Vivalascuola. A piccoli e grandi passi: che fare?

Qualche informazione per conoscere meglio il ministro della Pubblica Istruzione. La mappa delle proteste. Una buona notizia da Napoli. Una lettera al ministro. Tre scioperi della scuola: il 3, il 9 e il 23 ottobre. Un appello di docenti in difesa della scuola pubblica.

A piccoli e grandi passi: che fare?
di Tullio Carapella

“Che ne sarà di noi? Della nostra scuola?”
Eccoci di nuovo qua.
L’estate è stata strana per il popolo della scuola, anche sotto gli ombrelloni molti non hanno smesso di chiedersi “Che ne sarà di noi? Della nostra scuola?”, Continua a leggere→

Quando meno te l’aspetti

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=SNc8spdFZ5E]

da qui

Ieri, poco prima della messa, un uomo e una donna vengono a chiedere la sala per un compleanno da festeggiare il pomeriggio. In quei pochi minuti cerco una tregua per prepararmi alla celebrazione. Chi si occupa della sala ha un tumore, spiego loro, ed è stato appena operato, per cui il servizio è sospeso. Niente da fare: hanno già chiesto in ufficio, e non possono più recarsi altrove. Gli fornisco il numero di un eventuale sostituto del malato, ma anche questi non può occuparsi della cosa perché sta partendo con tutta la famiglia per la gita della domenica mattina. Il sostituto invia i due alla consacrata, che ci litiga e si precipita da me. Non è possibile, mi dico. In quel momento mi viene in mente la parabola del padre ferito e deluso che all’arrivo del figlio ha il coraggio di gridare: “Facciamo festa! Questo mio figlio era perduto ed è stato ritrovato”. Come prendersela coi due che vogliono solo festeggiare, come il padre, che poi sarebbe Dio? Il vangelo ti frega sempre, te lo trovi davanti quando meno te l’aspetti.

Maestre

Le maestre sono ufficiali pensosi,
alle otto e venticinque ogni giorno;
radunano la piccola truppa
rumorosa per condurla
verso mete ed obiettivi precisi;
sono capi di un governo provvisorio
ministri senza portafoglio
di una nuova nazione
in crescita: istruzione e difesa,
interni e giustizia nelle loro mani,
e nelle attese di chi
si nutre di esempi
di parole di terra, suoni di cielo. Continua a leggere→

L’orecchio giusto (a Beppe Cucchi)

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=iyYeY0jUuZA&feature=related]

da qui

Vorrei dedicare queste righe a Beppe Cucchi, che ci segue ogni giorno con pazienza sorprendente. Per sapere di lui basta leggere qui. La mia vita è fatta di notizie come questa, allarmi e annunci di drammi senza fine, che, mi convinco sempre più, esprimono l’anima di questa terra, dura quando cadi, in attesa di accoglierti dopo l’ultimo respiro. Pessimismo? Sono all’incrocio di povertà estreme, mi viene consegnata la sostanza di dolore del pianeta. C’è una statua, credo a Padova, di Leopoldo Mandic, frate cappuccino. Passava la vita a confessare. Ha un orecchio rivolto verso il basso e uno verso l’alto: le parole che ascoltava dalla voce rotta dell’umanità le orientava verso Dio, perché trovassero sbocco, per non esserne schiacciato. Provo a fare lo stesso, ma non sempre ci riesco. A volte sento il peso che mi spinge verso terra, la terra fatta per caderci, per inghiottirmi ancora vivo. Proviamo a resistere, Beppe, scommettiamo tutto sull’orecchio giusto.

