Luisa Puttini Hall, Fireflies in the Wood. Selected Poems

a cura di Alberto Fraccacreta

Manca la memoria del quando
il ricordo è rimasto tra i fiori
immobili nel vano di finestra
complici del nostro incontro
Non sapevo che agape
volesse dire amore
ma gli agapanti sorridevano
benevoli
– ne sono certa
al mio stupore d’iniziata

*

I no longer recall
when the memory settled
amid the flowers in window box
unmoving accomplice to our meeting
I was unaware that agape
meant love
but the agapanthus smiled
benevolent
– I’m certain
at an initiate’s astonishment

Luisa Puttini Hall, Fireflies in the Wood. Selected Poems, translated by Susan Burns, Gradiva Pubblications 2023

 

*

 

Luisa Puttini Hall, poetessa e narratrice, è nata a Milano, ma vive a Firenze, dove è stata traduttrice, insegnante d’inglese, si è occupata di scambi culturali e di educazione ambientale. Ha un forte legame con la Gran Bretagna per professione e matrimonio. La raccolta poetica Un mare di lucciole, interamente dedicata al suo viaggio di vita insieme al marito David, segue la pubblicazione di Giorni d’inedia e d’abbondanza (Masso delle Fate 2007), Isole e Terre (Mobydick 2011), Non è tempo di pettirossi (La Vita Felice 2016), Alberi maestri (La Vita Felice 2019) e del romanzo di carattere ecologico-fantascientifico Allergia (Mobydick 2013), quasi una premonizione dell’attuale pandemia. Le sue opere hanno ottenuto premi e riconoscimenti, tra cui il “Buonarroti”, il “Firenze Europa”, il “San Domenichino”, il “Città di Recco” il “Sigillo di Dante” e il “Lorenzo Montano”. È socia del Pen Club Italiano.

Perdenti


Pensiamo se Gesù fosse il migliore Amico, l’Amico più potente, e si potesse stare con Lui, semplicemente: ci sarebbe qualcosa di meglio? Chissà perché scartiamo le soluzioni più efficaci e ripieghiamo su quelle più perdenti.

La parola ai poeti. Lamberto Garzia

LA COMBINE O ALLEGORIA DELL’ ATTUALE POESIA

 

Il non ancora pece, ma quasi: delle mie divinità (non eroi o semidei) che, pur giacendo in terra, non si erano prodotte in astute o necessarie metamorfosi: divinità in terra, quindi: fino al  6 aprile 1987,Caesars Palace , Las Vegas: mai in me un declinare di entità supreme così repente; un fulmine che mi abbuiò gli occhi per pochi istanti, ma l’anima per un lungo lasso di tempo. 

  L’aringo, l’anello quadrangolare all’esterno del Palace, nel suo parcheggio: indizio, presumibile, che non si era a spettacolo di fronte ai monti Olimpo ed Otri e divinità darsi battaglia con pietre e frecce di fuoco; un cartone animato antidiluviano e quasi a tartaruga nel proiettato, prima dell’avvento dinamico di Walt Disney, simili a quelli che vedevo al cinema dell’Oratorio Don Bosco: sgraziati, involontariamente comici, irreali nell’irreale narrato, ma intanto ci credevo e con qualcuno di loro, facendomelo fratello, contro altri ci combattevo, mitizzavo, e dardi incandescenti verso il nemico nel dormiveglia, la sera; quando ancora ci credevo. Continua a leggere→

L’ANNUARIO DI POESIA. ANTOLOGIA 1994 – 2012, a cura di Gabriele TANDA. Nota di lettura di Giovanni Nuscis

 

A cura di Gabriele Tanda è stata pubblicata l’Antologia dell’Annuario di poesia (anni 1994-2012) della rivista “L’età del ferro” (Castelvecchi), diretta da Giorgio Manacorda, Alfonso Berardinelli e Walter Siti).

Il libro contiene una selezione degli interventi critici, delle recensioni e degli articoli pubblicati negli Annuari dal 1994 fino al 2012. Continua a leggere→

Diario di un avvocato di provincia

 

Ius est ars boni et aequi

                                                                                      (Celso, II secolo d.C.)

