Lu Hsun: “Le strade si formano quando gli uomini percorrono insieme lo stesso cammino”

Lu Hsun

di Giorgio Morale

Parecchi romanzi pubblicati negli ultimi anni parlano del bisogno di scrittura. In alcuni appaiono personaggi, spesso alter ego degli autori, per i quali scrivere è una sorta di imperativo.

“… Scrivere solo quando se ne prova il bisogno; il lavoro è allora come la luce del sole, che s’irradia da una fonte di infinita chiarezza, e non come la scintilla che sprizza dal ferro e la pietra. Questo soltanto è vera arte, e solo chi scrive in questo modo è un vero artista…” dice Lu Hsun (Una famiglia felice). Continua a leggere→

Quadri-post la vita l’è bela /Wyeth – Bukowski – Verdone – Porsche

Andrew Wyeth – Nudo di Helgawyeth-nude.jpg

Che cosa diranno i vicini?

I miei genitori erano sempre dietro a
Chiederlo
Naturalmente non mi importava un fico di
Che cosa diranno i vicini
Mi facevano pena i vicini
Codardi
che spiavano da dietro le
Tendine
L’intero quartiere si spiava
Addosso
E negli anni trenta non c’era molto
Da vedere
Eccetto me che tornavo a casa ubriaco
A tarda notte
“finirai per uccidere tua madre”
diceva mio padre
“e inoltre che cosa diranno
i vicini?”
quanto a me pensavo di comportarmi
assai bene
in un modo o in un altro
riuscivo a ubriacarmi
senza avere in tasca
il becco di un quattrino. Continua a leggere→

Nel cerchio

cerchio_big.gif[Questo brano è stato tratto dal mio primo romanzo, Il cerchio, pubblicato nel 2003 dalle Edizioni Empirìa]

Quel giorno di un paio di settimane fa, lo stesso giorno in cui mi toccò pranzare cibandomi di un uovo senza senso, uscendo di casa, la mattina, mi resi subito conto che, per sopravvivere a quella giornata, avrei dovuto fingere un sacco di cose.
L’imperturbabilità, per esempio. Di fronte ai trenta gradi delle otto di mattina. Sapevo che se non avessi ammesso che faceva caldo, probabilmente quel caldo non l’avrei neanche sentito. Se non se ne parla, non è successo.
Una puntura di dolore, all’improvviso, aveva allargato il suo raggio d’azione, come disegnando cerchi concentrici nella mia testa. Finsi di non accorgermene. Il controllo è tutto, santiddio.
Arrivai in ufficio e notai l’assenza di Valentina e Sabrina. Finsi di non rallegrarmene, ché la stanza della Ria era aperta e avrebbe potuto vedermi.
L’aria condizionata cominciò ad insinuarsi tra le fibre del lino, aggrappandosi alle gambe e poi alle cosce, raggiungendo il ventre e attorcigliandolo, piroettò dentro le maniche della giacca gessata, dietro al collo, serpeggiando giù, fino alla schiena.
Decisi di adottare la stessa strategia che avevo usato con il caldo. Finsi che non stesse succedendo. Se non se ne parla, non è successo. Se non lo si comprime dentro due o tre parole, all’interno di una frase di senso compiuto, non esiste. Continua a leggere→

One, two, free

di Loris Pattuelli

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Ecco tre passi essenziali nella danza moderna, secondo Abbie Hoffman: “One, two, free. Accendi il tuo motore e vola. Puoi andare avanti per sempre”.
Dice Thomas Pynchon: “Ero convinto che non sarei morto mai. Ah! Sfido che il potere abbia preso paura. Come farebbe infatti a controllare una popolazione che sa che non morirà mai? Perché è sempre stata questa la loro briscola: pensare di avere il potere di vita o di morte”.
Per sopravvivere a tempi duri come questi occorrono rituali in cui riconoscersi. Forti rituali proprio come dice Joseph Campbell. I rituali non hanno bisogno di audience. Hanno bisogno di una tribù che partecipi e faccia rumore. Non è come con la TV. Non puoi stare seduto in poltrona ad aspettare che lo spettacolo venga da te. Nei rituali ti alzi in piedi, danzi, canti, suoni il tamburo. Penso che il nostro compito più importante sia questo: creare nuovi rituali capaci di coinvolgere tutti.
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Bi-post /Mambor – Luzi

Da: Diario a tempo libero, 1999 – Renato Mambor
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Questa felicità , di Mario Luzi.

