi, come con la Natura, Dio o la creazione, l’Universo… Continua a leggere
Poesia recisa, di Giorgio Stella
Il più profondo dei tuoi pensieri,
il più dimostrato dei tuoi anni,
il soffio più svezzato che dimora nei letti senza croce.
La più bella voce che hai udito nel cuore,
gli schiaffi più veloci,
i patti più disarticolati,
i nasi più arrossati
nel vino e nella cocaina.
La locandina del film più gettonato.
Il verbo più gridato
dal podio del sacrificio.
Il dentifricio più secco
nella mattina più parabolica,
e l’erba più allucinogena
dei più potenti antidepressivi.
E i preservativi più sicuri della morte.
E le più scottanti abbronzature.
Sono solo sottigliezze,
sono solo sfumature.
Sono nere righe d’inchiostro
nel libro dei posteri.
(Nella più dolce delle ipotesi).
Tutto
Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Silenzio. 2
Duemila. La tribù delle storie
Il Silenzio 2. Traduco, dunque sono
Ipotizzare, e poi magari individuare un territorio dove il Silenzio regni sovrano, indisturbato, autosufficiente, è indubbiamente un’ipotesi ardita. Non però se l’ipotesi è annidata nel cuore stesso della parola, nel divenire dell’esistenza, nella memoria di chi narra: “Vivere, esistere, forse raccontare. Tradurre vuol dire trascrivere i silenzi del vissuto e i suoi rumori, traslare le sue voci e forme in un piano che sfugge; perché vita e biografia sono un libro con testo a fronte, ma a separarle c’è un candido vuoto”. Continua a leggere
Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 55
Raggiunti
La parola ai poeti. Sonia Ciuffetelli

Scopro il mondo letterario come cadendo nella tana del coniglio di Alice.
La caduta è libera e attraversa un lungo, mirabile tratto. Sono una bambina, ogni evento è una scoperta.
Mi ritrovo nella biblioteca monumentale di uno zio che all’epoca consideravo anziano e che fino a quel momento non avevo ancora conosciuto. Lo zio abitava a Roma, io ero all’Aquila. Entro in casa e scopro che l’appartamento è di fatto una biblioteca. La stanza della poesia, il salone della letteratura antica e del cinema, lo studiolo delle opere varie e della saggistica. Lui è Sabatino Ciuffini (ed io Ciuffetelli), poeta e sceneggiatore, ha già scritto diversi film per il cinema, tra i più noti il Don Giovanni in Sicilia di Alberto Lattuada e Er più, storia d’amore e di coltello.
In quegli anni, quando lo conosco, sta scrivendo per Sergio Corbucci Pari e dispari, film interpretato da Bud Spencer e Terence Hill; lo zio è un letterato, conosce a fondo la poesia classica e legge le opere in latino e greco. La sua casa in ogni dettaglio, lo rappresenta.
È in questo posto che inizio a conoscere i libri, la poesia, il cinema, la musica classica. Vivo le visite e l’accesso alla biblioteca come una trasgressione e come una opportunità. Scelgo i libri che mi incuriosiscono e inizio a leggere poesia in virtù della sua forma breve, che mi consente di non attardarmi troppo. Mi chiamano dalle altre stanze, la vita stessa mi coinvolge.
In famiglia capiscono subito che mi piace la letteratura, è una tara genetica, non sono la prima. Quello che non sanno ancora è che scrivo poesie di nascosto e le chiudo con il lucchetto nel diario segreto verde, la copertina di velluto.
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