di Franco Arminio
la poesia è come un’anguilla
sull’autostrada,
non è la letteratura
e le sue trame,
è il lampo di luce
che la distingue
dal catrame. Continua a leggere
di Franco Arminio
la poesia è come un’anguilla
sull’autostrada,
non è la letteratura
e le sue trame,
è il lampo di luce
che la distingue
dal catrame. Continua a leggere

Hai voglia a dire che i gospel sono una roba buona solo
sotto Natale. Certo non è la stessa cosa che indossare,
per sfizio, un loden a giugno. Ma a me usare le cose fuori
dal loro contesto è sempre piaciuto.
Un loden è un loden è un loden, recitava qualche poesia.
E a me sentire le voci, intonate, e organizzate di neri che
si mettono d’accordo per incidere i loro canti, fa niente
se in una chiesa, in un garage o dentro un’ovattata sala
di registrazione, piace molto ! Continua a leggere

6 poesie di Alessandra Palmigiano + Note di Luigi Metropoli
Non appartenere
I pensieri si piegano nella febbre
dietro angoli di cui non mi preoccupo
e tornarci così svagatamente, da turista
in mezzo a tutti quei divani coperti
dalla penombra di teli, di stanza
in stanza, sembra l’unica maniera
e quella dell’istinto migliore.
Ad ogni costo, in questi casi occorre
farsi d’aria, finire grati il giro
e non assumere lo sguardo del
proprietario terriero, che alla fine
dei giochi — appartiene. Continua a leggere
chissà dove. arriverà del vento,
con una pioggia fitta, le folate,
anche, per fare prima, scrosci,
fole di meraviglia, come a vigilia,
a fare impacchi, bende, beveroni.
nessuna banda a fare chiasso, o sí,
anche, facendo prima, due tamburi,
due chiostre di denti che scongiurano,
quattro mani che fanno giochi d’ombra,
così, per divertire. chissà dove,
nitrire, frinire, facendo in fretta,
nutrire un’altra fine che si stanca.
fa, chissà dove, molto caldo,
fanno dei fuochi, altrove, per scaldarsi.
due o tre sospiri, forse, non di più
[da chissà, PDF PRESS, 1999 (a cura di Nanni Cagnone)]
Sono un rom. Vivo in un camper che mi hanno regalato. Vivo chiedendo l’elemosina. Ho una compagna che si chiama Jolanda, due occhi verdi e qualche ruga sulla faccia chiarodiluna. Sento dal portico le omelie del mio amico prete. Ho bevuto molto nella vita, ora sto cercando di smettere, perché so che c’è gente che mi vuole bene. Forse ci riesco. Forse la vita non è così cattiva come la dipingono. Ci sono le stelle e c’è la strada che mi porta alla mia casa di latta, dove Jolanda mi aspetta. Sono ortodosso. Il mio Dio ha la faccia di Jolanda, due mani solcate da rughe che sanno accogliere il mio dolore antico, il mio cuore di uomo che non crede alle cose stabili, perché il cuore non è mai fermo, ma batte, batte, e non chiede a nessuno di vivere. Ogni tanto penso alla birra, al cervello che si annebbia e dimentica le inevitabili sconfitte di questa vita che amo, nonostante tutto. Quando torno alla mia casa di latta, penso a quelli che sono sepolti nelle case di cemento, e mi chiedo perché difendano l’unica cosa che non ho mai desiderato: la sicurezza. Ho una sola sicurezza, che si chiama Jolanda. Il giorno in cui Jolanda dovesse morire, vorrei essere sepolto nella mia casa di latta, e vorrei che mi mettessero tra le mani una bottiglia vuota di birra, in segno di vittoria. Vorrei che pregassero per me, in un portico pieno d’aria e di parole che non sanno stare ferme. Sono un rom. Vivo di quello che mi hanno regalato. Di questo ringrazio il mio Dio, con la faccia di Jolanda.
(versione audio)
LICENZE POETICHE
Festival Internazionale di Letteratura Aggiornata
VII Edizione
Macerata 19 – 24 Maggio 2008
Si terrà a Macerata dal 19 al 25 maggio 2008 la settima edizione di Licenze Poetiche (Festival Internazionale di Letteratura Aggiornata). Quest’anno il Comune di Macerata e l’associazione culturale Licenze Poetiche sono stati affiancati nell’organizzazione dalla Provincia di Macerata, dalla Biblioteca Statale di Macerata e dall’Arci Provinciale. Con tutte queste forze in campo i curatori dell’evento: Alessandro Seri, Cristina Babino e Renata Morresi sono è riusciti ad allestire una sei giorni di grande rilievo con invitati di primissimo piano quali: Continua a leggere
Perché un “manifesto per la lettura”? Perché l’ennesimo appello da sottoscrivere (attività fin troppo facile, priva di sostanziale assunzione di responsabilità)?
