Archivio mensile:Aprile 2009

(improvvisi dei morti, degli amati)

(fontana dell’Acqua Reale – S.Pietro e Paolo d’Agrò – Casalvecchio Siculo)

 

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Conteggiamo i congedi

in rassegnata furia

in ostinata vestizione

in una persistente ragione

di muschio, alga di fiume,

perseverante lichene sulla tegola,

come orazione dell’ammutolito,

nascere o cessare l’infinito ciclo

nel medesimo fiato che disfece,

nel moto d’impazienza

dell’occhio che registra

il passato come un nulla che è stato.

 

Al dunque nero del mondo

cui s’impreca, con la pena

mai infera, ma in esso ben assisa

e, pure, solo nell’assenza da esso,

si ritorna alle madri, a quel tacere

cui si cela, alle ripetizioni

da scoperta o illusione, salvi

ad un resurrexit poco dopo le fonti,

destinate dalla speranza

al suo indecifrabile contrario: ci permane

accarezzata da soffi di parole

ogni fronte divenuta marmo, irresistibile

alla calce, alla cenere, alla polvere

d’una mano d’esordio che sospenda

il silenzio nella definizione

dell’acqua sorgiva, dell’alphaomega

che sia flusso eterno.

 

“Lettura poetica” dell’opera n.7:”Del colore delle identità” di Marinella Galletti

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“La cacciata dal Paradiso terrestre” di Jacopo Pontormo
olio su tela, cm. 43 x 31, anno 1535
Galleria degli Uffizi, Firenze

“Lettura poetica” dell’opera n.7: Del colore delle identità

di Marinella Galletti

Riflessioni sulle identità. Nel passaggio dalla vita all’arte.

In ciò che, se appartenuto all’umanità, ora è dell’arte. E di ciò che, se originato dall’ordine, ora è nel caos. Un rovescio partecipe del “Tutto”.

Del colore dell’interiorità, dei corpi e dello sfondo. Continua a leggere→

Walt Whitman

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da Walt Whitman, Foglie d’erba, Ed. Demetra,  traduzione di Alessandro Quattrone, 1997

*
COME, said my soul,
Such versed for my Body let us write (for we are one),
That should I after death invisibly return,
Or, long, long hence, in other spheres,
There to some group of mates the chant resuming,
(Tallying Earth’s soil, trees, winds, tumultuous waves,)
Ever with pleas’d smile I may keep on,
Ever and ever yet the verses owning – as, first,
I here and now, Signing for Soul and Body, set to them my
name.

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Gli scrittori e il potere

Milan Kundera e l’ arte del disimpegno
di Eugenio Scalfari
Repubblica , 14 aprile 2009

Commentando su Repubblica del 31-03-2009 il nuovo libro di Milan Kundera dal titolo Un incontro (Adelphi), Marc Fumaroli ha scritto che per Kundera «la grande insurrezione del modernismo è eterna e universale. E’ fatta di fedeltà creativa ai classici delle arti europee – Rabelais, Cervantes, Sterne, Diderot, Velázquez, Beethoven, Chopin – e al tempo stesso della ricerca esigente d’ una forma nuova, capace di svelare la verità umana dove meno lo si aspetta». Queste righe finali della recensione colgono con precisione il senso dell’ Incontro, un insieme di brevi interventi dedicati a scrittori, musicisti, pittori, ma romanzieri soprattutto perché il romanzo è l’ oggetto del desiderio di Kundera, che offrono al lettore dei veri e propri colpi di luci su autori e opere della modernità delineando con rigore una poetica che è la poetica di Kundera, da lui stesso definita “modernista”. Conosco da tempo Fumaroli, scrittore e accademico di Francia, conservatore di rara arguzia e finezza. Continua a leggere→

I racconti dell’età del jazz 2 / Sguardi

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di Sergio Pasquandrea

“No him, no me”
(Dizzy Gillespie, parlando di Louis Armstrong)

Il jazz vive di antitesi.
Colto, ma di origine popolare; improvvisato, ma anche scritto; nero, ma anche bianco; sofisticato fino allo stremo, ma viscerale quanto nessun’altra musica.
Ma forse l’antitesi fondamentale è quella fra tradizione e innovazione. Si dice spesso che il jazz ha fatto in cent’anni il cammino che la musica classica ha fatto in cinquecento: la frase è vera solo in parte, però di sicuro esprime bene la tumultuosa evoluzione di questa musica, che ha cambiato faccia almeno una volta per ogni decennio
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Certi giorni sono peggiori di altri giorni

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Piccola cronaca di un’amicizia mancata

