
Dov’è casa nostra? La cerchiamo ovunque, ma torniamo ogni volta più delusi. Non parlo dell’edificio, delle stanze, ma di quella condizione in cui ti senti te stesso, e non cambieresti con nient’altro. Casa mia è la vita, prima dei pensieri. È un progetto che mi abbraccia, che mi genera.
La parola ai poeti. Alberto Padovani
La poesia è sintesi creativa, è sublimazione delle potenzialità della parola. La scommessa del poeta, rispetto allo scrittore in prosa, è giocata sulla potenza della sintesi. Di un poeta spesso si ricorda l’illuminazione di un verso. Di uno scrittore in prosa, la capacità di architettare una struttura sublime.
Ho tratto questa definizione da un’intervista che Lucia De Ioanna mi ha fatto per Repubblica Parma.
Il mio esordio come poeta risale al 2009, con “Poesie raccolte” (TLC Editore), ma, sempre in quell’intervista, ricordo come molto tempo prima, a 13 anni circa, ho scoperto la mia orbita, ovvero ho iniziato ad isolare quanto percepivo, rispetto al mondo esterno, ho capito che la prima rivoluzione possibile è interiore ed ho operato una prima elaborazione critica del contesto di paese in cui vivo tuttora. È un tema ricorrente nella mia scrittura. Il microcosmo della provincia consente un esercizio permanente di affinazione: ci si sente meno sotto osservazione rispetto alla città, più liberi di elaborare un percorso creativo ed espressivo. Continua a leggere
Autostrada
Il disegno magico, di Raul Montanari
Raul Montanari è ormai un romanziere seriale, nell’accezione buona del termine: da tre libri in qua, inserisce nel bel mezzo di una vicenda intricatissima, l’apparizione, come una sorta di deus ex machina, del buffo detective Velardi, che contribuisce a complicare ulteriormente il tema dal punto di vista narrativo, diventando alla fine, tuttavia, il personaggio risolutore decisivo, sulla scia dei migliori ispettori privati della moderna tradizione letteraria. Al di là di ciò, ogni nuova opera narrativa dell’autore milanese-bergamasco contiene sempre elementi di vera novità, accanto ai meccanismi oliati di fabula e intreccio, che gli consentono di iniziare e terminare la storia senza perdere un colpo, mantenendo viva l’attenzione del lettore (non sono un giallista) dalla prima all’ultima riga.
Il nuovo è costituito, questa volta, dal racconto in prima persona di una figura femminile, che arriva casualmente a condividere le giornate col vicino in pieno lockdown; è questa donna giovane, affascinante, problematica, a chiedere e poi pretendere, dall’amico, il ricordo di un’esperienza traumatica accaduta circa vent’anni prima. Il romanzo procede a ritroso, come un lungo flashback, interrotto solo dai commenti (quasi sempre centrati) di una femmina ammaliante agli occhi del maschio, il quale, quando abbocca, regolarmente viene respinto. Oltre alla vicenda noir del ragazzo indirettamente complice dell’annegamento della fidanzata, il testo ha, come seconda chiave di lettura, la narrativa quale arma seduttiva: un esperimento di conquista amorosa attraverso la rievocazione delle tante disavventure del protagonista.
Alla fine del libro si scopre perché la donna sia tanto interessata all’affabulazione dell’uomo: ma è un colpo di scena da non rendere noto, per lasciare il gusto della lettura di un romanzo intelligente e attuale, pur nella riproposizione di tic e cliché, topoi e vizi di uno stile riconoscibile e originale al tempo stesso.
Raul Montanari, Il disegno magico. Romanzo, Baldini+Castoldi, Milano 2023, pagine 287, euro 19.00.
