John Cage, un secolo di voli sperimentali

Testi di John Cage
(a cura di Loris Pattuelli)

John Cage (1912-1992), compositore americano, teorico della musica, scrittore e artista. Pioniere, eccetera, eccetera, dice Wikipedia. Alla faccia delle ricorrenze, tanti auguri! Siamo al centenario, ma non solo. Esattamente sessant’anni fa, il 29 agosto del 1952, alla Maverick Concert Hall, nello Stato di New York, va in scena 4’33”, uno dei capolavori assoluti (e più astrusi) della musica del novecento. (lp) Continua a leggere→

46. Occhio di pantera

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Perché hai l’impressione che sia tutto un sogno? Cos’è questo monte a picco sul mare, dove le barche lasciano una scia che pare di stelle e dove tutto intorno c’è l’odore di Flaminia, il colore del biglietto rosa che tieni sempre aperto sulla scrivania, come se soltanto lì potesse trovarsi la risposta a ogni possibile domanda? Continua a leggere→

La scia

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È più azzurro di tutte le altre volte:
c’è una macchia di luce,
sullo sfondo, di stelle all’incontrario.
Una barca sbava una scia di schiuma.
Mi hai lasciato qui, sul tetto del mondo,
come la volta che mi prenotasti
la stanza de Le Dune:
una perla preziosa
nell’ostrica del mare di Sabaudia.
Anche quest’anno, al centro dell’estate,
mi hai posato una perla tra le mani,
una stella che appare
se il sole è tramontato, a ricordare
che l’alba è ancora lì, dietro le grate.

45. Alle porte del cielo

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Vorrei cambiare il mondo, lo capisci, Claudia? Vorrei cambiare il mondo. Ti guarda con gli occhi troppo neri, il sorriso che si spegne appena nato. Dicevano che sarebbe arrivato un po’ di fresco, e invece fa due gocce di pioggia e tutto è come prima, addirittura peggio, se possibile. Continua a leggere→

Neil

Cos’è un piede? La decima parte del corpo?
Un arto sgraziato, che però a qualcuno piace?
Un angolo di calli e di ferite,
un posto in cui è difficile persino
tagliare le unghie o fare pulizia?
Un piede è un piede solo nel momento
in cui si posa, tocca, prende posizione,
nel giorno, o nella notte
– e a volte può non fare differenza -,
un piede è un piede quando nella cruna
dell’ago il cammello finalmente passa,
quando la vedi non più sopra di te,
ma la senti sotto, sì, sotto di te, la luna.

