E così siamo arrivate a Galleno.
Alle sette e mezza di mattina c’era già afa, eravamo partite da Altopascio, dopo un paio di caffè che avevano inaugurato – bottiglia di champagne su una nave per il Far West – una lunga lunga strada nazionale rettilinea, dapprima chiamata Via Roma, e poi, via via nella campagna, senza più nome. In mezzo a un purgatorio in realtà alquanto bello di strada pura, a un certo punto era apparso un bazar. Francesca dovette a questo miraggio la salvezza della vita sua, perché trovò da prendersi un cappellino, a sostituire quello perduto, col sole che fiocinava all’alba delle otto e mezza. La signora del bazar poi aveva voluto a tutti i costi portarci nel retro della bottega, dove ci aveva fatto un caffè con la moka. Continua a leggere
Da “Devoti a Babele”, di Valter Binaghi
“Infermiere, sto male”
“Male dove?”
“Dappertutto. E’ la crisi, mi chiami il medico, per favore.”
“Il medico è in visita al piano di sopra, comincia a dire a me”
“Mi devo fare. Se no muoio. Morfina cloridrata, metadone. Non mi dica che non ce n’è”
E’ scafato, sa di medicina quanto gli basta per evitare guarigioni.
“Niente da fare”
“Mi chiami il medico”
“E’ la prescrizione del medico. Niente altro che sedativi, se ne vuoi.”
“Ma cosa vuol dire?”
“Vuol dire che mentre sei qui ti levi la scimmia, per amore o per forza”
E se ne va lasciandolo a smaniare. Continua a leggere
La nave va, di Stefania Nardini
Marsiglia – Napoli da Vieux Port
Un pensiero in un giorno qualunque
La nave va
Sotto il velo della pioggia la nave va.
La memoria dei poeti riposa in questo mare.
Louis Braquier, Gabriele Audisio, Jean Claude Izzo.
Hanno portato con loro il vecchio amore. Annegando in quell’eternità donata delle parole.
Hanno amato Marsiglia.
Le hanno reso omaggio nei silenzi e nelle attese.
La nave va… Continua a leggere
Laboratorio Internazionale Poesia Sperimentale
L.I.P.S.
Laboratorio Internazionale Poesia Sperimentale
Curatori : Alessandro Ansuini | Matteo Fantuzzi | Luca Paci |
Location: Arteria, Vicolo Broglio 1/e – Bologna
Orario evento: dalle 14pm alle 23pm
Patrocinio: Università di Bologna
Sito Web: http://www.lipsbo.splinder.com/
In collaborazione con: Anarchica | Arteria | Imperfetta Ellisse | Italian Literature | Karpos Factory |
Lauter Niemand | Lobodilattice | Rivista Argo | Università di Bologna | UniversoPoesia |Work Out European Student’s Review
Next act : Berlino (ottobre 2008) Continua a leggere
La comparsa di ognuno nella folla
Nicolas Born ( Germania 1937-1979)
Das Erscheinen eines jeden in der Menge
Ist es eine Wohltat allein zu sein
im Gehege der Gedanken ohne Augenzeugen,
ohne das Auge des Entdeckers, das sieht wie’s
schmeckt,
ohne das geübte Ohr der Menge? Continua a leggere
La pelle (scuola di poesia, 12, di Massimo Sannelli)
1
Lettore, il Signor Palomar insegna che l’interno è certamente profondo affascinante complesso – ma la superficie è bella… multicolore… varia… Così inesauribile ma dicibile, se allarghi gli occhi e il vocabolario. La superficie è fondamentale, come la pelle per l’individuo. Quanti particolari esistono in una cosa? e in un testo? Moltissimi, più di quanti tu ne abbia mai notati. Per esempio: i suoni. Ci sono poesie ossessionate da un suono-simbolo, come la T nel *Cantetto senza parole* di Ungaretti [il tu, la colomba, il suo verso, l’esitazione, tu, ti, tu, titubasti – e così via] e la R in *Arremba sulla strinata proda…* di Montale. Ci sono poesie e libri che evitano alcune parole: per esempio, la *Raccolta* di Alberto Mori nomina a piene mani la *merda* e gli *occhi* [testimoni della merda], ma non l’*amore*, non il *corpo* – nemmeno una volta. La presenza è ricchezza, ma l’assenza non è sempre carenza. Ciò che non si nomina è ciò che ognuno di noi *non vuole vedere*: l’innominato è innominabile, per eccesso di devozione o per trionfo della nausea. Continua a leggere
Personaggi precari – due
Sofia
Quando deve partire, Sofia fa la valigia il giorno prima, e giá due-tre ore prima del treno o del taxi, é ferma paralizzata sul divano, giá pronta, col cappotto chiuso e il profumo che sale e le scatena il mal di testa.
