Archivio mensile:Aprile 2011

Due falene

Quando ce la vediamo sbucare davanti ha da poco finito di piovere.
Lui mi sta ancora raccontando di sua moglie, e di quello che succede a un matrimonio dopo nemmeno due anni di vita. La morte che comincia a entrare dentro le cose, a fari semispenti e motore al minimo, e più scende in profondità più buio si lascia alle spalle.
Io non ho smesso di fissare l’auto dal momento in cui ha imboccato la nostra strada. Lui parla, io guardo. Ma so che anche lui l’ha notata e la sta tenendo d’occhio.
Questa cosa del matrimonio l’ho già sentita talmente tante volte da non aver bisogno di ascoltare, per sapere dove andremo a concludere. Continua a leggere

Vivalascuola. E’ sufficiente un professore – uno solo! – per salvarci da noi stessi e farci dimenticare tutti gli altri

Tutti quanti, ogni mattina, allo squillare della campanella, dopo aver varcato la soglia della loro scuola, si tolgono il soprabito e il loro bagaglio di idee, giudizi, pregiudizi, gusti e disgusti, ed entrano in classe armati solo del loro registro e della loro preparazione, per “accendere un fuoco” nei loro ragazzi, come diceva Yeats, e aiutarli a conseguire “virtude e canoscenza“. Diversamente, non sarebbero insegnanti, sarebbero degli agit-prop. Ci saranno anche delle pecore nere e delle pecore rosse, ma la stragrande maggioranza è così. (Francesco Anfossi)

Il quaderno delle prove giovanili
di Donato Salzarulo

inculcare [in-cul-cà-re] v.tr. (inculco, inculchi ecc.) [sogg-v-arg-prep.arg]. Imprimere profondamente, con insistenza, qlco. nell’animo o nella mente di qlcu.: i. il senso del dovere nei figli

Rimarrà sempre un segno. Non si trascorrono inutilmente ore ed ore nelle aule scolastiche. Tra una lettura e un esercizio, un’interrogazione e una traduzione, un riassunto e una parafrasi, ad un certo punto, succede qualcosa. Può succedere qualcosa. Continua a leggere

INTERVISTA A FRANCESCO DALESSANDRO (di Carmelo Pinto) (prima parte)

Testo introduttivo di Marino Magliani. Intervista di Carmelo Pinto.

Francesco Dalessandro è nato a Cagnano Amiterno (AQ) nel 1948; dal 1958 vive a Roma. Ha pubblicato: I giorni dei santi di ghiaccio (1983), L’osservatorio (1998), Lezioni di respiro (2003), La salvezza (2006), Ore dorate (2008), Aprile degli anni (2010), Gli anni di cenere (2010). È stato uno dei fondatori e redattori (dal 1984 al 1987) della rivista di letteratura “Arsenale”. Ha tradotto testi di Shakespeare, Marvell, Byron, Keats, Barrett Browning, Hopkins; gli americani Stevens e Rexroth; gli spagnoli Alvarez, Chica, Pujante, Gimferrer, Sanchez Rosillo; dal latino, Giovenale, Orazio, Ligdamo e Sulpicia.

Carmelo Pinto, traduttore e studioso di letteratura latinoamericana ha intervistato per La poesia e lo spirito Francesco Dalessandro. Ne è uscita un’intervista importante e lunga. Al sottoscritto, malgrado le interviste a rate non piacciano, l’idea di dividerla in due parti. Grazie. Continua a leggere

Le ore, di Michael Cunningham

di Gloria Gaetano

Ci sono indimenticabili figure di donna che sono rimaste nella memoria di chi le ha conosciute attraverso la lettura, e vengono ricordate con commossa enfasi, quasi si trattasse di parenti strette la cui immagine, ancora, è viva e palpitante. Una di queste è Mrs Dalloway, di cui Michael Cunnigham fa la rappresentazione interiore e comportamentale,come se lui stesso fosse la voce di Virginia Woolf, che narra uno spazio breve di vita della sua creatura letteraria. Continua a leggere

Francesco Dalessandro, Aprile degli anni

di Domenico Vuoto

Non è poesia ciò che non porta in sé e cattura

altra poesia, e ne è infine contaminata.

