E ancora non abbiamo visto niente.
Usciamo dalla settimana sanremese con un piccolo schermo ormai unificato nei volti, nei linguaggi, nelle reti (Maria de Filippi, Bonolis, Amici, Televoto, Auditel), in una tv che è generalista perché guidata da un generalissimo che la fa marciare a passo di carica. C’è da stupirsi solo dello stupore per il trionfo dello spirito Raiset.
Un piccolo assaggio di quello che ci aspetta nei prossimi mesi l’abbiamo avuto nella maledetta Domenica in del post-Sanremo, un lungo pomeriggio con milioni di telespettatori a godersi lo spettacolo di cuori volgari e décolleté matronali, di menestrelli berlusconiani e giornalisti cacicchi, in attesa di ascoltare la canzone scritta dal presidente del consiglio.
Archivio mensile:Febbraio 2009
Capitolo primo de “Piccoli animali” di Maurizio Torchio.
[Pubblico qui, per conto di Marino Magliani, impossibilitato a farlo per problemi tecnici, il primo capitolo del romanzo d’esordio di Maurizio Torchio: Piccoli animali (Einaudi). Inoltre, chi volesse conoscere un po’ più in particolare questo libro, venerdì 27/2, l’autore è a Fahrenheit (Radio 3 Rai). (f.s.)]
UNO
– L’agenzia ci disse di mandare una ventina di foto, – racconta David. – Della casa, delle vacanze, di noi due soli e di noi con dei bambini: nipoti, vicini di casa… non importa. Ci dissero anche che dovevamo scrivere una lunga lettera alla madre, «Dear Birthmother», ma che se preferivamo bastava compilare un questionario, e poi a trasformarlo in lettera ci avrebbero pensato loro. In ogni caso è il contatto diretto che conta, la famosa telefonata. La lettera è una specie di curriculum, ma poi è decisivo quello che sei disposto a dare alla madre naturale. Continua a leggere
IL CUORE E’ UN CANE SELVAGGIO
di Nadia Agustoni

Immaginiamo una vita che deraglia o meglio, finisce su un binario che non va lontano, non proprio un binario morto, quasi. Immaginiamo questa vita mentre, come in un apprendistato, comincia a specchiarsi in altre vite. Immaginiamo che qualcuno cerchi parole nuove per dire l’amore, la perdita, l’attesa che non è più speranza, ma ostinazione nel trovarsi con altri senza che il fine per cui ci si trova abbia un senso, un significato compiuto. Helen Humphreys (1), scrittrice e poeta canadese, classe 1961, con alle spalle diversi romanzi, raccolte di poesia e premi vari, con Cani selvaggi dà voce a un’umanità sconfitta che si logora in una cittadina di provincia nel Canada di una semisommersa working class. Continua a leggere
Con un po’ di sforzo
Ballando mentre il Titanic affonda

Leggo sul libro di antologia del figlio numero uno (terza media) le pagine dedicate allo studio della poesia. Non di qualche poesia, ma della Poesia, dell’ars poetica in generale (e gia’ quest’astrattezza in terza media mi indispone). Si parla del linguaggio poetico in generale, e delle sue strutture: inversione, iperbato, paragone, metafora, sinestesia, ossimoro e metonimia. Piu’ avanti scopro l’anafora e l’epifora. Infine, si parla di simbolismo, connotazione e denotazione. Segue esercizio. Continua a leggere
Puntini neri

Da qualche anno sono fissato con la pulizia. Vivo in una casa molto piccola, bianca e con una sola finestra che dà sulla strada. Ci sono una sedia, un divano, un letto, una cucina microscopica, un telefono che non uso mai, perché non ho nessuno da chiamare e nessuno mi chiama.
Ho una televisione che sta sempre accesa, ma l’audio è rotto e immagino dialoghi che non esistono.
Quello che mi interessa è che sia tutto pulito, che il bianco delle piastrelle risplenda e che io veda una mia ombra d’immagine quando cammino.
Da un paio di giorni, sul pavimento sono comparsi dei puntini neri, che non riesco a mandare via. Sono al limite dell’invisibile e ho il sospetto che siano un’allucinazione.
In televisione c’è una donna molto anziana che parla e tante persone che ascoltano.
Nella mia testa dice: “Tutto deve essere pulito, tutto deve essere bianco e anche quei puntini neri devono essere eliminati”.
La sua voce è sgradevole e le sue parole arrivano come comandi.
So che è solo dentro di me e che se l’audio del televisore funzionasse, dalla sua bocca uscirebbero altre cose. Ma di questo, in effetti, non sono sicuro.
Come non sono sicuro che quei puntini neri esistano veramente.
E mentre cerco di toglierli con le unghie, mi sento morire, quasi strozzato dal bianco soffocante delle pareti.
Vivalascuola. La buona scuola

