[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=WedU7kXYRhw]
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E’ trafelata: si capisce che è successo qualcosa di spiacevole, perché non riesce a spiccicare una parola. Le dico di sedersi, la incoraggio. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=WedU7kXYRhw]
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E’ trafelata: si capisce che è successo qualcosa di spiacevole, perché non riesce a spiccicare una parola. Le dico di sedersi, la incoraggio. Continua a leggere
Ascolto i miasmi della carne
erompere dal centro della musica
e il murmure vocale della notte
si libra dalle nudità sonore
nelle salite all’acme del giorno.
Inviso al sogno il presentarsi
della luce spoglia i piaceri,
languori di usignoli appena svegli,
e un brivido si acquatta nella schiena. Continua a leggere
di Stefanie Golisch
per Johanna Becker (? – 1950)
Qui è mezzanotte.
Mentre cambiava la fasciatura ad un moncone di gamba, dopo averlo pulito e disinfettato, le era balenata questa frase che, seguendo un impulso interiore, aveva prontamente annotato su un foglietto che teneva con sé, come se vi albergasse una forza misteriosa.
Qui è mezzanotte.
Nemmeno lei si sapeva spiegare da dove le fosse giunta questa frase e come mai le avesse attribuito una tale importanza, tanto più che si considerava quella che si definisce una ragazza pratica, non certo una sognatrice, bensì una che non si perdeva d’animo nelle situazioni difficili, ma sapeva tirarsi su le maniche, sebbene nessuno glielo avesse mai insegnato. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=NtToXA40PE8]
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Da qualche tempo vado riflettendo sulla differenza tra l’amore umano e l’amore divino. Continua a leggere
di Pasquale Vitagliano
La sfida di Nichi di cambiare la Puglia e l’Italia non sarà affossata da una risata. Per giunta, la sua, inattesa e irriconoscibile, risata. Ma certo i fumi dell’Ilva di Taranto hanno alla fine offuscato l’immagine del presidente della Regione Puglia. Ed hanno fatto balbettare la narrazione che un altro mondo è possibile. “L’unica cosa di cui mi vergogno davvero è di aver riso in quel modo di un giornalista che faceva il suo mestiere, e a cui chiedo scusa”. Continua a leggere
di: Guido Tedoldi
Nel dicembre 2006 il presidente del Messico, Felipe Calderón, dichiarò guerra ai narcotrafficanti del suo Paese. Da allora ci sono stati 80?000 combattenti caduti, e altri 30?000 messicani sono scomparsi senza che ne venisse più ritrovato il corpo.
Mentre questa mattanza si verificava, i sociologi scoprivano che l’umanità sta vivendo l’epoca meno violenta della storia. Il tasso di omicidi in Europa ha raggiunto un picco massimo intorno al 1450 con circa 75 ammazzati ogni 100?000 abitanti, e poi c’è stata una progressiva diminuzione fino agli 0,85 per 100?000 di oggi.
Può uno scrittore diventare se stesso? Quando si tratta di Fabrizio Centofanti la risposta è sicuramente affermativa, per quanto, come sempre, problematica, indagatrice, sofferta e al contempo densissima di fede cristiana e ragione civile: lo è in questo nuovo sforzo letterario, così come in ogni sua precedente opera. Continua a leggere
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Fra traumi e lotte, conflitti e tensioni insopportabili – a vivere coi santi si finisce impelagati in un mare di guai, comunque sia -, s’insinua una strada in riva al mare, piena di stelle, dove l’unico lampione è una luna chiara come il sole, che si confonde coi fari abbaglianti delle auto a mano a mano che le Ceres fanno effetto. Continua a leggere
[youtube=http://youtu.be/xLquEK6m0o8]
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Il tempo ha senso solo se riempito
di Dio, penso nel giorno degli auguri.
Con lui la corsa folle di orologi
sempre troppo rapidi, o inceppati
da sogni e fallimenti inevitabili,
diventa un fiume calmo che si abbraccia
col mare, ogni momento, non soltanto
alla fine del viaggio. Chi capisce,
non teme più la fuga della vita:
la vive e basta, sempre, faccia a faccia.
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=WedU7kXYRhw]
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La sofferenza è onnipresente, in un cammino così particolare, ma le gioie che ci regala non hanno paragone. Continua a leggere
Temptation
Call yourself alive? Look, I promise you
that for the first time you’ll feel your pores opening
like fish mouths, and you’ll actually be able to hear
your blood surging though all those lanes,
and you’ll feel light gliding across the cornea
like the train of a dress. For the first time
you’ll be aware of gravity
like a thorn in your heel,
and your shoulder blades will ache for want of wings.