44. L’appeso

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Ti chiedi se un romanzo possa servire mai a qualcuno. Ti senti stupido, nella stanza con quaranta gradi, le pale del ventilatore sempre sul punto di cadere in pezzi, il poster di Taormina a ricordarti di uno spazio e un tempo in cui hai creduto di essere felice. Oggi metti tutto in discussione, dopo l’ennesima giornata storta: sei un illuso con la gente, immagini ancora che il vangelo possa cambiare la vita alle persone. A cosa serviranno le righe nere che tessi ormai a fatica, col mal di testa che ti opprime, le dita in cui pare condensarsi la pesantezza insostenibile di un agosto che non vuol finire? Salva L’Anima: ci credi ancora nel titolo che si è quasi imposto nel momento in cui hai pensato che il destino dell’amico, immobile nel letto, potesse rivelarsi il tuo? Non sarebbe più bello Chiaraluna, il filo fragile di una speranza che non accetta di morire? Pensi che il romanzo sia oscillare tra una morte e l’altra, il guizzo di vitalità minacciato dal caldo, le contrarietà, la malattia. Forse la felicità è il respiro rotto di un istante, in bilico tra un passato che non torna e un futuro che senti sfuggirti tra le mani. Guardi la Piazza dei Miracoli, il poster appiccicato con lo scotch tra Isolabella e la copia di Van Gogh: il miracolo è sedersi ancora qui, con la bottiglia d’acqua diventata calda, il pacchetto di Winston pronto a consolarti per un attimo e a rovinarti per sempre la salute, il quaderno degli appunti dove segni, passo dopo passo, le scene e i personaggi, e ogni tanto lo riapri e ti ricordi di Savin nella cella di Rebibbia – che fine avrà fatto? saprà che le hai provate tutte per parlarci? -, Anita, l’editore, che ti chiede a che punto sei arrivato – a buon punto, abbi pazienza, con tutto quello che ho da fare -, Arturo, costretto a ripetere le analisi – la vita è un esame ininterrotto? verrà mai il momento in cui ti puoi fermare, riposarti, sicuro di qualcosa? Tenti di riportare alla memoria la musica che ti cantava dentro, camminando lungo il viale mentre lui parlava, parlava, e ti si allargavano i polmoni, e vedevi i colori per la prima volta, e ti chiedevi che ho fatto fino a ora, per quale maleficio sono stato tenuto prigioniero? Prendi in mano il biglietto, lo leggi e lo rileggi: che la felicità sia trovare ogni volta le parole Flaminia, a te lascio in eredità il cuore del mio cuore, lo pongo nel tuo cuore, per sempre? Il romanzo esiste solo al contatto incandescente con la riga e mezzo di caratteri neri su un foglio di colore rosa, è il filo agganciato all’ultima chance a cui hai appeso la tua vita, sapendo che se dovesse spezzarsi pure questo non avresti più la forza di rialzarti. Rimane il poster di Van Gogh e l’ultimo dei dubbi: che a tagliarti le gambe sia la mania di star fuori dagli schemi, che la scelta giusta sia quella di Francesco, concentrato sui trucchi delle scuole di scrittura, che il mondo sia dei furbi, di coloro che si piegano ai gusti della gente, che sfornano prodotti prevedibili, pronti a soddisfare il palato di lettori-automi telecomandati. Il cuore del mio cuore: ti vedi ancora nella baia di scogli bassi, scendi con prudenza la scaletta in ferro, e lui ti dice buttati! e sorridi, appeso al baratro del tempo e dello spazio, con le pale del ventilatore che sputano l’ultimo sbuffo di aria calda, prima di riuscire a fermarsi e riposare.

Esercizi spirituali per una politica “illuminata”

di Paolo Bartolini*

Interrogare l’inquietudine del proprio tempo, ma farlo a fondo, senza fermarsi ai segni più superficiali del disagio, là dove le migliori energie ribelli sono incatenate all’egocentrismo dei falsi maestri o scatenate in tempeste di rabbia impotente. Questo dovrebbe essere il compito preliminare di chi si interessa alla politica, tanto più adesso che si profila all’angolo della storia una svolta inaudita per l’umanità intera.

Mi domando quale mappa saprà guidarci, pur a stento, nel percorrere un territorio così impervio, adesso che le ideologie politiche e religiose che hanno governato per millenni le menti degli esseri umani, sembrano crollate sotto il peso delle proprie ingombranti certezze.

Ciò significa che, ci piaccia o meno, non possiamo affidarci più a nessun dogma incontrovertibile, ad alcuna sicurezza ultima che illumini il cammino e garantisca successo al nostro viaggio in mare aperto. Continua a leggere→

43. La porta è aperta

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Dicono sia l’ultima settimana di caldo insopportabile. I ventilatori danno un refrigerio quasi inesistente; ogni tanto, un refolo di vento alza la polvere secca e te la sbatte in faccia. Li vogliono buttare fuori un’altra volta; ho parlato con Mihaela, era furiosa; l’azienda che li vuole sloggiare è municipalizzata, bisogna parlare con qualcuno. Continua a leggere→

Poesie per la pace

L’Associazione Culturale Internazionale SICA [http://www.subud?sica.org], parte della coalizione globale di associazioni non profit che partecipano a Peace one day [http://www.peaceoneday.org], organizzazione riconosciuta dall’ONU, dall’Unicef e da moltissime altri organismi internazionali, ha indetto per il 21 settembre prossimo, in occasione della giornata mondiale della pace, un evento diffuso in ogni nazione: Poem for Peace one day  [http://www.facebook.com/PoemsForPeaceOneDay ].
La Giornata Internazionale della Pace è stata stabilita con una risoluzione delle Nazioni Unite nel 1981. La prima Giornata della Pace è stata celebrata nel mese di settembre 1982. Nel 2002 l’Assemblea Generale ha dichiarato ufficialmente il 21 settembre come data definitiva per la Giornata Internazionale della Pace.
“Peace One Day” ha iniziato le sue attività nel 1999 grazie ad un giovane inglese di nome Jeremy Gilley proponendo un’iniziativa di cessate il fuoco in Afghanistan per consentire ai lavoratori di ai bambini e alle persone bisognose di essere mantenuti, almeno per quel giorno in sicurezza e salute. Nel 2001, gli sforzi di Peace One Day sono stati premiati quando le Nazioni Unite hanno adottato all’unanimità una nuova risoluzione con la quale la “Giornata della Pace” veniva dichiarata, inoltre, un giorno di cessate il fuoco e di nonviolenza globale. Gilley e Peace One Day sperano di vedere il 21 settembre 2012 come il giorno della più grande riduzione della violenza globale; un solo giorno nella storia, sia a livello nazionale che internazionale.