(A Lola,

mia amorevole compagna di vita)

Introduzione

*   *   *

Eravamo riuniti nella sala curatori del Tribunale … Eh va bè, lo so, ricorda l’inizio di Madame Bovary, ma che ci posso fare, eravamo riuniti lì …  Dicevo, eravamo riuniti nella sala curatori del Tribunale. C’era il Presidente della sezione, in piedi accanto al cancelliere che sedeva alla sua scrivania, davanti al computer. Era un martedì, giornata di ricevimento dei magistrati. Fu un incontro spontaneo, improvvisato, nato da una discussione intorno a una delle ultime, indesiderate riforme legislative. Anch’io ero lì, nascosto, incerto, quale giovane curatore beneficiato di alcuni incarichi minori, per farmi le ossa, nella speranza un giorno di entrare a far parte del gotha dei curatori fallimentari, di quelli cioè destinatari di liquidazioni a cinque zeri. I colleghi avvocati, e i commercialisti, si accalcavano nella stanza: il Presidente aveva preso la parola e bisognava farsi notare. Io invece mi nascondevo sempre di più, timoroso di incrociare gli sguardi degli altri giudici delegati, nel frattempo intervenuti, e di essere coinvolto in una discussione che aveva raggiunto il livello di un convegno, di un corso di alta formazione professionale; il che mi avrebbe creato molto imbarazzo e avrebbe turbato la mia serenità, già minacciata da quell’evento inatteso.

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Daniela Stallo, “Winday”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Daniella Stallo, Winday, Armando Editore, 2022

L’indagine al centro del romanzo Winday di Daniela Stallo è al contempo letteraria, sociale e politica. Non poteva che essere così, per una vicenda ambientata a Taranto e che ha al proprio centro l’Ilva, coi suoi fumi e il suo multiforme impatto sulla vita delle persone.

Una misteriosa esplosione che appare come un attentato terroristico sopraggiunge durante una processione religiosa in città, interrompendo le cicliche abitudini della popolazione, che sono andate avanti a dispetto dei tanti problemi causati dall’inquinamento prodotto dalle acciaierie. E la piega che prende la ricerca condotta da Lucrezia, la fotografa protagonista, insieme all’ispettore di polizia Iacovelli, finisce dunque per entrare in territori scomodi, quelli del terrorismo a matrice ambientalistica, le cui lontane matrici risalgono agli anni ’70. Continua a leggere→

Incontro

Compianto senza musica

di Edna St.Vincent Millay (USA, 1892-1950)

Non mi arrendo allo schiantarsi dei cuori amanti sul duro suolo.
Così è e così sarà perché così è sempre stato:
Verso il buio vanno i saggi e i gentili. Incoronati
di gigli e alloro vanno; ma io non mi arrendo.

Amanti e pensatori, scendete nella terra.
Unitevi con la polvere di tutti.
Quel che rimane sono solo frammenti di quello che sentivate, sapevate,
una formula, una frase, – ma il meglio è perduto.

Le risposte veloci e acute, lo sguardo sincero, il riso, l’amore.
Tutto se n’è andato. Andato per nutrire le rose. Elegante
È la fioritura. Profumata è la fioritura. Lo so. Ma non sono d’accordo.
La luce nei tuoi occhi era più preziosa che tutte le rose del mondo.

Giù, giù, giù dentro il buio della tomba,
Gentilmente se ne vanno i belli, i teneri, i buoni;
silenziosamente se ne vanno gli intelligenti, gli spiritosi, i coraggiosi.
Lo so. Ma non sono d’accordo. E non mi arrendo.

Essere umani

di Al Purdy (Canada,1918-2000)

Quando mia madre fu ricoverata all’ospedale
dopo essere caduta da sola in camera da letto
io stavo costruendo una casa
a diciotto miglia di distanza

Andai a trovarla più tardi
e qualcosa nel mio viso le fece dire:
“Sicuramente ti senti malissimo”
intendeva che ero sconvolto
da ciò che le era successo
ma io non sentivo quasi nulla
all’epoca, tant’è vero che
pensavo solo che avrei dovuto
fare diciotto miglia ogni giorno
per andare a trovarla e ero infastidito
In quell momento
lei aveva guardato dietro la facciata
che normalmente nasconde il viso umano
e improvvisamente comprese
che non c’era molto
affetto per lei nel mio viso
e questa certezza era
peggio delle sue ferite

Ma non è possible tornare indietro nel tempo
nulla si può fare ora
che all’epoca
non è stato fatto
Morì non molto tempo dopo
disorientata
Aveva dimenticato ciò che le era successo
ma io mi ricordo sempre di quelle ultime parole
che sono le prime sulla lista
delle mie vergogne
intollerabili come quando ci si accorge
che una intera vita è stata buttata via
mi vengono in mente le parole di mia cugina
a proposito di suo fratello alcolizzato:
“Sarebbe stato meglio
che non fosse mai vissuto”

Mi ricordo di queste ultime parole
prima che la febbre portasse via la sua mente
e ora l’unica cosa buona è
che pensando a queste parole
nella mia mente lei
immediatamente
ritorna in vita
ripetendo le sempre stesse parole
“Sicuramente ti senti malissimo”
ancora e ancora e ancora
e ancora mi vergogno
e ancora sono vivo Continua a leggere→

Lorca, “Romancero Gitano”, traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi


