Archivio mensile:Maggio 2008

Interzona #12: “un essere che attende l’incontro, un materiale, a sua volta lavorato, che aspetta il lavoro” (Jean Starobinski)

L’opera letteraria- scrive Starobinski- è un «essere» e insieme un «materiale»:

Essa è entrambe le cose: un essere che attende l’incontro, un materiale, a sua volta lavorato, che aspetta il lavoro; o ancora: un’intenzione che si destina alla nostra attenzione con lo sviluppo di una forma. Aver riguardo per l’opera significa rispettare, in essa, la sua finalità intenzionale e insieme la sua forma «oggettiva» (la sua struttura).

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Gomorra, the movie

Sono andato a vedere Gomorra, di Matteo Garrone, positivamente impressionato da quanto letto su alcuni blog e negativamente impressionato dal battage mediatico che si è montato sul film, prodromo alla valanga delle 400 copie uscite nelle sale. Continua a leggere→

Poesie di Alejandra PIZARNIK

(I testi di Alejandra Pizarnik e le traduzioni di Florinda Fusco sono tratti da Trame di letteratura comparata, diretta da Franco Buffoni, anno IV, 2004, numero 8/9, pag. 113-139.)

Alejandra Pizarnik (Buenos Aires, 29 aprile 1936 – Buenos Aires, 25 settembre 1972)

La noche

Poco sé de la noche
pero la noche parece saber de mí,
y mas aún, me asiste como si me quisiera,
me cubre la conciencia con sus estrellas.
Tal vez la noche sea la vida y el sol la muerte.
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Verne

Rileggere Jules Verne può essere un’esperienza dolorosa come incontrare la compagna di banco che ci faceva battere il cuore e trovarla ingrassata, disfatta, con dipinta sul volto una fisionomia da inconsapevole megera, e immaginare la vita d’inferno che avrà fatto passare a marito e figli negli ultimi quarant’anni. Eppure anche così, anche davanti all’evidenza del disinganno, capita di cogliere in un gesto, in un’occhiata, l’eco di sensazioni che credevamo perdute, di desideri che in gioventù ci sembravano nuovi e sconvolgenti e mai provati da nessuno, e che anche oggi non vogliamo riconoscere per quel che sono: vecchie esche di una vecchia trappola. Continua a leggere→

Pratiche collaborative in rete, mimesis 2008

Pratiche collaborative in rete, mimesis 2008

Proponiamo un nuovo modello di fare ricerca universitaria, basato sulla co-generazione di contenuti in rete, proprio come avviene su Ibridamenti. Sono 25 i co-autori – filosofi, antropologi, semiologi, pedagogisti, blogger, scrittori, psicologi – che affrontano il tema del pensare in rete sia teoricamente che a partire da esperienze concrete [indice]. La premessa racconta come è nato il progetto Ibridamenti.

Il libro oggi è on-line ad un prezzo contenuto [9 € spedizione inclusa] per dare modo a tutti di leggerlo e di continuare la ricerca con Ibridamenti. Per ordinarlo…

Come ordinarlo?

E’ sufficiente inviare un’e-mail all’indirizzo [email protected] indicando nell’oggetto: “Nuovi modelli di ricerca universitaria: PRATICHE COLLABORATIVE IN RETE” e nel messaggio: il nome e il cognome, il numero di copie, l’indirizzo. Verrà immediatamente spedito in modalità contrassegno (pagamento alla consegna).
Ulteriori particolari qui nel blog allestito appositamente da Mimesis e Ibridamenti.

Fino a ottobre il llibro non sarà disponibile nelle librerie e può essere acquistato solo in questa modalità di prevendita riservata ai lettori della blogosfera.

“Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea” e “Forme concrete della poesia contemporanea” di Sandro Montalto



Sandro Montalto
– Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea
– Forme concrete della poesia contemporanea
Edizioni Joker  – Novi Ligure, 2008
272 e 292 pagine – 20,00 euro ciascuno

 

“Questo lavoro, che si articola in due volumi, raccoglie e organizza alcuni scritti critici editi e inediti su poeti contemporanei. Continua a leggere→

Marja

Sorrise e apparve bella, sorprendente, più denti d’oro che bianchi. Mi avesse chiesto dei soldi, avrei potuto scherzare: “Sei ricca in bocca”. Invece io attraversavo il viale, mentre lei ai rossi prima questuava agli automobilisti, poi li mandava affanculo quando le macchine ripartivano.
Cosa le passò in mente? Si figurò un riconoscimento: sbagliando, come due chiodi nel muro fissò gli occhi sulla mia faccia, e dal cipiglio incazzoso della questua venne fuori quell’ampio sorriso da arte dei metalli.
Era una zingaraccia sui trent’anni, scura, che mi disse “Ciao” di slancio in mezzo alle macchine; subito, però, pronta a ricadere anche con me nella solfa lamentosa dell’elemosina. Ma io in contropiede giocai al rilancio, “Ehi, ti ricordi di me?!”, “Sì”. Non era vero niente, gli zingari volano facilmente sulle loro bugie, non gliene frega. Con gli occhi neri, uno spettinamento e una sciatteria generali, nel fantasioso entusiasmo di quell’amicizia inventata lì per lì, provava a chiedermi qualcosa per mangiare, per i bambini, ma non le veniva neanche bene. Continua a leggere→

Roberto Mussapi

da La stoffa dell’ombra e delle cose

Il passero di Lesbia

Il mio cuore si spense nel suo palmo,
le ali frullanti tra polso e bracciale
e fui già via, nel limbo
dei non umani, i poveri messaggeri del cielo.
Sentii me stesso spegnersi come il loro cervello
di sera si addormenta, senza sapere
se mai ci sarà un altro risveglio. Continua a leggere→

Lettura a Roma di Éric Suchère

La lettura a Roma di Éric Suchère si terrà il 26 maggio
presso la Camera verde (via Miani 20), e non più il 23
come nei precedenti invii si era detto.
Mi scuso della variazione.

