Luca Esposito, Senza Respiro.


Questo libro è una foto. La foto di un’alba. È l’alba di un giorno preciso. L’alba è un inizio. Ha in sé una gioia indefinibile, quella degli inizi, che sempre promettono qualcosa. È una gioia che la bellezza intensifica: la bellezza dell’alba del 27 agosto del 2022, a Ventotene. È un’alba strana, tuttavia: un’alba di un giorno in cui tutto finisce. È difficile far coincidere cose come queste, forse è impossibile. Un cortocircuito che costringe a ripensare la vita, dall’inizio alla fine. I monaci consigliavano di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Il 27 agosto del 2022 è l’ultimo giorno di Lorenzo Guerrieri, detto Lollo, o il Guerra. Un giorno lunghissimo, che ancora non finisce. È un giorno di foto e di immersioni, come se la vita fosse questo: guardare e immergersi, accarezzare la superficie delle cose e spingersi dentro, per capirle. Ventotene è un’isola: la vita è un’isola nel tempo, un posto dove vorremmo stare per sempre, perché l’alba sia eterna, un nascere che non sia mai un morire. Questo libro è uno stare nell’alba per tenerla ferma, per chiederle di rimanere così, fotografata nella sua bellezza ineguagliabile, abitabile. Solo così si spiega il nostro stare accanto a Lollo, il rivolgergli ancora la parola, il chiedere a lui se le cose finiscono davvero o sono solo lo spostarsi da un fotogramma all’altro, un piangere e un ridere, un correre con la decappottabile, un lanciarsi col paracadute, un prendere un rospo tra le mani e dire: che bello! Questo libro è una foto: la foto della vita di Lorenzo Guerrieri, detto Lollo, o il Guerra. È la foto del papà e della mamma, dei fratelli più piccoli, della nonna, della zia, degli amici, degli insegnanti, dei compagni di viaggio e di immersioni. Sono tutti in quell’alba del 27 agosto del 2022. Nulla potrà cancellarli, nessun tramonto potrà spegnere la luce. È un libro. Una foto. Un’alba. Se qualcuno vuole entrare nella foto, non ne uscirà mai più, perché è l’alba dell’eterno, di un giorno che comincia, e non può più finire.

Luca Esposito, Senza Respiro, Ultima spiaggia, Genova-Ventotene 2023.

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Finché c’è guerra. La legge sull’esport delle armi

La guerra è la fiera campionaria delle multinazionali
Ilaria Alpi

Ucraina, Siria, Yemen, Libia, Iraq, Palestina, Etiopia, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Kurdistan, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Camerun, Burkina Faso, Sahel, Mali, Costa d’Avorio, Niger, Nigeria, Mozambico, Sahara Occidentale, Afghanistan, Colombia… Come ripete Papa Francesco, come ricordano gli organizzatori della Marcia Perugia-Assisi, la guerra è dappertutto e la facciamo anche contro i poveri, il clima, le donne, i rifugiati…
Non è vero che non possiamo fare niente di diverso da quello che stiamo facendo.
Non è vero che non ci sono alternative alla guerra.
Non è vero che non c’è spazio per il negoziato politico.
Innanzitutto, ci dice Tenzin Palmo, una delle più importanti insegnanti buddhiste occidentali, in una recente intervista, occorre avere chiaro che “i politici, i militari, i produttori di armi e le altre aziende implicate guadagnano immense fortune ogni volta che scoppia una guerra; si arricchiscono enormemente grazie alla morte e alla devastazione causate da ciò che commerciano. Ma a loro non importa: più morti ci sono, più si conferma l’efficacia delle loro armi e più ne venderanno. Distorcono la verità a loro beneficio, fanno circolare menzogne, come sempre succede. Non dobbiamo credere alla propaganda, anzi, teniamo il cuore aperto!”
E allora chiediamoci, con gli organizzatori della Perugia-Assisi: quali altre armi siamo disponibili a inviare? Per quanto tempo ancora? Quale strategia politica e militare sta guidando i nostri invii di armi? Le armi che inviamo, infatti, non bastano mai. Siamo arrivati ai carri armati, ma gli ucraini già chiedono i cacciabombardieri, i missili a lungo raggio…
Dal 1990 c’è una legge in Italia, la n.185, che vieta l’esportazione di armi verso i Paesi in stato di conflitto armato, richiamando l’art.11 della nostra Costituzione che afferma che l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Ma questo non basta.
I limiti della legge che vieta l’export di armi
La legge 185 è un testo normativo importante, che pone principi e obiettivi in linea con il dettato costituzionale e chi aspira alla pace si trova in sintonia con alcuni punti fermi previsti, tra questi il divieto di esportazione di armi verso paesi in guerra. Continua a leggere→