Questa felicità promessa o data
m’è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell’unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.

Che fare? Domande dal V-day

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Una giornata tutta politica
di Gabriele Polo

da “Il Manifesto” (http://www.ilmanifesto.it/), 9 settembre 2007, p.5.

La politica raccoglie ciò che semina. Ieri in più di duecento piazze italiane ha raccolto il «vaffa» di migliaia di cittadini convocati per uno show corale da Beppe Grillo. Un misto di sentimenti diversi, dal giustizialismo all’odio per i privilegi, che ha il pregio di dire una verità. Quella che misura la distanza tra i ceti dirigenti del paese e i rappresentati senza più rappresentanza.

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Alessandro Zaccuri, Il signor figlio.

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Recensione di Elena F. Ricciardi

Il Signor Figlio, romanzo denso, intriso di richiami che dicono la profonda cultura che ne ha consentito la genesi, che spazia dalla teologia cristiana all’alchimia passando per la mitologia greca, i misteri del sacro Egitto e la saggezza dello Zend Avesta. Libro denso quanto a struttura, tempi che s’intrecciano in un tappeto caleidoscopico in cui solo una lettura attenta è in grado di ricondurre ciascun filo al suo rocchetto originario; denso quanto a personaggi che vi appaiono e scompaiono in una continua osmosi tra il passato e un passato più lontano e che tuttavia restano come sospesi nel presente di chi legge chiamato a lasciarsi toccare nelle corde più segrete e archetipiche dell’anima dall’incontro col conte Jack Rossi, il redivivo conte Giacomo Leopardi, e con tutti i personaggi del suo oggi o del suo domani che gravitano in questa intricatissima storia.

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COMPILATION 1

Così credo ai morti e agli angeli custodi.
Credo nell’estremo del coraggio
e all’intrepidità nel pericolo.
Credo alle donne e agli uomini
che si sono sacrificati
e alle energie che li hanno sostenuti
nel momento del trapasso.
Credo nella reminescenza
e nelle ali di quei tutori,
eroi romantici di un’esaltazione
soverchiata dalle macchine
dello sgomento e dello spreco.
Credo nel credere
di chi ha molto intuito
e non butta alcunché
di ciò che ruota per accortezza
o in conseguenza al merito.

Gian Ruggero Manzoni Continua a leggere→

Poesia e Asilo 6 # Federico García Lorca, Poesie erotiche, a cura di Piero Menarini, Guanda 1997

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INTERIOR

Ni quiero ser poeta,
ni galante.
¡Sábanas blancas donde te desmayes!

No conoces el sueño
ni el resplandor del día.
Como los calamares,
ciegas desnuda en tinta de perfume.
Carmen.

INTERNO

Non voglio essere poeta
e neppure rubacuori.
Lenzuola bianche su cui svanire!

Non conosci il sonno
e neppure il chiarore del giorno.
Come le seppie,
acciechi nuda con inchiostro di profumo.
Carmen.

Fidarsi della vita perché Dio la vive con noi. Ricordo di Alfred Delp

delp1.jpgA proposito di un film sulla vita di Claus Schenk Graf von Stauffenberg, l’uomo che tentò di uccidere Hitler il 20.7. 1944, in Germania si è riacceso nell’ultimo periodo un dibattito sulla resistenza tedesca contro il nazismo.
Pochi sono, in generale, i nomi che si ricordano – e purtroppo sempre gli stessi. Infatti si parla dei fratelli Hans e Sophie Scholl che facevano parte della Rosa bianca, un gruppo di studenti che erano attivi a Monaco e del cosidetto Kreisauer Kreis a cui apparteneva appunto Stauffenberg.
Ma non solo lui. Continua a leggere→

Copyleft Festival ad Arezzo (14-16 settembre)

Un invito per tutti i lettori di La poesia e lo spirito di passaggio ad Arezzo.