Comunque la pensiate, il Forum del libro ha presentato alla appena conclusa Fiera di Torino, un “Manifesto” non tanto allo scopo di invogliare chi non legge a farlo, quanto a sollecitare e promuovere investimenti e attività affinché la costatazione (deprimente ma per nulla sorprendente) di essere annoverati fra gli ultimi “consumatori culturali” europei, possa essere considerata come un’urgenza nazionale, a partire da tutte le istituzioni coinvolte (organi di governo, scuole, biblioteche).
Lugano, 19 maggio 2003
Spett. Panfilo Castaldi Edizioni
alla c.a. del Direttore Editoriale
Gentile Direttore,
non Le nascondo che la Sua cortese richiesta di un curriculum vitae mi ha sconcertato. Sulle prime, in un accesso di euforia, ho pensato che intendesse la presentazione da stampare sul risvolto di copertina. Invece Lei mi chiede un riassunto, una scaletta. E ne ha tutte le ragioni. Non sono stato io a presentarmi dichiarando che: “La mia vita è praticamente un romanzo” ?
Ebbene: la storia della mia vita, gentile Direttore, eccola qua. Continua a leggere
«Si attraversa il Tevere passando per Ponte Milvio – si arriva alla Porta del Popolo, proprio alla fine di Via Flaminia – e finalmente si entra a Roma. Il cuore del viaggiatore si arresta dall’emozione – anche il cuore dell’umanità si arresta, ma a causa di un’emozione ben diversa…» [1]
Lady Morgan [2] arrivò a Roma nel dicembre del 1819 e soggiornò in Via dell’Agnello: il suo arrivo provocò agitazioni e timori all’interno dei vertici dello Stato della Chiesa, tanto che il Papa fu costretto a farla pedinare durante tutti i suoi spostamenti. La Roma che si presentò agli occhi di Lady Morgan era ben diversa dalla città che fino a due secoli prima dominava incontrastata sul mondo; la scrittrice irlandese detestava ciò che essa rappresentava, ovvero l’alleanza tra Trono e Altare, che nello stato della chiesa trovava la sua più spregevole incarnazione. L’aspetto esteriore di Roma non faceva che confermare il suo estremo grado di corruzione: «Poiché la stessa Roma, ora, non è altro che l’immondezzaio di quel mondo di cui una volta era padrona».
Se si considera la personalità di Lady Morgan, profondamente radicata nei valori della libertà, dell’uguaglianza tra gli uomini, portavoce dei diritti degli emarginati e delle popolazioni oppresse, strenua sostenitrice delle innovazioni che Napoleone mise in atto in Italia – ai danni, soprattutto, degli ordini monastici e del clero – a favore dell’istruzione dei giovani e, in particolare, delle donne, probabilmente si ottiene un quadro più preciso nel quale inserire le sue affermazioni, a dir poco critiche, nei confronti della Chiesa. Continua a leggere

Il cavaliere di Graal
Da un altro punto furono viste le stagioni
fino lì sconosciute
solo allora poté sedersi ad ammirare
il senso dell’alternanza.
Dalla sua radice gassosa ne muta
la base visibile
e lo cimenta la traiettoria
di notte e giorno la luce,
il cielo. Continua a leggere
Camillo Sbarbaro nacque a Santa Margherita Ligure nel 1888, centoventi anni fa. La sua poesia è quella dei grandi del Novecento. Qui trovate notizie su di lui; fu tra l’altro uno straordinario collezionista di licheni – le sue raccolte sono ora ospitate da importanti musei. Il volume L’opera in versi e in prosa – Poesie – Trucioli – Fuochi fatui – Cartoline in franchigia – Versioni, è stato pubblicato a cura di Gina Lagorio e Vanni Scheiwiller da Garzanti, Milano 1985, II ediz. 1995. Il volume non comprende le poesie di Resine per espressa volontà dell’autore che non le considerava più veramente sue. Esse tuttavia sono state pubblicate: Resine, edizione critica a cura di Giampiero Costa, Libri Scheiwiller, Milano 1988. Per conoscere la sua anima, o comunque quello che ne traluce dai suoi versi, buona cosa sarebbe leggersi almeno tutta la raccolta Pianissimo, qui vi offro qualche brandello.
Il mio cuore si gonfia per te, Terra,
come la zolla a primavera.
lo torno.
I miei occhi son nuovi. Tutto quello
che vedo è come non veduto mai;
e le cose più vili e consuete,
tutto m’intenerisce e mi dà gioia.
In te mi lavo come dentro un’ acqua
dove si scordi tutto di se stesso.
La mia miseria lascio dietro a me
come la biscia la sua vecchia pelle.
Io non sono più io, io sono un altro.
Io sono liberato di me stesso.
Terra, tu sei per me piena di grazia.
Finché vicino a te mi sentirò
così bambino, fin che la mia pena
in te si scioglierà come la nuvola
nel sole,
io non maledirò d’esser nato.
lo mi sono seduto qui per terra
con le due mani aperte sopra l’erba,
guardandomi amorosamente intorno.