La parola ai poeti. Stefano Taccone
Partiamo dal presupposto che già il pormi a scrivere per una iniziativa che si intitola “La parola ai poeti” mi destabilizza non poco. Perché? In questo invito è implicito che io sia un poeta. Qualche giorno fa, commentando un post di una pagina social di poesia, un utente scriveva: «Ho pubblicato tre raccolte, ma attendo che siano gli altri a chiamarmi poeta». Ed un altro rispondeva: «Pienamente d’accordo». Ora voi potreste cogliere la palla al balzo per esclamare: «Appunto! Non ti sei autodefinito tale: sono stati gli altri a concederti questo appellativo». Tanto più considerando che anche io ho pubblicato tre raccolte. E allora forse questo esempio è troppo blando. Evidentemente, il problema è più profondo. Continua a leggere
Una botte di ferro
Incontro – coda….
Nessuna immagine
di William Waring Cuney (USA, 1906-1976)
Non sa
di essere bella,
pensa che il suo corpo scuro
non abbia gloria.
Se potesse danzare
nuda
sotto le palme
e vedere la sua immagine nel fiume
potrebbe scoprirlo.
Ma non ci sono delle palme
sulla strada
e l’acqua dei piatti non rispecchia
alcuna immagine.
Noi
di Stefanie Golisch (Germania, 1961)
In tuta da casa grigia, c’è un buco nella
gamba destra, il colore dello smalto è
blu, vedo le sue mani quando fuma sul
balcone. Non so cosa fa quando non fuma
sul balcone, forse la stessa cosa che faccio
io dall’altra parte del muro: non scrivere
poesia. Il colore del mio smalto è rosso,
so che lei lo sa
No images
She does not know
her beauty,
she thinks her brown body
has no glory.
If she could dance
naked
under palm trees
and see her image in the river,
she would know.
But there are no palm trees
on the street,
and dish water gives back
no images.
Traduzione Stefanie Golisch
Il quadro è di Xenia Hausner
Dell’Altro
Luigi Maria Corsanico legge Gabrielle Segal
Via Crucis
Accompagnare Gesù nella Via Crucis, fare esperienza di quel dare a vuoto, di cercare l’impossibile, di soffrire senza vedere via d’uscita. Può un Dio arrivare a tanto? Non c’erano altri mezzi per strappare alla rovina questo mondo perduto? Camminare accanto a Gesù, stazione per stazione, inseguire in quel cuore il segreto della Vita.
La parola ai poeti. Angela Caccia
… che io neanche vorrei scriverne Mi basterebbe capire cosa acciacca certi giorni il respiro l’urgenza di parole che si fanno giuste ma solo in rigida successione inabissate in un limaccioso o resti di bufere
Credo che una poesia nasca dall’urto di due precise mancanze: un dentro, di silenzio raccolto e pregno a cui difetta la chiarezza di un senso, e un fuori così rumoroso da ostacolarne l’ascolto. Due mancanze che tendono comunque ad integrarsi e, quando succede, la poesia diventa linguaggio: cuore nel cuore. Respiro nel respiro (Braga Dimitrova). Continua a leggere
Nani
La parola ai poeti. Viviana Viviani

A chi mi chiede cosa sia la Poesia non ho mai saputo rispondere, per me la Poesia non esiste, la poesia sono le poesie e soprattutto sono le poesie che mi piacciono, mentre le poesie che non mi piacciono, se pur dotate di elementi caratteristici – la rima, la metrica, la disposizione nello spazio – saranno per me un po’ meno poesia, progressivamente fino a non esserlo affatto. Credo quindi che definire qualcosa come poesia sia di base un fatto legato al piacere, definiamo poesia quello che ci piace, anche quando in modo evidente non è poesia in quanto è tutt’altro, ad esempio diciamo questo film è poesia, questa canzone è poesia, questa torta al cioccolato è una vera poesia.
