Archivio mensile:Aprile 2009

“Buen vivir meridiano” di Antonino Contiliano

ventomeriggio2 accumulazione

di Antonino Contiliano

Pensiero meridiano vuol dire fondamentalmente questo.
Restituire al Sud l’antica dignità di soggetto di pensiero,
interrompere una lunga sequenza in cui è stato pensato da altri..
F. Cassano

Il 2008 licenzia due libri che, in certo qual mondo, si completano. Parlano del Sud, dei rivolgimenti provocati dal neo-liberismo capitalistico e della riconversione postfordista della sua macchina economico-sociale, e ciò senza intaccare la norma del valore di scambio come legge immutabile dell’economia mondiale, sì che l’accumulazione e il profitto risultano ancora legati alla creazione di sacche di povertà, disoccupazione, conflitti di classe e guerre sempre più estese e “terroristiche”.

E, in questo contesto, alcune costanti, quale l’appropriazione del “sapere sociale” o del general intellect, soprattutto nell’attualizzazione del mercato mondiale, come aveva previsto Marx, continuano ad alimentare, unico combustibile, i cambiamenti come incremento di automazione tecnologica sofisticata e deterritorializzata per sottrarsi alla creatività “operaia”, al suo conflitto di classe e assoggettarla, così come tende, egualmente, a neutralizzare ogni singolarità soggettiva umana e sociale al Sud come al Nord del mondo.

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Yoga e preghiera cristiana

Introduzione

di Marco Guzzi

Il bisogno crescente di una nuova vita spirituale

Se mi si chiedesse di che cosa abbia maggiormente bisogno l’uomo di oggi, direi subito di una nuova vita interiore. Oggi più che mai, con la velocità e le potenzialità crescenti delle comunicazioni telematiche, diventa indispensabile conquistare spazi di silenzio e di pace, un baricentro spirituale. Stiamo favorendo la crescita di esseri umani tecnicamente molto dotati, ma emotivamente immaturi, psichicamente labili, e spiritualmente atrofizzati. I nostri ragazzi a tredici anni già costruiscono il loro blog e scaricano i loro video su You-Tube, ma la loro capacità di concentrarsi su un libro descresce e le loro menti sembrano muoversi alla velocità dei links e riprodurre così dentro di sé la stessa frammentarietà del linguaggio di Internet.
Depressione, disagio, e angoscia ne derivano ineluttabilmente. Continua a leggere→

Paul Muldoon

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da Poesie, Luca Guerneri cur., Mondadori, lo Specchio, 2008.

da New Weather

Wind and Tree

In the way that the most of the wind
Happens where there are trees,

Most of the world is centred
About ourselves.

Often where the wind has gathered
The trees together.

One tree will take
Another in her arms and hold.

Their branches that are grinding
Madly together,

Is no real fire.
They are breaking each other.

Often I think I should be like
The single tree, going nowhere,

Since my own arm could not and would not
Break the other. Yet by my broken bones

I tell new weather. Continua a leggere→

E poi, di Patrizia Perlingieri

terremoto

E poi capita che arrivi un terremoto. Tu sei qui, mezza famiglia è lì. Tuo padre che non può fare le scale, men che meno nell’abbandono precipitoso di quella che potrebbe diventare la loro tomba da vivi.

I cronisti intanto continuano a confondere Chieti con Rieti. Il lato buono di questa cosa, se vogliamo, fa un po’ schifo.

E poi spunta il sole. La diretta del giorno dopo dev’essere la più difficile. I cronisti si aggirano per le strade attonite. Quello della tv regionale alla fine intervista un giornalista israeliano. Mi suona stonato il fatto che si chieda ad un giornalista straniero qualcosa, qualsiasi cosa, riguardante ciò che è accaduto qui. Dovrebbe essere il contrario. Mentre cerco di decifrare il suo inglese non di madre lingua, facile da capire per chi non conosce bene l’inglese, sento le critiche: niente uniformi, disorganizzazione, lentezza. Il giornalista della tv regionale evidentemente conosce l’inglese meno di me. Ha tradotto letteralmente la parola terremoto, earthquake, e poi ha detto che il collega si augura di ritrovare vivi gli studenti israeliani che erano qui. Continua a leggere→

Il Cavaliere, di Ted Hughes

 

Ha conquistato. Ha abbandonato tutto.