Ho parlato con le cose

Di Carmine Vitale

Ho parlato con le cose

Perché le parole sono sporche

Sulla facciata di una chiesa una volta lessi

Che è difficile pisciare controvento

E cosi anche queste poche lettere

Hanno perso consistenza

Si sono lacerate

Ridotte a brandelli
Continua a leggere→

Assunta, di Flora RESTIVO

Assunta%20Finiguerra
Il mese di settembre è stato molto attivo nell’affidare alla nera signora con la falce, grandi personaggi, sia nella cultura, che nello spettacolo.
Turi Vasile, che ho avuto il piacere di conoscere, apprezzandone, al di fuori della tempra artistica, lo spirito e l’ironia, Mike Bongiorno, che, nel bene e nel male (non ho mai fatto parte dei suoi ammiratori), ha rappresentato una svolta epocale nei costumi degli italiani e…Assunta Finiguerra. Ho appreso da un amico, non siciliano, la notizia che ci aveva lasciato e sono rimasta senza parole. Sapevo del male con cui stava combattendo, ma pensavo che lo avrebbe soffocato anche stavolta. Non è stato così e ora vorrei dire solo due parole per questa donna sfortunata, sincera e appassionata, violenta e dolce, bella e sensuale, tenera e ironica, come la poesia che, in tutto e per tutto, la rappresenta. Continua a leggere→

Non hanno più vino

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=KTRSVmxiLoQ]

da qui

Ennesimo matrimonio, questa volta all’aperto. Siamo d’accordo per le sedici, ma in sacrestia risulta alle sedici e trenta. Non c’è anima viva e bisogna ancora sistemare tutto. La sposa, friulana, arriverà puntuale, sarebbe un trauma se trovasse questa scena. Come uscirne? Ci impegniamo tutti disperatamente, compresi lo sposo e il celebrante, cioè io. E’ la prima volta che, fuori parrocchia,  preparo un matrimonio prima di presiederlo: una strana sensazione. Mi viene da pensare all’insensatezza dei ruoli definiti, all’idea inveterata che ognuno debba fare la sua parte. Il segreto della vita è fare anche la parte degli altri, quando il mondo è in ritardo. Come accadde in quell’ennesimo, sgangherato matrimonio celebrato nella città di Cana, tanti secoli fa.

Ultima, l’orma

rocce

E viene il giorno che lui appare
e non sai come accarezzargli il viso
perché è carne da sogno.
Diceva il mondo ti trasforma in una cosa morta
diceva questo delle cose del mondo
diceva sdraiati
accanto a me nel solco delle ruspe, adesso io posso
accarezzarti il viso
tra questi cardi senza peso oltre la prima ansa del torrente – vieni
diceva, devi farlo
adesso. Così egli accolse la sua madre in cielo Continua a leggere→

La maestra. Di Gabriella Maleti

be6e2f73123136197112582
(scuola)

La maestra

 

A Mariella

 

Un po’ timida, impacciata,

ecco la maestra.

Osserva teste e teste, occhi, mani.

Dice: “Eccoci qui, cari bambini,

a dire, ad ascoltare, a profferire quanto

ognuno di noi sa, mescola, porge,

perché innocenza da voi imparo,

tengo tesa nel cuore parità,

e insieme insieme rinsaldiamo vincoli

di scambio e meraviglia,

fedeltà nel mantenere conoscenza e stupore,

similitudine in questo andare lungo

sapienze ideali”.

Continua a leggere→

La Città del Sole di Sandro CORDESCHI – Seconda parte

Il percorso del sogno diviene più intricato ed oscuro, man mano che ci si addentra nelle vie, ancora inesistenti, di una città “da fare”. Se Aquila antica, con il suo nome e la sua forma evocativa, in fondo esiste ancora, almeno in immagini, in segni che tracciano un percorso, come costruire una realtà che non è neppure in embrione, all’interno della quale, comunque, si dovrà vivere? Chi sta qui a sognare ad occhi aperti non crede, come Bacon, in una Nuova Atlantide tecnologica, e il magma del cemento sparso a caso o sulla base di criminosi disegni gli fa orrore. Nella sua disperata ricerca di equilibrio, però, ha imparato con fatica ad accettare l’idea che la tecnologia possa essere strumento utile, in vista della realizzazione di un rapporto armonico tra eco-logia ed eco-nomia. In fondo, queste scienze imperfette tendono alla scoperta di una relazione giusta e conveniente tra l’uomo e l’ambiente naturale, sua prima dimora. Il concetto di “qualità della vita” nasce da qui, da questa relazione. Continua a leggere→