Poesia italiana del XXI secolo

Maurizio Manzo è nato a Cagliari nel 1961. Ha pubblicato nel 1985 Coreografia del ghetto storico (Edizioni Castello) e nel 2014 Sette terribili ostriche e una perla (Edizioni Lepisma). Nel 2016 la raccolta RIZOMI E ALTRE GRAMIGNE. Alla XXVIII edizione del Premio nazionale di poesia Lorenzo Montano ha ricevuto una menzione speciale per la raccolta Anamorfiche e altre Distorsioni e per la poesia Traccheggio. Suoi lavori in prosa e poesia sono presenti in vari lit-blog.

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Luca PIZZOLITTO, Crocevia dei cammini. Nota di Giovanni Nuscis

In quest’ultimo libro di poesie di Luca Pizzolitto, Crocevia dei cammini si nota subito il ricorrere di alcune parole: lontananza e dolore, in particolare, ma anche esilio, silenzio, cenere, Dio, fede. In poesia, più che negli altri generi letterari, le parole, soprattutto se ripetute, aprono a mondi e a interpretazioni che possono avvicinare all’essenza dell’opera, e che non vanno pertanto trascurate; pur nei confini fluidi che rendono i versi creature delicate, sfaccettate, polisemiche. A differenza della narrativa, con riferimento al concetto di esattezza definito da Calvino nelle sue Lezioni americane Continua a leggere→

Adelio Fusé, Mosaico del viandante

a cura di Alberto Fraccacreta

Adelio Fusé, Mosaico del viandante, Book Editore

in uno spicchio di mondo ma dove?
una voce ti alita nell’orecchio il Nebraska
tu diffidi e sciupi la notizia
confidenza preziosa a costo zero

è un sogno di sfrontatezza
analoga ai ricordi veri e ti chiedi del ragazzo
Arthur si chiamava
che nel capanno officina
scartava la blanda sorveglianza del padre
e fuori scagliava l’occhio
alla più vicina distanza:
la prossima fattoria per una fuga a due
prima delle mani callose
o dal grasso d’olio annerite
e via con Liza si chiamava Liza
per le praterie del lontano andare Continua a leggere→

Davide Cortese, Zebù bambino Terra d’ulivi edizioni, 2022. Con una missiva di Giorgio Linguaglossa

Caro Davide,

ho letto in questi giorni la tua silloge e ne sono rimasto sorpreso, ammaliato dalla ariosa cantabilità delle poesie; tu sai trascinare il lettore con grazia aristocratica nelle spirali sinuose dei versi brevi (settenari e novenari) arricchiti da rime alterne mai telefonate e sempre esattamente calibrate al gioco fonico; tu, come il pifferaio di Hamelin, sai modulare le note voluttuose e smemoranti per poi all’improvviso spalancare davanti al lettore il precipizio del coinvolgimento liquoroso, psicologico, empatico. L’onirico è sempre intessuto con il simbolico, con il quotidiano e con lo psicologico; in un certo senso così ringiovanisci il quotidiano in quanto lo rivesti di nuovo simbolico. Queste 21 poesie sono ventuno salvataggi nel mare in tempesta del cattivo gusto oggi imperante e della mala grazia del nostro tempo. Ma dove conduce il viaggio? Le figure che si susseguono in visionarie fantasmagorie (specchi, statue, ombre, arabeschi e merletti) sono in realtà tutti miraggi, illusioni della Musa sapiente. Già il titolo, Zebù bambino, è quasi un gioco fiorito, un gioco infantile, ma quanta verità nel tuo gioco, quanto mistero in quell’enigma! Riaffiorano immagini ed echi di antica esoterica psicocosmica poesia, ritornano alla mente, in filigrana, le strofe brevi del più grande lirico del novecento: Sandro Penna, ma come rivisitate e posposte nel nostro tempo post-utopico e post-storico. Forse il sigillo più accattivante di questa tua silloge sta proprio nella capacità che hai di trasfigurare le situazioni solitarie del “poeta fingitore” in una nuova poesia delle situazioni quotidiane.

