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da qui

E sebbene fosse breve e modesto e niente
cui affidarsi molto a lungo, lo ricordo,
come se venuto da dentro, una della scene
che la mente sa allestire, notte dopo notte, solo
per lasciarsela lontano, veloce e senza avviso. Un tramonto
immenso sommerse la valle e arse le finestre cittadine
che davano a ponente. Le strade si screziarono di fiumi,
e alberi, cespugli e nuvole travolti dalla piena,
e niente tralasciato, né il divano ove stavamo,
né il tappeto, né gli amici, che ammiravano lo spazio.
Tutto affondava in quel fuoco dorato. Poi Filippo
appoggiò il bicchiere e disse: “Questa mano è solo una
di un’infinita serie di mani, pensate.” Continua a leggere

da Lettere dal carcere a Munevvér
prigione di Bursa (Anatolia)
1945
” Addormentarsi adesso
svegliarsi tra cento anni, amor mio… ”
“no,
non sono un disertore.
Del resto, il mio secolo non mi fa paura
il mio secolo pieno di miserie e di scandali
il mio secolo coraggioso grande ed eroico.
Non ho mai rimpianto d’esser venuto al mondo troppo presto
sono del ventesimo secolo e ne son fiero.
Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,
e battermi per un mondo nuovo…”
“No,
prima e malgrado tutto.
il mio secolo che muore e rinasce
il mio secolo
i cui ultimi giorni saranno belli
la mia terribile notte lacerata dai gridi dell’alba
il mio secolo splenderà di sole, amor mio
come i tuoi occhi…” Continua a leggere

di Nadia Agustoni
Mr. Ferlinghetti non sapevo che eri il poeta laureato della città di San Francisco, la tua città. E che il Los Angeles Times ti attaccò perché eri il poeta laureato di una città che ha il record di senzatetto o lo aveva, ma credo lo abbia ancora e penso negli ultimi tempi senta la concorrenza di tutte le città americane, del nord e del sud e di quelle sulla costa occidentale e orientale su fino a Seattle, fino al Canada. Ci sono le foto di tendopoli sui giornali, Mr. Ferlinghetti, con dentro i bianchi, biondi e chiari come il grano, come i campi di grano del midwest, della bible belt, dove i pastori di chiese protestanti incitano all’odio e dicono “uccidi un gay” perché altrimenti, prima o poi c’è Sodoma e Gomorra e la nazione ti diventa come a Hollywood con tanti peccati e i peccatori impuniti. Continua a leggere
Compie cento anni. Un secolo. Esile, leggera come una nuvola, ma con la mente tutt’altro che persa nel blu.
Ha i capelli bianchi e la pelle di carta velina. Somiglia un po’ alla nonna di Titti il canarino, ma molto più magra ed elegante. E a pensarci bene, non porta mai neanche gli occhiali. Possibile che non ne abbia bisogno? Continua a leggere

Guadagnare con un post online
di Alberto Flores D’Arcais
Che negli ultimi due-tre anni ci fosse stato il boom era risaputo, ma che in America la categoria di chi si guadagna da vivere “postando” online fosse più numerosa dei programmatori di computer, dei pompieri o dei baristi (tanto per citare molto diversi tra loro) e alla pari con gli avvocati – anche se questi ultimi guadagnano sicuramente di più – nessuno lo immaginava.
Lo ha scoperto il Wall Street Journal che in un articolo (sul sito online) – mettendo insieme gli studi, le analisi e le statistiche disponibili – è arrivato al sorprendente risultato. Tra gli oltre 20 milioni di blogger presi in esame in America (tutti quelli che lo fanno per passione, per informare, per gioco o per qualsiasi altro motivo) ce ne sono 1,7 milioni che ci guadagnano sopra. E per 452mila di costoro quei soldi sono la prima fonte di stipendio. Continua a leggere

di Loris Pattuelli
Sta per uscire Together through life di Bob Dylan, un disco molto bello e anche molto diverso da Modern times. Una vita insieme, dice il titolo in copertina; una vita insieme, dice la foto degli innamorati che si baciano sul sedile della machina; una vita insieme, e le canzoni dell’anno scorso contenevano un po’ di tutto, mentre quelle di quest’anno sembrano fatte quasi di niente.
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Più che essere un cattivo scacchista, semplicemente non era uno scacchista vero.
Invece di guardare la scacchiera, teneva lo sguardo ostinatamente puntato verso l’alto, a tentar di scrutare, ma la sua vista non era da tanto, partite che si svolgevano altrove, delle quali le presenti e terrene per lui non erano che le tardive e pallide repliche.
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di Domenico Lombardini
Non ho tempo neanche per nettarmi il culo, oberato, come sono, del lavoro di un altro… certo, devo essergli grato per il posto, in aeternum: grazie Signore feudatario! D’altronde e comunque devo metterci il nome, l’ultimo, su ogni lavoro scientifico che pubblicherò da qui in poi… sine die… in continuo vassallaggio intellettuale, e pratico, la corvée… schiattasse pure, lo stesso avrebbe il nome, postumo anche… In questo lavoro non importa il messaggio, portare avanti un pensiero suffragato dai “fatti”… merda sono i “fatti”! – l’importante è l’assertore, la sua veste cattedratica, nel caso, o la sicumera con cui parla… anzi, direi proprio questa, la sfacciataggine con cui vomita addosso agli altri, suoi pari o no, il proprio simulacrale ego ipertrofico schifoso, malcelato opportunamente dall’amore per i “fatti”, l’evidenza scientifica… merda! Lo scienziato è un prete bello e sputato, ecco cos’è! Continua a leggere