Ho una memoria guasta, sbagliata. Chi a suo tempo si è occupato di confezionare la scatola nera del mio cervello deve aver dimenticato – per noia, per distrazione, o addirittura (ma è solo un malizioso sospetto) per scherzo, qualche passaggio essenziale, qualche rotella indispensabile perché il meccanismo funzionasse a dovere. Il risultato ultimo ha qualcosa di grottesco, che si presta con prepotenza alla materializzazione di lacune più o meno insormontabili contro le quali affronto ogni giorno battaglie irreali, faticose, ai limiti del ridicolo. Per scongiurare il rischio di inciampare in pericolose gaffes, ritardi maldestri, e imperdonabili equivoci posso solo fare affidamento su appunti, note a margine dell’agendina, soprattutto su un intricato sistema di simbologie laterali selezionate di volta in volta cui spetta il recupero dei momenti degni di essere rievocati per un motivo o per un altro. Non troppo menomata sul breve periodo, la mia facoltà di imprigionare dettagli a lungo raggio si fa via via più debole, inconsistente, e obbedisce a leggi tutte sue, completamente svincolate da logiche razionali. Continua a leggere→

STORIA CONTEMPORANEA n.3: L’INCERTEZZA DELLE ATTESE, LA SICUREZZA DELLA SCRITTURA. “Mater certa” di Giuseppe Favati

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P.)

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di Giuseppe Panella

3. L’incertezza delle attese, le sicurezze della scrittura. Giuseppe Favati, Mater certa, Firenze, Il Ponte Editore, 2007

«Ecco ora il racconto dell’avventura che aveva determinata la situazione rispettiva nella quale sono venuti a trovarsi i personaggi di questa scena…»

(Honoré de Balzac, La duchessa di Langeais)

1. Figli e ideologie

Giuseppe Favati non demorde ancora. Dopo un primo romanzo tutto sommato classificabile come tradizionale ma con vistose e vigorose innovazioni linguistico-metanarrative (Villandorme e Cartacanta, Firenze, Il Ponte Editore, 2002) e un attraversamento trasversale e “filosofico” degno del Diderot dei Gioielli indiscreti di quel che resta della sessualità post-moderna (Per esempio, con la coda dell’occhio, San Cesario di Lecce, Manni, 2005), ecco qui un terzo romanzo (Mater certa, Firenze, Il Ponte, 2007) ancora più deciso individuato da una scrittura che pigia sempre di più sul pedale della frantumazione e della moltiplicazione delle voci e delle possibilità ancora rimaste alla scrittura romanzesca. Continua a leggere→

Il brusio della lingua

di Antonio Sparzani

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Parecchi lustri fa mi sono nutrito per vari lustri di fantascienza che chiamerei ‘classica’, oggi mi pare scarsamente amata. In uno dei romanzi del ciclo della Fondazione di Isaac Asimov, L’altra faccia della spirale, si parla della Seconda Fondazione e si descrive il funzionamento del Consiglio di questa Seconda Fondazione. Citando a memoria ormai lontana, direi che Asimov descrive il funzionamento di quel Consiglio come una specie di brusio apparentemente incomprensibile. Occorre sapere che tutti i Consiglieri avevano ‘poteri mentali’
Molti anni dopo, cioè di recente, ho letto, e riletto, Il brusio della lingua, un saggio di Roland Barthes, che mi ha irresistibilmente fatto riaffiorare il lontano ricordo. Ma a parte l’occasione, questo breve saggio – che dà il nome alla raccolta con lo stesso nome, pubblicata da Einaudi nel 1988 – mi piace talmente che non resisto all’idea di condividerlo con i frequentatori de La poesia e lo spirito. Mi scuso con quelli che l’avranno già letto e riletto. Eccolo qua:

“La parola è irreversibile, questa è la sua fatalità. Ciò che è stato detto non può più essere modificato, se non aumentandolo: correggere vuol dire qui, stranamente, aggiungere. Parlando non posso mai cancellare, sopprimere, annullare; tutto quel che posso fare è dire «annullo, cancello, rettifico» – insomma, ancora parlare. Chiamerò «balbettio» tale singolarissimo annullamento per via di aggiunte. Continua a leggere→

A cosa serve la poesia?

Quanto è facile, penso ogni volta che vado a sentire una conferenza, parlare a un pubblico adulto, almeno apparentemente attento, di letteratura e quanto invece è difficile affrontare lo stesso tema, in senso non strettamente scolastico, in una classe: lottando contro il rumore, l’indifferenza, la distrazione e perfino l’aperta ostilità. Trasmettere la propria passione, ciò che tiene insieme i fili del proprio io interiore, in un contesto che contraddice tutto ciò che non è strettamente utile.

