Lo stato dell’arte. Leonardo Tonini

Dal guardare al vedere

Accolgo volentieri l’invito di Fabrizio Centofanti a partecipare all’iniziativa ‘La Poesia e Lo Spirito’. È sempre utile per i poeti avere l’opportunità di riflettere sul proprio lavoro. Il poeta è creato dalla sua stessa creazione; non vi è poeta senza poesie. È quindi giusto che, a un certo punto, rifletta su cosa è diventato grazie a ciò che scrive e su quali siano le intenzioni che ancora lo spingono a scrivere.

Sebbene scrivessi in versi dai tempi del Liceo, non mi sono mai visto come poeta, non mi sono mai identificato con lo scrivere poesia. Crescendo mi ero anche allontanato per merito, o per colpa, di una laurea in Lettere che mi ha messo a conoscenza, approfondita e contestualizzata, con il testo poetico e con i suoi migliori epigoni. In sostanza, non ero poeta per amore verso la poesia, troppo la amavo per sentirmi “sesto fra cotanto senno”, per dirla con Dante.  Continua a leggere

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Due estratti di Alessandra Boero

da Ovunque Lei sia, un saluto dall’inferno… di Alessandra Boero (ed. Philobiblon)

“Totoismo”

prefazione di Marino Magliani

Qualche anno fa è uscito un romanzo di Giuseppe Conte, un giallo, del genere marinaresco, ambientato sulla Costa Azzurra. È un romanzo che racconta un presente  futuribile. In qualche modo racconta una distopia. Il titolo è Il male veniva dal mare e sarebbe un titolo perfetto per il libro per il quale ho accettato di scrivere questa nota. Libro che si può leggere come un frammento di biografia, quello che il lettore ha in mano, cronaca o reportage, o semplicemente il romanzo assurdo. C’è un uomo, col suo dolore, e quest’uomo tenta di farsi capire e di esistere, egli chiede giustizia, perché è un uomo con immensi disagi, sconforti, sogni, emozioni. Purtroppo non si tratta di un romanzo. Un uomo, in effetti, che era un giovane uomo, forte di nervi e muscoli, intelligente, con una professione che amava, e che ora, grazie peraltro alla dedizione e all’amore di chi lo sostiene e lo cura, può solo aggrapparsi a quel gemito: il to-to-to che sostituisce quasi ogni altro messaggio, un linguaggio frammentario che descrive e contiene ogni entusiasmo e gli incubi che lo riempiono, quando entuasiasmo e sogni spariscono. E questo – il to-to-to, dicevamo-, perché un giorno, alla fine dell’estate, nel settembre del 2014, il male veniva dal mare. Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Pietro Romano

Come qualche tempo fa ho avuto modo di raccontare proprio ne La poesia e lo spirito, guardo alle cose come dal filtro di una cinepresa. È il mio modo, credo, di rispondere a una realtà frastornante, che non contempla, fra le sue necessità, il silenzio.

In questi ultimi mesi, nel silenzio in cui mi sono in parte ripiegato, a volte con difficoltà, ho molto riflettuto su come neanche l’arte riesca a garantire continuità alla memoria. Sono venuti a mancare amici poeti e artisti poco noti ai più e, mentre il mondo va avanti, ecco ammassarsi altri libri, altri versi, poco per volta anch’essi destinati a essere dimenticati. Poi, certo, la fortuna di un poeta è imprevedibile: non è detto che chi non abbia ricevuto degna attenzione in vita, non possa poi essere riscoperto in seguito. E tuttavia, questo non mi appaga, e la ragione risiede nel carattere provvisorio e mai definitivo della memoria. La memoria è come un grande contenitore che, una volta riempito fino all’orlo, vomita all’esterno ciò che ritiene superfluo o privo di valore. E i criteri in base ai quali ciò avviene sono dettati, oltre che dalla capacità di un oggetto artistico di perdurare nel tempo, anche dalle correnti e dalle tendenze storico-culturali del momento. Questo forse mi amareggia di più, constatare come in fondo noi esseri umani plasmiamo la memoria a nostra immagine e somiglianza senza spesso considerare quanto di umano possa esservi nelle memorie di un passato tornate in qualche modo a galla. Continua a leggere

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Lo stato dell’arte. Piergiorgio Dallan Viti

Qual è lo stato dell’arte?

