Gesù dice a Gabrielle di fare caso alla gioia e alla pace che seguono a quello che viene fatto per Lui: niente dà una consolazione così grande, o fa stare così bene. Bisogna moltiplicare le occasioni: di preghiera, di colloquio, di scambio di sguardi e di pensieri. Più si entra nell’intimità, più la vita diventa quel che è.
Perché non trovo lo Spirito, pur cercandolo sempre?
Il maestro rispose:
Perché non trovi te stesso.
Il discepolo riprese:
Come faccio a sapere quando trovo me stesso?
Quando saprai quali siano il tuo monte e il tuo fiore preferiti, quando ti interrogherai su cosa serva all’altro, e quando sentirai lo sguardo di Gesù posato su di te.
Il discepolo andò via felice. Gli sembrava di aver capito qualcosa che permetteva di capire tutto.
Cosa avrebbe fatto o detto Gesù? Come si sarebbe comportato in questa situazione? Cosa avrebbe risposto? Sono queste le domande che contano. Dio si è fatto Uomo per unirsi a noi, e noi siamo chiamati a diventargli simili. Più lo amiamo, più siamo felici: siamo fatti per questo. Fuori di Lui c’è il vuoto, la tristezza. Con Lui la gioia, che sarà pienamente svelata in paradiso.
Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi vi proponiamo una sua video-lettura uscita diverse settimane fa, dal titolo Il ponte di Fiumegrande da Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga.
Ti libero la fronte dai ghiaccioli che raccogliesti traversando l’alte nebulose; hai le penne lacerate dai cicloni, ti desti a soprassalti.
Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole freddoloso; e l’altre ombre che scantonano nel vicolo non sanno che sei qui.
Da Poesia italiana del Novecento, volume primo, Milano, Garzanti 1980, p. 396
Stare con Gesù, vivere della Sua intimità, non scendere a compromessi col mondo: si può immaginare l’esito finale dei potenti che lo hanno giudicato. Manca poco per vederlo, quel tanto che basta per vivere di fede. Ma lo vedremo faccia a faccia, e sarà allora che ci disseteremo. Per ora è Lui che beve a lunghi sorsi. Così il Cristo alla Bossis, in questo intenso, sorprendente svelamento dei segreti della vita.
Dare Dio agli altri: è il nostro lavoro. È insieme con gli uomini che il Cristo si presenta al Padre: se amiamo con Lui siamo già in cielo, con il cuore, per questo possiamo trasmetterlo, quaggiù. Così Gesù a Gabrielle. Favole, per chi non crede; vita, per chi è stato conquistato dall’amore.
Gesù più dona, più è felice. A volte ne siamo infastiditi, perché nessuno è degno di ricevere. Ma dobbiamo essere certi che non è merito nostro, farci avvolgere nel manto delle Sue virtù, così che il Padre veda solo Lui. Di là scopriremo il Suo amore impensabile, inaudito.
Nella puntata di Poetando in onda alle 23.10 di sabato 15 e domenica 16 agosto, Luisa Cozzi incontra Mauro Ferrari, direttore editoriale di puntoacapo Editrice che vanta nel proprio catalogo anche un pregevole plaquette di Padre Elia, al secolo Sergio Spezzano: «Croci del sud». Come scrive Fabrizio Centofanti, autore della prefazione, «la poesia di Spezzano è bellezza che si incammina verso la notte del senso, la sofferenza dell’uomo che ogni volta rinasce dalla tomba come musica triste e malinconica, ma così vitale che sembra provenire dalla terra stessa di Dio».
Sei niente senza Me, dice il Cristo alla Bossis, che confidava di sentirsi, a volte, arida. E aggiunge: vi lascio così, a intervalli, perché siate consapevoli della vostra piccolezza e vi rivolgiate a Me con fiducia e umiltà. È questa la Mia gioia.
Il viaggio è forma moderna, organizzata e libera della viandanza. Viandante è chi copre lunghe distanze a piedi, perlopiù fuori città. Viaggiare è la forma di conoscenza più naturale e ancestrale per conoscere e conoscersi nel profondo, e comprendere così la propria via attraverso la scoperta di luoghi e persone e il confronto continuo; che dànno la misura della grandezza della nostra infinitesimalità. Continua a leggere→
Gesù dice a Gabrielle di rivolgersi a Lui con fiducia, se si aprisse una falla a causa del peccato: è l’unico che può reintegrare nella vita, soddisfare e rispondere a qualsiasi desiderio. È il vincitore: nulla può opporsi alla Sua azione salvatrice.
Vivere della grazia di Gesù, lasciarla diffondere nel modo unico che ci è affidato, affrettare la venuta del Regno, come ogni giorno si chiede nel Pater, lasciare che la pace traspaia, trasformi, vinca: questo è lo Spirito. Così si cambia il mondo, amen.
Buona letturaè una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
Giovanni Agnoloni, Viale dei silenzi (Arkadia Editore)
Nasce così, da un’insopprimibile esigenza di capire, cresciuta in luoghi diversi e distanti, legati solo dal filo del ricordo: Firenze, Varsavia, Berlino e l’Irlanda diventano lo sfondo del viaggio della memoria di Giovanni Agnoloni in Viale dei silenzi (Arkadia Editore).
Roberto, il protagonista di questo viaggio, è uno scrittore che affronta il passato e la ricerca del padre che lo ha abbandonato attraverso il libro che sta scrivendo, un “personalissimo viale dei silenzi” pervaso da momenti svigoriti, sopraffatti e destinato ad un futuro incerto, forse inesistente. Continua a leggere→
Gesù basta chiamarlo, e certamente arriva. Charis anti charitos, un amore che risponde all’amore. La vita si legge da questo versante, altrimenti è incomprensibile. Amare è la sola intenzione all’altezza del progetto.
Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi a me un estraneo, per te stesso, egualmente t’amerei. Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno che la prima viola sull’opposto muro scopristi dalla tua finestra e ce ne desti la novella allegro. Poi la scala di legno tolta in spalla di casa uscisti e l’appoggiasti al muro. Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell’ altra volta mi ricordo che la sorella mia piccola ancora, per la casa inseguivi minacciando. (la caparbia avea fatto non so che). Ma raggiuntala che strillava forte dalla paura, ti mancava il cuore: che avevi visto te inseguir la tua piccola figlia e, tutta spaventata, tu vacillante l’attiravi al petto e con carezze dentro le tue braccia avviluppavi come per difenderla da quel cattivo ch’era il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi a me un estraneo, fra tutti quanti gli uomini già tanto pel tuo cuore fanciullo t’amerei.
Da Poesia italiana del Novecento, volume primo, Milano, Garzanti, 1980, p. 283.
Si serve l’amore con l’amore, dice il Cristo alla Bossis, non con la paura. È l’esercizio quotidiano, instancabile di un Padre, che attende con l’impazienza di chi ama e che dà sempre una risposta, anche se sembra silenzioso. L’amore viene incontro, magari nei modi impensabili di un Dio.
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