La macchina è ferma (da “racconti adolescenti”)

di Alessandra Zecchini

A pochi metri dall’incrocio, la macchina manda un segnale luminoso intermittente. Di attesa.
In piedi sul marciapiede un’unica figura maschile. In movimento quasi statico. Di attesa.
Il Sole è alto. Sottolinea gli elementi di scena con ombre contratte.
L’occhio di Egle non cerca incognite ininfluenti. Bendato e interrogato, non saprebbe dire nemmeno il colore della macchina. A ciglia appena sfiorate dallo spazzolino del mascara, mette a fuoco l’occhio di lui. Riconoscendolo.
Il saluto assume la forma di sorriso. Che riassume. Che propone. Rende evidente che, fra i due, il disguido del giorno precedente non ha lasciato alcuna ombra. È possibile che lui – sorriso facendo – stia sussurrando un tutto chiarito?, che lei di seguito monosillabi un convinto sì a mettere fine al malinteso nato da un sms sballato. Già: gli sms sono insidiosi, possono trasformare acqua in carta senza troppi giochi di prestigio: è una semplice questione di tasti. La lettera a di acqua convive con la lettera c di carta e, in base alla proprietà simmetrica, la c (seconda lettera della parola acqua) convive con a (seconda lettera della parola carta) e così q con r, u con t, e a con a (proprietà riflessiva). È possibile. È più probabile che se lo siano detti prima per telefono. E che salgano in macchina con la stessa meta nel cuore. Oggi: la meta mancata di ieri. Continua a leggere→

“Acasadidio” di Giorgio MORALE. Recensione

“Ogni opera è un pezzo di mondo, un tessuto di relazioni e domande che diventa testo”, premette Giorgio Morale alle sue parole di ringraziamento che completano il volume. Parole che chiariscono, certo, il canone prescelto e le ragioni del suo scrivere, ma che paiono soprattutto confermare, a lettura ultimata dell’opera, la sua distanza dalla moltissima narrativa destinata all’intrattenimento e al successo di pubblico, piuttosto che rispondere ad un’urgenza espressiva e testimoniale. Continua a leggere→

Invisibile

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da qui

Don Mario fa miracoli. Già da tempo me ne sono accorto, ma ne ho avuto una conferma decisiva. Non andrò alla congregazione dei santi, certe cose basta dirsele tra amici. Certo, in una fase assurda della vita, una consapevolezza simile mi aiuta: non sono solo, c’è qualcuno che sta seguendo passo dopo passo i miei giorni devastati. Concretamente, non cambia nulla, sono sommerso dai soliti problemi, le ferite aperte bruciano esattamente come prima. Ma ci sei tu. Cos’altro aggiungere? Piango come un bambino. Sento la carezza invisibile di una mano conosciuta.

Una terribile eredità

di Alberto Pezzini

Una storia di cannibali. Sangue, morte, sole e mare. Non è un’antitesi impossibile se pensate che a Cuba vive un mondo di magia e sesso che materia quasi l’aria.

Gordiano Lupi, Una terribile eredità, Perdisa 2009, pagg. 125, euro 12,00, è un romanzo capace di far vedere il sangue come il rhum. E’ una storia dove le pagine scorrono come venti sul mare. Un soldato cubano viene inviato a combattere in Angola per un’ideologia che non si può contestare. Qui resta, male, per cinque lunghi anni. Per sopravvivere si culla in cuore un figlio nato quando è partito ed il sorriso caldo della sua Clara, una cubana dolce come una banana cotta nel rhum. Solo che per sopravvivere in un deserto dove la vita non può andare avanti è costretto a cibarsi dei propri compagni. Diventa cannibale per non morire. Continua a leggere→

Filastrocca del pesciolino. Di Nadia Agustoni

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(Pesci)

Filastrocca del pesciolino

di Nadia Agustoni

 

Nella fontana c’è un pesciolino

un occhio verde uno azzurrino

e vede il mondo di due colori

lo vede dentro e lo vede fuori.

 

Se gli parli non ti risponde,

ma ti manda una letterina:

“ Io sono il pesce che in ogni mare

prima ti insegue e dopo scompare.”