  • L’arte oggi è inficiata da processi di marketing, di natura politica, economica, ecc. che l’hanno resa, quando va bene, intrattenimento. Alcuni fenomeni musicali, artistici o letterari possono essere spiegati soltanto così: si crea un prodotto per la middle class, carino, immediato, e lo si fa diventare virale sui social, capace di arrivare alle masse, anche attraverso i vecchi mezzi di comunicazione come la radio e la tv. Le lobby, di natura politica, religiosa, ecc. spingono insomma perché quel prodotto si imponga, per tutti gli altri, al di fuori di queste lobby, non restano che le briciole…

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

XI Domenica T.O.

«dorma o vegli»

« Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.» [Mc 4,26-34]

La voglia di fare è spesso proporzionale alla voglia di possedere. Continua a leggere

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Lo stato dell’arte. Lucianna Argentino

Quello che mi ha sempre stupito della poesia è la sua capacità di andare all’essenza dell’essere, inteso come la totalità dell’esperienza umana nelle sue due dimensioni: orizzontale e verticale e il fatto che essa è in grado di portare alla luce ciò che, altrimenti, rimarrebbe inespresso, compito che svolge perché la poesia viene dal silenzio. Ci può essere silenzio senza poesia, ma non c’è poesia senza silenzio. E’ nel silenzio, infatti, che il poeta si spoglia di sé stesso e il suo vissuto riceve un respiro più ampio così da farsi poesia ossia parola sconfinata e sconfinante. Poesia che è, innanzitutto, la messa in opera di un linguaggio che si spinge e ci spinge fino all’estremo delle sue e delle nostre possibilità che sono un tutt’uno e in cui il lettore può dare vita a una sua personale riscrittura della poesia scritta da un altro da sé, nel doppio senso che vede lo stesso poeta come altro da sé nell’atto di scrivere ed è anche in questo la grande forza della poesia e dell’arte in genere, qualunque forma essa assuma. Continua a leggere

Maria Pia Quintavalla, Saudade

di Mauro Ferrari

Maria Pia Quintavalla, Saudade (2017-2022), Prefazione di Giancarlo Sammito, puntoacapo Editrice 2024.

Saudade (2017-2022) segue a distanza ravvicinata la riedizione, sempre per puntoacapo, di Estranea canzone, e sembra indicare un imponente sforzo di chiarificazione nella poesia di Maria Pia Quintavalla; il che, inevitabilmente e senza tirare in ballo la spinosa questione del rapporto fra biografia e scrittura, è pure indicativo.

Aprendo il libro, si trova in incipit un testo significativo come C’è bisogno degli altri (p. 15): affermazione decisa, tutta esplicita, che sembra quasi fugare le nebbie di una scrittura tutta chiusa in sé, nell’impenetrabilità opaca dei rovelli stilistici. La poetessa prende di petto il mondo con le armi della poesia e affronta i temi a lei cari del femminile – inteso come range tematico personale, sociale, civile e politico, ma anche come punto di vista specifico da cui vivere, osservare e giudicare la realtà nei suoi vari livelli. Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Il tempo dei poeti,/ è l’anarchia della parola. Sembra questo il crinale della poesia sorgiva di Giansalvo Pio Fortunato, il quale giovanissimo esordisce con Civiltà di Sodoma (RP, 2024). Colpisce immediatamente il furore escatologico di questa scrittura. Stentorea perché tutta giovanile (e non è un difetto), la voce dell’autore attacca direttamente e senza sconti il balbettio intellettuale del minimalismo. Gli stessi poeti “prestatisi” vengono additati al “giudizio apocalittico della corte marziale della storia”.

