8. Spagnoli

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=RJNNJTRD1GQ&feature=related]

da qui

Ma non c’era solo il cubo di calce su in collina. Salendo per Viale Pasteur sbocciava, tra i palazzi bassi, una chiesa affidata agli spagnoli Jesús, dall’aria troppo seria, e Serafino, un tipo smilzo, tutto pepe, con una vocina acuta da trillo telefonico. Continua a leggere→

Le formiche e le cicale indifferenti

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Senti come soffia il fischio del Duquesne, soffia come se non avesse mai soffiato prima, piccola luce azzurra, rossa luce lampeggiante, soffia come se fosse davanti alla porta di casa mia.
Bob Dylan, da Duquesne Whistle, Tempest, 2012

di Loris Pattuelli

Il protagonista di questa storia non è una cicala ma una formica incapace di campare alla giornata, sembra uno che interpreta la sua parte, lo diresti quasi un poeta, forse è proprio un poeta. Continua a leggere→

Primo Levi: non dimenticatemi!

Primo Levi 001

di Augusto Benemeglio

1.I sommersi e i salvati

Venticinque anni fa Primo Levi ci ha lasciati, se ne è andato in quel buco nero che è la morte , gettandosi nella tromba delle scale della sua casa paterna di Torino, oppresso dal peso insostenibile del “ricordo” del Lager , quell’ombra terribile mostruosa e gigantesca per il suo breve e gentile corpo di uomo mite e sensibilissimo. Le poste italiane lo hanno voluto ricordare con un “folder”, che ho subito acquistato, e l’emissione di un francobollo commemorativo in ben 3 milioni di esemplari. Anche la Casa Editrice Einaudi ha voluto riproporre una nuova edizione de “I sommersi e i salvati”, in cui lo scrittore connota la conoscenza del tedesco come ciò che separava la vita dalla morte nel Lager. “Sapere il tedesco significava la vita.” Continua a leggere→

I LIBRI DEGLI ALTRI n.22: Una vita lunga un giorno (e forse un sogno). Paolo De Luca, “Cielo e terra”

Paolo De Luca, Cielo e terraUna vita lunga un giorno (e forse un sogno). Paolo De Luca, Cielo e terra, Napoli, Tullio Pironti Editore, 2010

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di Giuseppe Panella

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Il progetto narrativo che sottende questo lungo romanzo di formazione di Paolo De Luca è il tentativo dispiegato dall’autore di cogliere nella parabola esistenziale del suo personaggio principale (il suo antenato, il calzolaio Berardino De Luca di Sant’Anastasìa in quel di Napoli) non solo il senso e la continuità di molti anni cruciali per la formazione dell’Italia contemporanea ma anche il significato profondo del legame che collega indistricabilmente cielo e terra, interiorità e superficie, immanenza e trascendenza umane. Si tratta di un proposito molto ambizioso (come si vede), forse non sempre mantenuto nella concretezza delle molte pagine (ben 480!) che compongono il romanzo ma sicuramente di grande fascino, di grande interesse letterario e di forte impatto sulle coscienze dei lettori. La definizione di “romanzo di formazione” non deve ingannare: la storia narrata di Berardino e delle donne degli amici che lo accompagnano nel suo tragitto terreno dura tutta la sua esistenza terrena (l’uomo, nato nel 1784 morirà nel 1860, all’alba della da lui deprecata Unità d’Italia) ma nel corso di essa egli non cesserà mai di “imparare a vivere” e morirà soltanto quando gli sembrerà di esserci riuscito.

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La pace con voi

pace bandieraC’è stato un momento della mia vita, più di 30 anni fa, in cui il mio mondo veniva giù come bastioni di un castello di sabbia. Mia madre moriva di cancro e la nostra casa andava a pezzi di abbandono, ognuno di noi cucito muto nell’impossibilità di gestire questo dolore e comunicarlo agli altri, condividerlo. Avevo appena ficcato il naso nell’adolescenza, e facevo quasi solo cose sbagliate, mentre cercavo di alzare uno sguardo di sfida ai mostri delle mie paure, intanto che l’angoscia scavava un millimetro di buco allo stomaco al giorno. Avevo bisogno di allontanarmi dal castello sul mare, di non assistere ai crolli.
Massimo era il nome di un uomo silenzioso e sottilmente ironico e garbato che mi ha presa per mano in quei due anni invivibili; senza darlo a vedere, come sa fare chi ha cuore davvero. Continua a leggere→

