La parola ai poeti. Sebastiano Aglieco


Dove stiamo andando

Le testimonianze personali sono sempre difficili da pensare; il rischio è quello di concentrarsi su una propria autobiografia intima e persino diaristica. Però, per un poeta, le cose sono un poco diverse: il poeta ha un doppio specchio nel quale riflettersi; il primo è quello del racconto della propria storia personale; il secondo quello della propria opera.
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Poesia italiana del XXI secolo

Vincenzo Errico è nato nel 1960, vive a Collepasso (LE). Ha vissuto a Roma dal 1991 al 2018. Sue poesie sono state pubblicate su riviste cartacee e on line, oltre che su testi antologici. Ha curato dal 1998 al 2011 la rubrica di poesia sulla rivista Aut del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma. Fra le pubblicazioni: Retrovie, Ed. Madona Oriente, 1996, con G. Farinella; Cordiali saluti fermi, Ed. Il mio libro, 2020; Turbinando, Ed. Il mio libro, 2021; Fritti, Ed. Il mio libro, 2021, e Taccuino scarso, Ed. Il mio libro, 2021.

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Incontri I

Tutto

di Hilde Domin (Germania 1909-2006)

Non pronunciate la bellezza,
Tacete l’amore,
Non toccate Dio,
Eravate molto giovani quando
Avete sbrigato la vostra morte.
Ora il mezzogiorno porta il viso della notte,
Ogni passo il gesto del cadere.
Ora che il vuoto si è fatto largo intorno a noi,
Cosa ci può succedere ancora?

Le cicatrici

di Piedad Bonnett (Colombia, 1951)

Non c’è cicatrice, per quanto crudele sembri,
che non racchiuda in sé la bellezza.
Una storia precisa che racconta
un dolore. Ma anche la fine del dolore.
Le cicatrici, dunque, sono cuciture
della memoria,
un finale imperfetto che ci guarisce
con un danno. La forma
che il tempo trova
perché noi non dimentichiamo le ferite. Continua a leggere→

Antonio Francesco Perozzi, Lo spettro visibile

a cura di Alberto Fraccacreta

Antonio Francesco Perozzi, Lo spettro visibile, Arcipelago Itaca

Caduta

Quindi è cieca – e questa
cecità per ora la chiamiamo
attesa. C’è una base; la certezza
no: è un’altra cosa. Prima ancora
di fare la corda serve sporcarsi
le mani. Ora la prova si incentra
sulla differenza tra ricordo e chilometro,
che al buio sono uguali; sul senso
della caduta. Sono tentativi.

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“La leggenda della Madonna delle Armi”, commento di Marina Petrillo

“LA LEGGENDA DELLA MADONNA DELLE ARMI”

“Amo l’antica Madre del mondo.

Ignoto sigillo posto nel ciclo profano

a rigore celeste. 

 

In manti cobalto e sfondi dorati

mai supplice all’odiato compagno

ponendo Sua ombra in suono.

 

A te, creatura creante appartiene

l’abisso del cuore.”

 

(da “materia redenta” silloge poetica di Marina Petrillo)

 

LA LEGGENDA

 

In profondità giunge la ri-velazione che il Sacro pone a suo confine. Ogni luogo di culto mariano, veste l’abito del sovrannaturale, il candido manto posto come aura su viaggiatori, pellegrini o semplici creature ignare alla celeste manifestazione. Continua a leggere→

8 marzo

Un aiuto che gli fosse simile,
cioè una badante.
No: qualcuno che gli corrispondesse,
occhi negli occhi, uno di fronte all’altro.
Si comprende
da un’altra prospettiva.
L’Origine
per capire il fine,
il perdersi,
per ritrovare il senso.
Uomo, Donna: il Tu,
la potenza dell’Amore
contro il potere,
il ritorno, dopo tutti gli addii,
l’alterità che rivela
la vera identità, l’essere
che prende il posto
dell’avere.
Le Donne, intere.

Geneviève de Hody, La casa del dolore. Nota di Giorgio Linguaglossa

Geneviève de Hody, La casa del dolore, Passigli Editori – febbraio 2023, pp. 318 € 25, traduzione di Edith Dzieduszycka, titolo originale,  La maison des souffrances, Editions du Roure – 2011

 

Queste memorie dal carcere militare di Clermont-Ferrand, tradotte qui per la prima volta, offrono ai lettori italiani un commovente spaccato di quella che è stata la Resistenza in una Francia che, a partire dal 25 giugno del 1940, ha conosciuto la brutale occupazione nazista e il vergognoso collaborazionismo del governo di Vichy. Il 2 novembre del 1943, Camille de Hody e la moglie Geneviéve Utard vengono arrestati e tradotti in prigione, a causa della denuncia del padrone di casa, membro della Milizia filotedesca. Da quel giorno, Camille e Geneviève, che hanno dovuto lasciare le loro tre figlie, condividono il destino di tanti altri prigionieri, vivendo la dura realtà della prigione, in attesa di una liberazione più volte preconizzata ma sempre irrimediabilmente delusa, fino alla tragica separazione, quando Geneviève lascia il carcere e Camille viene invece mandato in quanto prigioniero politico al campo di deportazione Royallieu-Compiègne e da lì Mauthausen, dove troverà la morte il 12 aprile del 1945, a tre sole settimane dall’arrivo degli americani. Continua a leggere→

A oriente di qualsiasi origine, di Annalisa Rodeghiero

La poesia di Annalisa Rodeghiero è fatta di cose in un mondo di non cose, come direbbe Byung-chul Han, che approverebbe, per questo, l’attenzione naturale alle albe, alla neve, alle montagne, che popolano i versi di A oriente di qualsiasi origine. Se può essere un credo condiviso che l’amore e la poesia siano le due sole cose che contano davvero, come scrive la Nostra, non si può dimenticare “che siamo ciò che guardiamo”, e lei sai dove guardare. E anche come misurare: “In fondo siamo noi a decidere le altezze “.  Continua a leggere→

Il gommone forato. La poesia civile del Realismo Terminale

In una società dove tutto è proibito, si può fare tutto: in una società dove è permesso qualcosa si può fare solo quel qualcosa.
Pier Paolo Pasolini

Una antologia di poesia civile.
Dedicata a Pier Paolo Pasolini.
Impresa di altri tempi, così sembra, eppure più necessaria che mai.
Perché i tempi sono quelli che sono e che sono sempre stati: bisognosi di analisi e intuito poetico.
Di ragionamento e lampo.
Per essere compresi e – ribaltati.

Sotto il titolo Il gommone forato la curatrice del volume Tania di Malta, con grande sensibilità, unisce poesie di autori che fanno parte del Realismo Terminale, Continua a leggere→

Gianni Iasimone, Il mondo che credevo. Un poema metà-fisico

a cura di Alberto Fraccacreta

Gianni Iasimone, Il mondo che credevo. Un poema metà-fisico, Arcipelago Itaca

nebbia ombre il sole l’hai visto no
tralicci fili a coppia di tre e
puntuale con omino appeso
da sette giorni in mise fluorescente
per oggetti volanti piumesenti
rullavano planavano contromano
verso la pianura lontano
dalle vele lise dal mare
che tanto c’è ma non si vede

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