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Francesco FORLANI, “Autoreverse”. Recensione di Pasquale VITAGLIANO

Moby Dick e la vita. Chiamatemi Angelo. Angelo Cocchinone, di Casapulla, anzi di Casagiove, portiere di notte. L’Hotel Roma è una nave, il Pequod alla ricerca del mistero della balena bianca. Angelo lavora a Torino, ma è laureato in lettere. Lui è esperto di storie, così come Ismaele era esperto di cetacei, da quelli più comuni, a quelli più rari e leggendari. Mi domando se sia un caso che Cesare Pavese amasse la letteratura americana, che si deve a questa sua passione, coltivata meticolosamente nell’officina dell’Einaudi, se il capolavoro di Melville venne portato in Italia? Certo questa suggestione che sale dalla lettura delle pagine di Autoreverse trascina come un’onda marina. Le notti dei portieri d’albergo sono notti marine. Scrutano le anime dei viaggiatori come in cielo si inseguono le stelle alla ricerca della rotta polare. Continua a leggere→

Franco Romanò, L’epoca e i giorni

Sabato 18 aprile 2009 alle ore 18.00 l’Associazione culturale per la formazione e la ricerca (Via Antonello Da Messina, 8, Roma) ospita la presentazione della raccolta poetica L’epoca e i giorni (Viennepierre 2008) di Franco Romanò. Interventi critici di Marcello Carlino, docente di Letteratura italiana alla Sapienza, e di Fabio Pierangeli, docente di Storia del teatro a Tor Vegata. Letture di Mimmo Valente.

Da L’epoca e i giorni, Viennepierre edizioni 2008

Sezione prima: Viatico

Le chiatte che sul Reno e la Mosella
scivolano lente e piatte, sembrano
dire fermati, non andare in fretta,
segui con noi la corrente del fiume
che lente ci porta alla nostra meta:
d’ogni legno conosciamo il peso
come un tempo i cavalli ogni pietra. Continua a leggere→

Marino Magliani, “La tana degli Alberibelli”

Recensione di Alberto Pezzini

Marino Magliani, “La tana degli Alberibelli” – ed. Longanesi, 2009 – pagg. 329 – euro 18,00

Parlare, o scrivere di Marino Magliani, è semplice. Uomo è di alba, o di tramonto, ma anche di sera. E’ un uomo complicato. Perché nella sua estrema semplicità possiede cento anime. Tutte chiare, sbozzate alla luce del mare, senza complicazioni. Ha fatto di tutto nella vita. Quello che non smette di fare, è lo scrittore. Oggi molte persone scrivono. Più di quanti non leggano. E’ un refrain assurdo ma vero. Continua a leggere→

Tutta colpa di Nietzsche? di Franco Volpi

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E’ morto il filosofo Franco Volpi, docente di Storia della filosofia contemporanea all’Università di Padova. Volpi era uscito il pomeriggio del 13 aprile per un giro in bicicletta e a San Germano dei Berici (Vicenza) ad un incrocio si e’ scontrato con un’auto. Il professore ha battuto la testa sull’ asfalto riportando un gravissimo trauma cranico.
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Desktop art

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Desktop art, una rivolta a colori
contro l’anonimato dell’era digitale

di Umberto Eco

Ci sono delle cose che io non faccio e tuttavia ne riconosco l’impatto e il significato sociale. Per esempio non uso il telefonino, se non per chiamare i taxi se sono in giro, e per il resto lo lascio spento perché il fine primario della mia vita è non ricevere mai messaggi da tutta quella gente che c’è qui intorno, e possibilmente non inviarne, se non via Repubblica. Eppure capisco come questo strumento stia cambiando la vita di molte persone, e in certi rari casi persino in senso positivo.

Non seguo abitualmente le partite di calcio se non una volta all’anno. Quando non esisteva neppure il telefonino, un cronista ha tentato di disturbarmi mentre ne guardavo una con mio figlio quattordicenne, e il ragazzo ha risposto mirabilmente “papà non può venire al telefono eprché sta ascoltando Brahms”. L’episodio ha fatto il giro delle redazioni sportive e da allora sono stato lasciato in pace durante le partite di cui una volta ogni scomparsa di presule uso compiacermi se sono giocate bene. Continua a leggere→

Storie del personale viaggiante:la vicevita.

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Valerio Magrelli “La vicevita”, Laterza, 2009, pag.104, euro 9,00.

Con questo suo “La vicevita”, nell’ottima collana “Contromano” della Laterza, Valerio Magrelli alla sua seconda felice incursione nel campo della prosa dopo “Nel condominio di carne” ( Einaudi 2003), più che sui treni ha scritto un libro su quelli che, volentieri o a malincuore, li abitano e li affollano. Poiché le storie su viaggi e corpi sono i due nuclei attorno a cui si struttura quest’opera, si può affermare che questo è un libro sul ‘personale viaggiante’, riciclando così una grigia espressione burocratizia che, un tempo, concerneva solo quelli che esplicavano la propria attività professionale su treni e vagoni. Continua a leggere→