10 idee per il lavoro dei nostri figli

di Andrea Sartori

Contro il lavoro

È senz’altro lodevole che al giorno d’oggi si guardi al problema del lavoro cercando di cogliere il bicchiere mezzo pieno. Tuttavia il rischio che si corre è di confondere la realtà con il sentimento che la vorrebbe diversa. Marina Calderone, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e del Comitato Unitario delle Professioni, si sente in dovere di nutrire pensieri felici, nel suo libretto da poco edito da Laurana – 10 idee per il lavoro dei nostri figli – anche perché è madre e in lei gli imperativi della conservazione della vita e della protezione che prelude al conseguimento dell’autonomia, la inducono a guardare con occhi limpidi e sereni al futuro, nella speranza che il medesimo sguardo si trasmetta alla figlia, ormai sulla soglia dell’esperienza professionale. Continua a leggere→

Vivalascuola. Fratelli d’Italia e figli di nessuno

Molti, troppi maldicenti criticano la politica scolastica del governo. Scuole che crollano, lavoratori a cui si bloccano contratto e persino scatti d’anzianità, risorse inesistenti, classi-pollaio: forse è vero, ma le vere emergenze vengono affrontate! (Giovanna Lo Presti, Natale Alfonso)

“D’ora in poi sarà più difficile notare sportivi che rimangono in silenzio o persone che inseriscono parole a caso mentre suona l’inno di Mameli: impararlo a scuola è obbligatorio. Il Senato, infatti, tra le accese proteste della Lega, ha dato il via libera definitivo al ddl che prevede l’insegnamento dell’inno tra i banchi. La norma, che è passata con 208 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti, istituisce inoltre il 17 marzo giornata nazionale dell’Unità d’Italia, della Costituzione, dell’inno nazionale e della bandiera” (la Repubblica, 8 novembre 2012)

Inno di Mameli, tablet e manganello
di Donato Salzarulo

Soffermati sull’arida sponda (A. Manzoni, Marzo 1821)

1. – Nei cinque anni di scuola elementare non ricordo bene se il maestro ci abbia mai fatto cantare in coro l’Inno di Mameli. Ricordo che ci fu proposto in prima media Continua a leggere→

Skyfall: Bond sulla linea d’ombra

skyfall locandinaC’era così tanto da scrivere su questo film che l’unico modo che ho avuto per farlo serenamente è stato partire con l’idea che sarebbe stato impossibile dire tutto. E nonostante le mie migliori intenzioni, questo post non è affatto breve, e non è neanche una recensione quanto più una critica, perciò più adatta a chi il film l’ha già visto. Mi appello alla clemenza della corte augurandomi di riuscire a farvi arrivare in fondo a bordo delle mie montagne russe di associazioni di idee, frantumi di suggestioni, lacerti di reminiscenze scolastiche, poesia, e qualche milione di metri di pellicole. E ora partiamo! :o)
Per quanto non si direbbe, a conoscermi, io sono una fan acritica dei Bond movies: ho visto quasi tutti i film, almeno tre volte, con punte di una dozzina di ripetizioni. Non li distinguo uno dall’altro, volutamente: per me Bond è un archetipo a prescindere dall’attore che lo interpreta, una sorta di noumeno platonico. È un agente segreto che esiste realmente, e che anche in questo istante è in missione da qualche parte; quale sia, lo scoprirò nel prossimo film. La premessa solo per far capire che quanto sto per dichiarare non ha nessun contenuto denigratorio o sminuente, per me. Lo dico: Skyfall è molto più di un Bond movie. Continua a leggere→

6. Otello

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da qui

Più procedi, più comprendi che il tempo e lo spazio sono fili che s’intrecciano in modo inestricabile: è impossibile tracciare confini ragionevoli tra il qui e il là, tra il prima e il dopo. Ora, per esempio, ti tornano in mente le immagini di te, tuo fratello e Ferruccio Ferranti che scorrazzate in Viale Europa, in attesa del colpo che sognate da tanto e avete preparato nei minimi dettagli. Continua a leggere→

Lia Albricci, Il silenzio della musica

Il silenzio della musica
di Lia Albricci

Le ultime note del preludio di Debussy rimasero sospese nell’aria, perfette come gocce di pioggia lucenti, acini di lacrime immobili inanellati da un filo di ricordi.
Il silenzio improvviso fu così intenso che sembrò poter contenere solo se stesso, lentamente e per uno straordinario tempo dilatato avvolse tutto quello che era intorno, immobilizzò terra e cielo, poi si infranse, repentino, per un rumore lontano.
Rimase il vuoto e riuscì a ricordare. Continua a leggere→

Appunti su “Dai campi di granturco ai gelsomini”, di Ombretta Ciurnelli

di Anna Elisa De Gregorio

Qualcuno che ci racconti come eravamo.

