BIONDITA’ CAREZZEVOLE
Vorrei cibarmi dei tuoi abbracci
rotabili, mobili; cunei e curve
nelle mie mani prensili ed amabili. Continua a leggere
BIONDITA’ CAREZZEVOLE
Vorrei cibarmi dei tuoi abbracci
rotabili, mobili; cunei e curve
nelle mie mani prensili ed amabili. Continua a leggere
La Fazite è una pandemia contagiosa ed inestirpabile che miete, nel nostro tempo, vittime ad abundantiam, favorita anche dalla sua penetrante invasività che sfrutta sagacemente l’incantatoria persuasività del medium televisivo; la sua proliferazione incontrollabile, sparsa dalla voce chioccia dell’icona con pizzo del common sense, è favorita dal mortifero dilagare di dosi sempre più massicce di filosofia spicciola da generone, di sinossi di saggezza miserabile da coda alle Poste, di rimostranze da patetismo buonsensista alla ‘volemose bbene’. Continua a leggere
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da qui
La solita manfrina delle uova,
colombe imbalsamate nella glassa,
biglietti colorati a sfondo azzurro
e giallo; la pasqua delle gite fuori porta,
forse perché quel giorno l’hanno messo
in croce oltre le mura cittadine
– maledetto da Dio e dalla gente
chi pende dal legno – col biglietto
scritto in varie lingue, perché tutti
potessero sapere quale danno
ordisse al centro del potere. Continua a leggere
Sul concetto di realtà si è detto e scritto di tutto. C’è una sorta di istinto naturale, insito nell’uomo, che spinge a comprenderla a tutti i costi, quasi a voler meglio identificare se stessi rispetto al mondo esterno. Ma la realtà è sfuggente, e forse è davvero inutile provare ad agguantarla, a misurarla. Senza dimenticare che, come sosteneva lo scrittore e filologo irlandese C.S. Lewis, “la realtà, guardata fissamente, è insopportabile”. Certo, bisogna anche considerare il punto di osservazione da cui la si fissa. Vista da troppo vicino rischia di inghiottire lo sguardo dell’osservatore, restituendo un’immagine di se stessa distorta e parziale. Meglio prendere le distanze dalla realtà, allora. In tutti i sensi.
Queste riflessioni nascono dopo aver ammirato i nuovi quadri di Davide La Rocca: noto pittore catanese, classe 1970, oggi residente a Milano.
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da qui
La sabbia è fredda e umida. Affondandovi la mano, Cavedagna prova un senso di sollievo. Per lui la vita sono i libri: rischia sempre di perdere il contatto con la materia del mondo, ben rappresentata dalla roccia erosa, dai granuli minuscoli in equilibrio precario tra consistenze inferiori – limo, argilla – o superiori – blocchi, ciottoli, sassi. Continua a leggere
Da “Il Reportage” numero 6, aprile-giugno 2011 (rivista diretta da Riccardo De Gennaro) (poi ripreso dal sito di Repubblica)
Passeggiata mattutina, inedito in Italia, è un reportage ritrovato negli archivi di Kapu?ci?ski nel 2004 e pubblicato in Polonia nel 2007, due giorni dopo la scomparsa dell’autore. Si tratta di un dattiloscritto di sei pagine, corretto più volte dall’autore, corredato da uno schizzo dei luoghi menzionati nel reportage e da alcune fotografie. Da alcune notazioni contenute nel testo si presume sia stato scritto nel 1995. Il periodo a cui fa riferimento l’autore è quello che intercorre tra la fine del regime comunista e l’ingresso della Polonia nell’Unione Europea (2004), un’epoca ormai conclusa e lontana, in cui erano ancora vivi i ricordi del passato regime e regnavano ancora caos e incertezza. Da qualche anno il percorso della Passeggiata mattutina è ricordato da una lapide celebrativa posta nei luoghi descritti dal grande reporter. Continua a leggere
Diverse voci su un unico Eco. Su Aa. Vv. Umberto Eco. L’uomo che sapeva troppo, a cura di Sandro Montalto, Pisa, ETS, 2007
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di Giuseppe Panella*
Nato per festeggiare Umberto Eco al di là di ogni occasione possibile (sia accademica che personale e persino puramente occasionale), il volume coordinato da Sandro Montalto offre la possibilità di guardare allo scrittore di Alessandria con occhi diversi e più “ingenui” da quelli di chi pratica per mestiere il mondo delle recensioni letterarie o delle ricostruzioni storico-teoriche. Ventitré interventi diffusi sul vastissimo territorio frequentato da Umberto Eco permettono di verificare le sue incursioni nei settori più ampi e più diversi alla luce del comune interesse rivestito dal soggetto della ricostruzione stessa nell’ambito della scrittura come punto di riferimento comune. All’interno del volume si possono trovare testi relativi alla sua opera (i primi sette), due saggi (quelli di Cardini e Isotta semplicemente dedicati a Eco ma non concernenti la sua produzione), altri testi di ricordo o testimonianze o di amicale considerazione per l’uomo e l’opera – sintomatici al riguardo quelli di Giulio Andreotti, di Maurizio Costanzo e di Renzo Paris che in versi ammette di essere dalla parte degli sconfitti, di quelli cioè che l’editoria ha emarginato in nome del “romanzo postmoderno”) e, alla fine, testi “creativi” come riflessioni su Eco studioso di enigmistica, immaginari dialoghi con lui stesso o tra i suoi personaggi e altri ancora di invenzione (Sherlock Holmes e il dottor Watson che si confrontano con Guglielmo di Baskerville e il suo discepolo Adso) e, infine, un anagramma tutto per lui (Truce Boemo ovvero Umberto Eco !).
