Da un seminario interuniversitario da me condotto intorno al tema dell’importanza di essere umani. Il seminario intendeva portare l’attenzione su cosa accade quando diveniamo vittime dell’impulso all’elusione, quando diveniamo incapaci di riconoscere il dolore, la sofferenza, la tristezza nel volto di un altro. In questa negazione e indifferenza dimentichiamo il tratto distintivo della nostra umanità, che ritengo sia proprio abbandonare la nostra “persona”, cioè la nostra personalità, per accogliere il transpersonale. Lasciare attraversare la propria (?) identità dalla presenza altrui come presenza umana, divenire capaci di risponderle. Nell’incontro con l’altro scoprire le risorse simboliche della propria identità, raccogliere la brezza dello Spirito che pervade ogni cosa, fare esperienza del divino. Qui è il paradosso: si è veramente umani solo se si abbandona la nostra, presunta umanità!
Chi si rinserra nell’umano soffoca. Chi si proietta nel cosmo da cui è avvolto, si annulla estaticamente (Elèmire Zolla)
“Nella misura in cui si accetta, l’uomo scende nella profondità della propria natura che è negazione. Per questa ragione, non essere te stesso se non vuoi essere perduto”.
Sai che non è la ricerca della felicità il grande movente delle azioni degli uomini, ma il desiderio inerente a ciascuno dei tuoi atti “Non essere colui che sono”
(Basile Sureau)
Chiudevo il seminario invitando a una meditazione su questa poesia di Bousquet. Continua a leggere→