Axis Mundi. Racconti della Brianza

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di Gianni Fumagalli

 

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Porti un nome importante e hai saputo esaltare la vita degli amici e delle donne che ti hanno frequentato perché l’hai resa divertente, esilarante, eccessiva,  mai ordinaria. Ti ho conosciuto in quel periodo della vita dove l’amicizia è un bene primario che cresce e si rafforza per inerzia naturale, mantenendosi poi indipendentemente dall’intensità e dalle frequentazioni. Il mio primo ricordo è legato al binomio Samuele-Ermanno. In quella fase dell’età dove la forza fisica è un valore epico, avere un fratello alto e forte costituiva una garanzia aggiuntiva. Infatti fu proprio in un contesto di rivalità tra bande che vidi per la prima volta Ermanno. Alcuni balordi stavano minacciando i tuoi compagni, senza farti notare sei andato a chiamarlo; dopo pochi minuti comparve un gigante dal sorriso buono al quale bastò dire : “se sucess” per disperdere i piccoli teppisti. Nel tuo immaginario Ermanno rimase sempre l’emblema della bontà offesa, dello spirito puro incapace di affermare il proprio valore, del fratello, come deve essere un fratello. Morì a trentasette anni, come a trentasette anni morì l’altro fratello Mauro, alto e bello da fare invidia.

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Non sta succedendo anche a te?

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La maschera l’ho messa lì perché mi è sempre sembrata viva.
L’ho appesa subito dopo esserci trasferiti, eravamo così sommersi da scatoloni e imballaggi, e la casa pareva talmente spenta, con tutte quelle file vuote di scaffali ad arrampicarsi fino al soffitto… e poi è stata la prima cosa a saltar fuori dalle casse. Prima ancora dei vestiti, prima ancora delle pentole o dei quadri o delle antichità.
“Per lei voglio un posto speciale” ha detto mia moglie osservandomi mentre la posavo sul pavimento.
Poi non è successo più nulla. Nel senso che c’eravamo noi due, che poi è come dire che non succedeva nulla: noi che posizionavamo oggetti e svuotavamo cartoni, metodici e concentrati come dei professionisti del disimballaggio, noi che discutevamo solo di quel tanto sufficiente a ricordarci d’essere ancora lì, e d’esserci insieme.
“Per cena cucino le lasagne” le avevo sentito dire mentre stavo continuando ad ammucchiare cose sul pavimento.
A ripensarci, non saprei dire a chi si stava parlando.

L’ho appesa accanto alla libreria, di fianco ad alcuni Continua a leggere→

Le monetine del Raphael

le monetine del raphael

di Riccardo Ferrazzi

Caro Franz,
ho letto Le monetine del Raphael e ti ho ritrovato: il Franz di Le cose come stanno e di Era mio padre. Con uno sviluppo specifico: tanta gente, con l’avanzare dell’età, perde la voglia di incazzarsi. Per stanchezza, per disillusione. Tu invece hai la rabbia nel DNA e se non ti incazzi ti manca l’aria.
In questo tuo ultimo libro la rabbia c’è tutta, apparentemente concentrata sulla storia italiana, dalla guerra a mani pulite. In realtà è una rabbia cosmica, sistemica, totale, espressa in pagine a rettangolo pieno, praticamente senza dialogo (un azzardo stilistico, ma anche una scelta obbligata); non un flusso di coscienza ma un lungo ragionamento alla Thomas Bernhard, costellato di osservazioni acute, intelligenti, in gran parte condivisibili. Continua a leggere→

11. Così presto

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da qui

Cerchi di capire se la maniera più fedele di descrivere questi anni sia prendere al volo le schegge impazzite dei ricordi o rendere conto del tessuto, della nota di fondo che ne fa un succedersi di sogni, sensazioni, desideri, ognuno collegato a tutti gli altri, Continua a leggere→

IL SAPORE CONCRETO DELLA POESIA. Il nuovo tempo di Pasquale Vitagliano.

martini2«Dicono alcuni che amore è un bambino e alcuni che è un uccello, /
alcuni che manda avanti il mondo e alcuni che è un’assurdità /
e quando ho domandato al mio vicino, che aveva tutta l’aria di sapere, /
sua moglie si è seccata e ha detto che non era il caso, no. /
Assomiglia a una coppia di pigiami o al salame dove non c’è da bere? /
Per l’odore può ricordare i lama o avrà un profumo consolante? /
È pungente a toccarlo, come un prugno o è lieve come morbido piumino? /
È tagliente o ben liscio lungo gli orli? /
La verità, vi prego, sull’amore»
(Wystan Hugh Auden, La verità, vi prego sull’amore)

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IL SAPORE CONCRETO DELLA POESIA. Il nuovo tempo di Pasquale Vitagliano

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di Giuseppe Panella

1. Vitagliano ci riprova

 

Il nuovo libro di Pasquale Vitagliano pro-segue, secondo una cadenza che sembra ormai consolidata di due anni in due anni, il cammino del precedente Il cibo senza nome (Faloppio (Como), Lieto Colle, 2011) e ancora prima dell’importante e felice Amnesie amniotiche, uscito per la stessa casa editrice nel 2009, con una densa Introduzione di Giovanni Nuscis.