(da qui)
– E il riferimento a Sotto il vulcano di Lowry, al quale accenna Gianfranco Palmery nella testimonianza che accompagna la riedizione de L’osservatorio?
Ah, sì… c’è anche quello, il riferimento ai dodici capitoli di Sotto il vulcano, uno dei libri che più amo, insieme a Lord Jim di Conrad.
– Dicci qualcosa di più sulla terza parte di Lezioni di respiro, quella sull’infanzia. Perché quel titolo, La sirena-infanzia, per esempio?
L’infanzia è naturalmente poetica, mitica, perché leggendaria, cioè il più delle volte immaginata; ovvero trasfigurata da una memoria imperfetta perciò fantastica. Nel titolo, l’uso del kenning (che è un procedimento sintattico-retorico tipico dell’antica poesia anglosassone) vuole accentuarne il carattere mitico attraverso il legame con un termine, “sirena” (l’infanzia “sirena del tempo”, secondo Rebora), che nel nostro immaginario rappresenta il fascino dell’inganno o del pericolo e della possibile perdita di sé: tornare all’infanzia non significa regredire fino alle radici della persona? Magari per comprenderne le conseguenze future, le sue prospettive… Continua a leggere
di Ezio Tarantino
Forse un po’ se le cerca, Nanni Moretti.
Parlare dei suoi film diventa quasi sempre l’occasione per parlare d’altro. Dei temi che hanno ispirato i suoi film (e fin qui ci possiamo anche stare). Ma poi anche delle infinite, stucchevoli reazioni suscitate dai suoi film, dalle prese di posizione, le polemiche che riempiono le pagine dei giornali e ora pure dei blog. Chiacchiere di cui non si sentirebbe alcuna necessità, che affondano nella polemica d’attualità spesso, molto spesso di bassissimo profilo.
Eppure, alla fine, interessanti per capire in quale stagno nuoti il Paese.
Habemus papam è un film “indimenticabile”. No. “Biasimevole” (e “senza mezze misure”). Il primo aggettivo gliel’lo ha affibbiato Repubblica. Il secondo l’arcivescovo di Matera, Monsignor Salvatore Ligorio. L’aggravante, per Repubblica, è di averlo visto. L’aggravante, per l’arcivescovo di Matera, di non averlo visto.
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[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=l-itiIb-pNs&feature=fvst]
da qui
Alberto lavora al suo romanzo. Come sede, in mancanza del faro, ha scelto un albergo in cui gli sembra di trovare l’atmosfera più opportuna. Si rifugia sempre nell’angolo a sinistra del terrazzo, su una sedia in ferro battuto, davanti a un tavolo coperto da una tovaglia azzurro chiaro. Alla ringhiera sono appese vaschette di gerani, col terriccio fresco e ben drenato; le foglie grandi e tondeggianti gli ricordano l’esplosione della casa in riva al mare, il rosso e il giallo in sfumature infinite, gli occhi di pantera che vede dappertutto. Continua a leggere
Sono un bambino cattivo, spingo
la sedia a rotelle di dio e lo lancio
dal burrone, lo guardo saltare
nel canyon di tutte le pie morti,
salutare la vita, sono il bambino
vecchio delle streghe, mungo
le tette vizze delle vacche stinte
dei quadri di campagna, fatti
da artisti della domenica, stizziti
e stanchi, prima di morire d’incidenti
stradali al ritorno, tra Meda e Viggiù,
l’odore dell’erba nelle mani, ancora
l’odore della colpa, di pelle di minore
chiavata nel fienile. Sono un vecchio
bambino senza ricordi, solo leste
ricognizioni tra nuvole di mosche
tentando di ucciderle, prima di cena,
quando la sera cade come un muro.
[Immagine: FK – Autoritratto da un’estrema lontanznza.]
È pronto, il bambino,
a fare surfing sulle onde della vita,
con incursioni curiose
in un mare di rischi
che non si sa spiegare,
mentre la tavola gialla plana orgogliosa
tra le incaute certezze che la fanno vibrare.
C’è quel destino imberbe ad aspettarlo,
quella schiuma del mare
che gli fruga tra le pieghe del coraggio
e ne rifrange le speranze,
mentre lo sguardo del padre lo rincorre sincero,
battezzandogli la nuca di consigli e richiami.