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Lo stato dell’arte. Silvano Trevisani

Un filo lega l’arte al soprannaturale attraverso la natura: questo ci insegnano i testi sacri, la teologia e… Dante. Questo può rispondere un credente, forse più specificamente per la poesia che, senza la trascendenza, per la sua totale immaterialità, non perde certo il suo ruolo ma lo commisura, più di ogni arte, con livelli e problemi esistenziali, a cominciare dall’interrogativo principale: a cosa serve?
La storia della letteratura ci ha consegnato le risposte più diverse, che vanno da un eccesso all’altro: dal “non serve a niente” a “può salvare il mondo”. Ma come ogni prodotto umano, materiale o immateriale che sia, la poesia ha valore direttamente proporzionale a quello che l’uomo ci vuole trovare. Uso il verbo “trovare” perché per la poesia esso equivale quasi totalmente a “mettere”. Questo perché la quasi totalità di lettori di poesia corrisponde agli stessi poeti. Continua a leggere

Mauro GERMANI, PRIMA DEL SEMPRE. Antologia poetica 1995 – 2022. Postfazione di Giovanni Nuscis

Mauro GERMANI

PRIMA DEL SEMPRE

Antologia poetica (1995-2022)

Puntoacapo Editrice 2024

Postfazione di Giovanni Nuscis

 

 * 

 

Da: L’ultimo sguardo (1995)

 

Il fuoco e la cenere

I

Sei prima dell’alfabeto, prima del volto. Tremi nell’erba bianca dei sogni, e un respiro attraversa la valle del mondo, diviene il tuo sguardo, il silenzio di noi, ancora, nel tempo dei fuochi. Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Elena Barbato

Lo stato dell’arte?

L’uomo contemporaneo vive in una solitudine sconfinata. Vuoto e modelli fatui sono proiezioni di una società troppo competitiva in cui scienza e tecnologie hanno esasperato la comunicazione con messaggi sempre più frenetici, molteplici, brevi. I ritmi assorbono energie e tempo e la ricerca dell’Altro è mediata dai social. Quello che si cede del è divorato dallo sguardo feticista dei follower. In questa realtà manca il vero Altro cui affidarsi che insegni. La figura solida che indichi i valori a cui aggrapparsi per vivere. I più si affidano a quello che la maggioranza dice, vuole, comanda e questo modo di esistere, di partecipare, crea dipendenze. La mancanza di valori si traduce in un senso di isolamento serrato, di vuoto. Il disagio dilaga.

La poesia ha ancora qualcosa da dire?

I versi creano un ritmo necessario tra respiro e realtà. In alcuni miei testi, pensando alla poesia, sostengo chedispiega un respiro ulteriore nel respiro, una spira mirabilis.Credo che la poesia srotoli felicità permettendo a chi scrive di ritrovare uno spazio per il pensiero, dilatando tempo e immaginario. In quanto forma di “resistenza” alla banalizzazione del linguaggio è un vero atto rivoluzionario.La poesia eleva, stilla e s’insinua dall’essere più remoto a quello più celeste. È come un seme radicato nell’uomo che sboccia dalle sue radici più antiche fino a toccare il cielo.Colma di una linfa copiosa. Non c’è strumento più perfettoche suoni sul cuore con corde così vibranti.

È uno strumento che aiuta a ritrovare la strada?

Assolutamente! È, come direbbe Henry David Thoreau, di tutti è il bosco dove ripararsi e vivere con saggezza per affrontare solo i fatti essenziali della vita, per vedere, per non scoprire, in punto di morte, che non si è vissuto.

C’è ancora una strada?

Deve esserci ancora la strada per elevarsi, per raggiungere la spiritualità in questo mondo mercificato. La poesia è la radice figurativa tra uomo e spirito.

La poesia, l’arte, la letteratura, possono risvegliare la speranza in un presente migliore?