In quel volume, arricchito dalla riproduzione di un quadro di Mark Rothko a mo’ di colophon della raccolta, la poesia di Vitagliano risultava un’immersione nel profondo del liquido amniotico della Storia in nome di una vicenda umana che si vedeva come realizzazione esistenziale di se stessa ed espressione feconda della volontà di continuare a dire, a recitarsi e a farsi conoscere come vera. Le parole sono forme espressive di un rapporto corpo a corpo con una realtà che vorrebbe, invece, sfuggire, farsi immagine, icona, pura rappresentazione estranea ed esterna.

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Il pensiero compromesso. Gottfried Benn e il nazionalsocialismo

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di Stefanie Golisch

 

                                                                    Vivere nel buio, fare nel buio ciò che si può

                                                                    Gottfried Benn

 

 

La riflessione poetologica accompagna la produzione poetica di Gottfried Benn.

Dagli anni venti in poi, fino alla sua morte nel 1956, la poesia viene affiancata da una vivace produzione saggistica che tratta non solo dei problemi della lirica ma espone anche  la sua visione del mondo, la sua Weltanschauung.

Contro Hegel e con Nietzsche, Benn predilige una visione della vita umana biologistica e quindi pessimista. In aperto confronto con i teorici marxisti, vede nel presunto progresso storico una figura del pensiero assurda che non smetterà mai di combattere. L’idea che la storia in qualche modo sia destinata a progredire è per lui una specie di wishful thinking di stampopiuttosto piccolo borghese. (1)

Poesia e saggistica  dunque: una squisita mescolanza di due generi letterari che a priori si rivolgono a una minoranza di lettori colti, in grado di accompagnare Benn nei suoi viaggi provocatori attraverso millenni di cultura umana.

Viaggi provocatori, ieri come oggi, poiché Benn sostiene apertamente idee antimoderniste, idee che contraddicono quasi tutti gli ideali della tradizione umanistica occidentale e del materialismo storico che da essa nasce.

Può questa  negazione programmatica dei valori traditi spiegare il fatto che Benn, pur per un assai breve periodo, si dichiari pubblicamente a favore dello stato nazionalsocialista? Continua a leggere→

NORTHUMBRIAN SEQUENCE di KATHLEEN RAINE

Kathleen Raine da noi è conosciuta soprattutto per i suoi studi all’insegna del misticismo e del neoplatonismo, per i suoi scritti su W. Blake e W. B. Yeats, per la curatela delle opere di Shelley, Coleridge e T. Taylor, e per il suo impegno nella rivista Temenos, “dedicata alle arti dell’Immaginazione”.
Ma è stata anche una prolifica e più che notevole poetessa in proprio, anche se, a quanto mi risulta, in traduzione italiana finora c’era solo qualche poesia nelle versioni di R. Sanesi in Aria, edizione d’arte con litografia (Cernusco sul Naviglio, 1987) e di B. Garavelli in L’anno di poesia 1990-1991 della Jaca Book.
Così ho deciso di offrire al pubblico italofono un ulteriore saggio della poesia della Raine, il poemetto NORTHUMBRIAN SEQUENCE in questi giorni in uscita per “alla chiara fonte” di Lugano (www.allachiarafonte.com), e di cui presento agli amici di LPELS una breve anticipazione.
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Simone Gambacorta intervista Giovanni Agnoloni su “Sentieri di notte” (Galaad Edizioni)

Sentieri di notte, di Giovanni Agnoloni (Galaad Edizioni – Collana “Larix“, a cura di Davide Sapienza)

copsentieridinotte2Quale energia è racchiusa nel Chakra del Castello di Cracovia? E chi è Luther, l’androide che una notte del settembre 2025 si sveglia sulle sponde del lago di Lucerna accanto al cadavere del suo creatore? Un’oscura minaccia si profila all’orizzonte di un’Europa messa sotto scacco dalla Macros, multinazionale informatica che da Berlino ha preso il potere privando il continente di internet e dell’energia, mentre a Cracovia un’enigmatica nube bianca avanza inglobando la città. La salvezza sta nel cuore di quella nebbia, attraversata da uno studioso irlandese di teologia in cerca del suo passato, e nel viaggio verso la Polonia di Luther e del programmatore cieco Christoph Krueger. Un romanzo figlio della poetica del Connettivismo e di una lunga ricerca spirituale che mira al ritorno alla Fonte, a una fusione con la radice dell’Essere. Un viaggio viscerale tra l’Ombra e la Luce.