Anonimo

Parafrasando Mallarmé, potrei dire: Ahimè, la carne è triste, e io non so molto di poesia. Potrei precisare che il mio rapporto con la poesia è immediato (o quasi), affidato al gusto, all’amore per la parola poetica, più che a una conoscenza specifica della poesia – e del fare poesia. La mia, insomma, è una semplice – e sicuramente imperfetta – testimonianza. Continua a leggere

69. Cuore di lettore

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da qui

Teodora e Olivia lottano di nuovo: la prima stringe il collo all’altra e la incalza col braccio destro sulla schiena; la seconda cerca di divincolarsi afferrando l’altra con il braccio sinistro e spingendola forte verso sé. Nel frattempo, discutono su un tema che scatena il conflitto a intervalli regolari: il tipo di pubblico a cui deve rivolgersi l’autore. Continua a leggere

“L’ultima difesa” di Massimo Giannini

LA TRENTOTTESIMA legge ad personam appena varata dalla Camera è l’espediente giuridico per un imputato eccellente, ma anche il ricostituente politico per un centrodestra agonizzante. Rianimato dall’atto di forza imposto al Parlamento, il presidente del Consiglio può rilanciare la fase che gli è più congeniale: quella del berlusconismo “da combattimento”.
Non basta il via libera sulla prescrizione breve che lo può salvare dal processo Mills, ottenuto da un’aula di Montecitorio militarizzata dai capigruppo forzaleghisti e svilita dalla compravendita dei “responsabili”.  Continua a leggere

68. Lentisco

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Cesare comincia a dare segni d’impazienza: non si è accorto, il Cavedagna, di aver lasciato Medardo e Viola dietro il cespuglio di lentisco, dopo che Vangelis gli ha scaricato addosso un caricatore di Beretta? Non potrebbe organizzare gli appunti, in mezzo alla montagna di scartoffie, in modo da controllare i passaggi della trama? Continua a leggere

Ricordo di Alessandro Scansani (1946-2011)

È venuto a mancare Alessandro Scansani, fondatore nel 1988 – assieme a Giuliana Manfredi – dell’apprezzata e coraggiosa casa editrice Diabasis, con sede a Reggio Emilia. Conobbi Alessandro poco più di un anno fa, quando iniziai a collaborare con la casa editrice. Al termine del nostro primo colloquio mi confidò d’essere malato, e subite disse – con un disteso movimento della mano e un aperto sorriso del volto, quasi volesse rassicurare innanzitutto me – che non aveva alcuna intenzione di morire presto. Negli ultimi mesi era sempre più provato dalla crudeltà della malattia e dalle delusioni di una vita politica nazionale impregnata di berlusconismo, volgarità e arroganza. Non ha tuttavia mai cessato di lavorare alla cura dei suoi libri, opponendo cultura di qualità a sotto-cultura. Riporto di seguito una delle sue ultime riflessioni pubbliche, originariamente indirizzata ad amici e soci, lettori e collaboratori delle Edizioni Diabasis. Continua a leggere

La poesia di Chiara Cavagna

di Rosa Salvia

L’intuizione che il poeta persegue, quando mette in moto la nostra immaginazione, è quella di svelarci platonicamente le idee, ossia mostrare con un esempio che cos’è la vita e il mondo. Il primo requisito per fare ciò è avere conoscenza di essi. Tale conoscenza potrà essere più superficiale o più profonda e la poesia lo sarà altrettanto. Continua a leggere

67. Canzone

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Brice Cento è un sorvegliato speciale nel romanzo a cui molti ormai mettono mano: sarà perché dà il titolo al libro, perché nasconde un mistero che nessuno riesce a decifrare, col suo doppio lavoro di manager e scrittore, o perché Cloe, prima di morire, ha colto nel suo sguardo qualcosa a cui forse non ha retto, e per questo si è lanciata nella curva a gomito, sapendo che il Tir sarebbe apparso come il mostro delle favole, frantumando la chiave per comprendere Brice, il romanzo, l’universo intero. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.71: Un maestro che ha letto don Milani. Emanuele Marfisi, “Diario di classe”

Un maestro che ha letto don Milani. Emanuele Marfisi, Diario di classe, Bagnacavallo (RA), Discanti, 2010

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di Giuseppe Panella*

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«Nessuno può sapere cosa ti riserva il destino: puoi nascere in Svezia oppure in Ruanda. Noi, gli alunni della quinta D, eravamo nati a Imola, nel palazzo Rosso del comprensorio residenziale Arcella; una buona via di mezzo tra la Svezia e il Ruanda. Don Walter, che aveva un rapporto privilegiato con il Padreterno, non lo chiamava destino. “E’ il disegno di nostro Signore, solo Lui lo conosce” sentenziava sicuro. Poi, con l’ottimismo che contrassegnava il suo carattere, mi ammoniva: “Devi fare il bravo, così un domani potrai assicurarti un posto in Paradiso”. Nel frattempo il Padreterno mi aveva disegnato un posto nella tribuna più alta del paesone: l’ultimo piano del palazzo Rosso. Nelle giornate migliori, sporgendomi dalla finestra con il mio orsacchiotto Paolo, era un po’ come stare in prima fila in Paradiso. In effetti, da lassù, mi sentivo come nostro Signore: potevo osservare e controllare tutto, senza dover rimettere i peccati e disegnare le vite di nessuno. Possedevo però un invidiabile vantaggio nei confronti di Gesù Cristo: contemplavo il mondo seduto comodamente nel terrazzo della camera e non appeso a una croce, di fianco al Presidente Pertini, sul muro di una classe elementare» (p. 7).