Ora s’inginocchia. Sta offrendo la sua vittoria

E slacciando l’acciaio.

Davanti a lui ci sono le comuni pietre selvagge della terra –

Il primo ed ultimo altare

Su cui depone il suo bottino.

E ciò è giusto. Egli ha conquistato nel nome della terra.

Affidando questi trofei

Alla piccola pazzia delle radici, alla stasi minerale

Ed alla pioggia.

Un grido soprannaturale sale. Continua a leggere→

La preghiera del mondo. Le radici del rapporto mistico tra il fedele e il Signore

et-resurrexit

L’eterno bisogno di rivolgersi a Dio

di Pietro Citati

Qualche giorno fa, uno dei maggiori editori italiani mi ha detto che gli unici libri che oggi, in Italia, abbiano un pubblico sicuro, sono quelli di argomento religioso. Mi duole moltissimo che proprio ora si concluda, col numero 96, la collana: Basilio di Cesarea, Frate Ivo, Anastasio Sinaita, Riccardo di san Vittore, Pietro il Venerabile, Efrem il Siro, Simone Studita, Macario l’Egiziano, Aelredo di Rievaulx, Teodoro di Mopsuestia, Baldovino di Ford, Sergio di Reshayna: testi di trentadue o quaranta pagine, a buon prezzo, ben tradotti e con prefazioni scrupolose, usciti dalla laboriosa officina della comunità di Bose. Tra gli ultimissimi vorrei ricordare Nella Scrittura è il regno dei cieli di Nilo di Ancira: un monaco di Ankara, vissuto tra il quarto e il quinto secolo discepoli di Giovanni Crisostomo. Aggiungo uno dei più grandi scrittori cristiani, Isacco di Ninive, nato nell’attuale Qatar, e vescovo di Ninive (in Iraq) verso la fine del settimo secolo. Continua a leggere→

Qual è colui che sognando vede

paradiso

“Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate. Continua a leggere→

“Di sotto”

di Roberto Saporito

La finestra è all’ultimo piano di un alto palazzo, che dagli stilemi architettonici si direbbe della fine dell’ottocento, qualcosa come una sorta di pre-liberty, e la finestra è una delle due di un’ampia stanza dal soffitto alto praticamente quadrata arredata con mobili antichi del settecento, consunti tappeti persiani, polverosi quadri ad olio raffiguranti paesaggi campestri molto verdi e marroni e grigi alle pareti. La stanza ha due finestre ma non ha porte. Una delle due finestre è aperta e una lunghissima scala la collega con la strada sottostante, e questa scala è l’unico modo per entrare e uscire da questa stanza, sembra. Mi avvicino alla finestra, guardo i pioli della scala dall’aria poco solida, mi sporgo, molto poco, per guardare di sotto, ma “di sotto” è molto lontano da dove sono io, “di sotto” mi fa fare un immediato balzo indietro terrorizzato da un terribile conato di vertigine. Ricontrollo la stanza ma non ci sono porte, neanche nascoste, neanche segrete, ma allora come ci sono arrivato io qui che soffro di vertigini, che non potrei mai salire quella scala così alta, ma ancora di più non potrei mai “scendere” da quella scala, e che quindi mai l’avrei salita. Mai. Continua a leggere→

Perché leggere i classici

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E’ classico ciò che tende a relegare l’attualità a rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.
E’ classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.