Da venerdì 14 a domenica 16 settembre sarò presente al Copyleft Festival nello stand di Vibrisselibri.

Venerdì 14 settembre alle ore 18 ci sarà, presente l’autore e il sottoscritto, una chiacchierata intorno ad Appuntamento con il notaio / Paura della notte di Alessio Paša.

f.s.

Il programma della manifestazione. Continua a leggere→

Reclusioni #12 – di Marina Pizzi

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aggiungimi al soqquadro del rigagnolo
nelle storie dei grilli non presi
sulle pallottole che sparano coriandoli
su dove avviene l’indice al veleno
che svende la gincana all’agonia

nel ladro che cintura la mia strage

(Settembre 2007)

Per brindare a # 1

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per chi c’era e per chi non c’era

Ponzano Superiore, Lerici, Sarzana; la letteratura noir che non è noir ma un po’ anche sì e in ogni caso tèl lì il Binaghi che, come fosse còtica, parla del Deus sive natura o di Mt 12,39; Franz Krauspenhaar che civetta per finta con la glaucopide Gaja, lussureggiante nel suo nero iper-snob,  e sul serio imita uguale Corrado Mantoni e Sandro Ciotti e non si sa quanti altri; e il Valerio Varesi, cronista d’altri tempi, intimidito incuriosito infreddolito a presentare Le imperfezioni davanti a 3 tavolate di Vermentino Colli di Luni d’etichette raffinatissime, degne cioè del Roberto “Che” Pepe Coggiola. E il Michelangelo Merisi, squisito bandleader, frontman, capobanda. Continua a leggere→

Luciano Bianciardi su Bruno Tasso: «Tradurre è un mestiere micidiale».

bianciardi.jpg«Vedi, forse tu non sai chi fosse Bruno Tasso. Era un mio amico, faceva lo stesso mio mestiere, il traduttore, e si ammazzò poco tempo dopo l’uscita de La vita agra».
«Perché?»
«Qualcuno dice che si ammazzò perché era alcolizzato o perché non andava d’accordo con la moglie o perché Garzanti l’aveva licenziato, ma non basta questo a spiegare le cose. La ragione vera è che faceva quel mestiere e ne era ossessionato fino al punto di decidere di farla finita. Perché, vedi, non tutti se ne rendono conto, ma tradurre è un mestiere micidiale che ti costringe ore e ore attaccato alla macchina da scrivere a cercare parole che poi tu presti ad altri. E spesso sono parole prestate a persone e a libri inutili e questo a poco a poco logora e uccide».

Questo stralcio di intervista a Luciano Bianciardi è andato in onda all’interno della puntata di Blob di venerdì 31 agosto 2007.
Non mi pare ci sia altro da aggiungere, se non che quando ho visto questo filmato ho sentito il classico nodo in gola e nessuna voglia di parlare. Credo che la verità, talvolta, tolga le parole. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 32

Il naufrago, attaccato alla sua tavola, sfiduciato, sfinito in tutte le membra, sta per lasciarsi andare.
A un tratto quattro braccia, appena meno sfinite delle sue, lo afferrano, lo tirano a bordo di una scialuppa.
Sulla scialuppa una dozzina di naufraghi come lui, anche se di un altro naufragio; anche loro agli stremi; alcuni remano con gesti lenti e grotteschi da ubriachi, o da figure di sogno; altri con gesti analoghi, usando i loro berretti, vuotano fuori bordo acqua: perché la scialuppa è danneggiata, e gravemente: chissà per quanto tempo potrà ancora procedere senza affondare.
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L’eredità di Franco Fortini

fortini.jpgDa “Il Manifesto” (http://www.ilmanifesto.it/), 8 settembre 2007, p.12.

La passione per il mondo di un ospite ingrato

Sono trascorsi ormai tredici anni dalla morte del poeta e saggista Franco Fortini, ma l’eredità del suo magistero di intellettuale complessivo, esponente di punta del marxismo critico europeo del secondo dopoguerra, continua a interrogare quanti rifiutano quel sistema di rapporti fra uomini mediato da cose che definiamo capitalismo.

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