Sentieri di notte è il primo romanzo della collana “Larix”, diretta da Davide Sapienza. Dopo Nel cuore della Groenlandia di Fridtjof Nansen (2012) e prima di un’antologia inedita di scritti di Barry Lopez curata da Davide Sapienza in uscita nel 2013, quest’opera contribuisce a tracciare la visione della Collana che è dedicata all’esplorazione in senso geografico, umano e letterario.

Distributori: Medialibri Diffusione srl e Libro Co. Italia srl

Booktrailer a cura dello scenografo Gabriele Calarco:

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Provocazione in forma d’apologo 234

Pino era sempre stato il primo della classe, e quando entrò in seminario presto fu il primo anche lì.
Ma i padri che vegliavano sulla formazione culturale e spirituale dei seminaristi, se non avevano la sua intelligenza (cosa di cui Pino era certo), erano più vecchi di lui, avevano maggiore esperienza, vedevano più lontano. Così un giorno un professore davanti a tutti i suoi compagni gli disse: “Nella lezione di domani dovrai rispondere a questa domanda, Perché credo?”.
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“IPOTESI DI COMPLOTTO”: LA PARANOIA NELLA LETTERATURA AMERICANA

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Un saggio è sempre un’esperienza complessa. È frutto di conoscenza e di passione. L’opera di Giuseppe Panella e Riccardo Gramantieri riflette entrambe queste valenze e la loro enigmatica combinazione. Enigmatico e inquietante è anche il tema: Paranoia e delirio narrativo nella letteratura americana del Novecento, che poi è il sottotitolo di questo libro, Ipotesi di complotto, edito da Solfanelli (collana “Micromegas”). Un’analisi dettagliata, che sviscera un autentico “tormentone” della letteratura USA, nonché un “tarlo” di buona parte della cultura americana. Fin dalle teorie complottistiche relative ai massoni, oppure ai cattolici e agli stessi ebrei – specchio di certa mentalità WASP (White Anglo-Saxon Protestant) e risalenti alla fine del Settecento –, si dipana il filo di una tensione che poi sarà riflessa dalla letteratura e, in particolare, da quella d’ispirazione noir e thriller. Inizia così l’esame di alcuni grandi autori, non solo di opere di genere, ma di ritratti di queste e simili vibrazioni nella psicologia collettiva americana.

Il primo è James Ellroy, la cui stessa biografia (con la morte della madre, assassinata quando lui aveva solo dieci anni) è segnata da una profonda inquietudine complottistica – legata anche ai maestri Dashiell Hammett e Raymond Chandler. “L’America non è mai stata innocente”, scrive in American Tabloid (cit. a pag. 62). Il complotto è però ancor più centrale nell’opera di Thomas Pynchon, che trova in esso la cifra della Storia, come dimostra il suo L’incanto del lotto 49, mentre per Philip Dick il rapporto tra verità e illusione è sostanzialmente una corrispondenza biunivoca, fino a sconfinare della schizofrenia. La realtà stessa, in questo senso, diventa un simulacro, e la memoria un’immagine che si avvicina alla realtà, ma che in effetti la reinterpreta. Continua a leggere→

Vivalascuola. Per un governo democratico della scuola

“Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.” (Italo Calvino)

Questa puntata di vivalascuola è dedicata all’ex pdl 953 (legge Aprea), l’attuale ddl 3542, che una massiccia mobilitazione del mondo della scuola e l’approssimarsi delle elezioni politiche hanno (provvisoriamente) bloccato. Ma “il mondo della scuola deve essere consapevole che, al di là di tutti i proclami quotidiani sulla centralità della scuola, i fatti concreti di questi ultimi venti anni dimostrano che nella cultura dominante nel nostro Paese la centralità della Scuola è solo uno slogan propagandistico; è pertanto necessario rilanciare, anche a livello culturale, prima che sia troppo tardi, un’idea di scuola alternativa che poi è l’idea di scuola della Costituzione” (vedi qui). In questa puntata Marina Boscaino presenta la problematica della democrazia scolastica e della libertà di insegnamento, dalla sua affermazione nell’art. 33 della Costituzione al suo stravolgimento con la legge di parità e con il ddl 3542; Anna Angelucci fa un excursus storico dal primo annunciarsi dell’autonomia fino al ddl 3542, mostrando come le tappe dell'”autonomia” così come si è realizzata siano le tappe dell’impoverimento e della privatizzazione di fatto della scuola statale.  Antonia Sani presenta i punti qualificanti di un progetto alternativo di governo della scuola promosso dal Coordinamento nazionale “Per la scuola della Costituzione”, che sarà illustrato e discusso in un seminario nazionale che si svolgerà a Roma domenica 16 dicembre.