Resta il fatto che leggere i classici sembra in contraddizione col nostro ritmo di vita, che non conosce i tempi lunghi, il respiro, l’otium umanistico; e anche in contraddizione con l’eclettismo della nostra cultura che non saprebbe mai redigere un catalogo della classicità che fa al caso nostro. Continua a leggere→

Giampiero Neri

neri

da Paesaggi inospiti, Lo specchio, Mondadori

I

Di questi boschi in partibus infidelium
è abbastanza comune la poiana,
dove qualche spuntone di roccia
e mozziconi di sassi
che si alzano da terra qua e là
offrono asilo e protezione

Volano in ampi cerchi
di un volo silenzioso
indisturbate dagli abitanti del luogo
che usano dividere le specie
in commestibili o non commestibili
e se commestibili
le perseguitano con ogni mezzo,
se no le ignorano completamente. Continua a leggere→

“Lettura poetica” dell’opera n.6:”La caduta” di Marinella Galletti

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Adamo ed Eva  (1780-90 circa)
di Johan Heinrich Fussli
Riverdale-on-Hudson,
Moss Stanley Collection

“Lettura poetica” dell’opera n.6: La caduta.

di Marinella Galletti

Oltre la dimensione del racconto, non è spiegato il fatto, l’agire dei soggetti che hanno sfidato leggi primigenie cosmiche.

Rapidamente, una coltre notturna cala sulla percezione sensoriale di Eva e vi è la sua caduta. Continua a leggere→

Osip Mandel’stam

osip

da Cinquanta poesie, Remo Faccani cur., Einaudi

*

Un tonfo cauto e sordo – un frutto
dal ramo s’è staccato via –
tra l’incessante melodia
del bosco silenzioso, muto…

1908

*

M’è dato un corpo – che ne farò io
di questo dono così unico e mio?

Sommessa gioia di respirare, esistere:
a chi ne debbo essere grato? Ditemi.

Io sono il giardiniere, e sono fiore;
nel mondo-carcere io non languo solo.

Già sui vetri dell’eternità è posato
il mio respiro, il caldo del mio fiato.

L’impronta lasceranno di un disegno,
e più non si saprà che mi appartiene.

Scoli via la fanghiglia dell’istante:
rimarrà il caro disegno intatto.

1909 Continua a leggere→

L’orologio di Josè Saramago

omegadal blog Quaderno di Saramago traduzione autorizzata del blog di José Saramago a cura di Massimo Lafronza

Uno dei miei più recenti amici mi ha appena regalato un orologio. Non uno qualsiasi, ma un Omega. Mi aveva promesso che avrebbe smosso cielo e terra per trovarlo, e ha mantenuto la parola. Continua a leggere→

STORIA CONTEMPORANEA n.2: Dio e i volontari. “Acasadidio” di Giorgio Morale

copertina_acasadidioNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P.)

di Giuseppe Panella

2. Dio e i volontari. Giorgio Morale, Acasadidio, San Cesario di Lecce, Piero Manni, 2009

Non è un romanzo tenero e sentimentale, questo di Giorgio Morale, bensì duro come un martello e incalzante come il respiro affannato di chi teme di perdere il treno. E’ lucido e spesso cattivo (ma con incursioni continue in un mondo parallelo di sofferta solidarietà e pura passione) come deve esserlo un libro che fin da subito si pone sotto l’egida di un romanzo feroce come Le anime morte di Nikolaj Vasil’evi? Gogol’. Il suo esergo, infatti, recita distintamente: Continua a leggere→

Stabat mater di Tiziano Scarpa

wuzbb2Tiziano Scarpa, Stabat mater, Einaudi, pag.143, euro 17,00.

Si sa: quelle che pensiamo siano semplici e mere coincidenze si rivelano spesso come premonizioni e segni che la vita s’incaricherà di spiegarci, in maniera più o meno plausibile. Non certo casuale appare, da questo punto di vista, la singolare unità di luogo- l’antico orfanotrofio della Pietà a Venezia- attorno a cui si concentra, quasi per intero, la storia narrata in questo sorprendente ultimo libro di Tiziano Scarpa. Continua a leggere→