Edoardo
Edoardo smadonna ad alta voce e sussurra tra sé:
– Come sto bene da solo!
Poi fa un respiro profondo, bestemmia di nuovo e ringhia:
– Non é vero, non é vero, non é vero.
Luciano Erba
da Gradus ad, in Il nastro di Moebius
Lontananza da mia madre
Tu anche mi appari agli ultimi sogni
e il giorno per te s’inizia
con altro cielo.
Sul treno delle vacanze
cerco il tuo viso
e le nostre stature
il nostro respiro giovane
oltre i larici.
Mi ridico
per ritrovare la tua voce di allora
certi nomi di luoghi
che pronunciavi indicandoli al di qua della valle.
Amarti è questo, e piangere.
Altro non so. La pena
è certa
è il rimorso. Continua a leggere
Giovanni Raboni
da Le case della vetra
Risanamento
Di tutto questo
non c’è più niente (o forse qualcosa
s’indovina, c’è ancora qualche strada
acciottolata a mezzo, un’osteria).
Qui, diceva mio padre, conveniva
venirci col coltello … Eh sì, il Naviglio
e a due passi, la nebbia era più forte
prima che lo coprissero … Ma quello
che hanno fatto, distruggere le case,
distruggere quartieri, qui e altrove,
a cosa serve? Il male non era
lì dentro, nelle scale, nei cortili,
nei ballatoi, lì semmai c’era umido
da prendersi un malanno. Se mio padre
fosse vivo, chiederei anche a lui: ti sembra
che serva? e il modo? A me sembra che il male
non è mai nelle cose, gli direi. Continua a leggere
Baudelaire, Come governare una nazione
Chiacchierata con Paolo Chiariello, autore di “Monnezzopoli”
Chiacchierata con Paolo Chiariello, autore di “Monnezzopoli”, libro inchiesta sulla tragedia che affligge la Campania.
E tra i sacchetti spuntano le facce dei leader
Di Stefania Nardini
Uno scherzo? No. Campagna elettorale.
Ma è grottesco? Si, ma …è cosi’. Continua a leggere
Ascolta, è già notte fonda… # 5

Jorge Luis Borges – I Teologi
(Tratto da L’Aleph, in Tutte le opere, Vol. I, Milano, Mondadori, I Meridiani, 1984, pp. 795-803, traduzione di Francesco Tentori Montalto)
Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, gli unni entrarono a cavallo nella biblioteca nel monastero e lacerarono i libri incomprensibili, li oltraggiarono e li dettero alle fiamme, temendo forse che le pagine accogliessero bestemmie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro. Bruciarono palinsesti e codici, ma nel cuore del rogo, tra la cenere, rimase quasi intatto il libro dodicesimo della Civitas Dei, dove si narra che Platone insegnò in Atene che, alla fine dei secoli, tutte le cose riacquisteranno il loro stato anteriore ed egli, in Atene, davanti allo stesso uditorio, insegnerà nuovamente tale dottrina. Continua a leggere
METROMORFOSI 13
Il nuovo numero di Metromorfosi
è in distribuzione a Roma e dintorni e scaricabile dal sito www.metromorfosi.com.
In questo numero: Steve Reich, Sabot, Sonate di Bach di fronte al dolore degli altri, Sugar Blue, Allen Hopper & Cutler, …A Toys Orchestra, Avi Mograbi, Uovo Critico, La guerra spiegata ai poveri, Ercole Drei, Hundertwasser, Filippo Rosso, Paolo Cacciolati…
Le rubriche di informazione sulla musica classica-contemporanea, il jazz, la danza, i concorsi per il cinema, gli spettacoli teatrali, le mostre di Roma e dintorni.
Per ricevere Metromorfosi in abbonamento o richiedere numeri singoli scrivere ad [email protected].
Copertina del mese di Jeff Jordan: www.jeffjordanart.com.
Fra rovi e fantasmi del passato
Francesco Improta legge “Una notte a Dolcedo” di Marino Magliani
Con questo libro Magliani non solo ha confermato quanto di buono ha fatto finora ma ha anche compiuto un ulteriore passo avanti, approdando al romanzo nell’accezione più vera e comprensiva del termine. Quella notte a Dolcedo, infatti, rispetta le regole di montaggio proprie della narrativa, nel senso che ogni fatto ed ogni personaggio viene chiarito, integrato o approfondito da ciò che segue e inoltre del romanzo ha il ritmo progressivo e regressivo nel senso che tiene viva e costante l’attenzione del lettore su ciò che viene dopo e lo induce a riconsiderare sempre ciò che è stato detto prima. Continua a leggere
Antropologia del Mangiare 2
Come mai è così complicato progettare ipotesi su che cosa e quanto dovrebbero mangiare gli esseri umani e raggiungere un accordo unanime? I problemi sono principalmente due. Continua a leggere
Inferno I, 1: una lettura, di Demetrio Paolin
Quella che sto per scrivere è un’eresia. E questo mi fa sentire piccole lingue di fuoco solleticarmi le piante. A nessuno è mai venuto in mente che tipo di pelle dovevano avere gli eretici? Io l’ho sempre pensata luminosa, come la filigrana di una lampadina poco prima di bruciarsi. Comunque le ciance non fanno parte di questo scritto e quindi scendiamo in medias res.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita” (Inf. I, 1).