Dal dlgsl 29 al ddl 3542: come si svincola la scuola dal suo mandato costituzionale
di Marina Boscaino

A ben guardare, il processo di allentamento della democrazia interna agli istituti del sistema scolastico italiano è iniziato molto tempo fa. Continua a leggere→

Besnik Mustafaj: Leggenda della mia nascita

mustafa

Il verso di Mustafaj sembra pacato a una prima lettura, epico come nei racconti degli antichi, senza grida né enfasi. Ma è solo un inganno, perché rileggendo conl’attenzione dovuta si scopre che sotto l’essere del suo verbo abitano echi, suoni, ritmi interiori intensi, che penetrano nella memoria del lettore accorto, rimanendovi per sempre. È un verso vero e vissuto profondamente, carico di umanità e universalità. Mustafaj sa colloquiare con le cose, dando loro voce e volto, attraverso una prosa poetica che colpisce per la forza e per la bellezza antica e ancestrale. A volte tumultuosa e carica dell’inquietudine quotidiana, la sua poesia si fa carico del dolore e della sofferenza dell’uomo, in attesa di un raggio di luce durante le notti nere, che sembrano non avere mai fine.

Gëzim Hajdari

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Quota 3220 metri s.l.m.

civetta 1Addizionare tutti i mesi che ho passato nel paese di montagna dell’Agordino dove ho casa da quando sono nata, e scoprire che la somma equivale a circa sette anni. Sui miei quarantotto. Sono moltissimi.
Sette anni: un settimo della mia vita. E ogni giorno vissuto lì – se le nuvole me lo hanno permesso – ho chiuso la giornata guardando il tramonto verso il Civetta, o “la” Civetta.
Ho sempre detto “il” Civetta, usando il maschile a sottintendere “monte”, anche se non è quello che ho fatto con altre montagne dal nome femminile: ho sempre detto la Marmolada, le Tofane o l’Auta, ad esempio. Ho capito solo ora che dire il Civetta era un modo per darle del lei. Continua a leggere→

9. Scrivere

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da qui

A guardarlo bene, Viale Pasteur, ti sembra di conoscerlo a memoria. Quante volte l’hai percorso da solo, in bicicletta, lasciandoti portare da chissà quali pensieri. Era il segno che portavi dentro un mondo da scoprire, attraversando in corsa i vialetti incassati tra aiuole, alberi e automobili. Ogni dettaglio era un pretesto per fantasticare: il casotto dei fiori, coi vasi bianchi da cui spuntavano ciuffi colorati; le scritte sui muri, che non riuscivi a decifrare, ma a cui provavi a dare sensi favolosi; i motorini incatenati ai paletti, il sogno proibito di volarci sopra, represso dall’ansia di mamma e di papà. Forse era allora, lungo il viale sprofondato tra palazzi e siepi, dove bastava scartare di un niente per ritrovarsi lungo sull’asfalto, che imparasti il ritmo del racconto, le trappole nascoste nei giri delle frasi, l’arte di guardarti intorno e concentrarti, nello stesso tempo, sui tasti del computer: perché scrivere è stare in più posti contemporaneamente, sfrecciando tra panchine e cespugli di pitosforo e pensando a che cosa potrà esserci laggiù, oltre il dosso della rotatoria, dove fra Serafino ride e dà pacche sulle spalle, padre Jesùs si aggira tra la sacristia e l’antro semioscuro della chiesa e tua madre elargisce sorrisi come fosse la first lady in un evento mondano. Hai imparato che le vie più adatte al romanzo sono quelle secondarie, che la poesia si acquatta all’incrocio con Via dell’Elettronica, dove una coppia di anziani si prende per la mano, o a Piazza Caduti sul Lavoro, dove un passero si dondola sulla cima del lampione e sembra che ti guardi interessato, con gli occhi fissi dei passeri, che forse sognano anche loro di trovare chissà cosa dietro quelle querce, o nel tratto di vialetto compreso fra le scale e la panchina, dove un vecchio sgranocchia lupini con un’aria grigia da morto. Sei stanco: scendi dalla bici e riguadagni Viale Europa, con la certezza che tutto, prima o poi, sarà riga sulla pagina, parola che s’aggrappa allo schermo come l’edera alle lance arrugginite del cancello.