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Viedellapovertà 5

Il povero non è così povero.
Il ricco non è poi così ricco.
E Priapo non è Priapo

ammoniscono in coro
direttori, legali e portavoce
pasciuti ai piedi della statua,
coprendone o cantandone la gloria.
Così come un ghigno non è un ghigno
ma un saluto giocoso, e chi non ride
è un pirla. Il male insomma è in chi maligna. Continua a leggere→

Niente altro

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da qui

Forse me ne andrò via da qui. So che don Mario non vorrebbe, e forse nemmeno Dio. Ma bisogna avere un motivo per resistere. Guardo il cielo, la trapunta delle stelle, e mi perdo in tutto quello sfarzo. Ma di motivi, neanche l’ombra. Abbasso lo sguardo, verso la terra scalcinata, con gente povera e cattiva, invidiosa e meschina, e mendicanti dagli occhi dolci che mi tendono la mano. Allora penso che forse, qui, ci morirò. Non perché lo vuole don Mario. Non perché lo vuole Dio. Né perché sia incapace di liberarmi dalla gente ignobile. Mi trattengono quegli occhi, niente altro.

Marina Pizzi, da: L’invadenza del relitto, 2009

21.

la rondine che stacca le reliquie

ci fa il nido. la muffa sull’ananas

fa la colpa della casa vuota. nessun

menu è appeso in cucina.

si rantola dappresso nella polvere

del torto. qui le belve dell’aria

sono molte in lite costante.

dapprima il grembo consolava

la lava della scuola la lavagna

col battito del cuore di scudiscio.

ora la vena è immobile e la scienza

un arato di ruggine. quale gelo

chiami nel sonno? quale gerundio

vuoi che non sa darti? eppure muore

l’almanacco e si fa sfinge il fuoco.

22.

Un’amalgama

“Un’amalgama”

Dal quotidiano l’Unità in rete:

Culture

Alcol, alcova, assassino
Nella lingua le tracce delle migrazioni

Un’amalgama di tante contaminazioni. Il vocabolario non è un sistema statico, ma un insieme dinamico che risente delle migrazioni passate. I prestiti da altre lingue.
di Tullio De Mauro.

Fa un certo effetto vedere uno strafalcione redazionale (un’amalgama) in un articolo “culturale” firmato, per giunta, da un insigne linguista.

* * *

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.9: Alla ricerca dei poeti dimenticati. Elpidio Jenco, “Betelgeuse. Antologia poetica”

Elpidio JencoIl titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

 

di Giuseppe Panella

 

Alla ricerca dei poeti dimenticati. Elpidio Jenco, Betelgeuse. Antologia poetica, a cura di Fabio Flego, con uno scritto raro di Ettore Serra e un ricordo di Giovanni Pieraccini, Viareggio (LU), Pezzini Editore, 2009

Elpidio Jenco appartiene oggi interamente alla condizione dei poeti dimenticati (non sempre deliberatamente, spesso solo malauguratamente o casualmente, per uno di quei giochi del destino che non sono soltanto il frutto della malignità degli uomini ma solo aspetti della condotta del mondo). Per questo motivo, riproporlo come autore in un’antologia ampia, ben impostata e ben coordinata come questa realizzata da Fabio Flego è merito non da poco.

Il fatto è che Jenco è stato facilmente confuso con i poeti della sua generazione e archiviato con una certa faciloneria come uno qualunque di essi (sic et simpliciter). Come scrive Flego nella sua Premessa al volume, il poeta di Caserta trapiantato a Viareggio è stato rapidamente assimilato agli altri scrittori di versi presenti negli stessi luoghi e nella stessa temperie in cui egli ha vissuto:

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Al centro del mondo

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da qui

La malattia è il centro del mondo. Ti costruisci un presente, nonostante le difficoltà, lotti con tenacia per edificare con materiali affidabili, poi arriva il responso e ti smentisce senza appello. La ribellione è inevitabile. Chi parla della fede non può dimenticare Giobbe o Qoelet, il quale dichiara senza mezzi termini: “Odio la vita”, e alla fine della lettura proclamiamo: “Parola di Dio”. La Scrittura conosce lo sprofondare nell’abisso, la bestemmia violenta. Guai a coloro che vivono o annunciano una fede sempre uguale, un cammino senza scosse: non hanno a che vedere con la storia del popolo di Dio. La verità è nel combattimento logorante, quello che Giacobbe sostenne una notte intera sulle rive dello Jabbok. La sorpresa è che l’angelo ti lascia vincere: per questo non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele. Allora, al centro del mondo, non ci sarà più il male, ma la strana e geniale musica di Dio.