Ecco la buona scuola ed ecco il caos di questi giorni qui, qui, qui, qui, qui, qui… E con la “riforma” Gelmini si perderanno: buone pratiche, posti di lavoro (ecco i tagli nell’anno 2009-2010), indirizzi consolidati come questo e questo, l’insegnamento di Diritto ed Economia e della seconda lingua comunitaria… E si avvicina la legge Aprea.
Per l’amore e per la libertà
di Maria Zambrano
… Nel vuoto delle aule accade qualcosa che va oltre ciò che si apprende materialmente in esse. Molti di coloro che sono passati attraverso di esse forse non hanno acquisito tante conoscenze, com’era necessario. Continua a leggere
PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 100
Il conte rincasa a fatica, trascinando la gamba, che gli fa sempre più male.
Questa notte è andata a meraviglia, quattro naufraghi impallinati proprio quando ormai si credevano in salvo, ma quella maledetta gamba gli impedisce di goderne.
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Per godersi lo spettacolo
“Emilio delle tigri” di Giulio Mozzi
[Sesto ed ultimo appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Emilio delle tigri è andato in scena l’11 giugno 2007, a Padova, nell’ambito della manifestazione “Teatri alle Mura”. Inoltre uscì a puntate nel diario, e poi nella rivista “Ore piccole”. Ringrazio l’autore per aver accettato l’invito a pubblicare i suoi racconti su La poesia e lo spirito.. (f.s.)]
di Giulio Mozzi
Scena: uno studio. Una scrivania, attrezzatura per scrivere. Atlanti aperti sulla scrivania. Librerie alle pareti. Fasci di giornali e libri su un divano. Una sola finestra, in fondo, coperta da una tenda bianca.
Quando avvengono i vari “eventi sonori”, Emilio e la Voce li ignorano.
Entra Emilio Salgari. Si guarda intorno. Va a sedersi alla scrivania.
Emilio: Eccomi.
Voce: Bene. Allora… Emilio Salgari, nato a Verona nel 1862, residente a Torino, di professione… mi scusi… scrittore di romanzi d’avventura?
Emilio: Sono io.
Voce: Bene. Che cosa vuole fare?
Emilio: Voglio uccidermi.
Al via il Grande Romanzo Collettivo SIC
Un grande romanzo collettivo a 200 mani, il più grande della storia della narrativa mondiale, scritto da autori reclutati su Internet. È questa la sfida lanciata da SIC – Scrittura Industriale Collettiva, sigla che nasconde un innovativo metodo di scrittura di gruppo e la community che lo utilizza.
Un vero e proprio movimento, nato dalle menti di Vanni Santoni (romanziere anche “individuale”, recente la pubblicazione de Gli interessi in comune per Feltrinelli) e Gregorio Magini (scrittore e autore di uno studio accademico sul tema della scrittura collaborativa).
Presentato per la prima volta alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, il movimento SIC ha già pubblicato vari racconti e un romanzo breve, ma oggi alza la posta, e lancia il progetto di un romanzo a 200 mani, che unirà il processo collettivo più antico che ci sia, quello della memoria, e quello, recentissimo, della scrittura collettiva via Internet. Il grande romanzo sarà infatti ambientato nell’Italia degli anni 1943-’45 e il soggetto di partenza verrà scritto basandosi sugli aneddoti raccolti e inviati dagli stessi partecipanti. Iscrizioni, aperte a tutti e gratuite, dal 20 febbraio al 2 aprile 2009.
Per informazioni e iscrizioni è possibile consultare il sito www.scritturacollettiva.org o scrivere a [email protected]
info sul romanzo: http://www.scritturacollettiva.org/blog/grande-romanzo-aperto-sic-considerazioni-preliminari
info sul metodo: http://www.scritturacollettiva.org/documentazione/metodo-sic
“Un dolore senza fissa dimora” di Adriana LIBRETTI. Recensione di Pasquale Vitagliano
Adriana Libretti, Un dolore senza fissa dimora, Atì Editore, Milano, euro 15,00
Ci sono persone che mettono le cose a posto, anche senza volerlo. Nella propria vita e in quella degli altri. Senza fare grandi cose, in modo talvolta neppure percettibile in apparenza. Angela Fiori è una di queste. Lo è così tanto da trasformare un terribile e rimosso amore molesto nella struggente storia di un padre perduto e ritrovato. Riscoperto, malgrado un dolore segreto e indicibile. Un dolore nato senza fissa dimora, che però Angela riporta a casa, dove placarlo nell’abbraccio caldo di uno strappo esistenziale ricucito, di una vita pacificata. Continua a leggere
Primo
Maria Masella, Primo , Fratelli Frilli Editori, 2008
di Alberto Pezzini
Le origini di Antonio Mariani, commissario, e di Francesca Lucas, ingegnere e moglie. Forse Maria Masella non ha scritto libro più bello di questa saga familiare andando a ritroso. E’ un meccanismo strano, questo. Forse la familiarità e la consuetudine con questi personaggi è divenuta talmente profonda da consentirle di scrivere un giallo perfetto. E’ un meccanismo a scatto. Maria Masella scrive come una matematica lucidissima. Le sue trame sono ragnatele spiate al millimetro. Chissà perché certi matematici possiedono un senso fascinoso e quasi selvatico della scrittura. Nel senso che il loro spirito geometrico ha una faccia diversa, complementare. Che li completa. Mi viene in mente Gadda, oppure Ludovico Geymonat. Uomini di scienza, tutto sommato. Ma con una percezione ultrasottile della scrittura. Ed una visione lucida delle parole così come delle trame. Masella sa di Genova. Quella di casa, domestica, senza tradimenti verso un’oleografia né un manierismo che la rovini. Ci offre ritratti senza trucco. La focaccia che si mangiano Mariani e la futura moglie, è buona davvero. Continua a leggere
Un manifesto della fede cristiana

