di Gianni Fumagalli
SEM
Porti un nome importante e hai saputo esaltare la vita degli amici e delle donne che ti hanno frequentato perché l’hai resa divertente, esilarante, eccessiva, mai ordinaria. Ti ho conosciuto in quel periodo della vita dove l’amicizia è un bene primario che cresce e si rafforza per inerzia naturale, mantenendosi poi indipendentemente dall’intensità e dalle frequentazioni. Il mio primo ricordo è legato al binomio Samuele-Ermanno. In quella fase dell’età dove la forza fisica è un valore epico, avere un fratello alto e forte costituiva una garanzia aggiuntiva. Infatti fu proprio in un contesto di rivalità tra bande che vidi per la prima volta Ermanno. Alcuni balordi stavano minacciando i tuoi compagni, senza farti notare sei andato a chiamarlo; dopo pochi minuti comparve un gigante dal sorriso buono al quale bastò dire : “se sucess” per disperdere i piccoli teppisti. Nel tuo immaginario Ermanno rimase sempre l’emblema della bontà offesa, dello spirito puro incapace di affermare il proprio valore, del fratello, come deve essere un fratello. Morì a trentasette anni, come a trentasette anni morì l’altro fratello Mauro, alto e bello da fare invidia.