Ogni dettaglio delle iniziative della Camera verde sarà
di volta in volta rintracciabile su slowforward.wordpress.com

Marco

http://slowforward.wordpress.com/2008/05/19/suchere-roma-26-maggio-camera-verde/

Tradotti dal silenzio # 4 (Parte seconda) – Wallace STEVENS

                                                                            (La prima parte qui)

A primitive like an orb
(Un primitivo come un globo)

I

The essential poem at the centre of things,
The arias that spiritual fiddling make,
Have gorged the cast-iron of our lives with good
And the cast-iron of our works. But it is, dear sirs,
A difficult apperception, this gorging good,
Fetched by such slick-eyed nymphs, this essential gold,
This fortune’s finding, disposed and re-disposed
By such slight genii I such pale air.

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L’alfabeto che uccide (Wallace STEVENS) – di Nadia FUSINI

wallace-stevens.jpg

[Il saggio di Nadia Fusini è tratto da Finisterre, numero 1, autunno/inverno 1985, Reggio Emilia, Elitropia Edizioni, pag. 64 – 76]

L’alfabeto che uccide – Wallace Stevens

     Scegliere delle poesie dal vasto corpus di un poeta «grande» come Stevens non può che giustificarsi come l’insano gesto di una folle passione. La passione si ferma, sappiamo, su dei «tratti»: niente di più fazioso, e cieco, di uno sguardo d’amore e di passione che in un tratto, in quel tratto, ritrova la totalità dell’essere amato – nel mentre che ne celebra forse il tradimento supremo. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 60

Pochi in giro lo sapevano, perché non mi andava di parlarne, ma non sono figlio unico. Avevo un gemello del tutto diverso da me: un bel ragazzo sportivo che piaceva alle donne, voleva diventare scrittore, suonava la chitarra e andava in moto come un pazzo. Andava in moto come un pazzo anche la notte in cui raddrizzò una curva e si schiantò contro un palo. Giunsi in ospedale che lui era già morto, così che non potei raccogliere le ultime parole che, come mi dissero, voleva rivolgermi. Continua a leggere→

Renato, io e Roberto Baggio

di Roberto Plevano

Scese il silenzio sul nostro tavolino e sulla piazza. Renato sedeva tranquillo dopo aver parlato, e continuava a giocherellare con un bicchiere.

Nel silenzio pensai a quell’intersecarsi dei piani di volontà malate, al produrre, al porre in essere stati aberranti di realtà. Si chiama storia. Tra un colpo di grazia e l’altro, abbiamo avuto qualche colpo di fortuna.

Mi alzai, gli battei la mano sulle spalle, la tenni lì per qualche secondo. Non credo assolutamente che un rigo o un chilometro di poesia serva a qualcosa. E tuttavia: «Nada se edifica sobre la piedra, todo sobre la arena», gli sussurrai, da buon testimone di un crollo.

«Tu… tu sai trovare le parole, eh? ‘Niente si costruisce sulla roccia, tutto sulla sabbia’. Insegnano così adesso all’Istituto per Geometri?». Continua a leggere→

Magliani e Krauspenhaar a LA PENNA DEL MAGNIFICO

Siamo al secondo appuntamento di questa iniziativa letteraria, che già in occasione del suo primo incontro ha riportato un notevole successo, con articoli ottenuti sulla stampa e un bellissimo servizio di Luigia Sorrentino su Rai News 24.

Mercoledì 21 maggio, alle ore 17,00, nella “Sala Ferri” di Palazzo Strozzi (in Piazza Strozzi, a Firenze, al piano terra), avrà infatti luogo la presentazione dei due libri “Quella notte a Dolcedo”, di Marino Magliani (ed. Longanesi) ed “Era mio padre”, di Franz Krauspenhaar (ed. Fazi).

Presenterà gli autori, oltre all’organizzatore Giovanni Agnoloni, il Dr. Maurizio Bossi, responsabile del “Centro Romantico” del Gabinetto Vieusseux.

Poesia erotica

di Francesco Forlani

Poesia erotica (si fa per dire)

Corri a perdere fiato
perdere terra
e i sensi
in una luminosa istanza
un imbrunire della pelle
ai primi raggi di sole
ai primi baci
*
di come ad ogni tuo respiro
pare perfino il tempo cosa viva
ed io tra dita e vita
– che poi fa lo stesso –
induco e scorporo collana
di piccole perle
di piccole gemme
come una corona di non detti
che se mi inchino è per guardarti dentro
e tra le gambe tue
– ricordo solo le caviglie belle –
in un palmo di mano
l’anima tua farà da ostello
*
ungimi delle tue promesse
sfregami con le tue carezze
disunghiami coi baci
slabbrami di pazienza
disfami di tutta la distanza
e parlami se taci
*
vorrei sentirti dentro
sopra sotto
al centro oppure al fianco
intorno in testa e in capo
in dorso in braccio
accanto
*
fa che il tuo desiderio mi raggiunga
che d’ogni suono rumore fruscio stacco
possa avvertire il tocco
dei tacchi
*
dilago in carne
tua come se
fossi un osso.
*
ti porterò con me
tra le gambe
e il cielo
(in petto)

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