 

(Giorgio Linguaglossa) Continua a leggere→

La parola ai poeti. Enrico Fraccacreta

 

Prima del canto

L’Ente regionale di formazione mi chiamò nell’ottobre del 2001 per un corso di vivaismo che doveva durare circa sei mesi. Andò avanti per due anni. I ragazzi, prima di arrivare nel laboratorio della scuola, dovevano raggiungere il Centro di igiene mentale vicino alla chiesa dei cappuccini. Io, un collega tecnico agrario e la psicologa li aspettavamo in aula. Arrivavano già stanchi, alla spicciolata, si sedevano composti e ci guardavano con vaga e annoiata curiosità. Così potevo osservare mani che nascondevano gli sguardi, mani nei capelli, mani che tremavano, sentivo voci rimbalzare tra i muri bianchi come piccole palle di gomma. Sentivo la mia voce, completamente fuori registro, atona, uno sparo accorato che diceva di come siamo chiamati a indirizzare il processo produttivo sugli schemi più consoni e più adeguati agli orientamenti economici. Come ci dobbiamo avvalere di un complesso di nozioni che devono rappresentare una sintesi di tutti gli studi che riguardano le piante, oggetto di sfruttamento, e l’ambiente, inteso come clima e terreno, nel quale si svolge la produzione agricola. Parlavo, gesticolavo, proponevo imbelle, sotto lo sguardo sbalordito della psicologa, che le soluzioni saranno soggette a un vaglio economico agente sulle scelte dei mezzi tecnici da applicare, e quindi il tipo di preparazione e l’aspetto generale dei problemi trattati faranno pertanto di voi di clinici e non degli specialisti. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Prima domenica di Quaresima


Prima domenica di Quaresima anno A

[Gn 2,7-9;3,1-7    Rm 5,12-19   Mt 4,1-11]


“si accorsero di essere nudi”.

Forse, quaresima è proprio accorgersi di “essere nudi”.

Erano sempre stati nudi, Adamo ed Eva, ma ora si accorgono di esserlo. Il fatto nuovo è la loro consapevolezza.  Era stato preannunciato dal serpente: “qualora ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi”. Ora, gli occhi si aprono e la prima cosa che vedono è che “sono nudi”. Continua a leggere→

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Poesia italiana del XXI secolo

Enrico De Lea è nato nel 1958, originario del messinese, vive in Lombardia, pur restando da sempre assai legato ai luoghi e alle comunità da cui proviene. Come autore di versi ha pubblicato: Pause, 1992, Edizioni del Leone, Ruderi del Tauro, 2009, L’arcolaio ed., Dall’intramata tessitura, 2011, Ed. Smasher, Da un’urgenza della terra-luce, 2012, Ass. La Luna, nella collana diretta da Eugenio De Signoribus, le plaquettes Suffragi del bianco (2014) e Sarmura (2015), per Officina Coviello- Milano,  La furia refurtiva (2016, Vydia editore), e da ultimo, nel 2022, la raccolta Giardini in occidente, 2022 Seri editore- MC. Suoi testi sono apparsi inoltre, fra le altre, nelle riviste Wimbledon,  Specchio (de La Stampa), Sud, Atelier, Tuttolibri, Poesia, Registro di Poesia, Caffé Michelangiolo e nelle antologie “Poesia di strada – Licenze Poetiche” – Vydia, 2011 – Seri Ed.,  2018), e Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – per Emilio Villa –– DotCom Press edizioni, 2013.  E’ presente altresì in vari siti online.

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Un ricordo di Nina Maroccolo

Qualche giorno fa è venuta prematuramente a mancare Nina Maroccolo, scrittrice e performer che abbiamo avuto il piacere di ospitare qualche anno fa con un fortissimo e indimenticabile contributo per il mio progetto “Deragliate“.
La ricordiamo con affetto e gratitudine attraverso un suo brano che ha ispirato suo fratello Gianni (il più grande bassista italiano di tutti i tempi) alla composizione di uno splendido brano musicale.
Grazie Nina, e grazie Gianni ?

«Quando Loletta inciampò lungo la strada che ogni giorno percorreva per andare a scuola, cadde e si addormentò. Inciampò fra le radiche di piante secolari e un’insolita pioggia di pietrisco. Forse erano soltanto i detriti dei sogni. O la consegna di una bimba a una manciata di stelle, prima di scivolare nel suo ventre di polvere.» Nina Maroccolo

LEDA ERENTE – inediti

Proponiamo all’attenzione del lettore di LPELS la poesia di Leda Erente (autrice della recente raccolta “Madreselva”, edita nel 2022 da Nulladie ed.), pubblicando alcuni testi inediti coi quali è stata finalista al Premio Poesia di Strada-Licenze Poetiche- Citta di Macerata 2022.    

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La fiducia nell’attesa è un’impronta

lasciata nel manto cavo di una conchiglia squamosa,

su un fondale di roccia.

Dai margini dentati tesse seta marina,

spalancata come una porta,

aspetta il ritorno della metà del guscio a cui riunirsi sul dorso

e poi aprirsi col desiderio di mordere il mare

in un ultimo boccone ancora. Continua a leggere→