Chi non ha riflettuto almeno una volta, anche addormentandosi come fa il protagonista della poesia di Gozzano Dante, su questo endecasillabo? Ho sempre pensato che queste sette parole fossero la nascita di tutta la letteratura. L’inizio della Commedia è come l’inizio della Bibbia, tiene dentro di sé tutto ciò che c’è stato prima, che c’è e che ci sarà. Continua a leggere
In memoria di Karol Wojtyla
Primo tempo.
Scuoteva la testa ogni volta che compariva in televisione, ripeteva
-A l’è sempre ‘n gir.
Doveva essere il Papa da riquadro e da calendario, il Papa da santino e da rosario, il Papa della tradizione, il Papa da ricordare nell’omelia, il Papa che comanda dal Vaticano, e invece
-A l’è sempre ‘n gir. Continua a leggere
Replica a Bruno Forte, di Vito Mancuso
Sono di una complessità enorme i problemi che solleva Bruno Forte commentando L’anima e il suo destino sull’Osservatore romano del 2 febbraio [2008], così che, nello spazio di questo articolo, io mi posso limitare solo a rispondere alle due critiche principali (il nesso “peccato originale-male” e l’accusa di gnosi) e a evocare i termini del problema soteriologico, forse il principale tra quelli che stanno di fronte alla teologia di questo secolo.
La prima critica riguarda la mia tesi sul peccato originale. Per favorire la chiarezza ricordo, citando l’autorevole manuale dei gesuiti Flick e Alszeghy, quanto sostiene il dogma: “Adamo peccando ha trasmesso a tutto il genere umano il peccato che è morte dell’anima”, così che ogni bambino viene al mondo “in uno stato di inimicizia con Dio”. Di contro io sostengo che il centro del cristianesimo ci impone di ritenere che non vi è nessuna “inimicizia” tra Dio e il bambino che nasce, e che quindi il dogma del peccato originale va riscritto in termini di “caos” originale, intendendo con ciò la condizione umana bisognosa di disciplina che, come scrivo nel libro, “può avere un’oscura forza distruttiva e farci precipitare nei vortici del nulla”. Continua a leggere
Paragorio, chi era costui?
Se Finale Ligure esemplifica lo spirito dei “difensori delle conquiste del passato” (v. il post del 26/3/08), Noli è nata dall’esperienza opposta: invece di autoimbalsamarsi, ha strumentalizzato le memorie mettendole a profitto. Torno sull’argomento perché sono convinto che il benessere morale e materiale di un popolo dipenda dall’idea che ha del futuro: chi crede di sapere ciò che vuole si dà da fare per ottenerlo e, anche se non riesce a centrare l’obbiettivo, crea l’indotto. Al contrario, quando ci si riduce a difendere le conquiste del passato si diventa una “terra dei morti”.
Noi italiani dovremmo saperlo: in quasi ventotto secoli di storia ci è capitato più di una volta di ritrovarci immobili sugli allori (o col sedere per terra) e, invece di ripartire, ci siamo ridotti a combattere battaglie di retroguardia per difendere questo o quel privilegio che ritenevamo acquisito, sinceramente convinti che perderlo sarebbe stato come subire un altro diluvio universale. E invece siamo sempre alle solite. A furia di magnificare le conquiste sociali successive allo “scomposto e arruffato miracolo economico”, ci siamo ingessati nell’immobilismo programmatico. Non soltanto abbiamo perso la voglia di andare incontro al futuro ma, se la voglia ci tornasse, non sapremmo in che direzione incamminarci.
A Noli, per parecchi secoli, non la pensarono così. Continua a leggere
Stimulus carnis meae, di Alessandro Ansuini
I corpuscoli danzano attraverso
Le primavere ghiacciate, e le stagioni.
La costruzione delle stanze avvenne direttamente sugli alberi
Ci legavamo i polsi con i tralicci della vite accendevamo
Fuochi nella notte e ci rotolavamo sopra le foglie
Qualcuno cercava la legge, i piedi sporchi
Scivolavano mostrando le palme da un’insenatura
All’altra, facevamo le gocce così carichi d’acqua
Perennemente a testa in giù, terribilmente ansiosi
Di ricongiungerci con la terra
Come bambini immediatamente in fila ad uno
Scivolo dopo
Esservi appena trascesi. Continua a leggere