Da tanto lontano

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=JgdYTM1zujQ&feature=related]

da qui

Certi poveri fanno paura: gente dell’est dalla faccia affilata che ti ha visto aiutare gli altri e viene a chiedere soldi con aria inconfondibile, una gentilezza dura, già pronta a trasformarsi in lamento querulo e in minaccia. L’unica certezza è che non mollano mai: cerchi di congedarli con modalità diverse, ma a tutte oppongono la loro obiezione insuperabile, metallica. Devi solo sperare che si accontentino di quello che inevitabilmente gli darai, che non inneschino la bomba di una violenza imprevedibile. Sono i momenti in cui provi a vedere il mondo da un’altra prospettiva, dalla luna, per esempio, o meglio ancora da una galassia lontanissima, priva di poveri e di preti, di rabbia e fame, dove scorgi a perdita d’occhio solo cumuli di materiale cosmico di natura e consistenza diversa. Immagini di stare là, ignoto a tutti, soprattutto all’uomo dalla faccia affilata che sta snocciolando l’ennesima obiezione, con un tono che non ammette repliche. Ecco, può bastare così. Ora che sei tornato da tanto lontano ti accorgi di volergli bene, nonostante tutto.

ANDREA CARRARO: da “Il sorcio” a “Il gioco della verità”

Andrea Carraro è uno scrittore che apprezzo particolarmente. La sua più recente fatica letteraria si intitola “Il gioco della verità” (14 euro, 215 pagg.), una raccolta di racconti pubblicata da Hacca Edizioni. Come ha opportunamente evidenziato Andrea Di Consoli, questi racconti “ci dicono qualcosa di definitivo sul male oscuro della piccola-borghesia italiana, incarcerata in reticenze e rabbie covate troppo a lungo, e in tristi ritualità di un benessere di facciata (…). Con Carraro, proprio nel mentre i suoi uomini crollano a terra, la vita diventa ancora sopportabile, perché la grigia esistenza viene d’improvviso illuminata dall’apertura – a ventaglio, come uno squarcio di luce – della verità della scrittura. Proprio quest’assenza di infingimenti, questa lingua grigia e solida come il ferro, questo sguardo impudico e fermo, rendono ancora chiare e possibili, nell’opera di Carraro, parole difficili come realtà e verità”.
Le parole di Di Consoli mi confermano le ottime impressioni derivanti dalla lettura della precedente pubblicazione di Carraro: “Il sorcio” (Gaffi), romanzo che – a sua volta – ha preceduto opere di buon pregio come “Il branco” (Theoria, Gaffi), “La lucertola” e “Non c’è più tempo” (Rizzoli). Continua a leggere→

Maria De Filippi (2)

maria-de-filippi-rosso

di Emanuele Kraushaar

Quello dice che ha un salone di autonoleggio.
Dice “Io nella vita c’ho un salone di autonoleggio”.
Dice “Io c’ho”, proprio io c’ho nella vita.
La ragazza sul trono lo guarda e poi dice: “Maria, può restare”.
E quello si incolla alla sedia e sembra sbucare dalla tv.
In quel momento do un calcio allo schermo e mi faccio male al piede.
A me m’hanno eliminato alla prima puntata.
Alla ragazza ho detto: “Io nella vita…”, ma quella mi ha falciato le parole di bocca e, guardando verso Maria De Filippi, ha detto: “Maria no, è timido”.

Quello dice che ha un salone di autonoleggio.

Dice “Io nella vita c’ho un salone di autonoleggio”.

Dice “Io c’ho”, proprio io c’ho nella vita.

La ragazza sul trono lo guarda e poi dice: “Maria, può restare”.

E quello resta, si incolla alla sedia e guarda verso le telecamere.

In quel momento do un calcio allo schermo e mi faccio male al piede.

A me m’hanno eliminato alla prima puntata.

Alla ragazza ho detto: “Io nella vita…”, ma quella mi ha falciato le parole di bocca e ha detto: “Maria no, è timido”.