Il 5% della popolazione adulta in età di lavoro (16-65 anni) versa in una condizione di totale analfabetismo, il 33% è da definirsi semianalfabeta, un ulteriore 33% è a rischio di ripiombare in tale condizione, solo un po’ meno del 20% mostra di possedere ‘gli strumenti minimi indispensabili per orientarsi in una società contemporanea’. L’analfabetismo è funzionale al controllo delle masse.
Programmare al triennio superiore con Todorov
di Lucia Olini
“Quando mi chiedo perché amo la letteratura, mi viene spontaneo rispondere: perché mi aiuta a vivere… la letteratura amplia il nostro universo, ci stimola a immaginare altri modi di concepirlo Continua a leggere

“E ora che abbiamo perso, ci vuole Gramsci”. No, non sono le parole del compagno Paolo Ferrero dal palco del congresso nazionale di Rifondazione comunista, né si tratta di un intervento di Fausto Bertinotti dalle pagine di “Liberazione” a seguito della disfatta elettorale del 13 e 14 aprile 2008.
A scrivere che “ci vuole Gramsci, cioè che è necessario un progetto gramsciano anche nel centrodestra” è Angelo Crespi, attuale consigliere del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi, già docente di “Storia del giornalismo” presso l’Università Cattolica di Milano e collaboratore dei quotidiani “Il Giornale” e “Il Foglio”. Continua a leggere

di Fulvio Panzeri
È una Liguria, tra tradizione e ombre contemporanee, quella che ci descrive Marino Magliani nei suoi romanzi, una terra alla quale ritorna ogni estate, dopo aver scelto di andare verso il Nord, in Olanda. Un vissuto che vibra in questa sua storia (la quarta che ha scritto) attraverso una tensione morale, che gli permette di innestare all’interno di una terra, apparentemente isolata e sconosciuta, una sorta di centralità che coinvolge anche una dimensione molto più europea. Con il nuovo romanzo dimostra di sapersi muovere con una libertà inconsueta, anche se rimane fedele ai capisaldi della sua narrativa, nell’ambito di una storia che apparentemente si costruisce secondo i criteri di un romanzo «giallo», che mette in scena molti punti oscuri, morti misteriose, un ritorno al passato prossimo, quello della Resistenza, affari poco chiari, a scapito della tutela del paesaggio. Continua a leggere
di Daniele Muriano
Obama assolve la CIA per le torture ai prigionieri nelle zone di guerra al terrorismo – suolo americano compreso – donne e uomini svegliati bruscamente nel cuore della notte più e più volte, fino all’alba, come ai tempi del Reich, messi con la testa sott’acqua, al freddo, a rabbrividire fino alla morte, o quasi – non è chiaro quanti di questi “prigionieri di guerra” siano morti a tutti gli effetti e non soltanto nella loro dignità, in seguito agli “interrogatori”. Continua a leggere
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P.)
4. Tutta colpa degli sms. Damiano Mazzotti, Uomini e amori, gioie e dolori, Empoli (FI), Ibiskos Editrice Ricolo, 2008
Ovvero (come recita il sottotitolo di questo libro): Teleracconti, Teleseduzioni e Teleriflessioni : le nuove vite dell’Amore e della Libertà (tutto con la lettera maiuscola). Continua a leggere

di Filippo Loro
Illustrazione di Elena Miele
La cucina dei mangiatori di colla sembra una camera operatoria. Risplende di mattonelle candide e di teli verdi; profuma di anestetico alla cannella.
Le finestre schermate permettono alla formidabile luce alogena di suggerire la giusta inclinazione dei bisturi. O dei coltelli, che corrono sul legno consumato, sformato a forza di supportare la carneficina, fra i colpi del batticarne e i sussulti del segaccio. Continua a leggere
di Alfio Squillaci
Non ho statistiche a disposizione ma tiro a indovinare che metà della produzione romanzesca di oggi in Italia è basata su intrecci di risoluzione: gialli, thriller, detective stories, noir che dir si voglia.
In Italia fino a pochi decenni fa siamo stati refrattari a questo genere di procedimento narrativo per la ragione che la nostra letteratura è stata sempre “exclusive” (Arbasino dixit) ossia “alto di gamma”, preziosa, ricercata, mandarinesca, destinata agli happy fews; di fatto priva, almeno fino agli anni ’60 del secolo scorso, di un pubblico di massa, cui rivolgersi anche con una letteratura di genere. Ma c’è stato anche un impedimento, diciamo così, “antropologico” alla diffusione del giallo. Il poliziesco si basa su una preoccupazione protestante: assicurare alla giustizia di un Dio veterotestamentario il colpevole, mentre nel nostro Paese cattolico e indulgente c’è sempre stata una complicità antropologica col reo, col “Caino che nessuno deve osare toccare”, figurarsi a metterlo al centro di una caccia, foss’anche narrativa. Continua a leggere

di Helena Janeczek
Forse l’ho saputo da lei per prima, ma la cosa è tanto anomala che non ricordo bene. Devo aver rimesso tutto nell’ordine consueto: c’è il comune amico che mi parla del suo medico di fiducia alternativo dal quale era andata avendo scoperto un po’ di sangue nelle feci e questo le aveva prescritto infusioni, dieta, creme o gocce omeopatiche per curare con pazienza un problema emorroidale.
Così, capisci, è passato quasi un anno prima che lei sia stata male quel tanto che bastava perché si rivolgesse a un ospedale.
Aveva il sangue nelle feci e questo non pensa di mandarla a fare un esame, le emorroidi, le tisane, capirai. Continua a leggere