Call yourself alive? I promise you
you’ll be deafened by dust falling on the furniture,
you’ll feel your eyebrows turning into two gashes,
and every memory you have – will begin
a Genesis. Continua a leggere
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di Lorenzo Muratore
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Quello di Marino non è il cane di Ulisse. È sì un cane vero, ma talmente inseparabile dall’ironia, da divenire una più nera pittura: dapprima è come il sogno di un Prigioniero che sa che anche la libertà del salto possibile è troppo rischiosa: la rete è troppo alta.
L’ultimo cane che il padrone aveva seppellito era morto proprio impiccato a quel modo; nel salto.
Di solito per portare a perdere i cani, il padrone sceglieva qualche paesetto dell’entroterra…
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=heTtkagBPQo]
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E’ difficile spiegare come il diavolo manovri nell’ombra indisturbato: Continua a leggere
1. Il Qoelet
C’è un tempo-orale/pieno di tuoni e fulmini/e c’è un tempo per il silenzio.
C’è anche il tempo dei pianti e dei sorrisi/sulla tela raffazzonata della vita. (Lorenzo Poggi)
Una poesia che sembra presa dal Qoelet, il libro della Bibbia più enigmatico ( e pericoloso) che ci sia. Mi ricorda l’ultima voce di un uomo che con la sua tristezza insanguinò il vento. E allora tutti gli angeli persero la vita. Fuorchè uno, ferito, con le ali mozze. E quell’angelo divenne il poeta. Continua a leggere

Nord-sud Europa: note di viaggio in compagnia di Stéphane Hessel e di Alexis de Toqueville
di Marina Torossi Tevini
Viaggiare è strappare almeno per un po’ le radici da un luogo – abitudini ripetitività conforto che una vita che si ripete fornisce – e lasciarsi scivolare sul mondo. Al mattino ti ritrovi in un altro ambiente, ripeti le tue abitudini con delle variazioni, fai la tua passeggiata, fai colazione, cerchi una nicchia per scrivere e pensare. Ma non è la solita passeggiata Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=tEDJiNic-ec]
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Nella solennità di Cristo Re, l’angoscia cresceva più che mai: mi chiedevo perché la liberazione tardasse ad arrivare. Mi tornavano in mente le parole dell’omelia della mattina: il potere di Cristo è il potere dell’amore. Continua a leggere
Marino Magliani, Il collezionista di tempo, Sironi ed., 2007, pagg. 204, € 12,90
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di Lorenzo Muratore
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Mi rendo conto che in questa fuga tra gli scritti di Marino Magliani ho trascurato la pagina più sontuosamente spigliata ed evasiva: quella sul sonno della Liguria, che punisce, con le sue gocce preziose di silenzio, tanto la dolcezza triste che la sfida di chi ha avuto delle visioni celesti.
Ci sono finestre che non si accendono più, e rane che tacciono; e il mare è tutto quel buio…
Sarebbe stato possibile correggere il destino?
Forse, quando da un altro mondo una voce ti avesse avvertito.
Marino Magliani non rinunzia mai all’Almanacco. Egli ti dice che “il 3 agosto” alla tal ora.
Fernando Bandini ci ha lasciato. Dovevi andartene proprio il giorno di Natale, eh? Eri l’ultimo dei grandi vecchi di queste contrade: Neri Pozza, Goffredo Parise, Luigi Meneghello, Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern… Avete ben seminato. Qualcuno, i fiori in mano, si fermerà un poco a parlare con te.
Ciao Fernando.
Poesia scritta a Praga (Dietro i cancelli e altrove, Garzanti 2007)
Mi piacerebbe essere sepolto
a Mala Strana
in uno di questi silenziosi giardini
dove viene a svernare la cincia oltremontana
Che mi giacesse accanto
mia moglie innamorata di ponte Carlo
Il ponte è a pochi passi anche se solo
nel giorno del Giudizio potremo attraversarlo
Verrebbe a farmi visita
l’ombra di Halas quando muore il giorno
Abitava qui attorno, m’insegnerebbe
Il nome della prima stella
Ma Azneciv città che ha i suoi corvi
e i suoi golem pretende le mie ossa
Ci sarà qualcuno che si ricordi
di Bandini? Che sopra la sua fossa
rechi i fiori che amo (aquilegie, asfodeli)
e si fermi un poco a parlare con me?
Perché il mio cuore era di re
ma non avevo un regno né fedeli
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=964hK8ZKccQ]
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Alti e bassi, insomma, che fanno presto a trasformarsi in baratri. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=NhnMd1Jl7SA]
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Potessimo vedere più lontano
delle luci che da giorni attraversano
in lungo e in largo la nostra città.
Potessimo sentire che la voce
che conta non è quella d’improbabili
e stolide illusioni. Se cantassimo
sulle note del vento che c’ispira
da dentro, avrebbe senso intasare
la rete di messaggi. Se parlassimo
la lingua degli ultimi, resteremmo
meno soli a fare notte fonda,
in attesa di un’alba che non viene.