Parlando strettamente della poesia in quanto produzione poetica scritta posso dire che per me è qualcosa che è partito da Rodari, passato per Leopardi e Ungaretti e approdato a Vivian Lamarque, Wislawa Szymborka e una lunga lista di altri contemporanei, in un percorso sempre guidato dal piacere oltre che dallo stupore, dal turbamento e dall’inquietudine, che del piacere sono forme diverse e forse più alte e complesse. Continua a leggere
Danila Di Croce: “Ciò che vedo è la luce”
[foto di Lena Polishko]
a cura di Luca Pizzolitto
La poesia, se davvero è tale (e mi scuso della precisazione, ma oggi e assolutamente necessaria), ha sempre a che fare con le parole dell’amore, così inevitabilmente chi la scrive e chi la legge. Quale poesia può fare a meno di una parola che sia totalmente nata da una profonda cura, da una premura speciale? Quale poesia potrà essere fondata su una parola che non sia stata coltivata nel silenzio fertile di una profonda meditazione? Di un contemplare la bellezza in ogni suo aspetto, e di averne fatto un lavoro! Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando? scrisse Joseph Conrad. La ricerca della bellezza diventa un’ossessione, scovarla anche e soprattutto dove pare proprio non poterci essere, dove tutti dicono: impossibile. (…)
Tutto il libro è permeato da un dialogo segreto. Dico segreto perché, pur potendo apparire anche chiaro talvolta, non e mai del tutto svelato dall’autrice. Tranne forse in una o due occasioni. Ma c’è un tu, a cui i versi sovente si rivolgono, in un dialogo costante e estremamente fertile. Il dono enorme, maestoso che Danila ci fa, è di portarci con lei, di non tagliarci fuori. Questo senza che nulla si perda della sincera e profonda intimità che contraddistingue tutta l’opera. Ma se leggiamo, e soprattutto se lo facciamo ad alta voce, diventiamo la poetessa, o il poeta, che ha scritto queste poesie. Diventiamo noi stessi protagonisti di quel dialogo segreto, mentre il tu resta lo stesso, minuscolo e altissimo, familiare e divino, così lontano così vicino, per citare il titolo di un film bellissimo di Wim Wenders. Come sempre accade nella grande poesia, che diventa sempre di chi la legge (…)
Dalla prefazione di Massimiliano Bardotti
Fedeltà
La parola ai poeti. Dimitri Milleri

Cinque slides su una nave che si scopre essere la puntini poesia
Per la doppia pletora di consanguine* conosciuta come scritture verticali e orizzontali l’alta stagione è la stagione delle scuse. Si direbbe che queste nascano spontaneamente, e moltiplichino nelle creature signiche senza possibilità di arginamento: un viaggio di lavoro, un ritiro yoga, una visitina ai parenti fuori regione (per dire). Deposte le suddette presso * loro car* le scritture possono finalmente sparire, abbandonando giornali, libri di scuola, post su Facebook e Instagram, riviste, inserti, bugiardini.
Al loro posto va un replicante che non batte ciglio, una sagoma cartonata che per noi fa lo stesso. Così possono incontrarsi, lontane da responsabilities di sorta, presso un’enorme nave portacontainer in acque internazionali. E qui l’ellisse conviene, perché chi legge sicuramente indovinerà circa il quanto e il quale di cotanti incontri, saggiamente ricorrendo alle stereotipie del caso per figurarsi: dal tenore dei discorsi alle attività agli oltraggi, e su e giù fino alle sodomie. Continua a leggere
Il tempo, i giorni e gli anni
Karl Krolow (Germania 1915-1999): Tre poesie
Tempo
Tempo: qualcosa
che sporca le tasche
di sangue.
Piove vita
dai corpi aperti.
I giorni
e le sue silenziose imprese
con gli uomini
che si perdono.
Nella sabbia
un mese dipinge
la propria immagine per consegnarla
al prossimo, senza nesso
con quello che verrà.
Il bel tempo
non cambia il carcinoma.
Le carte belle in ordine
bruciano anno dopo anno. Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Festa della S. Famiglia [Lc 2,22-40]
Famiglia è porto di partenze.
Maria e Giuseppe vanno al Tempio per offrire il figlio. Non è solo un’offerta formale. Le prescrizioni sono chiare: il primogenito ( in cui riposa la discendenza, quindi il futuro della famiglia) appartiene al Signore.
I figli non ci appartengono. E ogni volta che usiamo il pronome possessivo in riferimento ai figli commettiamo una appropriazione indebita.