L’intento di questa iniziativa è raccogliere quante più adesioni possibili attorno alla poesia. Che sia una poesia recitata e registrata, una poesia scritta e fotografata, una poesia lasciata su una panchina: basterà aderire al progetto iscrivendosi al gruppo facebook: http://www.facebook.com/groups/poesieperlapace/?notif_t=group_r2j e lasciare una propria creazione.
Nel gruppo troverete tutte le indicazioni e i progetti di eventi che verranno organizzati per celebrare, con la poesia, la giornata internazionale della pace in Italia.

Intervista a Claudio Volpe

Intervista di Giovanni Agnoloni

– Sei un esordiente giovanissimo e al fulmicotone. Il vuoto intorno (Edizioni Anordest) è stato giudicato un romanzo di assoluto pregio e novità, e sei stato segnalato da Dacia Maraini e Paolo Ruffilli al Premio Strega. Puoi spiegarci il tuo approccio alla scrittura? Da dove nasce? Dove vuole arrivare?

Il mio approccio alla scrittura nasce da qualcosa di istintivo e viscerale, da una sensazione fisica, materiale nonché dal bisogno di indagare a fondo il senso dell’esistenza umana. La scrittura è per me un dolore e al contempo un piacere oltre che mentale anche fisico. Le parole sono lì che premono nello stomaco e scalpitano per uscire, per conquistare il proprio posto nel mondo. Scrivo per bisogno. Quando mi trovo davanti a cose troppo più grandi di me, davanti a riflessioni sul senso del nostro esistere, sul dolore, sulla felicità, sento come una conflagrazione interiore, un’esplosione che distrugge al contempo crea. L’arte nasce dal caos, dalla distruzione ed è un modo attraverso il quale imparare a dominare il disordine, a dargli forma, dargli un significato. La scrittura per me ha un compito fondamentale, che è quello di costruire la civiltà. Leggere significa venire a conoscenza di diverse modalità di esistenza, significa imparare a capire e apprezzare la diversità che è ricchezza immensa, possibilità di evoluzione per il genere umano. Scrivere significa sfondare i limiti duri del vivere, significa non aver paura del mondo, delle persone ma anzi, amare universalmente. Scrivere è un modo di amare. Le parole sono amore esse stesse. Le parole possono cambiare le cose, possono migliorarle. L’arte e non la sola conoscenza, salverà il mondo. Continua a leggere→

Le adorate assenze di Naspini e di altre presenze inquietanti

Il fatto bello delle recensioni on line è di non avere limiti di battute, e la recensione di un romanzo dà la possibilità di parlare della scrittura di un autore e del suo libro.

L’autore

sacha naspini

Toscano, del ’76. Ha pubblicato, tra gli altri, I sassi (Il Foglio 2007), I Cariolanti (Elliot 2009). Il suo sito è www.sachanaspini.eu

BANDELLA del romanzo: Due ragazzini scoprono una tomba etrusca e decidono di scavarla di nascosto da tutti dopo la scuola. Vent’anni dopo una bambina viene rapita in America e rinchiusa nella stanza di una pensione, insieme a un gattino di nome Spunky. Cosa unisce i due eventi? Le nostre assenze è il racconto di questi due decenni e degli avvenimenti che hanno coinvolto tre generazioni di una famiglia toscana, di un uomo in fuga dai campi di concentramento, di una donna che ritrova il suo primo amore dopo una vita intera. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 227