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.8: Alla ricerca dei poeti dimenticati. Piero Bigongiari, “Tra splendore e incandescenza”

Piero Bigongiari, Tra splendore e incandescenza

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

di Giuseppe Panella

Alla ricerca dei poeti dimenticati. Piero Bigongiari, Tra splendore e incandescenza, a cura di Fabio Flego, con una Premessa (Di una vocazione d’amore) di Gaetano Chiappini, Viareggio (LU), Pezzini Editore, 1996

 

Tra splendore e incandescenza è una delle ultime testimonianze poetiche di Piero Bigongiari, scomparso nel 1997, un po’ più di un anno dopo la pubblicazione di questo smilzo e significativo mannello di liriche enigmatiche e interrogative.

Bigongiari è stato sicuramente uno dei più significativi protagonisti della poesia italiana del dopoguerra ed uno dei suoi “padri nobili” in senso non soltanto metaforico.

Come scrive Silvio Ramat nell’unica antologia poetica che del poeta di Navacchio sia stata realizzata durante la sua vita:

Continua a leggere→

Migrazione, la civiltà come arte della fuga

[ripubblico un articolo dello scrittore Consolo, già pubblicato sull’Unità del 18 settembre 2007, perché mi sembra di grande attualità e perché mi sembra dotato di una notevole e larga prospettiva. a.s.]
di Vincenzo Consolo

Il muro di acciaio che venne eretto a Padova nell’agosto del 2006 per dividere il quartiere degli immigrati dalle zone residenziali

Il muro di acciaio che venne eretto a Padova nell’agosto del 2006 per dividere il quartiere degli immigrati dalle zone residenziali

Mondo globale. La storia e il mito insegnano: sono sempre i fuggiaschi a creare nazioni e culture. Il Mediterraneo coi suoi millenari movimenti migratori lo dimostra. E gli italiani, popolo migrante, dovrebbero capirlo piu’ degli altri. Achei, dori, italioti furono tutti popoli esiliati ma capaci di costruire nuovi mondi e nuovi assetti di convivenza etnica. L’esempio dell’Islam in Sicilia a partire dal IX secolo d.C. Una fioritura davvero prodigiosa che lasciò tracce indelebili. Tutta la storia moderna della penisola dopo l’Unità fu segnata dallo sradicamento di milioni di individui trapiantati altrove.

Addio città
un tempo fortunata, tu di belle
rocche superbe; se del tutto Pallade
non ti avesse annientata, certo ancora
oggi ti leveresti alta da terra.
(Euripide, Le Troiane)

Presto, padre mio, dunque: sali sulle mie spalle,
io voglio portarti, né questa sarà fatica per me.
Comunque vadan le cose, insieme un solo pericolo
una sola salvezza avrem l’uno e l’altro. Il piccolo
Iulio mi venga dietro, discosta segua i miei passi la sposa.
(Virgilio, Eneide)

Questi versi di Euripide e di Virgilio vogliamo dedicare ai fuggiaschi di ogni luogo, agli scampati di ogni guerra, di ogni disastro, a ogni uomo costretto a lasciare la propria città, il proprio paese e a emigrare altrove. Sono dedicati, i versi, agli infelici che oggi approdano, quando non annegano in mare, sulle coste dell’Europa mediterranea, approdano, attraverso lo stretto di Gibilterra, a Punta Carmorimal, Tarifa, Algesiras; approdano, attraverso il canale di Sicilia, nell’isola di Lampedusa, di Pantelleria, sulla costa di Mazara del Vallo, Porto Empedocle, Pozzallo… La storia del mondo è storia di emigrazione di popoli – per necessità, per costrizione – da una regione a un’altra. Continua a leggere→

Lo sguardo dell’altro

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=RoHFoD2powg]

da qui

Trovare il confessore giusto non è facile. Ho provato prima con un sacerdote anziano che incontro la domenica, ma la pensiamo diversamente su tutto, poi con amici preti di vecchia data, ma mi sembrava di giocare. Alla fine ho scelto un monaco di un’abbazia non molto distante dalla nostra chiesa. Dico sempre ai penitenti di stare tranquilli, perché non si confidano solo con un uomo, ma con Dio stesso: non ha senso temere, vergognarsi. Eppure, quando tocca a me, capisco che è impossibile evitare il turbamento per lo scarto tra l’immagine e il volto interiore, che non corrispondono mai perfettamente. Continua a leggere→