La famiglia non si pone così come ambito esclusivo ed escludente ma come spazio in cui ogni membro è soggetto di costruzione e crescita
La relazione intrafamiliare cessa di essere semplicemente un argine contro le cattiverie di tutto ciò che è fuori e diventa realtà inclusiva fatta da soggetti che, ognuno con il suo compito, godono e si rivestono di responsabilità.
In questo scambio amoroso è tutta la consistenza della famiglia. Essere responsabili è sentirsi interpellati da un chi che chiama e, in questa interpellanza, scoprirsi capaci di risposta. Non sempre questa è adeguata. A volte è improntata alla fuga per tirarsi fuori da impegnativi coinvolgimenti, altre volte è mera manifestazione di potere che può diventare violenza. Può essere necessario conservare i turbamenti del cuore nel segreto, come fa Maria e saperli ascoltare e saper lasciarsi interrogare dalle provocazioni che la relazione mette in campo.
Famiglia non è semplice generazione biologica. Famiglia è coeducarsi lasciando che ognuno sia soggetto della crescita altrui. Il prendersi cura e il prevenire i bisogni dell’altro sono i capisaldi di ogni convivenza umana. Così, nel tempo, si arriva a darsi del tu, in modo pieno coinvolgente, oltre i ruoli e le definizioni senza mai perdere di vista che tutti i termini usati per definire i rapporti familiari sono termini relazionali. Padre, figlio, madre, sorella, fratello implicano un tu, nel nome del quale e a partire da cui ci si definisce.
È in questa relazionalità che si gioca la appartenenza non proprietaria di ognuno. È in questa continua donazione di sè che si stabilisce la bellezza della non appartenenza.
La parola ai poeti. Tommaso Urselli
La mia esperienza con la parola è legata al teatro, in particolare alla drammaturgia, di cui mi occupo da circa vent’anni. Nel frattempo, in maniera non continuativa, avevo praticato veloci incursioni nell’ambito della poesia.
Solo più recentemente, a partire dal 2020, in un periodo in cui mi dedicavo alla raccolta e cura delle poesie di mio padre, ho in parallelo iniziato a ripercorrere quei miei sporadici tentativi in versi. Ho così avvertito la necessità di individuare i nuclei, i fili non sempre immediati – forse per il carattere di discontinuità con cui avevo frequentato questa pratica di scrittura – che collegavano tra loro i diversi componimenti; ma che evidentemente, sottopelle, esistevano.
È stata una ricerca che, nel suo farsi, ha generato nuove composizioni: è nata così la silloge “Oggi ti sono passato vicino” (Ensemble edizioni). Titolo dettato dal lavoro che andavo facendo sui testi di mio padre e sui miei – scritture che si sfiorano, che veicolano la necessità e la possibilità di incontri padre-figlio su un altro piano, quando su quello fisico e quotidiano non è più concesso –; e che porta inoltre il segno di un periodo che è stato particolarmente difficile per tutti – quello della pandemia –, in cui la distanza tra i corpi ci ha spesso condotto a cercare altre modalità di reciproco avvicinamento. Continua a leggere
Vittorino Andreoli, “Il Gesù di tutti. Viaggio nel mistero dell’uomo di Nazareth”
Vittorino Andreoli, Il Gesù di tutti. Viaggio nel mistero dell’uomo di Nazareth, TS Edizioni, 2023, pp.528, € 26,00
di Fabiano D’Arrigo
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Vittorini Andreoli è uno psichiatra che non disdegna scandagliare il mistero: quello della mente umana e quello di Dio.
Nel saggio Il Gesù di tutti. Viaggio nel mistero dell’uomo di Nazarerth, ridato alle stampe in questo 2023 che ormai volge al termine, l’autore intraprende un grandioso viaggio nella vita, nella personalità e nel mistero di Gesù di Nazareth, così si legge nel risvolto di copertina.
Questa riedizione del libro, senza modifiche né al titolo né al testo, viene fatta per soddisfare le richieste dei molti lettori che dal 2013 -anno della prima edizione- al 2023 si sono confrontati con lo scrittore Andreoli nelle conferenze tenute sull’argomento.