L’uomo deve e può ritrovare l’Altro, spezzare la catena dell’isolamento attraverso il pensiero, la pausa, il respiro, riabbracciare la sua vera natura. Come direbbe H?lderling

Di un uomo io dico, se è buono
E saggio, di che abbisogna? V’è in alcun luogo una cosa
Che basti a un’anima? V’è uno stelo,
Una più matura vite sulla terra
Cresciuta, che lo nutrisca? Il senso di questo
È così. Un amico è spesso l’amata, molto
L’arte. O caro, io ti dico la verità,
Lo spirito di Dedalo e della foresta è il tuo.

Narratori del Nuovo Millennio – Nicola Lagioia

Nell’appuntamento di oggi pubblico con enorme piacere una mia lunghissima intervista a Nicola Lagioia, avvenuta qualche settimana fa a seguito dell’uscita in svedese del suo ultimo romano, “La città dei vivi”.
abbiamo parlato del romanzo ma soprattutto più in generale di cosa significhi – per Nicola – la scrittura, che funzione ha nel tempo, nella dimensione sociopolitica e culturale di oggi, quali i mezzi, le risorse, le insidie, le possibilità. Sono grata a Nicola per essersi preso tutto il tempo e il respiro necessari a rendere questo dialogo così ricco e fecondo.

“La città dei vivi” è un true crime che racconta la storia di due giovani uomini dalla vita relativamente nella norma, Marco Prato e Manuel Foffo che hanno brutalmente torturato e ucciso un giovane prostituto di 23 anni, Luca Varani, dopo averlo torturato per ore. Hai fatto un’indagine molto approfondita intervistando tutte le persone coinvolte con le quali hai potuto parlare, e ne hai estratto questo monumentale romanzo documentalistico. Perché?

Nicola Lagioia ritratto da Chiara Pasqualini

Guarda, ci sono in realtà due risposte a questa domanda. La più superficiale è che dalla prima volta che ho sentito la notizia di questo omicidio al telegiornale, ho pensato che fosse una storia terribile ma al tempo stesso interessante da raccontare. Prima di tutto per la sua violenza, che per una città come Roma è abbastanza rara: è una città turbolenta però statisticamente parlando ha un basso numero di omicidi rispetto all’Europa in generale. In più, si è trattato di un omicidio completamente privo di movente, eseguito da persone che non avevano nessun collegamento con il mondo criminale; un patto di sangue tra due persone con una vita relativamente ordinaria. Marco Prato è figlio della buona borghesia di sinistra, è una persona con un certo tipo di interessi culturali e fa da PR per un locale alla moda, è affermato nella comunità LGBTQ. Manuel invece viene dal Collatino, un quartiere non molto chic, ma la sua famiglia è benestante e finanziariamente solida. Insomma, due persone insospettabili. Continua a leggere

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Viaggio

Dio non ha voluto i pastori come primi testimoni perché disgraziati e fuorilegge, ma perché immagine dei futuri pastori, che avrebbero condiviso il compito di guide del gregge. È bello pensare che il Cristo s’identifichi con i sacerdoti: non come membri di una casta, ma come responsabili di un viaggio.

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Lo stato dell’arte. Massimiliano Damaggio, introdotto da Mia Lecomte

Quando ho ricevuto l’invito di Fabrizio a rispondere alle domande sullo stato della poesia e della letteratura, dell’arte, e sulla loro funzione salvifica nei tempi disperati che stiamo vivendo, ho provato subito istintiva una sorta di ritrosia, quasi di avversione. Pochi giorni dopo, il mio amico Massimiliano Damaggio mi ha mandato il messaggio di commento a un video da lui realizzato di recente che ho deciso, con il suo consenso, di proporre qui come risposta; preceduto, su richiesta di Fabrizio, da due mie righe di introduzione.

Massimiliano è un poeta, uno vero, e infatti ha scelto davvero la poesia. Scegliendo di non scrivere. Si è ritirato nell’interno della Grecia con la sua compagna, lontani da tutti e da tutto, e vivono una vita di luminosa frugalità, con il solo bagaglio necessario per “passare”, disappartenenti, sottraendosi a tutto quello che non sia il perpetuo miracolo della natura superstite. Continua a leggere