Riflessione sulla scuola – di Bruno BARTOLETTI

In questi giorni in cui cercavo di sistemare il mio studio e di dare
un po’ di ordine alle tante cose che nel tempo si ammucchiano, mi sono
imbattuto in un bell’articolo a firma di Lorenzo Artusi, Weimar e il
cuore “inquieto” di Goethe, in Feria, rivista per un dialogo tra esodo
e avvento, n. 41, marzo 2012: «Oggi si tende a considerare le materie
umanistiche e artistiche alla stregua di conoscenze tecniche da
valutare sulla base di test, mentre le capacità critiche e inventive
che ne costituiscono il nucleo sono messe da parte … è facile capire
che, in questa “ottica”, l’arte e le lettere rientrano tra le cose che
non servono e, poiché non producono denaro, si considerano facilmente
eliminabili» (ivi p. 39).  Continua a leggere→

Se l’Osservatore Romano dice che finiremo tutti hikikomori…

Antonio Spadaro

di Antonio Spadaro

Il 29 novembre scorso l’Osservatore Romano ha pubblicato un articolo di Christian Martini Grimaldi dal titolo “Tra realtà e pregiudizio” dedicato alle relazioni umane dentro e fuori dalla rete. E’ un articolo che sembra smentire l’intelligenza e la sapienza del magistero pontificio sulle comunicazioni di Benedetto XVI (proprio alla vigilia della sua presenza su Twitter!) con la semplice e inutile riproposizione di alcuni stereotipi.

L’articolo prende spunto da una mia frase che è in realtà (nell’articolo non è detto) parte di un mio articolo su Avvenire. In quella frase dico che finché si manterrà il dualismo tra la vita off line e la vita on line – considerando banalmente la prima come la vita “vera” e la seconda come la vita irrimediabilmente “finta” – si moltiplicheranno le alienazioni. Finché si dirà che per vivere relazioni reali bisogna chiudere le relazioni in rete si confermerà la schizofrenia di una generazione che vive l’ambiente digitale come un ambiente che vive di banalità effimere.

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Libri 2012 saggistica. Venti titoli su cui riflettere

libreria

di Guido Michelone

Al di là dei libri di studio, che, nel mio caso, riguardano soprattutto la popular music e i mass media (e per altri versi la narrativa italiana contemporanea) mi posso ritenere un lettore abbastanza onnivoro, con quel tanto di ‘disordine preorganizzato’ (se mi si consente l‘espressione) che porta a spaziare da un argomento all’altro, senza troppe preoccupazioni. Non leggo però di tutto e cerco di selezionare attentamente autori e titoli, quando vado in libreria, che è ancora, a mio avviso, il luogo deputato in cui poter scegliere meglio, benché i cataloghi on line consentano forse maggior razionalizzazione o percorsi incrociati: ma il gusto di sfogliare le pagine di carta resta insostituibile, al di là di qualsiasi eccellente e-book. Continua a leggere→

Axis Mundi. Racconti della Brianza

GIANNI RUBINETTO

di Gianni Fumagalli

Ci ho provato a sradicarmi ma non c’è stato niente da fare, il mio mondo ruota attorno ad un asse il cui centro  sta proprio nel piccolo paese della Brianza dove sono nato e tuttora vivo. Ma che cosa ha determinato un’ostinazione così persistente; un’idea di mondo circoscritta a pochi chilometri quadrati tale da fare inorridire anche il più imberbe viaggiatore? Non lo saprei dire con precisione, molte cose hanno agito in quella direzione, ma penso che un ruolo decisivo l’abbiano avuto le persone che hanno accompagnato la mia infanzia ed intersecato l’adolescenza e la prima maturità. Semplicemente hanno rappresentato il mondo: bello, divertente, diverso, malato, elegante, feroce, intrigante, volgare e a questo mondo mi sono docilmente lasciato ancorare. Sono state per me il ponte d’accesso alla realtà ed è forse per questa ragione che tutte mi sono rimaste nel cuore. Da quell’umanità mia madre tentava prudentemente di tenermi distante con raccomandazioni e moniti di ogni genere; io ne ero invece catturato dal fascino comico e conturbante, possente ed eversivo. Ed  era proprio lì, nei luoghi non protetti o negli interstizi di quelli sicuri, che  succedevano cose che non potevano accadere altrove; lì si potevano catturare frammenti di dialoghi che scuotevano il mio piccolo e tranquillo universo generando una ruvida inquietudine alimentata  da curiosità e turbamenti.  Continua a leggere→