La componenda

Benché il personaggio del commissario Montalbano non mi abbia mai  appassionato più di tanto, ho sempre apprezzato il Maestro siciliano che l’ha inventato. So che lui sa che cos’è la letteratura, altro che, se lo sa; molti suoi libri ce lo dimostrano. So anche che egli è in possesso, come pochi, di quelle doti rabdomantiche dello scrittore che sa farsi leggere. Stendhal nel suo brogliaccio autobiografico del Broulard tracciava con una punta  di china la “route de l’art de se faire lire” accanto alla “route de la folie”: perché, in effetti, è da matti   scrivere credendo  di sapere, o anche solo desiderare,  farsi leggere. Camilleri è un matto di questo tipo, un matto cui è riuscito di congiungere  le due vie stendhaliane. E visto il successo che ha avuto il suo leggibilissimo Montalbano (che sub specie televisiva segue tranquillamente, senza turbare nessuno, lo stupefacente TG1 minzoliniano, zeppo  di stratosferica componenda), qualche volta si è lamentato del successo (o della “folle” leggibilità?) di Montalbano, ricordando che lui è anche uno scrittore impegnato, non solo uno scrittore gastronomico: è dopotutto o soprattutto lo scrittore de La bolla di componenda! Continua a leggere→

Quando verrai

Laura Pugno, Quando verrai, pp.128, € 12, minimum fax

A due anni dall’uscita di quel piccolo e sorprendente Sirene che consentì a Laura Pugno di uscire allo scoperto (dopo i pur bellissimi, ma meno diffusi, racconti di Sleepwalking, Sironi 2002) e di farsi riconoscere come una delle voci più interessanti del panorama letterario italiano contemporaneo, scivola oggi in libreria una nuova storia firmata dall’autrice romana, fulminea come la precedente, e attraversata dalla stessa aura dolorosa e sospesa. Ma se l’universo dei personaggi del primo romanzo aveva la forma di un futuro lontano, irriconoscibile, abitato da sensuali mostri fatti di denti e acqua, la scena ora cambia, si fa più vicina, più prossima, viene allestita a due passi da noi in territori di provincia altrettanto inquietanti e selvaggi, eppure irrimediabilmente nostri (roulottes sporche, desolate stazioni di servizio, motels bui, e soprattutto l’acqua salmastra – ancora acqua, sì – di un paludoso, infero delta). Continua a leggere→

La gaia scienza di Italo Calvino

[Anticipiamo il testo che Piergiorgio Odifreddi pronuncerà domani al liceo Cassini di Sanremo, che ha avuto tra i suoi allievi Italo Calvino ed Eugenio Scalfari.n.d.r]

di Piergiorgio Odifreddi

Se uno scienziato osasse affermare che Galileo è stato «il più grande scrittore della letteratura italiana di ogni secolo», verrebbe immediatamente tacitato dagli umanisti e tacciato di scientismo e di ignoranza. A dirlo è stato però un letterato, in un’ intervista al Corriere della Sera del 24 dicembre 1967. E non un letterato qualunque, bensí uno dei mostri sacri della nostra letteratura! Si trattava di Italo Calvino, e la sua affermazione definiva non solo il posto di Galileo nel pantheon letterario italiano, ma anche il proprio. Perché stare dalla parte di Galileo significa, in particolare, stare anche dalla parte di Ariosto e di Leopardi, per le loro reciproche affinità. E significa, in generale, prendere posizione a favore di una concezione della letteratura come mappa del mondo e dello scibile, e di uno stile intermedio fra il fiabesco realista e il realista fiabesco. Calvino ovviamente apparteneva virtualmente a questa linea di forza della nostra storia letteraria, grazie alla trilogia composta da Il visconte dimezzato (1951), Il barone rampante (1957) e Il cavaliere inesistente (1959). E negli anni ‘ 60, quando si trasferí a Parigi e incontrò Raymond Queneau, aderí formalmente alla poetica dell’ Oulipo fondato da quest’ ultimo, che perseguiva e persegue il triplice obiettivo di una scrittura che possieda ed esibisca immaginazione scientifica, linguaggio logico e struttura matematica. Continua a leggere→

