
La tenerezza è necessaria, nei confronti dei bambini è doverosa. Il cuore che si apre alla vita non dev’essere deluso o contristato: bisogna favorirne la fiducia, l’entusiasmo. Per le contrarietà c’è sempre tempo.
di Stefanie Golisch
Ho vissuto per sempre, inciampo
ma non inciampo, nel mio oggi di
carne di pietra di primavera sono
la vita che nasce, la vita che muore,
la vita sorpresa tra un respiro e l’altro,
sono la parola che mi tace, il tempo
che passa per e contro di noi, sono
la tigre di tutti, sono
Quando non eravamo ancora nati, tra
caso e destino abbiamo scelto altro,
siamo poveri ma sporchi, montiamo
in sella soltanto quando la meta non
c’è, la risposta alla domanda chi sono
è un corpo pesante di ossa, acque e io,
ancora non mi chiamo
Dove finisce la neve possiamo noi
cominciare, siamo la neve, la paura
di sbagliare e di non sbagliare, la mia
è la storia di tutti, sono la bocca che
dice sì e no, la fame, la voglia di essere
e di non essere, sono il ricordo del
pomeriggio d’infanzia più lungo,
l’attesa, le ore, l’ora, ora

Marco Vitale
Gli anni
Nino Aragno editore, Torino 2018
Nota di lettura di Rosa Salvia
Trent’anni di versi e sei raccolte di poesia: Monte Cavo (1993), L’invocazione del cammello(1998), titolo originalissimo in riferimento alle Aventures prodigieuses de Tartarin de Tarascon,Il sonno del maggiore(2003): un racconto in versi diviso in sedici capitoli dal carattere fortemente autobiografico, Canone semplicedel 2007 (in riferimento al canone musicale a due voci) che si snoda in dieci sezioni, Diversoriumpubblicata nel 2016 per le Edizioni Il Labirinto e una silloge di inediti scritti nel corso del 2017 dal titolo Il tratto fermo e lieveracchiusi in questa sorta di libro mosaico in cui si muovono molti echi e ogni tessera trova una perfetta collocazione, allineandosi come i dipinti di un’esposizione da pittore del chiaroscuro.
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L’incontro
Tutto è tuo
per te
va verso la tua mano il tuo orecchio il tuo sguardo
andava
andò
sempre andò
ti cerca ti cercava
ti cercò prima
sempre
dalla stessa notte
in cui sono stata concepita.
Ti piangeva alla nascita
ti imparava a scuola
ti amava negli amori di allora
e negli altri.
Dopo
tutte le cose
gli amici i libri
i fallimenti l’angoscia le estati gli impegni
malattie ozi confidenze
tutto era segnato
tutto si muoveva
avviato
cieco
arreso
verso il luogo da dove saresti passato
perché tu lo trovassi
perché lo calpestassi.
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I fiori bianchi
Oggi intreccerò fiori bianchi nei capelli del mio bambino
perché gli ospiti stanno salendo le scale
parlando di guerra, massacri e disperazione.
Oggi non verserò whisky, servirò invece del vino
in bicchieri freddi come il palmo di un morto
servirò un vino di ciliegia rosso sangue.
Parlano dell’India con voci forti e belle. Con fresco
sangue la ameranno, lo so, appassionatamente
e bruceranno come incenso, carne viva.
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Alfredo, iniziamo da qui: secondo te, il limite della poesia è la sua forza (o può diventarlo)?
Per rispondere dovrei avere ben chiaro cosa posso considerare come “limite” della poesia e forse anticipare una qualche definizione, fatalmente soggettiva, ma, per brevità, mi concentrerò su due aspetti.
Il primo è intrinseco: la poesia, con la sua necessaria densità e concentrazione verbale e semantica si fa carico di una rappresentazione del mondo incompleta, frammentaria, parzialissima rispetto alle possibilità della prosa e della saggistica. Ma nell’equilibrio, secondo me necessario e inevitabile, tra il detto e il non detto si incontrano, appunto, i limiti e le potenzialità del verso. Il non-detto richiede confidenza con il silenzio, con il pre-verbale, con il secretum intuitivo. Apre porte, spiragli, prospettive (più delle altre forme di scrittura), che offrono ad ogni lettore (ogni ascoltatore del non-detto) il proprio angolo di visuale. In una realtà orfana, per sua stessa natura, del Vero, l’offerta e la convocazione nel testo di verità plurali ne può quantomeno richiamare l’esistenza, offrire un percorso d’avvicinamento.
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Il palazzo di Circe
Attorno alla sua fonte, che fluisce con la voce di uomini in pena,
vi sono fiori sconosciuti a tutti.
I petali hanno zanne, e sono rossi
con striature e con orrende macchie;
germogliano dai morti. –
Noi non ritorneremo in questo luogo.
Sorgono dalla tana le pantere
nella foresta che infittisce al fondo, lungo le scale del giardino giace
il pitone indolente; ed i pavoni
incedono lenti e maestosi,
ci osservano con gli occhi di coloro che conoscemmo tanto tempo fa.
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Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
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Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese
Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,
a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse,
e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina
eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino.
Le sue tozze dita come vermi sono grasse
e sono esatte le sue parole come i pesi d’un ginnasta.
Se la ridono i suoi occhiacci da blatta
e i suoi gambali scoccano neri lampi.
Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile:
i servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio.
Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone;
lui, lui solo mazzapicchia e rifila spintoni.
Come ferri di cavallo, decreti su decreti egli appioppa:
all’inguine, in fronte, a un sopracciglio, in un occhio.
Ogni esecuzione, con lui, è una lieta
cuccagna ed un ampio torace di osseta.
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Avvento della saggezza col tempo
Unica è la radice a molte foglie;
nella menzogna della prima età
volgevo fronde e fiori incontro al sole;
voglio appassire nella verità.
Cosa dicono alla nostra vita questi versi? Ognuno può leggervi la propria parabola, dalla carne allo spirito, dai sensi esterni ai sensi interni. Ma, come sempre, la poesia dice di più: cosa sono quelle fronde e quei fiori? Che significato ha quell’appassire? Sono uno spazio vuoto in cui ciascuno può mettere al vaglio la sua vita.