La fede cristiana nasce da un’esperienza d’amore: l’incontro con Cristo. Nei vangeli è un dato chiaro. Ciò che non nasce dall’amore non è cristiano, perché “Dio è amore” (1Giovanni 4,8). Questa premessa è inevitabilmente critica nei confronti di espressioni religiose che lasciano intravedere altre motivazioni e altri fini. Una verifica continua in tal senso conviene anzitutto ai fedeli del cristianesimo: perdere credibilità significa non raggiungere più il cuore della gente e conseguentemente screditare i propri ideali. Il passaggio delicato è quello dal carisma all’istituzione: un percorso obbligato, che non può diventare un alibi per tradire le caratteristiche originali. Il fondatore si riconoscerebbe ancora nella religione o nel movimento da lui iniziati? Continua a leggere
Antonella Bukovaz, Al dissolversi di un paesaggio
Antonella Bukovaz, Al dissolversi di un paesaggio (parte 1)
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=QCKJiC0R1os&hl=nl&fs=1]
Antonella Bukovaz, Al dissolversi di un paesaggio (parte 2)
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=gywHP_fofr4&hl=nl&fs=1]
Lettura poetica dell’opera n.1: “Sottili come steli per propria natura” di Marinella Galletti
“Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre” (1186)
Bonanno Pisano
bassorilievo in bronzo
portale del Duomo di Monreale
Sottili come steli per propria natura
“Lettura poetica” dell’opera n.1
di Marinella Galletti
Un uomo e una donna sottili come giunchi, alberi tra gli alberi, colonne nell’ architettura della natura. Armoniosamente aprono la scena, da posizioni simmetriche, alludono all’ incastro perfetto e aggraziato dei loro gesti che non si sfiorano né si avvicinano, dell’ impronta dei loro timidi corpi. Continua a leggere
La demolizione del mammut – di Giorgio Nisini
di Achille Maccapani
Una rivisitazione della Speculazione edilizia di Italo Calvino in salsa laziale con gli echi dei colpi di scena tipici delle Verità nascoste o di Arlington Road – L’inganno? Benché la formazione personale di Giorgio Nisini sia certamente debitrice delle forti influenze della produzione cinematografica degli ultimi decenni, e lo si nota attraverso una scrittura ampia e nel contempo carica di emozioni fissate attraverso immagini vivide, flashback che faticosamente riemergono dalla memoria dell’io narrante, La demolizione del mammut rappresenta davvero una felice sorpresa. Continua a leggere
I grandi tennisti

Poco fa, durante l’ennesima colica ispiratrice, pensavo a Cortellessa e il tennis. Non sapevo che fosse un appassionato. Le poche volte che ci siamo visti o scritti si è sempre parlato di libri, al massimo di arte. E’ stato bello scoprire che piace anche a lui, che abbiamo questa passione comune.
Quando iniziai a scrivere, cioè nel 99, perché fino ad allora mi limitavo a leggere, conobbi una persona speciale. La conobbi virtualmente, su un newsgroup letterario. Scriveva in un modo incredibile, ancora oggi non saprei definire bene il suo stile: uno strano miscuglio di Céline e Agamben, la chiarezza ed economia espressiva di quest’ultimo e l’umor nero del francese. Continua a leggere