A Te che per sempre

Vincenzo Guarracino, A Te che per sempre, Alla chiara fonte, 2008

di Adele Desideri

Il cantico A te che per sempre di Vincenzo Guarracino è stato pubblicato, nel 2004, in una “cartella d’arte” (con un’incisione dell’artista uruguaiano Pablo Achugarry), donata poi a Joseph Ratzinger, allora cardinale, e al Pontefice Giovanni Paolo II. Ora, nelle edizioni Alla chiara fonte (Lugano), ritorna – musicato da Massimiliano Pascucci e registrato durante un concerto live dei Vox Àltera Ensemble – in una raffinata plaquette con relativo CD.

Il poemetto è una felice attualizzazione, una coraggiosa “parafrasi” della preghiera che il Gesù dei Vangeli ha rivolto a Dio Padre. Anche se nella figura del “Padre” si manifestano tre diverse identità: quella naturale, quella divina e quella putativa, individuata dall’autore nella persona di don Rocco De Leo, suo “Maestro” di vita e di studi, nonché “rettore del Seminario di Vallo della Lucania, in provincia di Salerno”. Continua a leggere→

Della scrittura e della (mia) vita

quattrogajedi Gaja Cenciarelli

Non ricordo più qual è stato il primo libro della mia vita. A volte ho l’impressione di aver cominciato a leggere nella placenta. Poi mi dico che no, è impossibile, perché lì dentro non c’era spazio per un libro e nemmeno per un foglietto. Ma, ugualmente, non c’è verso di risalire al momento preciso dal quale tutto si è dilatato.
Però so che ho iniziato a scrivere e a leggere a tre anni: mi ha insegnato mio padre. La sua dedizione alla causa era spontanea e assoluta, anche se non ha mai avuto bisogno di insistere granché per raggiungere il suo obiettivo.
Sono stata sempre una bambina tranquilla.
Il tavolo della sala (all’epoca non avevo una camera mia) era coperto da album da disegno, matite colorate, pennarelli, quaderni, penne. Ho attraversato un periodo di intenso innamoramento nei confronti del liceo artistico: amavo disegnare ed ero anche piuttosto brava. Suppongo di esserlo tuttora: mi stupisco ogni volta che riprendo in mano una matita, o i miei amatissimi carboncini.
Scrivo perché la scrittura non mi ha mai tradito. Continua a leggere→

Lampedusa: la politica della vergogna

di Slavoj Zizek

Anticipiamo l’ inizio del saggio di Slavoj Zizek, “Politica della vergogna” (a cura di Edoardo Acotto), che esce oggi per nottetempo (pagg. 118, euro 14) Il 16 settembre 2007, il ministro degli Affari Esteri francese Bernard Kouchner avvertì che il mondo si sarebbe dovuto preparare a una guerra causata dal programma nucleare iraniano: “Dobbiamo prepararci al peggio, e il peggio è la guerra”. Quest’ affermazione, com’ era prevedibile, fu causa di notevole scompiglio e di critiche rivolte a ciò che Sir John Holmes, a capo dell’ Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite, definì “il contagio iracheno”: dopo lo scandalo delle armi di distruzione di massa, agitate come pretesto per l’ invasione, evocare analoghe minacce aveva perso per sempre ogni credibilità perché dovremmo ancora credere agli Stati Unitie ai loro alleati, se già siamo stati brutalmente ingannati? C’ è tuttavia un altro aspetto, molto più preoccupante, che riguarda il monito di Kouchner. Quando il presidente Sarkozy, appena eletto, nominò Bernard Kouchner, noto per i suoi orientamenti umanitari e politicamente vicino ai socialisti, a capo del Quai d’ Orsay, persino alcuni oppositori di Sarkozy salutarono questa scelta come una piacevole sorpresa. Continua a leggere→