Introduzione di Fabrizio Centofanti 

Il pomeriggio che Riccardo Ferrazzi mi ha proposto di introdurre la sua perfetta traduzione del Romancero gitano ho pensato immediatamente di declinare l’invito. Di Lorca, per me, non si può scrivere, solo leggere o ascoltare. È una lingua di altri mondi, una musica librata al di sopra delle teste, qualcosa che si prova a inseguire, ma non si riesce ad afferrare: come i gitani, perseguitati e disprezzati per l’assenza di stabilità e di patria, pericolosi come profeti e poeti, come Lorca, non a caso fucilato a Viznar, nell’amata Andalusia, vicino a un ulivo, insieme a due toreri e un insegnante. Continua a leggere→

Sulle ali della libellula. “Ricami dalle frane” di Antonio Spagnuolo


di Carlangelo Mauro

I “Ricami dalle frane” (Oedipus, 2021), prezioso libro di poesia di Antonio Spagnuolo, poeta napoletano che ha superato ormai i 90 anni – di cui gran parte dedicati alla poesia, oltre che al suo lavoro ordinario di medico – ripetono nel solco della memoria, con variazioni sapienti, i temi della produzione più recente, nata da una perdita, quella dell’amata moglie, Elena. Assenza contro cui si pone l’antidoto della poesia, la rielaborazione creativa del lutto. Negli ultimi volumi (tra cui “Proiezioni al crepuscolo”, Macabor, 2022 e “Riflessi e velature”, La valle del tempo, 2023), affiorano insistentemente i ricordi della vita familiare con Elena e il tessuto dei versi, che ripete il disegno del dolore, si riempie di motivi nuovi, di vari punti di vista a partire dal vissuto, dall’esperienza. Continua a leggere→

Federico Pacchioni, “I frutti del mio giardino!

L’agire della leggerezza di Domenico Napoletani è la postfazione del volume I frutti del mio giardino di Federico Pacchioni (Manni Editore, 2022). Seguono da tre poesie dell’autore.

L’agire della Leggerezza

La poesia di Federico Pacchioni cerca il miracolo del percepire la leggerezza delle cose senza dimenticare il loro peso e la gravità del vivere. Leggerezza…una parola cara a Italo Calvino, che non si associa spesso all’azione, alle laboriose cure che ci prendono ogni giorno. Ma anche la leggerezza è sforzo, e la presente raccolta, I frutti del mio giardino, è al contempo un suo ironico inno e una dolente riflessione sulla perdita di ogni giorno che passa, fatta più viva dalla scelta irreversibile di spezzare il proprio percorso per poi ricomporlo da emigrante in altro luogo (così che “il tempo ripulisce impietoso/ tutte le inconsistenze,/ scansa parti dell’affetto/ sempre più in là”); luogo che per Pacchioni è l’America, che abbaglia con i suoi grandi, luminosi deserti (dove è “smembrato il mondo quassù al cielo”) e le sue anonime, pulsanti periferie.

Lo sguardo al contempo amorevole, aperto a tutto, ma capace di rimanere saldamente nell’intimo della propria esperienza, fa della poesia di Pacchioni una rara commistione di disarmante, immediata sincerità emotiva e attenta operazione artistica. I frutti del mio giardino diventa perciò realtà di un angolo d’America, fatto centro aperto del mondo, rifugio di domestica pace, ma anche una chiamata ad essere fruttuosi, a non lasciare che il proprio ruolo nel mondo ci faccia diventare come un “cuore in una corsia vuota”. Continua a leggere→

Su “Sonetti d’amore per King Kong, di Gino Scartaghiande

di Domenico Ludovici

Oggetto e circostanza, il libro di Gino Scartaghiande pubblicato dalle Edizioni Il Labirinto di Roma nel 2016, vincitore del Premio Frascati di quell’anno, comprendeva le sole due raccolte edite in precedenza, Sonetti d’amore per King-Kong e Bambù, seguite da testi inediti, sparsi e dimenticati, o compresi in qualche volume collettaneo, come le Poesie scolastiche del 2004. 

   A distanza di cinque anni, Scartaghiande ha voluto aggiornare quella raccolta aggiungendovi un’ampia sezione di inediti più recenti, intitolata Cavallucci marini, e tre brevi testi dedicati al giovane poeta Gabriele Galloni, scomparsi tragicamente  a soli 25 anni. Il libro, il cui titolo complessivo è appunto Cavallucci marini (Edizioni Il Labirinto, Roma 2022) è prezioso, perché permette di tenere fra le mani e di apprezzare in un unico insieme l’intera poesia di Scartaghiande, che – scrive Domenico Adriano nella nota che lo accompagna – “ci porge tutto il suo lavoro, unito in un disegno unico, in una scienza «contemplativa» di minute verità cocenti quanto accecanti”.  Continua a leggere→