Difficile semplice

Vedere Cristo nell’altro: una delle cose più difficili e più semplici. Difficile perché a volte l’altro – come me – tutto può sembrare tranne Cristo; semplice, perché è iscritto nel codice della creazione e della redenzione. Apprestiamoci all’impresa difficile/semplice con la curiosità di chi si aspetta poco da sé e molto – quasi tutto – dalla grazia.

L’UOMO SENZA INVERNO di Luigi La Rosa

L' uomo senza inverno. Storia di un genio dimenticato dell'Impressionismo - Luigi La Rosa - copertinadi Massimo Maugeri

Sono svariati gli elementi che devono essere evidenziati in questo nuovo lavoro letterario di Luigi La Rosa: “L’uomo senza inverno” (Piemme). Intanto la qualità della scrittura (pregio che aveva già caratterizzato i precedenti testi prodotti da questo autore). La scrittura di Luigi La Rosa è dotata, al tempo stesso, di precisione narrativa che non rischia mai di essere superficiale e di impennate liriche che non decadono mai in forme di prosa ampollosa. Continua a leggere

Quando

Quando siamo privi di forze e ci sembra impossibile proseguire nel cammino, quando ogni risorsa pare esaurita definitivamente, proprio allora dobbiamo prendere le forze da Gesù, contare sul Suo sguardo, la Sua voce, il Suo amore inesauribile.

Alessandro Gianetti, “La ragazza andalusa”

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

Alessandro Gianetti, La ragazza andalusa, Arkadia Editore, 2020

La storia di un italiano trapiantato a Madrid e impegnato in una coscienziosa esplorazione dei locali della movida della capitale spagnola diventa l’innesco di un duetto amoroso e linguistico tra lui e una ragazza sivigliana dal carattere particolare, che, in un brioso e rocambolesco gioco di attrazione magnetica, lo porta a viaggiare verso il cuore della cultura andalusa. Questo il “succo” del romanzo di Alessandro Gianetti La ragazza andalusa, edito da Arkadia per la collana “Senza rotta”, e appena uscito. In questa intervista cerco di scendere più in profondità nel suo lavoro.

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Su “Correggere le diottrie” di Giusi Drago (di Viola Amarelli)

In “Correggere le diottrie” (Oèdipus 2019, vincitore del Premio Bologna in Lettere 2020, per le opere edite)  Giusi Drago indaga sulla triade perfezione-errore-senso di colpa,  con un clinamen dialettico che approfondisce il contesto di paura e incertezza che ne deriva. Non a caso il titolo del libro si riferisce alla pressoché impossibile visione del terzo occhio (è noto che esso non può ferirsi e non/ patisce miopia, non ha bisogno /di correggere le diottrie) laddove  nell’ “appendice terapeutica  DI VERTEBRE E PAROLE” l’allegorema corpo-testo -vita, esemplarmente coniugato, pone in rilievo la responsabilità di chi agisce (la schiena abbraccia le forme delle tue colpe /di scelte e posture errate, inutile scorrerle tutte).  

Si tratta di un agire scandito da imperativi quasi kantiani sin dal testo di apertura della prima parte (intitolata, appunto, “dell’agire”) , imperativi che però si scontrano con la rete di interdipendenze  che sostanzia lo svolgersi del mondo (che il mondo agisca in aderenza/al dato, invece tutto sporge avanza),  e che ogni volta sommerge lo sforzo di “Sentire, vedere”, “Nominare” cui pure l’autrice fa, o sembra fare, affidamento. Continua a leggere

Lirico terapia. Patrizia Cavalli, L’io singolare proprio mio

[da L’io singolare proprio mio]

Quasi sempre chi è contento è anche volgare;

c’è nella contentezza un pensiero

che ha fretta e non ha tempo per guardare

ma passa via compatto e maniacale

e reca oltraggio volgendosi a chi muore

– Avanti con la vita, su, coraggio!



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La soglia

Il cuore, a volte, si affaccia sul mistero, scruta dentro il tunnel del tempo, sconfina e vede l’invisibile. Bisogna sostare a lungo sulla soglia per sentire la Voce, per porre domande a cui nessuno potrebbe mai rispondere. A volte solo i moribondi vantano un udito così fino.