Appunti su Dai campi di granturco ai gelsomini di Ombretta Ciurnelli,
Fabrizio Fabbri editore, 2012.

Ombretta Ciurnelli, perugina di San Martino in Campo per cuore e lingua, è sempre stata, in vocazione, cantambanca o, con bellissima parola di mediazione umbra, “cerretana”: ama parole che prendono vita per dirle ad alta voce, come appunto la poesia in dialetto (dialetto arcaico, nel suo caso, che si aggirava per le stanze di casa della nonna). Ha pubblicato nel 2008 L’arcontastorie, edizioni Guerra, dove si muovono donne (voci senza voce) di San Martino, che urlano d’essere raccontate, drammatizzate, così come i suoi precedenti acrostici di Badarellasse nelle parole, volume licenziato ancora per Guerra nel 2007. Continua a leggere→

Tra Grillo e le primarie spunta il polo della sinistra arancione

Comunque vada domenica l’esito del voto, si intravede un ticket Bersani-Renzi con l’asse del centrosinistra spostato ancora più a destra, malgrado gli sforzi di Vendola. E intanto domani a Roma l’assemblea nazionale di Cambiare si può per costruire un soggetto alternativo al montismo e di vera “sinistra” nel Paese.
DA MICROMEGA

di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena 

 

Volano parole grosse: «Su di me accusa bulgare» dice uno. «Caro Matteo non inquinare il voto» replica l’altro.
In vista del voto di domenica si alza il livello dello scontro tra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani, il quale incassa per il ballottaggio l’endorsement (abbastanza scontato) di Nichi Vendola. Continua a leggere→

Ti stringo la mano mentre dormi, di Elena Buia

Da Ti stringo la mano mentre dormi
di Elena Buia Rutt
Fuorilinea, 2012
Prefazione di Antonio Spadaro S. I.
Postfazione di Claudio Damiani

Lo spazio di Dio

In questa casa
ultimamente
nessuno più parla di Dio.

Eppure a volte all’improvviso
spingendo da puledri
la macina dei giorni
si apre nel silenzio
uno spazio d’aria
che quando
lo attraversi
sorridi piano
come nevicasse.

*** Continua a leggere→

5. Bistecche

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da qui

Lo spazio è vita, è il luogo dove prendi forma ed entri in contatto con la gente e con le cose; ma rischia di chiudersi in una morsa senza scampo, specialmente su di te, bambino introverso e sognatore che preferisce stare in casa a organizzare partite di calcio coi soldatini della Airfix. Continua a leggere→

Mungere pietre, di Eliana Petrizzi

La mia faccia non mi piace, ma deve essere una bella giornata: dalla finestra entra una luce che mi libera dal terrore di cambiamenti improvvisi nelle cose e nel tempo. Il vento passa tra i piedi come un serpente. Anche ciò che non si muove un poco si trasforma.
Aria calda, asfalto umido. La mia dirimpettaia mi spia dal balcone con sguardo minerale. Poi chiude la tenda come si volta una pagina. Uomo che passa in bicicletta, corteccia di fango lungo una suola: evento senza ormeggi e, tuttavia, fermezza della traccia. Ascolto il ronzio del sangue nelle vene, il brusio selvatico nelle foreste, l’espirazione dell’acqua in pozzanghere e caverne, il fluire dei pesci, il rombo latente della Terra. Conservo del mondo una memoria fredda, come se da un ponte fissassi una città lontana.
Nel piatto del brodo, l’olio galleggia in dischi come galassie. Penso al mio nome: parola sola nell’onestà del vuoto. Nell’ordinaria perlustrazione delle falle, sono il punto in cui l’orologio fermo segna l’ora esatta. Non ho imparato il distacco con cui è bene legarsi alla vita: il mio desiderio non si impiglierebbe in niente, ma crescerebbe al di là, privo di oggetto. Continua a leggere→