E mentre così guardo, mi si bagna
di calde dolci lacrime la faccia.
inverno 1912
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
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Secondo lei cos’è la poesia e perché lei scrive poesie? Quali sono le principali e strutturali caratteristiche dei suoi versi?
Scrivo poesia perché mi aiuta a sopravvivere alla fatica della vita, fatica sempre più pressante e senza scopo. La mancanza assoluta di speranza rende il quotidiano pressoché intollerabile, da qui la necessità di scrivere in versi questa amputazione. E’ un manifestarsi a se stessi, quasi una rivelazione d’identità nonostante la cancellazione operata dal tempo. Continua a leggere
Da recitare nei giorni di festa
(23-24 agosto 1996)
ai sans papiers
I
Dopo che l’afa prosciugò la gioia
e i bambini tacevano, assopiti sull’erba.
Il cane la tovaglia le racchette.
Passato via, il tempo, di qualcuno.
Le carezze. E i ceri che non ardono.
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da Respiro
Come due soavi uccelli
Ricordando un affresco del Pinturicchio
nella libreria Piccolomini
Da qualche parte l’alba imporpora
un ramo, due uccelli si rincorrono
e il vento a un lupo arruffa il pelo.
La guardo, nell’ombra lei riposa.
Non so se è questo l’assoluto
dell’amore, ma penso che anche noi
come i due soavi uccelli
sopra l’unico cipresso alzato sul mare
potremmo, indenni, superare la distanza.
L’attenzione (…) di ogni lettore sarà richiamata da una storia della decadenza e caduta dell’impero romano, forse la scena più grandiosa e impressionante nella storia dell’umanità (…) Fu tra le rovine del Campidoglio che concepii l’idea di un’opera che mi ha occupato e ricreato per circa vent’anni della mia vita… Con queste parole, il 27 giugno del 1787 (due anni prima di un’altra storica caduta: quella della Bastiglia), Edward Gibbon licenziava le quasi tremila pagine del suo capolavoro, una cavalcata di quindici secoli da Cesare Augusto fino al vittorioso assedio di Maometto II a Costantinopoli. Continua a leggere
Centro Coscienza – Seminario di poesia dal 23 al 25 maggio 2008 – Campus La Schola a Morosolo (Varese)
“poesia
è il mondo l’umanità
la propria vita
fioriti dalla parola”
(G. Ungaretti)
Il seminario, partendo dai versi di Ungaretti, indagherà sul rapporto tra scrittura e autobiografia e sulla tramutazione della vita in poesia. Dalle origini della letteratura occidentale, con i lirici greci, fino alla testimonianza dei contemporanei si potranno sperimentare il senso e il valore che il poeta affida all’autobiografia in versi e di riflesso quello che il lettore può ricavarne per la propria esperienza di cultura e vita.
Il poeta Tiziano Rossi partecipa il pomeriggio di sabato 24 maggio
Il seminario è coordinato dal professor Giuliano Boccali dell’Università degli Studi di Milano
Per informazioni: Centro Coscienza – Corso di Porta Nuova, 16 – Milano
www.centrocoscienza.it
Noto sorprendenti analogie tra il gioco del Mercante in fiera e il modo del critico di porsi alla Fiera del Libro. Come nel mercante in fiera, il critico in fiera più partecipa numeroso e più è contento, l’importante è essere in tanti a un incontro, una presentazione, un convegno, così il gioco è più bello, e che importa se non si conosce manco il tema o l’autore a proposito del quale si è invitati a parlare. Continua a leggere
449
I died for Beauty – but was scarce
Adjusted in the Tomb
When One who died for Truth, was lain
In an adjoining Room –
He questioned softly “Why I failed”?
“For Beauty”, I replied –
“And I – for Truth – Themself are One –
We Bretheren, are”, He said –
And so, as Kinsmen, met a Night –
We talked between the Rooms –
Until the Moss had reached our lips –
And covered up – our names –
a cura di Gaja Cenciarelli e Antonio Sparzani
La periodicità annuale dell’aprile per celebrare William Shakespeare, il Bardo, ci sembra decisamente troppo rada, e quindi ci proponiamo di adottare almeno una periodicità mensile. La prima dose l’avete avuta qui, ed eccovi la seconda. Si tratta del sonetto II, ancora nella traduzione di Giuseppe Ungaretti.
When forty winters shall besiege thy brow,
And dig deep trenches in thy beauty’s field,
Thy youth’s proud livery, so gaz’d on now,
Will be a tatter’d weed, of small worth held:
Then being ask’d where all thy beauty lies,
Where all the treasure of thy lusty days,
To say, within thine own deep-sunken eyes,
Were an all-eating shame and thriftless praise.
How much more praise deserv’d thy beauty’s use,
If thou couldst answer, “This fair child of mine
Shall sum my count, and make my old excuse,”
Proving his beauty by succession thine!
This were to be new made when thou art old,
And see thy blood warm when thou feel’st it cold.
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