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Utopia (Vittorio Arrigoni)

Forse non tutti apprezzano i confini
che ci hanno abituato a registrare
con dovizia di carte, il favore
di armamenti pronti a sorprendere
chi ha fame, chi non può permettersi di stare
dove dicono gli altri se non c’è – non c’è –
più di che vivere. E’ un buon motivo
per credere in qualcosa che i trattati
non possono trattare. Se il nome di battesimo
non basta, è dovere di chi spera
– non di chi spara e chi separa –
inventare l’Utopia di una guerriglia
che rende bersaglio dei cecchini
israeliani, a cui puoi opporre solo
un tatuaggio, il tuo restiamo umani,
detto nel sangue, prima che venga maggio,
e sia già in volo.

Il Premio Franco Fedeli

ll premio di letteratura poliziesca Franco Fedeli è giunto alla XIV edizione. Domenica 17 aprile sarà proclamato il vincitore fra i tre finalisti: Mauro Baldrati (La città nera, PerdisaPop), Antonio Bloise (Il canto delle sirene, Albatros, Il Filo Editore), Alfredo Colitto (I discepoli del fuoco, Piemme). Questo il programma:

Teatro dell’Abbazia di San Salvatore, zona Piazza Maggiore (Questura Centrale), Bologna:
ore 10,30 dibattito coi finalisti;
ore 13.00 proclamazione del vincitore.

L’evento sarà in diretta su RAI Radio 2 nel programma Tutti i colori del giallo, condotto da Luca Crovi.

1941

di Lucianna Argentino

“Sì, pensavo: viviamo

senza futuro. Questa è la cosa strana:

coi nasi schiacciati contro una porta chiusa”

(Virginia Woolf, gennaio 1941)

°°°

“E’ ora di smettere il monile

d’ambra, di mutare

il lessico, di spegnere

il lampione sulla porta…”

(Marina Cvetaeva, febbraio 1941)

*** Continua a leggere

66. Mal di te

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L’incubo di Cavedagna sono le malattie di amici e conoscenti. Ogni telefonata è un bollettino medico: Gigi soffre di alopecia, non fa che lamentarsi della caduta dei capelli e lo costringe a guardare le chiazze che si aprono qua e là, a osservarle da vicino, a toccarle con mano per rendersi conto della calamità che lo perseguita. Continua a leggere

La passione di Franz

di Marilù Oliva

È da poco uscita “La passione del calcio” (Perdisa Pop, 2011), di Franz Krauspenhaar, poeta, saggista, intellettuale poliedrico e anticonformista, e soprattutto romanziere con diversi libri all’attivo, tra i quali: “Le cose come stanno”, Baldini & Castoldi, 2003, “Cattivo sangue”, Baldini Castoldi Dalai, 2005, Era mio padre, Fazi, 2008).
“La passione del calcio” è un romanzo breve dove la trama è intarsiata dal susseguirsi dei ricordi e degli eventi calcistici che hanno segnato il nostro paese. O, in alternativa, si potrebbe definire un racconto lungo, fatto di reminescenze autobiografiche ma non solo: 154 pagine che scorrono in un baleno e lasciano un po’ di nostalgia anche a quelli che, come me, si disinteressano totalmente all’argomento calcio. Perché questo sport nel libro assurge ad allegoria di una passione che ha accompagnato per mezzo secolo una nazione, i suoi palpiti, le sue cedevolezze, le sue ombre. Tale nazione Krauspenhaar ha descritto attuando un passaggio magico dalla storia alla società al costume, dal globale all’individuale, dal tempo rarefatto e sfuggente all’istante fotografato. E l’ha fatto con la sua scrittura meticolosa e lirica, con la forza prorompente già preannunciata nel titolo.

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Elio Grasso su “China”

Alla vigilia della cerimonia di premiazione del Premio Nazionale di Poesia “Astrolabio 2010“, che si svolgerà sabato 16 aprile 2011 alle ore 17.00 presso l’Aula Magna Storica della Sapienza di Pisa (via Curtatone e Montanara), premio assegnato quest’anno a China di Maria Pia Quintavalla (Effigie edizioni, pp. 120, euro 14,00), siamo lieti di presentare una recensione di Elio Grasso dell’opera.

Il poema che finisce sulla pagina
di Elio Grasso

China è il poema che finisce sulla pagina, nella nostra realtà dopo aver viaggiato in mezzo a molte delle poesie che in questi anni Maria Pia Quintavalla ha lasciato in altri libri. China è la madre irriverente che torna dopo la morte, come a dire che insomma tutto quel fervore filiale non le ha impedito di venire tolta dal mondo. Continua a leggere