Intervista a Mariapia Veladiano: “Insieme la paura fa meno paura”

 di Massimo Cerofolini

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La vita scorreva su un piano di ordinaria serenità. Poi all’improvviso sotto i piedi di Ildegarda, erudita quarantenne milanese che si divide tra giornalismo e teologia, si spalanca la voragine: il marito la abbandona senza spiegazioni e il figlio piccolo scivola sul piano inclinato di una serie di malattie.
Con chi prendersela? Ildegarda sceglie di prendersela con Dio. In modo duro, quasi blasfemo, per lei che comunque ha una fede matura e coltivata. Ma non fugge, come il marito. Resta lì, nello stile di Giobbe, in questa domanda senza risposta. Di più, rilancia il rapporto con la sua voce profonda, con la sua parte divina, amplificato dall’incontro con un pastore luterano, vittima di una tragedia ben più grave della sua.  È un prendere o lasciare, che lei rivolge spavalda al suo Dio. Per scoprire se la sua vita spirituale è un bluff o se invece ha una logica, misteriosa certo, ma stringente, autentica.

Dopo il felice esordio di “La vita accanto”, Mariapia Veladiano esplicita il suo interesse spiccato per il sacro. Lo fa in un romanzo, “Il tempo è un Dio breve” (edito da Einaudi), in cui tutto dichiara il suo punto di vista: dalla scelta dei nomi (Ildegarda come Ildegarda di Bingen, la mistica medievale, il pastore Dieter che evoca la figura di Dietrich Bonhoeffer) ai temi su cui si ferma, che sono quelli assoluti del dolore innocente e del significato del male nelle nostre vite.  E tira fuori, la scrittrice vicentina,  una dedizione alla fede che può disturbare un non credente e insieme una libertà di pensiero che può infastidire un devoto. In modo cioè molto personale, assolutamente fuori dagli schemi obsoleti con cui spesso si divide il mondo tra praticanti e senzadio. Continua a leggere→

4. Un nome

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da qui

Quante volte hai percorso questa strada? Ti sembra di toccare con mano l’atmosfera umida dei pomeriggi di novembre, quando sfioravi gli alberi spogli e tutto ti attraeva: i passanti intabarrati, una finestra aperta da cui scorgevi l’interno di una casa, l’edicola centrale, da cui occhieggiavano donne senza veli. Continua a leggere→

Comunismo possibile. Utopia efficace

L’amico aveva il padre che faceva il tubista, / e la vita se l’è sudata/ per consentire al figlio di essere quello che ora è. / […] / Nulla ricorda in lui il padre che faceva il tubista, / e la vita se l’è sudata / per consentirgli di essere quello che è. […] / È felice, e basta. / Va in televisione, fa l’addetto stampa, / e parla sempre con la stessa voce, dice sempre le stesse cose. / Che i comunisti sono cattivi, e hanno rubato la gioventù / a chi solo perché aveva vent’anni credeva di essere eterno / e di poter cambiare il mondo. Che il mercato rende liberi, / e che un servo di scena può essere felice come il padrone, / e che sa bene come i servi sono simili a quei cagnolini, / e che scodinzolano non appena annusano l’odore del biscotto.
Emilio Piccolo[1]

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di Antonino Contiliano
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Nel “kuore dell’impero, mescolando memoria e desiderio” – scrive Stefano Docimo, Attualità o no del comunismo- TEMPI DI CATASTROFE, TEMPI INTERESSANTI (www.retididedalus.it, luglio, 2012) – è possibile ancora pensare alle promesse del “comunismo” e alle sue premesse?

Il cuore dell’Impero, chiamando a testimoni l’Identificazione biometrica (Mario Lunetta, Ivi) e l’Algo-Mondo(Marco Palladini, Ivi), infatti non predilige “un’equa distribuzione dei pani, dei pesci & delle tecnologie” (Mario Lunetta) e “non conosce Algos, il gran dio dei dolori /che ci fa umani oltre le equazioni incognite, / anestetizza ogni operazione di vita” (Marco Palladini). E tuttavia sembra che le premesse per attivare il mondo delle promesse della democrazia comunista non manchino se i “tempi di catastrofe” dell’Impero appaiono “tempi interessanti”.

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