Giovanni non doveva partire, avendo già tre fratelli al fronte. Ma per tentare di far rispettare un diritto bisogna conoscerlo, così Giovanni partì, uno degli ultimi della sua leva, il ’99. Tornò dopo pochissimo, sfigurato a vita: una granata gli aveva tolto un occhio, fatto volare via mezza testa. Poco male però: Giovanni sapeva leggere a stento, per mezza paginetta impiegava ore senza capirci niente: a che gli sarebbe servita una testa intiera, e specialmente la sua? E per i lavori pesanti, gli unici ai quali la sua nascita lo destinavano e il suo torpore mentale lo rendevano adatto, l’occhio sano rimasto bastava e avanzava.
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42. L’altra parte del cielo

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Quante volte correrai per questa strada che hai imparato a memoria, di notte e di giorno, di cui conosci le auto parcheggiate, sempre le stesse, perché la gente torna, come te che non puoi fare a meno dell’asfalto della litoranea, con la linea bianca continua che è come la tua vita, ogni tanto si spezza, per uno screzio, per una incomprensione, ma poi è così dolce, sa farsi perdonare, ti sussurra parole nell’orecchio, con l’odore di Ceres che ti penetra il midollo, ti fa perdere la testa, se mai ce l’hai avuta sulle spalle. Continua a leggere→

Savina Dolores MASSA – OGNI MADRE

 

Dopo i romanzi Undici (2008) e Mia figlia follia (2010) escono di Savina Dolores Massa, scrittrice di narrativa, poesia e testi teatrali, tredici racconti sotto il titolo Ogni madre, sempre per i tipi de Il Maestrale di Nuoro. Continua a leggere→

Aldo Nove ‘racconta’ Giancarlo Bigazzi

di Guido Michelone

Aldo Nove, oggi quarantacinquenne, è uno scrittore che fin dagli esordi abitua (o disabitua?) il lettore alla tecnica dello spiazzamento o dell’imprevedibilità: nel volume d’esordio, circa quindici anni fa, Woobinda, subito libro-cult, indicato quale capostipite della letteratura cannibale o narrativa pulp, le brevi ‘novelle’ risultano un misto esplosivo di kitsch, avanguardia, trasgressione, presa-in-giro. Poi nei testi successivi Nove opta per il recupero della bella forma, quasi annullando la fortunata inventiva straniante, per arrivare, l’anno scorso, a una vera e propria autobiografia in cui si avvertono persino pathos e drammaticità. Continua a leggere→

Per Elsa Morante

di Meth Sambiase

“Di Elsa Morante so bene – ho saputo a suo tempo, ho inteso – la vita come (quasi) negazione o rovesciamento di quell’ordine che le era apparso all’inizio. Ma proprio per questo avvertivo quella sua vita come tragica e penosa… E questo, poi, dev’esser stato il suo profondo patire. Di capire che l’ordine le era impossibile. Elsa ha creduto nell’inesistenza, nel miraggio, ha visto terra dove non era. Continua a leggere→

41. Almeno questo

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E’ un incubo, un incubo. Calmati, mi preoccupi quando fai così, alla tua età ti può prendere un infarto. Alla mia età? Non sono mica vecchio. Cerchi il suo sorriso, vuoi credere che stia scherzando; ti senti ancora giovane, con la missione che ti è stata affidata, gli ideali in cui confidi, nonostante tutto. La baracca è un braciere in cui capisci di non poter resistere, nell’agosto dei cicloni africani. Continua a leggere→

Imparare a pensare – di Chris Hedges

DA MEGACHIP

di Chris Hedges – truthdig

Le culture che durano dedicano un spazio riservato a coloro che mettono in dubbio e sfidano i miti nazionali. Artisti, scrittori, poeti, attivisti, giornalisti, filosofi, ballerini, musicisti, attori, registi e ribelli devono essere tollerati se una cultura vuole evitare il disastro. I membri di questa classe artistico-culturale, che solitamente non sono benvenuti nelle stordenti aule accademiche dove trionfa la mediocrità, fungono da profeti.

Sono allontanati o etichettati come sovversivi delle elite del potere, perché non condividono il narcisismo collettivo dell’autoesaltazione. Essi ci obbligano ad affrontare tesi mai prese in considerazione, quelle per cui andremmo verso la distruzione se non le affrontassimo. Continua a leggere→

39. La faccia grigia

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Cos’è, cos’è che ti prende ogni volta che senti una sirena, che arriva qualcuno e ti dice: si è sentito male, l’hanno portato in ospedale? Cos’è quel nodo alla gola? L’immagine che torna, lui che suda, la sigaretta che cade dalla mano, mentre siete a tavola, Continua a leggere→