Sa già rinominare la vita,
quel bambino,
sa darne un senso ai singulti
ed ai fragori
tessendone le trame
con un occhio leggero,
traducendone le impronte
per un linguaggio nuovo,
un film diverso
dove nuotando si cade,
ma ci si può aggrappare
mentre la tavola gialla
se ne rimane lì,
serena
ad aspettare.
Di Simonetta Conti
[Foto di Monica Mazzitelli]
Cancionero per il tempo che passa. Francesca Lo Bue, Non te ne sei mai andato (Nada se ha ido), Roma, Edizioni Progetto Cultura, 2010
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di Giuseppe Panella*
Dalla Lercara Friddi in provincia di Palermo in cui è vissuta degli anni dell’adolescenza all’Argentina dell’Universidad de Cuyo a Mendoza e poi di nuovo a Roma dove tuttora vive, l’itinerario esistenziale di Francesca Lo Bue si incrocia con la sua vocazione poetica:
«Sicilia bellamara, / fiamma pietrificata / Dalla tua aurea falce appuntita / goccia lento il miele del passato» – si legge a p. 11 a mo’ di esergo per l’intera raccolta e unico testo non riportato in versione bilingue a sancirne il carattere di dedica tutta “italiana”. E’ proprio “il miele del passato” che Francesca Lo Bue cerca di distillare, tra disincanto e memoria, vecchie e nuove illusioni e sogni per il futuro prossimo nei suoi versi pieni di un pathos triste come una milonga o il ritorno a una casa che non c’è più. I suoi due prefatori sono concordi nel giudicare la sua esperienza poetica come il congiungimento di due mondi culturali diversi, eppure assai simili gli uni agli altri.
Segnalo l’asta di raccolta fondi a favore del Giappone Col pensiero al Giappone che si terrà mercoledì 20 aprile nella Sala Ferri del Gabinetto Vieusseux:
http://www.vieusseux.fi.it/culturali/astagiappone20aprile.pdf
Colgo anche l’occasione per indicare il link al bando della IV edizione del Premio di diaristica e narrativa Raccontare la periferia:
http://www.vieusseux.fi.it/culturali/bando-periferie-2011.pdf
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Aht9hcDFyVw]
da qui
La Cornice azzurra. Estetica solarium. Parrucchiere. Amerigo ha lo sguardo allucinato; ora fissa un biancospino che copre la recinzione del palazzo: un arbusto ramificato con foglie romboidali e fiori di colore bianco-rosato: prova a sfiorarlo, ma ritira la mano a causa delle spine. Si accorge dei frutti rossi, ovali; ne stacca uno e lo porta alle labbra; sta per morderlo, quando sente una voce che lo apostrofa e una mano che gli tocca la spalla. Un carabiniere con la camicia azzurra e il berretto nero con la fiamma gli chiede ragguagli sulla dinamica dell’incidente. Continua a leggere
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=OEU1JILea_Q]
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L’ambulanza è arrivata: come molte altre, è un furgone bianco con la striscia arancione che lo percorre orizzontalmente da ogni parte. Sul tettuccio, due luci intermittenti sembrano corna di profeta o di demonio, quasi a dire che qui si consuma il dramma della morte o il miracolo della guarigione. Continua a leggere
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Alessandro Barbero è docente di storia medievale presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” (Vercelli).
Unisce all’attività di ricerca storica anche l’attività di scrittore che, con il romanzo Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo (Mondadori) gli è valsa nel 1996 la vittoria al Premio Strega.
Molti dei suoi saggi storici sono stati pubblicati da Laterza: Dizionario del Medioevo (scritto con Chiara Frugoni); Carlo Magno: un padre dell’Europa; Terre d’acqua. I vercellesi all’epoca delle crociate; La battaglia. Storia di Waterloo; 9 agosto 378. Adrianopoli il giorno dei barbari; Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell’impero romano; Benedette guerre. Crociate e jihad; Lepanto. La battaglia dei tre imperi. Il suo ultimo romanzo è Gli occhi di Venezia (Mondadori).
Nota al pubblico televisivo è la sua collaborazione con Piero Angela nella trasmissione Superquark. Continua a leggere
Dal libro primo: Cosa vuoi che dica la polvere
uomini-foreste
l’animale fuggiasco e lumini-astri
fabbrica-stella appesa al gesto
il buio nel largo del mondo e sghemba ai paesi
si dilunga terra da terra ci distrae soltanto la lisca di brina
l’indizio-corolla o il cielo quando si divarica
e nuvola s’apre d’acqua e riempie fessure
ogni voce racchiusa dietro speranza
e uomini-foreste s’impigliano ai nomi.
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La ragazza ha un fascino speciale: non è bellissima, ma ha occhi azzurri in cui ci si potrebbe perdere come in un mare sconosciuto, anzi, a Marco torna in mente lo specchio incantato dell’Isola Bella di Taormina, gli scogli a picco avvolti dalla macchia mediterranea siciliana, l’agave, il ficodindia, l’eucalipto. Continua a leggere