I chiodi della storia

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da qui

Gira voce che siano stati proibiti alcuni canti nelle celebrazioni liturgiche: Dolce sentire, Osanna eh, Alleluja la nostra festa, Camminerò, Symbolum 77, Acqua siamo noi. Spero sia una voce falsa e tendenziosa. Non solo perché sono canti a cui è legata la mia esperienza di fede, intrisi di memorie che non esito a definire sacre per lo spessore delle relazioni umane e divine che richiamano, ma perché sarebbe indizio preoccupante di un giro di vite che non promette nulla di buono. Da tempo penso che la chiesa necessiti di un rinnovamento: il mondo, il linguaggio, la storia, stanno cambiando in modo irreversibile. La comunicazione religiosa deve stare al passo con i tempi; non per una forma di secolarizzazione, ma per essere fedele al principio fondamentale che la guida: l’incarnazione, una verità non riducibile alla dimensione asettica delle astrazioni, ma compromessa nella carne e nel sangue della vita quotidiana. Bisogna difendere e promuovere con ogni mezzo il matrimonio tra la fede e la realtà. Lasciarsi crocifiggere dai chiodi della storia.

La palla

di Emanuele Kraushaar

lisi

La cosa che più mi riusciva fare nella vita era la palla.
Mia moglie l’ho conquistata così. Attorcigliandomi su me stesso, con la testa attaccata al sedere e rotolandomi per la strada, veloce e senza sbavature.
Luminoso.
Ero così quando facevo la palla.
Mia moglie mi chiedeva sempre di fare la palla, quando stavamo in giardino e giocavamo con la nostra cagnolina Lisistrata.
Come correva Lisi quando facevo la palla e rotolavo sull’erba! Anche quando pioveva mia moglie mi chiedeva di fare la palla.
Una volta che eravamo alla casa al mare e c’era il temporale, mia moglie ha spento la tv di colpo, abbiamo preso Lisistrata e siamo andati sulla spiaggia.
Io mi sono attorcigliato e ho incominciato a rotolare sul bagnasciuga. Mia moglie mi guardava e sembrava ci fosse il sole, anche se pioveva di brutto e c’erano i fulmini.
Lisistrata tremava e non mi rincorreva e fissava il mare che per lei era un mostro nero.
Io però continuavo a rotolare, perché sapevo che mia moglie era felice.
Non capivo esattamente le sue sensazioni, ma io quando facevo la palla mi sentivo dio.
Anche quando mia moglie si è messa ad urlare che Lisi stava male, io non mi sono fermato, perché sapevo che mi voleva lì a rotolare sulla spiaggia all’infinito.

E come potevo biasimarti

di Andrea Margiotta

a Rebeca Linares

E come potevo biasimarti
se non volevi finire cassiera
in una qualche bottega profumiera
a Barcellona

a darla a vita, magari, a qualche spagnolo ottuso
e qualche amante di facile uso …

No, non lo poteva accettare
il tuo cuore da star, Veronica detta Rebeca,
nome corto e intenso, come dicevi …
E così anche tu hai trovato la tua America,
nella tua logica che non fa una piega:
“mi piace il sex” –
dici – “mi pagano
e pure mi diverto!”

E allora: che la pax
sia con te, splendida creatura
con gli occhi della notte più scura
e luminosa …
E cosa sogni?
Una casa per te, una macchina nuova,
e un’altra casa per la famigliola?

Ma se guardo la tua alta bellezza
che cela come una strana tenerezza
penso come sarebbe immenso
se quella tua furia da pantera in foia
si convertisse in amore e amore …
E se quell’ amore si unisse alla bellezza
come i fiumi alla musica del mare …

Se tu, regina della notte,
tu bambina basca e catalana
e un po’ americana,
diventassi un angelo
per incendiare i nostri petti di fuoco
e rinfrescarli col tuo dolce vento …

Provocazione in forma d’apologo 129

Molti anni fa conobbi un emigrante rientrato al paese dopo vent’anni per un affare imprevisto ed urgente, tanto imprevisto ed urgente che aveva appena avuto il tempo di informarne i familiari più stretti prima di mettersi in viaggio. Ma costoro per la data e l’ora indicata avevano altro (di meglio) da fare, e la visita dell’uomo doveva concludersi in meno di mezza giornata; così che costui non poté incontrare nessuno dei suoi.
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